Miccia corta. Introduzione alla edizione del 2009

Il film La prima linea è stato sottoposto a pressioni, intimidazioni e censure che non sarebbero state tollerate in nessun altro paese democratico Perché, ormai, si vuole sia questa la Storia, l’unica storia da raccontare di quegli anni: quella che sostiene una ferocia e un’esclusiva responsabilità delle organizzazioni armate di sinistra. Così che tutti continuino a guardare il dito, dimenticandosi della luna, vale a dire degli «armadi della vergogna» e della insanguinata realpolitik delle istituzioni e dei governi della Prima Repubblica. Armadi ben altrimenti zeppi di scheletri. E così che l’attore Scamarcio, nel film, possa infine assumersi la totalità degli errori e delle colpe «politiche, morali e giudiziarie» (l’identica formulazione contenuta nella deliberazione della Commissione ministeriale per la cinematografia), che andrebbero invece assai largamente distribuite e ancor prima indagate. Naturalmente, il problema non consiste nel respingere o minimizzare le nostre colpe e responsabilità: sarebbe disonesto. Il problema risiede nella completezza del racconto, invece amputato di parti fondamentali, e nell’assenza dei necessari riferimenti storici. Il problema è che non viene tollerato racconto diverso dal copione già scritto, e imposto alla memoria e alla coscienza pubbliche, dai custodi degli armadi della vergogna di questo paese.

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