Anpi. L'associazione dei partigiani si interroga sull'avanzata continentale dell'estrema destra
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Antifascismo, un antidoto per l’Europa

Anpi. L’associazione dei partigiani si interroga sull’avanzata continentale dell’estrema destra

CONDIVIDILo spet­tro che s’aggira per l’Europa per le pros­sime ele­zioni di mag­gio è quello dell’avanzata con­ti­nen­tale dell’estrema destra. Dal Fronte Nazio­nale in Fran­cia ad Alba Dorata in Gre­cia, dal Pvv dell’olandese Geert Wil­ders ai Perus­suo­ma­lai­set (Veri Fin­lan­desi) di Timo Soini la cre­scita di movi­menti a ten­denza populistico-autoritaria attra­versa il vec­chio con­ti­nente modi­fi­cando il loro tratto resi­duale e con­fi­gu­ran­doli, per la prima volta dal dopo­guerra, come feno­meno di rap­pre­sen­tanza degli umori pro­fondi di corpi sociali scossi da oltre un lustro di crisi economica.

Atten­zione pre­ci­pua al tema viene riser­vata, come sem­pre, dall’Associazione Nazio­nale Par­ti­giani d’Italia che all’osservazione e al con­tra­sto delle risor­genti forme dei neo­fa­sci­smi euro­pei sta dedi­cando molte atti­vità e ini­zia­tive, l’ultima delle quali si è svolta a Roma lunedì scorso, aperta dai mes­saggi dei pre­si­denti di Camera e Senato, con l’intervento del pre­si­dente nazio­nale Carlo Smuraglia.

In un paese a bassa cifra di memo­ria sto­rica, dove si è riu­sciti nell’impresa di costruire un monu­mento pub­blico a un cri­mi­nale di guerra come Rodolfo Gra­ziani nella sua città natale di Affile, l’antifascismo cerca così di uscire dalla ridotta reducistico-celebrativa fun­gendo da richiamo non nomi­nale a una poli­tica costi­tu­zio­nale intesa come rilan­cio dell’azione pub­blica volta alla ridu­zione delle disu­gua­glianze eco­no­mi­che e alla pro­mo­zione delle forme di demo­cra­zia sostan­ziale, unico anti­doto reale alla disgre­ga­zione del corpo sociale emersa dalle pia­ghe della crisi.

L’esaurimento dei mar­gini, anche resi­dui, della strut­tura socio-economica del nove­cento ha finito per porre in crisi ogget­tiva anche il pro­filo poli­tico del para­digma anti­fa­sci­sta ten­dendo da un lato a ridurlo a strut­tura memo­riale e dall’altro guar­dan­dolo come corpo estra­neo alle grandi que­stioni impo­ste dalla crisi. In que­sto senso il rilan­cio dei valori costi­tu­zio­nali che l’Anpi si pro­pone di fare sul ter­ri­to­rio nazio­nale, e in una pro­spet­tiva euro­pea insieme alle altre asso­cia­zioni cor­ri­spon­denti nel con­ti­nente, diviene la con­di­zione essen­ziale del con­so­li­da­mento della demo­cra­zia come anti­doto — afferma Smu­ra­glia — «alla ancora poca cul­tura anti­fa­sci­sta pre­sente nello Stato ita­liano» ed alle «dif­fi­coltà di coa­gulo dell’antifascismo euro­peo di fronte al rie­mer­gere di feno­meni e movi­menti poli­tici di carat­tere xeno­fobo ed antidemocratico».

L’azione che l’associazione dei par­ti­giani pro­muove guarda al rilan­cio delle forme mature e par­te­ci­pate della poli­tica e all’adozione di misure eco­no­mi­che e sociali, dal lavoro al wel­fare dal mul­ti­cul­tu­ra­li­smo all’allargamento dei diritti civili, come rispo­sta a quella dif­fusa paura che oggi rap­pre­senta il vero ali­mento della cre­scita dell’estrema destra in Europa e la prin­ci­pale causa di sfi­du­cia nel con­cetto stesso di demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva raf­fi­gu­rata, non solo dall’estrema destra in verità, come ele­mento distante, costoso, lento e poco inci­sivo sul piano del governo delle grandi que­stioni con­tem­po­ra­nee. Que­sto è il senso nuovo che l’antifascismo si può dare e l’attualità pubblico-politica che deve riven­di­care con­si­de­ran­dosi, a ragione, come uno dei prin­ci­pali carat­teri storico-identitari emersi dalle mace­rie dell’Europa post-bellica, che dal con­fino di Ven­to­tene si è fatta poi len­ta­mente, nel corso dei decenni, unitaria.

Sem­pre che a mag­gio lo spet­tro non si sia già tra­mu­tato in incubo reale.

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