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News per Miccia corta
30 - 04 - 2007
Guerra fredda. ll ruggito delle due superpotenze
(la Repubblica, 1 maggio 2007)
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| | Oggi tra Putin e Bush si apre un nuovo conflitto, non ideologico ma geopolitico | | La tensione sembrava definitivamente sepolta e invece ritorna minacciosa | | Se crescesse i primi a farne le spese saremmo noi europei |
| | LUCIO CARACCIOLO |
| «È
troppo presto per giudicare». Così il braccio destro di Mao, Zhou
Enlai, rivolto a Henry Kissinger, che gli chiedeva cosa pensasse della
rivoluzione francese. Saggezza cinese. Da applicare anche alla guerra
fredda. La cui fine è stata decretata solo quindici anni fa, con la
scomparsa dell´Unione Sovietica. Troppo presto per storicizzare lo
scontro Usa-Urss, emerso subito dopo la seconda guerra mondiale come
paradigma dei rapporti internazionali. Ammesso che oggi la partita sia
davvero chiusa. Il dubbio è legittimo. Si leggano i più recenti
discorsi di Vladimir Putin. La retorica non è lontana da quella degli
anni del confronto Est-Ovest. Washington è accusata di agire con "stile
coloniale", di "creare effettivi pericoli" per la sicurezza della
Russia. A far traboccare il vaso, secondo Putin, il nuovo progetto
americano di difesa anti-missili balistici, basato in Polonia e nella
Repubblica Ceca. Secondo Bush serve a prevenire future minacce di
"Stati canaglia" - come Iran e Corea del Nord - che si dotassero di
vettori balistici nucleari. Secondo Putin è un avanzatissimo sistema di
spionaggio dell´intero spazio russo. Da inquadrare nel contesto
dell´espansione della Nato fino ai confini della Russia, malgrado le
promesse presto dimenticate di Bush padre a Gorbaciov. Obiettivo:
disintegrare la Federazione Russa come a suo tempo l´Urss. La
furiosa reazione russa al progettato schieramento di intercettori
americani nel suo ex giardino di casa può sembrare esagerata. Un
ritorno alla paranoia da accerchiamento di cui il Cremlino
frequentemente soffre. Tuttavia la spiegazione ufficiale di Bush è
intenibile. Immaginare un attacco nucleare iraniano o nordcoreano agli
Usa implica un´immaginazione piuttosto fervida. In ogni caso gli Stati
Uniti hanno tutti i mezzi, a cominciare dall´attacco preventivo, per
stroncare ogni velleità (suicida) di qualsiasi "Stato canaglia". Più
probabilmente, il progetto di cui le installazioni polacche e ceche
sarebbero solo un capitoletto aggiuntivo, riguarda il consolidamento
della superiorità strategica Usa, sulla Terra e nello spazio, contro
Russia e Cina. Gli unici due paesi – i russi oggi, i cinesi domani –
teoricamente in grado di distruggere gli Stati Uniti
(autodistruggendosi). Insomma, un esempio luminoso di paranoia
dell´invulnerabilità, spesso ricorrente alla Casa Bianca. A
conferma di questa ipotesi, l´atteggiamento dei polacchi. I quali
negano di sentirsi minacciati da Teheran o da Pyongyang, ma sono pronti
a ospitare i dieci silos per intercettori proposti da Washington contro
gli "Stati canaglia". Anzi, chiedono forniture supplementari di missili
Patriot e altri sistemi d´arma capaci di colpire ad altitudini maggiori
(Thaad). Una protezione ovviamente antirussa. Vista da Varsavia, la
minaccia di Mosca è permanente. Siamo dunque tornati alla guerra
fredda? In senso stretto, la risposta è no. La storia non si ripete.
Bush e Putin non si considerano nemici ma (ufficialmente) partner,
anche se la fase dell´innamoramento è un vago ricordo. Le basi dello
scontro ideologico sembrano rimosse: i russi di oggi adorano e
praticano il capitalismo, nella sua versione più disinibita. Ma in
un senso più profondo la guerra fredda non è mai finita. Perché la sua
sostanza, prima che ideologica, era geopolitica. Non si trattava solo
dello scontro fra due visioni del mondo simmetricamente incompatibili.
La posta in gioco era il dominio del continente eurasiatico. Quindi la
primazia globale. L´Unione Sovietica – versione novecentesca
dell´impero zarista – intendeva affermarsi come egemone dalle coste
europee dell´Atlantico a quelle asiatiche del Pacifico, dall´Oceano
Artico al Mediterraneo, dal Mar Nero al Mare Arabico. Per restare il
numero uno l´America doveva evitare che una qualsiasi altra potenza
dominasse l´Eurasia. Le truppe a stelle e strisce sono sbarcate per due
volte nel Vecchio Continente, e ci sono restate, per impedire che una
sola superpotenza ne prendesse il controllo – la Germania prima, l´Urss
poi. Oggi che Mosca intende recuperare il rango di grande potenza
globale facendo leva sul suo tesoro energetico, Washington riscopre la
minaccia russa. Teme soprattutto l´aggancio russo-tedesco, battezzato
con il gas, arma molto più strategica dei panzer. Paradossalmente,
dopo aver perso il controllo dell´Europa orientale, Mosca è molto più
influente in Europa occidentale. Dove oggi Washington conta meno di
quindici anni fa. Sembra quasi che gli schieramenti della guerra fredda
si siano rovesciati. Ma la partizione fra russofobi e russofili oggi è
tutta interna alla Nato e all´Unione Europea. Ciò che dà perfettamente
conto della crisi d´identità e di efficienza di entrambe. Se
polacchi e baltici considerano gli Stati Uniti la loro garanzia di
ultima istanza contro l´espansionismo russo, tedeschi e altri europei
centro-occidentali (italiani inclusi) guardano a Mosca come a un
partner energetico fondamentale. E preferiscono chiudere un occhio, se
non due, sull´autoritarismo putiniano. Forse perché a differenza degli
americani non avevano mai creduto che la democrazia potesse affermarsi
in Russia. Anche perché ai russi sembra interessare poco. Per loro
sicurezza e benessere vengono ben prima dello Stato di diritto e delle
regole democratiche. Sicché Stalin è infinitamente più popolare di
Eltsin (per tacere di Gorbaciov). Se la temperatura dello scontro
Usa-Russia dovesse salire ancora, i primi a scapitarne saremmo noi
europei. Dilaniati fra la voglia di sicurezza (America) e quella di gas
(Russia). Separati in casa fra russofobi per convinzione all´Est e
russofili per convenienza all´Ovest. Incapaci di esprimerci come
soggetto autonomo, sempre più divisi nel pallido involucro dell´Unione
Europea, non a caso quasi coincidente con lo spazio europeo
dell´Alleanza Atlantica. Una nuova guerra fredda per noi sarebbe
catastrofica. E non è detto che sarebbe fredda. |
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