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ROMA - «Sarò il sindaco di tutti i romani» aveva promesso Gianni Alemanno a scrutinio ancora in corso, e Rifondazione lo aveva subito sfidato: «Ci aspettiamo che vada a rendere omaggio ai caduti delle Fosse Ardeatine». L´attesa è durata lo spazio di un ponte festivo. Ad appena quattro giorni dalla proclamazione, ieri alle 10 in punto il primo esponente post-fascista eletto in Campidoglio era all´Altare della Patria per cominciare, «con questa cerimonia, il giro istituzionale attraverso i luoghi simbolo di Roma», quelli che «ricordano il momento in cui fu occupata e offesa», spiega Alemanno deponendo una corona di alloro al sacello del Milite Ignoto. «Un atto d´onore per confermare con forza - aggiunge - il ruolo di una città aperta e democratica, molto radicata nei valori cattolici di solidarietà e tolleranza». Un concetto ribadito più volte durante il "tour della memoria": a Porta San Paolo, dove il 10 settembre ‘43 truppe italiane e civili cercarono di impedire l´occupazione nazista; alle Fosse Ardeatine, dove furono trucidate più di 300 persone, «una ferita nel cuore della capitale» che non deve ripetersi, e infatti il neosindaco scrive "Mai più Roma dovrà subire questa aggressione" nella dedica sul libro degli ospiti; alla Sinagoga, per riconoscere alla comunità ebraica «il ruolo di coscienza della città» e confermare «i viaggi delle scuole ad Auschwitz promossi dalla giunta Veltroni». Un percorso "istituzionale" iniziato venerdì con la visita al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e proseguito sabato, in Santa Maria Maggiore, con la messa solenne officiata da papa Ratzinger. Al quale Alemanno ha già chiesto un´udienza privata, ha ricordato ieri, perché «il rapporto con il mondo cattolico va profondamente ricostruito, dopo tante tensioni e difficoltà». Una sorta di riparazione che, sebbene su tutt´altro piano, Alemanno annuncia anche nei confronti degli Stati Uniti, offesi per alcune sue uscite sulla Festa del Cinema di Roma. In una lettera all´ambasciatore Usa, il nuovo sindaco ha negato di avere «pregiudizi» contro le star americane: «Il mio accento critico riguarda il modo in cui gli attori internazionali sono stati coinvolti nelle precedenti edizioni, con apparizioni effimere e prive di reali scambi di esperienze». È il secondo caso - dopo quello sul trasferimento della teca dell´Ara Pacis - nel quale l´ex ministro di An è costretto a correggersi. Una piccola ombra sull´omaggio ai luoghi-simbolo della città. Durante il quale Alemanno ha mostrato di non temere i malumori che potrebbero venire da una parte dei suoi elettori. «I valori della Resistenza non si discutono, bisogna avere rispetto», scandisce davanti alla lapide di Porta San Paolo. Un pensiero che «credo sia condiviso da tutta An: nella destra italiana non c´è nessuno spazio per la difesa del totalitarismo». Anche se da considerare «c´è la componente dell´odio e della guerra civile - prosegue - sulla quale siamo chiamati a un´opera di verità condannando gli abusi che furono fatti da tutte le parti. Ma qualsiasi opera di chiarimento storiografico non mette in discussione i valori della Resistenza che sono fondativi della Costituzione». A mezzogiorno, nella cava di pozzolana delle Fosse Ardeatine, Alemanno osserva a lungo le 335 tombe allineate, ciascuna con un nome un cognome e un numero relativo all´esumazione dopo l´eccidio nazifascista seguito all´attentato di via Rasella. «Sono una ferita nel cuore di Roma - dice il sindaco - Richiamano con forza quello che accade in una città quando perde la libertà e la capacità di autogoverno. Ecco perché dobbiamo essere presenti qui e rinnovare la memoria». Una visita silenziosa, «molto impegnativa» anche se «è la quarta volta che vengo», ma oggi «per me ancora più importante perché porto la fascia tricolore che rappresenta tutta la città». Uno sprone «ulteriore perché tutto questo non venga dimenticato» dice ancora il sindaco ascoltando la fedele ricostruzione della fucilazione, delle fosse comuni, della ricomposizione dei cadaveri fatta dalla presidente dell´associazione famiglie delle vittime, Rosetta Stame, prima di correre alla Sinagoga. Ad accoglierlo nel vecchio ghetto Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica. Alla quale riconoscere «il ruolo di coscienza di Roma e di memoria di tutti quelli che sono stati i momenti terribili di questa città». Da non rinnegare, anzi. Da vivere come «monito a rifiutare ogni forma di razzismo, di antisemitismo, di intolleranza e di violenza, che sarà sempre vivo anche durante la mia amministrazione».
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