Un parco dedicato al gerarca Rodolfo Graziani. Il sindaco «Io di sinistra, lo faccio per i bimbi»

Filettino, il sindaco restaura l’area verde intitolata al gerarca con 285 mila euro della Regione Lazio retta dal Pd

ROMA «Non ci vedo nulla di scandaloso e di politico. Sto semplicemente facendo per Filettino un parco per i bambini». Paolo De Meis, primo cittadino di Filettino, non si scompone nonostante abbia appena ricevuto un finanziamento di 285 mila euro da parte della Regione Lazio per la ristrutturazione di un parco intitolato al «maresciallo d’Italia» Rodolfo Graziani, personaggio di spicco del regime mussoliano.

Sindaco, scherza o sostiene per davvero che non sia almeno discutibile dedicare un parco a un fascista?

«Non sta succedendo nulla di grave, si sta semplicemente sollevando un polverone inutile per riempire le pagine dei giornali. Io non c’entro niente con il fascismo. Sono tutte stupidaggini».

Però il parco ricorda Rodolfo Graziani, simbolo del ventennio.

«Sono sempre stato di sinistra. Ho seguito tutto il percorso che dal Pci ha condotto al Pd. Salvo poi candidarmi nel 2013 con una lista di civica ma collocata nel centrosinistra. Resto dunque un uomo di sinistra».

Non sarebbe opportuno cambiare nome a questo spazio dedicato ai bambini?

«Io certamente non avrei dato quel nome. Mi sono informato. Quel parco venne dedicato a Rodolfo Graziani nel 1938. A quei tempi c’era il podestà Domenico Pontesilli. Siamo nel periodo fascista. Però mi faccia dire una cosa».

Cosa?

«Io non sto dedicando un mausoleo o una tomba a un simbolo del fascismo. Non sto organizzando una manifestazione in ricordo di Graziani. Non faccio apologia del fascismo».

E allora cosa fa?

«Sto cercando di ristrutturare un parco che sarà tutto per i bambini di Filettino e che sarà disponibile entro la fine del mese».

I bambini però leggeranno sulla targa il nome di Rodolfo Graziani e si domanderanno chi è.

«Non si può cancellare la storia d’Italia con un tratto di penna. Questa persona è esistita. I bimbi troveranno quel nome, ma non ci sarà scritto né eroe né maresciallo d’Italia».

FONTE: Giuseppe Alberto Falci, CORRIERE DELLA SERA

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