News per Miccia corta

22 - 02 - 2009

Il golpe `sporco` di Antonio Tejero. Storia di una notte spagnola

 

(Unita.it)

 

di Malcom Pagani

 

 

Accadde quando la luce del giorno già declinava ma non avvenne per caso. Putch. Golpe. Colpo di mano. Nella Spagna appena riemersa dalla lunga epoca franchista, c’era qualcuno che tramava nell’ombra. Alle diciotto del 23 febbraio 1981, il colonnello Antonio Tejero Molina, con uno stuolo di duecento guardie civili, assaltò la camera dei deputati. Salì sul palco, minacciò i presenti, agitò i baffi, sparò alcuni colpi in direzione del pregiato controsoffitto e sequestrò, prima di arrendersi solo alle dieci del mattino del giorno successivo, l’aula intera.  I deputati, terrorizzati, si buttarono sotto i banchi. Tranne pochissime eccezioni, spiccavano Santiago Carrillo, Adolfo Suarez e il tenente generale Gutierrez Mellado (allontanati e separati dal gruppo da lì a poco), gli altri si nascosero. In un amen. Un effetto Chaplin ma da ridere, c'era davvero poco.
L’aria marziale, la voce metallica, la pistola tenuta in alto, ben visibile. Le immagini dai colori malfermi, coraggiosamente riprese da un operatore della Tve, fecero il giro del mondo. Erano in corso le votazioni (andate a vuoto due giorni prima) per eleggere Leopoldo Calvo Sotelo. Il primo ministro del commercio nominato nell’esecutivo monarchico succeduto al Caudillo post-franchista. Un uomo di convergenza che arrivava al soglio in una Spagna scossa dalle tensioni e dalle torbide trame militari. Il brodo di coltura di tutti i colpi di stato, dai colonnelli greci in poi. La crisi economica, le azioni terroristiche dell’Eta e la opposizione, prima silenziosa e poi sempre più esplicita di settori in divisa ed estrema destra, alla transizione democratica.
Tejero era tra loro. democratico non era mai stato e già tre anni prima, nel 1978, con l’operazione Galassia, aveva attentato alla fragile tenuta spagnola con un colpo di stato fallito che gli era costato sette mesi di prigione. Tra l’80 e l’81’, la Spagna visse un bienno terribile. Dimissioni di massa, rimpasti di governo,disoccupazione e il giovane re, Juan Carlos, accolto da fischi e incidenti, ogni qual volta provava ad affacciarsi in terra basca. Il punto di rottura fu la morte di un presunto terrorista Eta, Josè Aguirre, nell’inferno del carcere madrileno di Carabanchel. A Febbraio, negli stessi giorni della protesta di Bobby Sands, nelle prigioni non veniva garantita l’incolumità di sospetti e imputati. Il ministero degli interni e i suoi elementi di maggior spicco si mossero compatti a difesa degli agenti torturatori, in pochi giorni fu il caos.
Tejero ne approfittò, anche se, come nel golpe mancato, quello italiano dell’immacolata (8 dicembre 1970), rimase l’impressione che una o più figure, situate molto in alto, avessero fatto mancare all’ultimo momento il loro decisivo appoggio. Si parlò a lungo di una valigetta scomparsa (come nel caso Moro), nella quale sarebbero stati nascosti i nomi dei congiurati. Nomi di livello. Nomi che avrebbero, se scoperti, fatto infrangere la gioavne democrazia contro scogli appuntiti.  Certo, qualcuno si sollevò, 250 portoghesi di estrema destra (non era forse di stanza a Lisbona, la temibile Aginterpress di Guerin Sèrac?) attraversarono il confine per dare una mano. Jaime Mailans, capitano della terza armata a Valencia, con corollario di carri armati nelle strade,occupò il campo ma i più rinunciarono e grazie alla posizione (ferma, coraggiosa e indeflettibile del giovane Re, Juan Carlos), la scintilla si spense in fretta.
Uno degli uomini chiave della vicenda, Alfonso Armada, entrato a 16 anni nell'Esercito, in ottimi rapporti con Re Juan Carlos, era secondo capo dello Stato Maggiore dell'Esercito. Secondo i piani dei golpisti, nel caso in cui il putch fosse fallito, la presidenza del governo sarebbe ricaduta su di lui. Per accelerare la situazione, mentre il leader della catalogna Jordi Pujol invitava dalle frequenze di radio nacional  alla tranquillità e intorno al congresso fervevano le trattative, Armada si presentò al congresso. L'obbiettivo era far ragionare Tejero e assumere il ruolo di capo del Governo agli ordini di Juan Carlos. Ma Tejero aspettava altri volti e lo allontanò brutalmente. Per Armada fu l'inizio del tracollo. Venne arrestato e l'indulto lo toccò solo nel dicembre '88. Motivi di salute. Armada si reinventò, si trasferì in Galizia dove il nuovo ruolo di floricoltore, lo appagò definitivamente facendogli dimenticare galloni e stellette. 

 

Juan Carlos, che dei movimenti in profondità secondo i più  qualcosa doveva per forza sapere, infatti, in un frenetico giro di telefonate e contatti con i vertici militari, sventò nottetempo il piano. Così i rivoltosi si trovarono isolati e  l’insubordinazione fallì. Allora in televisione, scatola onnicomprensiva di pulsioni, passato, presente e paura, apparve l’ovale aristocratico del monarca. Successe all’una di notte e fu uno spartiacque potente e decisivo. Molto più della condanna della Ue, della ambigua neutralità degli States (Tejero e i suoi erano stati ricevuti a Washington nell’80) o dell’indignazione di Maggie Thatcher che, pochi mesi dopo, nel tragico quadro delle Falkland, si sarebbe vista rivolgere dagli argentini la stessa accusa “terroristi”, lanciata nei confronti dei golpisti spagnoli.

 

Potè di più l’altero Juan, vestito con la divisa di capitano generale degli eserciti, a dettare il suo no ad ogni ipotesi sovversiva. Mailans venne arrestato a Valencia, Tejero a mezzogiorno. La Spagna respirò. I dietrologi stesero le armi e iniziarono a riscrivere la “loro” versione del fatto. La sintesi poggiava sull’idea che il putch altro non fosse che la “riorganizzazione” dell’area mediterranea in salsa statunitense. Salazar e Franco erano un ricordo, personaggi “pericolosi” come Castro e Arafat intrattenevano rapporti stretti con la nuova amministrazione, la Nato era un argomento da affrontare con calma e con i sovietici in Afghanistan e la destituzione dello scià Rezha Pahlavi in Iran, il quadro si poteva definire compromesso. Nell’opera di riscrittura, gli studiosi vennero aiutati da Tejero stesso, intenzionato, almeno inizialmente a trascinare nel fango, altri soggetti. Di una certa rilevanza. Sostenne infatti che: «sia il governo Usa, sia il Vaticano sapevano del golpe», urlò e poi venne lasciato solo. Il processo portò a condanne dure e Tejero rimase in carcere fino al ‘96.

 

Ogni tanto riappare, per insultare Zapatero: "Un giuda" o augurarsi che «la salute mentale torni a brillare, anche in Spagna». Trattato come un povero vecchio. Un mitomane. Un anticomunista inutile, polveroso ciarpame di un passato lontano. Insieme a lui, i vecchi amici di un tempo, ridotti a vagheggiare riunioni clandestine o una Spagna di ferro. Occasione perduta. Oggi ministro della difesa è una donna. Si chiama Carmen Chacòn. Vederla incinta, mentre passa in rassegna le truppe da un lato all'altro del pianeta è un buon segno. Una luce. La cifra di un cambio ontologico. Il passato non tornerà.

 

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