News per Miccia corta

25 - 04 - 2006

Primo maggio. Ricordando Portella della Ginestra

Primo maggio

I sopravvissuti ricordano Portella
della Ginestra


La strage di Portella della Ginestra è un crocevia della storia, non solo della Sicilia, ma anche dell’Italia del secondo dopoguerra. È la prima manifestazione di una “strategia della tensione”, e le tante ricostruzioni dell’evento si sono tinte di “giallo”, favorendo il susseguirsi di ipotesi complottistiche sui “misteri” legati a quel 1° maggio del 1947. La ricerca “La memoria e il lutto” non segue questa strada. Si propone, invece, di tornare al vissuto e di riflettere anche sulla percezione che i protagonisti ne ebbero, di rintracciare le tante memorie che hanno conservato palesemente o silenziosamente l’evento della strage all’interno della stessa comunità, che è la vera protagonista dell’eccidio, in modo da restituirle al presente.

Una ricerca di fonti orali, una serie di videointerviste che il sito del Centenario pubblica in forma ridotta e nella versione integrale. Le testimonianze dei familiari delle persone uccise, dei testimoni diretti, dei sopravvissuti; ma anche le leggende, le discrepanze, i luoghi comuni che si sono nel tempo addensati attorno all’accaduto. Le fonti orali sono poi incrociate con le fonti tradizionali e documentarie: un lavoro, quindi, tra storia e narrativa, teso a costruire un “museo della memoria”. La ricerca ha la durata di due anni: è commissionata dalla Cgil Sicilia, è realizzata dalle Università degli studi di Palermo e di Catania, dall’Istituto meridionale di Storia e scienze sociali, dal Centro studi Pio La Torre e dall’Istituto Gramsci siciliano. Sostengono la ricerca anche la Fondazione Di Vittorio, la Camera di lavoro di Piana degli Albanesi, il Consorzio sviluppo e legalità di San Giuseppe Jato.

Lo speciale di www.100annicgil.it propone inoltre un servizio su “Portella della Ginestra. Indice dei nomi proibiti”, il poema della scrittrice Beatrice Monroy, messo in scena dalla Compagnia dell’Elica per la regia di Gigi Borruso, che ripercorre i fatti della prima grande strage della storia repubblicana attraverso la voce delle vittime. Nel poema, pubblicato dalla Ediesse, sono infatti donne e uomini poco più che bambini in quel lontano 1° maggio 1947 a raccontare della guerra appena finita, della fame, del fascismo caduto, del desiderio di riscatto che i contadini e gli operai siciliani allora sentivano fortissimo.


(www.rassegna.it, 24 aprile 2006)

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