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News per Miccia corta21 - 05 - 2008 Eta, catturato Thierry il ``politico`` che voleva trattare con Zapatero(Liberazione, giovedì, 22 maggio 2008) Angelo Miotto Preso il numero uno, il capo, l'uomo che "pesa" di
più, militarmente e politicamente, nell'organizzazione armata basca Eta. La
notizia è strillata dalle agenzie, i partiti politici spagnoli si congratulano
con le forze di polizia. Spagnole e francesi, perché l'arresto è avvenuto a
Bordeaux. I giudici e le fonti dell'antiterrorismo riempiono i taccuini dei
cronisti. Eppure c'è qualche cosa che non torna nelle cronache diffuse per
tutta la giornata, ieri. E più di un dubbio sin leva anche dagli analisti e dai
politici del Partido Nacionalista Vasco (Pnv) che esprime la presidenza del
governo basco. I fatti. Bordeaux, un appartamento nel centro della cittadina
nel sud della Francia. E' una casa vicina alla stazione, dipartimento di
Gironde. Martedì notte, sono le 23.30 passate, quattro persone sono riunite,
sono armate con pistole automatiche. Il blitz franco-spagnolo scatta, gli
agenti della Gendarmeriee quelli della Guardia civil fanno irruzione, nessuno
reagisce. La notizia scala le agenzie di stampa: «Detenuto il numero uno di
Eta, Thierry». Thierry è Francisco Javier Lopez Peña, 49 anni,
membro della direzione politica dell'organizzazione armata basca. Con lui sono finiti in manette Jon Salaberria, già
militante della sigla elettorale Euskal Herritarrok ("noi cittadini
baschi"), Aihnoa Ozaeta, in passato membro della mesa nacional di
Herri Batasuna. Era sua la voce che leggeva il testo dell'ultima tregua, a
tempo indefinito, poi naufragata nel 2007. Igor Suberbiola, condannato
per la sua militanza nell'organizzazione giovanile Haika, latitante dal 2003 e
descritto come membro di Eta. Un quarto uomo, che avrebbe affittato il covo,
veniva arrestato a Baiona, mentre nel Paese basco, ad Andoain, le manette erano
per l'ex sindaco di Herri Batasuna Joxean Barandiaran, che in uno dei
suoi mandati aveva nominato Ainhoa Ozaeta come vice sindaco. Fonti
dell'antiterrorismo spagnolo raccontano alle agenzie di stampa che l'ex sindaco
si sarebbe incontrato con Thierry solo due giorni fa. E sempre fonti
dell'antiterrorismo affermano che è stato lo stesso Thierry a ordinare
l'attentato alla caserma della guardia Civil di Legutio: cento chili di
esplosivo su una Berlingo, un morto, tre feriti. Dal Senegal parla il ministro
dell'Interno spagnolo Alfredo Perez Rubalcaba: «Non è una semplice operazione
in più - dice subito - è stata arrestata la persona con più peso politico e
militare della banda terrorista». Eppure, il virgolettato di Rubalcaba dovrebbe
lasciare aperta la porta di un dubbio: il ministro dell'Interno, che ha passato
molte stagioni nelle stanze del governo ai tempi di Felipe Gonzalez, non ha
detto "il numero uno". E a ragion veduta. «Dal Francisco Javier Lopez Peña "Thierry" viene
indicato come l'uomo che sbaragliò la corrente di Josu Ternera, più
dialogante secondo i media, ordinando l'attentato del 30 dicembre del 2006,
all'aeroporto di Barajas, indicato come la fine del negoziato. Che non morì
sotto le macerie del Terminal 4, come devono oggi riconoscere gli stessi mezzi
di informazione spagnoli. Perché nelle cronache del clamoroso arresto -
oggettivamente un duro colpo per Eta - si assiste a uno stupefacente
meccanismo. Per raccontare il "falco" Thierry le fonti
dell'antiterrosimo citate dai media contraddicono quello che ha sempre
affermato il governo Zapatero, e cioè che dopo Barajas ci sia mai stato ancora
dialogo e incontro diretto fra le parti. Adesso, invece, leggiamo che lo stesso
Thierry era a Loyola, nel maggio del 2007 (cinque mesi dopo Barajas), di fronte
agli emissari di Zapatero, quando naufragò definitivamente il negoziato. Dettagli che vanno persi nell'abbondanza di notizie del
momento. Come la confusione su due macchine con targa contraffatta che erano
parcheggiate sotto casa, a Bordeaux. Per una giudice francese erano pronte da
utilizzare per attentati esplosivi. Per gli agenti spagnoli erano le macchine
utilizzate dai quattro per riunirsi. L'importanza e il peso dell'operazione viene messa in dubbio
anche dal portavoce parlamentare del Pnv, Josu Erkoreka, secondo il quale le
informazioni «non concordano con quelle di cui siamo in possesso, e che dicono
che gli uomini decisivi dentro Eta sono altri». Il blitz che ha portato
all'arresto di un presunto membro della direzione di Eta avviene a pochi giorni
da due attentati, di cui uno mortale. Nella soddisfazione di un'operazione congiunta che ha portato a un arresto di peso, rimane comunque un interrogativo su come farà Zapatero a sciogliere il nodo basco. Due dati; dalla rottura della tregua ci sono stati quasi duecento arresti e solo il dieci percento riguardava presunti militanti di Eta. Gli altri? Esponenti di partiti messi fuori legge e di associazioni giovanili, giornalisti, volontari di associazioni di aiuto ai prigionieri politici e ai loro familiari. Il secondo: Andres Casiniello, nei vertici dei servizi segreti sotto Franco e durante la Transizione, accusato e poi assolto per terrorismo di Stato dei Gal degli anni '80, diceva in una intervista che la ricerca della pace, per un governo di qualsiasi colore, è un obbligo. Né con bombe, né con repressione ci si può sedere al tavolo del negoziato. Lo diceva Arnaldo Otegi, portavoce di Batasuna, oggi in carcere, «uomo di pace», come l'aveva definito lo stesso Zapatero.
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