![]() |
News per Miccia corta06 - 09 - 2005 CURZI-PANSA E GLI ARMADI DELLA VERGOGNA: una lettera su Dagospia Caro D’Agostino, in merito alla polemica Curzi - Pansa, su cui sono intervenuti su Dagospia Giancarlo Lehner e Roberto Franco, mi permetto di segnalare un libro importante sulla vicenda dei comunisti italiani in Cecoslovacchia e delle attività della radio ``Oggi in Italia``. Si tratta di ``Uomini ex``, scritto da Giuseppe Fiori (Einaudi 1993). Dal libro, basato sulle storie e testimonianze degli italiani lì rifugiati nell`immediato dopoguerra per sfuggire alla giustizia italiana, emerge in effetti lo stretto rapporto tra le redazioni di ``Oggi in Italia`` e ``Radio Praga``, con passaggio di giornalisti dalla prima alla seconda, ma anche i conflitti e le differenze politiche, gestite sempre in sordina e anzi contrastate dai responsabili della comunità dei comunisti italiani, ma crescenti man mano che il carattere autoritario di quel regime diventava evidente almeno a una parte dei comunisti italiani comunque lì ospitati. Assieme, dai racconti del libro (e delle sofferenze dell`esilio, talvolta culminate nel suicidio), pur indirettamente emerge l`evidente paradosso per il quale mentre i responsabili fascisti di stragi e torture venivano in quegli anni amnistiati e mandati impuniti dal Guardasigilli comunista Togliatti, gli autori degli eccessi di ``giustizia popolare``, certo inaccettabili e sanguinosi, della Volante rossa e di partigiani restii a deporre le armi furono costretti per molti anni alla latitanza e anche al carcere. Certamente le polemiche odierne sono facilitate dalle troppe reticenze e code di paglia della sinistra italiana, che non ha mai operato una sincera e culturalmente produttiva disamina critica su quegli anni e quelle ideologie (preferendo rimuovere e scaricandone il peso e la responsabilità solo sulla sinistra radicale e poi armata, che quelle ideologie aveva portato alle estreme conseguenze, spesso tragiche ma pur sempre coerenti con i medesimi presupposti rivoluzionari - non a caso quella sinistra estremista aveva tra i propri miti fondativi quello della Resistenza vista come rivoluzione interrotta e tradita e la stessa Volante rossa), ma anche dal tentativo di usare la memoria come una clava, a senso unico: andrebbe ad esempio ricordato che la giustizia sommaria della Volante rossa era stata pur sempre una reazione ad anni di stragi e omicidi a opera del regime fascista e dei suoi uomini, le cui responsabilità oltre a essere precedenti sono incomparabili con quelle degli eccessi di ``giustizia partigiana``. Gli Armadi della vergogna, insomma, riguardano certo più il fascismo che non il PCI. Pansa, che ha comunque il merito di dare dignità di storia e di racconto ai buchi neri della narrazione della sinistra (ad esempio, con il libro ``Prigionieri del silenzio``), sembra talvolta dimenticarselo. In ogni modo, non si tratta al solito di contrapporre in modo sterile memorie, ragioni e numeri, quanto, forse, consegnare propriamente alla storia materie certo ancora dolorose ma che vanno sottratte alla cronaca e alla strumentalizzazione politica contingente. Il fatto che non si riesca a farlo non solo con gli ``anni di piombo``, relativamente più vicini, ma anche con periodi storici assai più distanti testimonia del fatto che forse non si tratta di capitoli separabili e incomunicanti, come la sinistra ha surrettiziamente e a fini autoassolutori voluto fare in questi decenni. Sergio Segio
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori
|