Lavoratori in presidio

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Cariche e botte, Ikea fa il bis

Lavoratori in presidio

Con il pre­si­dio ope­raio ancora saldo nella notte davanti ai can­celli, potrebbe restare chiuso fino a dome­nica il “Depo­sito 2” di Ikea, il più grande magaz­zino del sud Europa della mul­ti­na­zio­nale. Un luogo già sim­bolo delle spesso inso­ste­ni­bili con­di­zioni di lavoro nel com­parto della logi­stica e del fac­chi­nag­gio, diven­tato ancora una volta tea­tro di una effi­cace pro­te­sta con­tro le pra­ti­che orga­niz­za­tive delle coo­pe­ra­tive che gesti­scono l’attività nell’area pia­cen­tina di Le Mose. Metodi che i mani­fe­stanti, docu­menti alla mano, defi­ni­scono come anti­sin­da­cali e lesivi dei diritti dei lavoratori.

La sospen­sione dell’attività del magaz­zino è stata comu­ni­cata da Ikea Ita­lia Distri­bu­tion “in seguito al blocco ai can­celli attuato que­sta mat­tina ad opera di un gruppo di mani­fe­stanti, blocco che impe­di­sce l’accesso sia dei lavo­ra­tori che delle coo­pe­ra­tive, sia dei mezzi di tra­sporto e quindi delle ope­ra­zioni di carico e sca­rico”. Quello che la mul­ti­na­zio­nale non ha scritto sono le cari­che di poli­zia e cara­bi­nieri in assetto anti­som­mossa, impe­gnati per ore nel vano ten­ta­tivo di rimuo­vere i pic­chetti orga­niz­zati dai fac­chini del sin­da­cato inter­ca­te­go­riale Si Cobas, con l’aiuto dei gio­vani del Net­work anta­go­ni­sta pia­cen­tino e, da Bolo­gna, del Labo­ra­to­rio Crash e dello Spa­zio occu­pato Hobo.

A fare da deto­na­tore alla pro­te­sta, come già accadde nel 2012, sono stati i “licen­zia­menti tem­po­ra­nei” di 33 fac­chini — sei ita­liani e gli altri ori­gi­nari di Alba­nia, Marocco, Alge­ria, Mace­do­nia, Tuni­sia, Roma­nia, Filip­pine, Bra­sile, Sene­gal e Nige­ria — e il ten­ta­tivo di sosti­tuirli con per­so­nale esterno. Prov­ve­di­menti presi da un’altra vec­chia cono­scenza del macro­co­smo de Le Mose, la coo­pe­ra­tiva San Mar­tino, ade­rente a Con­fo­coo­pe­ra­tive e che ha in appalto una parte dei ser­vizi all’interno del magaz­zino Ikea.

Due anni fa la stessa coop di fac­chi­nag­gio, con le gemelle Cry­stal ed Euro­ser­vice, faceva parte del con­sor­zio Cgs, sorta di gene­ral con­trac­tor cui la mul­ti­na­zio­nale sve­dese aveva dato carta bianca. In seguito alle pro­te­ste per le con­di­zioni di lavoro, la scorsa estate Ikea aveva deciso di orga­niz­zare una nuova sele­zione. “La gara – segnala Roberto Luzzi del Si Cobas – è stata vinta dalla San Mar­tino, che era la coop più forte den­tro il con­sor­zio Cgs, cui è stata affian­cata una teo­rica new entry come la Sigest. Che, guarda caso, ha la sede allo stesso indi­rizzo della Crystal”.

Ora la San Mar­tino annun­cia que­rele con­tro Edoardo Pie­tran­toni del Si Cobas e Carlo Pal­la­vi­cini, con­si­gliere comu­nale di Rifon­da­zione, in prima fila in una mobi­li­ta­zione che dovrebbe por­tare a una mani­fe­sta­zione cit­ta­dina, così come accadde nel 2012. “Adesso non c’è più mar­gine al dia­logo – repli­cano dal sin­da­cato di base — fin­ché non man­dano via la San Mar­tino. Oltre ai pro­blemi con­trat­tuali e san­zio­na­tori fanno pic­chiare la gente, e sosti­tui­scono quelli che scio­pe­rano con altri ope­rai. Non si gioca con la vita della gente”. Da Mon­te­ci­to­rio, Gio­vanni Paglia di Sel chiede alla San Mar­tino una mar­cia indie­tro: “La sospen­sione dei dipen­denti iscritti al Si Cobas appare chia­ra­mente una ritor­sione, e non è accet­ta­bile che impren­di­tori o pre­si­denti di coo­pe­ra­tive si scel­gano sog­getti sin­da­cali a pro­prio pia­ci­mento”. Men­tre Paolo Fer­rero osserva: “Ancora una volta la rispo­sta per chi lotta è il man­ga­nello. Chie­diamo il rein­te­gro dei lavo­ra­tori sospesi e l’avvio imme­diato di un con­fronto per miglio­rare le con­di­zioni di lavoro interne ad Ikea, così come richie­sto dai lavoratori”.

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