Miccia corta. Introduzione alla nuova edizione

Restano così nascoste le origini, le radici, le culture, i movimenti, insomma i capitoli precedenti la lotta armata, senza i quali la storia diventa incomprensibile Ma risulta omesso anche un concetto per me basilare, per raccontare e comprendere davvero quegli anni: noi armati abbiamo avuto torto, come dice nel film l’attore Riccardo Scamarcio.
Aggiungo: tragicamente torto, terribilmente torto, inescusabilmente torto.
Ma mi permetto di aggiungere anche: Loro, però, non avevano ragione. E per «loro» intendo gli apparati statali compromessi con lo stragismo (e che sono stati compromessi non lo dico io: lo afferma, ad esempio, un ministro dell’Interno democristiano dei tempi come Paolo Emilio Taviani, tra i fondatori di Gladio). Per «loro» intendo il sistema capitalistico di intenso sfruttamento e delle stragi sul lavoro (quanti ricordano che gli operai chiamavano la Fiat, evidentemente con qualche ragione, «la Feroce»?). Per «loro» intendo i rappresentanti politici di governo, gli uomini di partito che hanno alimentato la strategia della tensione, che hanno tramato per costruire svolte autoritarie e golpiste in Italia, dalla Rosa dei Venti alla P2. Forze che, in alcuni momenti della storia di questo paese, sono state preponderanti. E anche chi non era in quella cabina di regia, ne è stato in molti tratti complice omertoso, per realismo politico e fedeltà al «sistema» se non per convinzione. Uomini e apparati che hanno gestito i risvolti sporchi della Guerra fredda e il volto opaco della democrazia italiana. Non bisogna infatti dimenticare che tutti gli allora responsabili dei servizi segreti (coi quali collaborava in funzione antiterrorismo il Partito comunista italiano), i vertici dei carabinieri di Milano e di altre città, numerosi alti funzionari della polizia, magistrati, autorevoli esponenti di partito (e persino il segretario di uno dei partiti di governo), erano attivi nella Loggia P2. Trame che non si limitano agli anni Cinquanta o Sessanta, ma arrivano sino all’inizio degli anni Ottanta. E anche questa non è una affermazione apodittica e provocatoria di un ex terrorista: sono le risultanze di montagne di atti parlamentari. Atti sepolti e dimenticati nei cassetti, e sapientemente fatti scivolare via come acqua corrente dalla coscienza pubblica.
Se si stracciano le pagine di questi capitoli il libro degli anni Settanta risulta monco, e dunque falsato.

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