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News per Miccia corta08 - 06 - 2009 Il miracolo di Dany ``il verde`` ``Abbiamo vinto con l’allegria``
(la Repubblica, martedì, 09 giugno 2009)
"In Italia gli ecologisti sono di supporto ai comunisti, per questo perdono"
La socialdemocrazia europea perde consensi soprattutto tra i lavoratori: non ha più un progetto
GIAMPIERO MARTINOTTI
PARIGI - La disfatta socialista porta la firma di "Dany il rosso". A 64 anni, Daniel Cohn-Bendit ha messo a segno la sua più bella vittoria politica. Solo una manciata di voti separa le liste Europa Ecologia dal Ps: 16,28% contro il 16,48. Un trionfo consacrato dal clamoroso tracollo socialista nella capitale: nel feudo di Bertrand Delanoe, il Ps è sceso al 14,7%, lontanissimo dai verdi (27,5%) e dall’Ump (30%). Un successo personale per il leader franco-tedesco, che ha saputo riunire tutte le anime ecologiste (fra gli eletti c’è anche José Bové) e ha sedotto quell’elettorato colto, istruito e urbano che solitamente guarda al Partito socialista. I sondaggi erano buoni, ma nessuno aveva previsto un successo di queste proporzioni: qual è il segreto della vittoria? «Credo che in questa campagna siamo stati gli unici a presentare un progetto di società forte, con personalità di spicco capaci di portare nel paese le nostre idee. La società francese si annoiava: noi abbiamo saputo fare una campagna di contenuti ma allegra. E ha funzionato». Anche in passato avete avuto buoni risultati alle europee, ma non siete mai riusciti a consolidarli. «Lo abbiamo fatto in Germania e Svezia, non in Francia». E non parliamo dell’Italia: come spiega l’atonia dei verdi da noi ? «Si sono ridotti ad essere una piccola forza di supporto dell’estrema sinistra comunista: uno schema che non può funzionare». Il vostro successo, tuttavia, non cambia il quadro, il centro-destra ha vinto quasi dappertutto: che analisi fa del voto? «E’ ancora presto per dare una valutazione esauriente. Ci sono stati due movimenti : da un lato, è vero, una stabilizzazione della destra, con una piccola spinta in avanti dei movimenti anti- europei; dall’altro, una forte spinta delle forze ecolo- europeiste». In mezzo i socialisti, che perdono voti a destra e a sinistra : come mai ? «Il loro problema è semplice: la socialdemocrazia europea attraversa una profonda crisi di progetto. E perde consensi soprattutto tra le classi lavoratrici, che non riescono più a identificarsi con i loro programmi. L’ultimo "rinnovamento" è stato quello del New Labour britannico, e non ha funzionato». Ai socialisti mancano anche leader capaci di incarnare l’alternativa e il successo ecologista in Francia deve molto a lei: non ha ambizioni Oltralpe? «No, no, no, dieci volte no. Le presidenziali sono un virus che fa ammalare. Niente mi spingerà a sacrificarmi: non sarò candidato a nessuna elezione in Francia. Le mie ambizioni sono solo europee». Pensa ancora di poter sbarrare il passo a Barroso alla guida della Commissione ? «Sì, ci credo ancora. Se sommiamo socialdemocratici, ecologisti, estrema sinistra e liberaldemocratici ci mancano 30 voti. Possiamo trovarli fra i "sovranisti" anti-europei. Possiamo farcela ed è una battaglia molto importante: darebbe all’europarlamento un’altra dinamica e un’altra dimensione».
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