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News per Miccia corta

14 - 04 - 2010

Sartre. Così è tramontato il mito dell´intellettuale impegnato

(la Repubblica)

 

 

"La guerra mi ha insegnato l´importanza dell´impegno", afferma nel ´45 durante la famosa conferenza "L´esistenzialismo è un umanismo", l´atto di nascita del movimento filosofico

 
Gli intellettuali devono contribuire a produrre determinati cambiamenti nella società che li circonda. "Le parole sono azione", scrive, e per lottare contro il "male" si deve agire 
 
 
 

 

MICHELA MARZANO

 


 

È strano. Il trentesimo anniversario della scomparsa del grande filosofo Jean-Paul Sartre sta suscitando, in Francia, un entusiasmo piuttosto tiepido. Sorprendere soprattutto se si pensa al trionfo con cui sono stati invece festeggiati, lo scorso gennaio, i cinquant´anni della morte di Albert Camus. Radicale e anticonformista, il filosofo di Saint Germain resta il simbolo dell´impegno intellettuale, il maître à penser di tutta una generazione di filosofi. Resta colui che, avendo rifiutato prima la legion d´honneur, poi il premio Nobel, ha incarnato fino in fondo la volontà di non lasciarsi strumentalizzare dal potere e quindi trasformarsi in un´istituzione. Eppure quale eredità ha lasciato il suo pensiero filosofico? Chi, oggi, può ancora dirsi veramente sartriano?
All´indomani della Seconda Guerra Mondiale, e per più di trent´anni, Sartre combatte tutte le battaglie ideologiche: dalla critica all´imperialismo occidentale, ai viaggi in Unione Sovietica, a Cuba e in Cina, passando per la rivolta degli studenti e degli operai nel 1968, il filosofo francese non smette mai di prendere posizione. Per lui, essere un intellettuale significa scendere in campo e impegnarsi in prima persona, senza mai rinchiudersi in una torre di avorio. «La guerra mi ha insegnato l´importanza dell´impegno», afferma nel 1945, durante la famosa conferenza L´esistenzialismo è un umanismo. Pubblicato l´anno seguente, il testo del suo intervento rappresenta l´atto di nascita dell´esistenzialismo francese. L´umanismo, deriso nella Nausea, viene definitivamente riabilitato, insieme alla necessità, per ogni intellettuale, di assumersi la responsabilità delle proprie scelte. L´uomo non è più soltanto "condannato ad essere libero" e ad essere consapevole che "l´esistenza precede l´essenza", ma è anche condannato all´engagément. L´impegno non è una scelta. È un dato di fatto. È parte essenziale della condizione umana. La neutralità assiologica non esiste. Il rifiuto di scegliere è, di per sé, una scelta.
Prendendo le distanze dal materialismo, secondo cui l´uomo è il mero frutto della realtà socio-economica in cui vive, Sartre postula la necessità della scelta: una scelta assoluta e fragile al tempo stesso. Ognuno di noi deve costruire quotidianamente la propria esistenza, rifiutando le norme che vengono dall´esterno, per diventare attore della propria vita. Anche se la libertà di scelta rimane nei limiti della "fattualità", cioè del mondo, siamo noi che decidiamo di noi stessi. Solo i vigliacchi o i mascalzoni possono negare la profonda responsabilità che li lega a tutti gli altri uomini: «Quelli che nasconderanno a sé stessi, seriamente o con scuse deterministe, la loro totale libertà, io li chiamerò vigliacchi; gli altri che cercheranno di mostrare che la loro esistenza è necessaria, mentre essa è la contingenza stessa dell´apparizione dell´uomo sulla terra, io li chiamerò mascalzoni».
Per lottare contro l´assurdità della vita, si deve accettare che il destino umano sia fatto di libertà e di responsabilità e che, per essere pienamente liberi e responsabili, ci si debba assumere il rischio dell´errore. Gli intellettuali non devono cedere alla "tentazione dell´irresponsabilità" e devono invece contribuire a produrre determinati cambiamenti nella società che li circonda. "Le parole sono azione". E per lottare contro il "male" si deve agire. Poco importa se si sbaglia. Poco importa, al limite, il sacrifico individuale. L´uomo appartiene alla collettività. Nel nome del "gruppo" tutto è possibile: contro l´inerzia delle istituzioni, il gruppo "libera gli uomini dall´alterità". È per questo che, per Sartre, si deve uscire dall´incertezza piccolo-borghese di un moralismo tormentato à la Camus, per assumere fino in fondo la "libertà come necessità".
Cosa resta, tuttavia, dell´umanismo quando anche la presenza dell´altro diventa un ostacolo che si deve poter superare? Cosa resta, più generalmente, dell´engagément intellettuale quando la realtà contraddice le ideologie? Anche se, per anni, gli intellettuali francesi hanno preferito "aver torto" con Sartre piuttosto che "aver ragione" con Raymond Aron o Albert Camus, la storia ha sconfitto Sartre. La "fine delle ideologie", che Camus aveva preconizzato, ha seppellito il mito dell´intellettuale impegnato capace di incarnare l´universale per contrapporsi alle contingenze storiche. Nemmeno Camus, però, aveva previsto il vuoto che riempie oggi la sfera dei dibattiti pubblici. Gli intellettuali hanno definitivamente abdicato: alcuni sono tornati ad abitare le torri d´avorio; altri sono scesi a patti con il potere o con il mondo dello spettacolo.
Anche se l´eredità di Sartre è scomoda, occorre evitare di seppellirla definitivamente. La necessità, per ciascuno di noi, di trovare il proprio cammino verso la libertà resta un monito valido ancora oggi. Esattamente come l´invito agli intellettuali a impegnarsi con coraggio nel mondo in cui vivono. La filosofia e la letteratura non sono un mero esercizio di stile. La scrittura e la parola devono coinvolgere tutta l´umanità. Se ognuno è ontologicamente responsabile del mondo in cui vive, però, è anche responsabile delle conseguenze contingenti delle proprie prese di posizione.
Camus diceva che, se fosse stato costretto a scegliere tra la "giustizia" e "sua madre", avrebbe scelto, senza esitare, sua madre. Nel suo caso, però, non si trattava di abdicazione o di moralismo. Si trattava di una raccomandazione agli intellettuali almeno altrettanto importante quanto i moniti di Sartre: impegnarsi non vuol dire solo difendere l´universale, ma anche occuparsi della sorte dei singoli individui; l´engagément non è solo attivismo ideologico, ma consiste anche nel prendere sul serio l´estrema fragilità della condizione umana. L´umanismo esistenziale non è forse anche questo?