I binari della protesta

INDESIT Gli operai degli stabilimenti del casertano occupano la stazione di Villa Literno. La multinazionale ha solo smussato il piano industriale che prevedeva 1425 esuberi

Tutti a occupare la stazione ferroviaria di Villa Literno. Gli operai dei due stabilimenti Indesit del casertano ieri mattina si sono riversati per strada fermando il traffico ferroviario. Si erano riuniti in assemblea per discutere l’esito dell’incontro, tenuto lunedì pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico, tra l’azienda, gli enti locali, i sindacati e il sottosegretario Claudio De Vincenti. In discussione il piano industriale presentato il 4 giugno dalla multinazionale di Fabriano in cui, nero su bianco, si prevedevano 1.425 esuberi e la chiusura dei due impianti di Melano e Carinaro.
La nuova proposta, arrivata dopo mesi di proteste, sostanzialmente è simile alla prima, solo con gli angoli appena smussati. Così i confederali già lunedì sera avevano annunciato 8 ore di sciopero nelle fabbriche e ieri a Teverola la mobilitazione è arrivata immediata.
In sostanza, la mediazione proposta dall’Indesit prevede 126 tagli immediati, la promessa di investimenti che da 70 milioni salirebbero a 78, riassorbire in quattro anni 150 impiegati degli uffici. Nei quattro anni del piano industriale, però, circa 330 lavoratori verrebbero accompagnati al pensionamento. Potrebbero non essere gli unici a lasciare le linee: in sostanza si sostituiscono i tagli diretti a un uscita morbida attraverso gli ammortizzatori sociali.
Su 4.300 addetti complessivi, le eccedenze rimangono vicine al 30%. Si dovrebbe salvare per ora il sito di Melano (a cui verrebbero assegnate cucine, maxi forni e prodotti speciali) ma non Carinaro perché nel casertano dovrebbero essere internalizzati i servizi di assistenza tecnica (con un numero di addetti interessati alle attività di IT intorno alle 50 unità) ma non arriverebbe nessuna nuova missione produttiva. Il 14 ottobre ci sarà un nuovo incontro tra le parti al ministero ma la situazione è tutt’altro che risolta, tanto che lo stesso viceministro De Vincenti aveva in parte bocciato il piano lunedì perché «basato su di una prospettiva di stagnazione che non corrisponde alle nostre previsioni per gli anni a venire, con un riferimento particolare ai sacrifici previsti per lo stabilimento casertano».
In realtà la multinazionale non è in crisi. Il mercato europeo fa segnare un meno 20% ma l’Indesit è florida e le linee continuano a lavorare: «Dei 13milioni di elettrodomestici prodotti nel 2012 – spiega Vincenzo Sglavo, della Fiom di Caserta – circa 2milioni e 900mila sono realizzati in Italia. Una quota bassissima. A Teverola, dove ci sono due impianti con un totale di 930 lavoratori, circa 1milione e 400 mila pezzi. Se l’azienda ha dei problemi a superare la fase congiunturale di crisi si può ricorrere alla cassa integrazione ordinaria, come si è sempre fatto, o meglio ai contratti di solidarietà. La verità è che vogliono cancellare la produzione italiana e proseguire con le delocalizzazioni all’estero. Spostare quello che ancora c’è nella penisola in Turchia e Polonia. Il tema con il governo sono le delocalizzazioni, la salvaguardia del secondo settore produttivo del paese dopo l’auto. Fino ad ora non hanno fatto nulla». A Teverola e Carinaro si fanno frigoriferi e lavatrici, la Indesit sostiene che il segmento basso non può reggere il mercato e deve essere prodotto fuori. Naturalmente la soluzione per non cancellare gli impianti c’è: «Chiediamo – conclude Sglavo – di spostare nel casertano le produzioni di lavatrici da otto chili realizzate con tecnologie green, insomma le produzioni a maggior tasso tecnologico e a minor impatto inquinante. Puntare sull’innovazione per conservare la due fabbriche. Chiuderne una significa porre le premesse per chiudere anche l’altra».

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