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News per Miccia corta09 - 06 - 2005 PIAZZA FONTANA, STRAGE OSCURA MA A FIRMA ORDINOVISTA
LE MOVITAZIONI DELLA CASSAZIONE NON RICORDANO MAI LE VITTIME (di Margherita Nanetti) (ANSA) - ROMA, 10 GIU - In settantre pagine la Cassazione ha consegnato oggi alla storia giudiziaria italiana - col sigillo della definitivita` - un altro mistero: quello sulla strage di Piazza Fontana che, il 12 dicembre 1969, insanguino` Milano con una bomba che provoco` 17 morti e 85 feriti. La seconda sezione penale di Piazza Cavour ha, infatti, depositato stamani le attese motivazioni relative alla decisione di confermare le assoluzioni per i tre neofascisti di Ordine Nuovo, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, condannati in primo grado all`ergastolo, il 30 giugno 2001, e prosciolti dalla Corte di Assise di Appello di Milano il 12 marzo 2004. A dirla tutta si tratta di un mistero a meta` perche` la Suprema Corte sposa la tesi - gia` condivisa da entrambe i giudici del merito, dicono gli `ermellini` - della colpevolezza dei terroristi neri Franco Freda e Giovanni Ventura, individuati come materiali esecutori del bagno di sangue che inauguro` la strategia della tensione. I due sono stati assolti, il primo agosto 1985, dalla Corte di Assise di Appello di Bari. E non sono piu` processabili.
Dunque la strage di Piazza Fontana ha degli autori identificati e non rappresenta una ``scheggia impazzita`` ma e` ``frutto - scrive la Cassazione, nel pressoche` unico inciso che non si limita a riecheggiare la sentenza assolutoria - di un coordinato `acme` operativo iscritto in un programma eversivo ben sedimentato, ancorche` di oscura genesi, contorni e dimensioni``. E` proprio ``l`oscura genesi`` che partori` la strage, ad essere avvolta da un cono d`ombra che si fa ancora piu` fitta adesso che la Suprema Corte ha convalidato la totale ``inattendibilita``` del principale teste accusatorio, il `pentito` Carlo Digilio. E` proprio lui, rileva la Cassazione, ad aver raccontato - che di racconti si tratta perche` la sua non fu mai una confessione ``catartica`` - che Maggi, plenipotenziario ordinovista del Triveneto, espulse Freda, `reo` di atteggiarsi a ``duce del movimento``, per il quale nutriva una ``sorta di avversione personale``. Impensabile, quindi, che potessero fare un attentato insieme: no, non c`era saldatura tra le cellule venete di Ordine Nuovo e i progetti eversivi di Freda. Piuttosto - prosegue la Seconda sezione penale - un appunto, e di non poco peso, va` mosso a chi (il riferimento e` al giudice istruttore Guido Salvini) ha tratto piu` di qualche ``spunto`` dai ``colloqui investigativi``, privi di ``spontaneita` e autonomia nelle narrazioni``, intrattenuti da alcuni ufficiali di polizia giudiziaria e Digilio. Insomma, la gestione del `pentito` ha lasciato molto a desiderare per non parlare del fatto che Digilio ``ha preferito continuare a ritagliarsi un ruolo, piu` che di partecipe, di `osservatore spinto da un incarico di intelligence```. Certo, aggiunge la Suprema Corte, un aiuto alla ricerca della verita` sarebbe venuto se, fin dall`inizio, le indagini fossero state condotte diversamente. In proposito gli `ermellini` giudicano una ``omissione, tanto sorprendente quanto deprecabile`` la ``mancata campionatura e conservazione di reperti relativi alla bomba inesplosa alla Banca Commerciale di Milano``. A volo di rondine, la sentenza del Palazzaccio - estesa dal consigliere Alberto Macchia, un passato nel pool capitolino sull`eversione nera - si occupa dei parenti delle vittime per dirgli che la condanna al pagamento delle spese processuali e` prevista dalla legge, non dipende da loro. Per il resto non una parola, nemmeno per ricordare il numero dei morti e dei feriti. (ANSA).
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