Brani dai libri

Citazioni

Cronologie

Il caso Battisti e il Belpaese della forca

Stampa
PDF

Tutti assieme, appassionatamente. Vecchi democristiani ed ex comunisti. Post fascisti e fascisti in servizio permanente effettivo. Guardie padane, dipietristi e persino socialisti (che nella prima Repubblica se non altro provavano a ergersi a paladini di una laicità tollerante, a fronte di machiavellici stalinismi e liberticide politiche dell’emergenza e della fermezza) si sono trovati per una volta – per la prima volta –uniti e concordi. Motivo dell’inedita e santa alleanza? Bastonare il cane già affogato. Nel caso di specie, l’obiettivo di cotanta mobilitazione (che, data la ressa, ha persino dovuto articolarsi in turni orari differenti nei vocianti presidi davanti ai consolati di diverse città italiane) è stato quello di spostare dalla transitoria cella brasiliana a una perenne cella italiana Cesare Battisti, già militante di terza fila e a denominazione di origine non controllata delle organizzazioni armate di sinistra attive negli anni Settanta.

Tutti a ripetere, insaponando la neppure tanto metaforica corda dell’ergastolo, quella pena che neppure tanto tempo fa la sinistra avrebbe voluto abolita: non vogliamo vendetta soltanto giustizia. Ipocrisia già ben collaudata da alcuni dei promotori delle odierne gazzarre contro Lula, usi a dichiarare «non siamo razzisti» mentre aizzano le folle di nerboruti giovinastri ad assaltare campi rom o rifugi di immigrati. Loro sì, professionisti dell’odio e altrettanto impuniti. A differenza del Battisti, comunque fuggiasco e recluso, stanno impuniti e irriducibili negli scranni del governo di un paese altamente democratico, come ben si vede dalle condizioni delle sue galere (e a breve delle sue fabbriche: la Cina, questa volta sì, è vicina).

Opinionisti di destra, di centro e di sinistra (si fa per dire) hanno rapidamente costruito il clima del linciaggio e chiamato alla mobilitazione. Non uno si è posto la domanda sul perché almeno due paesi (prima la Francia e poi il Brasile) hanno seri problemi a consegnare all’Italia persone latitanti per i fatti degli anni Settanta. Anche il Giappone, per la verità, dato che Delfo Zorzi ha potuto (lui però indisturbato) lì vivere e arricchirsi in attesa dell’assoluzione per le stragi che hanno insanguinato l’Italia 30-40 anni fa (i cui responsabili materiali, gli ispiratori e gli “utilizzatori finali” sono gli unici veri impuniti di tutte queste vicende, ma ciò pare non scandalizzare né interrogare né mobilitare nessuno). Del resto, per chi avrà sufficiente pazienza di aspettare, tra poco si arriverà alle assoluzioni postume dei Priebke (già ora editorialisti del Giornale, che si fregiano pure del titolo di storici, arrivano a scrivere al riguardo del boia delle Fosse Ardeatine: «Quest’uccisore di ostaggi m’ispira meno disgusto dei terroristi italiani») o dei torturatori della banda Kock (gli italici torturatori degli anni Settanta sono invece, naturalmente, finiti in Parlamento).

Anche i pochissimi che hanno timidamente – assai timidamente – provato a non unirsi al coro hanno dissertato attorno al dito, Battisti, rinunciando a interrogarsi attorno al problema vero evidenziatosi: ovvero su quanto sia facile costruire il mostro, organizzare la caccia all’uomo e il linciaggio senza alcuna remora e resistenza. Oggi tocca a lui, Battisti che ben (e anche per sua responsabilità) si attaglia alla parte. Domani sicuramente toccherà ad altri, sino a che potrà toccare a chiunque. Giacché le tossine dell’odio e i cattivi sentimenti del revanchismo sono assai poco governabili, quando le si ridesti dagli antri bui.

Come attorno alla Fiat ci si schiera sul referendum e sul marchionnismo, senza porre alcuna domanda su quanto sia ancora plausibile e sostenibile un modello di sviluppo e strategie di uscita dalla crisi tuttora centrate sull’automobile, così sulla vicenda degli anni Settanta ci si limita all’impari tifo attorno a Battisti, senza porsi minimamente dubbi o interrogativi su cos’è davvero successo nel lungo dopoguerra italiano, iniziato nella metà del secolo scorso e terminato negli anni Ottanta e su come si superano le ferite di quel tempo, senza accorgersi che quando l’ergastolo e la gogna diventano valori bipartisan gridati in Parlamento, promossi nelle redazioni e organizzati nelle piazze ci si incammina su di una strada che non consente ritorno.

Comments

avatar d.m.
0
 
 
Cos'è, un'autocritica? Voi Comandanti di Prima Linea -Bignami, Mutti, Segio, ecc.- che gli avete dato addosso prima, durante e dopo, vi siete svegliati e ritrovati in bella compagnia? Se "nel tutti insieme appassionatamen te" non ci state, bene! Eppure è un po' difficile a credere, sono anni che trattate gli esuli da irriducibili -come Persichetti e Scalzone. Se c'è qualche distinguo sfuggito (forse i due citati li considerate pari grado e Battisti un soldato?), un chiarimento in più non stonerebbe.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar admin
0
 
 
per chi volesse approfondire, dato il simpatico e disinformato commento di d.m., si veda: http://www.facebook.com/home.php?ref=home#!/notes/daniele-repetto/il-caso-battist i/488970207545
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar luna
0
 
 
Leggo molta acidità nel commento di d.m.
Penso che guardando oltre quelle che possono essere state le scelte collettive e individuali del “dopo lotta armata”, esista di fatto un presente, un presente che nulla ha a che fare con questi aggettivi ormai obsoleti. Obsoleti perché ormai, oggi come oggi, non ha più senso parlare nemmeno di “irriducibili”, come non ha senso parlare di “dissociati”, sono passati 30 anni ormai. Il sogno della rivoluzione si è dissolto allora, e non è mai più ricomparso, per fortuna, in quei termini. Nemmeno riproposto dagli stessi che ancora qualcuno si ostina a definire “irriducibili”. E allora qual è il senso di tale acredine che leggo nel commento? Perché non capisco cosa ci sia di strano, pur non condividendo le scelte di Battisti, a difenderne comunque il suo diritto alla libertà e alla dignità. Che cosa ci sia di strano a dichiarare senza ombra di dubbio, che su quegli anni ancora ci si accanisce come se i fatti di cui si parla e che portarono Battisti alla condanna all’ergastolo, fossero accaduti ieri e non oltre 30 anni fa. La domanda che tutti dovremmo porci sta nel come sia possibile che ancora ci sia un tale accanimento verso un uomo che da anni vive una “non vita”, non se sia giusto o sbagliato che chi ha fatto scelte diverse possa o non possa parlarne. Altrimenti si rischia di cristallizzare per sempre in un’immagine stereotipata cervelli e persone che però nel frattempo non sono più quelle, perché il tempo che passa comunque cambia. Indipendentemen te dalle scelte di Battisti, qui di fatto si parla del diritto ad esistere come persona, del senso di una carcerazione a distanza di 30 anni per una presunta “riabilitazione e rieducazione del soggetto” del tutto inutile ormai visto che non ci sono più i presupposti per i quali Battisti possa essere ritenuto un pericolo per la società.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar d.m.
0
 
 
Il link per informare non informa, perché non funziona. O perché è verso fesbuk e se non sei friend del Repetto, ciccia? O è il simpatico disinformato che è pure imbranato, oltre che acredino (acredista, a-cretino)?
Quello che si vede invece su questo sito, sono per esempio due articoli di Segio, sul Giornale "Distillatori di veleno" e su La Stampa "Lettera di un dissociato a un disertore", dedicati a Scalzone e Persichetti. I titoli, sono già un programma. E quel che ha detto Bignami su Battisti, ancora su il Giornale e la Nazione, è pure pubblico.
Disponendo di queste informazioni, non è bizzarro sorprendersi della vostra nuova presa di posizione. Gli esuli non sono più 'disertori' e Battisti non è più vigliacco, allora? bene!
Dice luna che "La domanda che tutti dovremmo porci sta nel come sia possibile che ancora ci sia un tale accanimento verso un uomo che da anni vive una “non vita”".
L'accanimento sta aumentando, con gli anni. E gli articoli citati sopra ne sono il carburante.
Saranno pure categorie obsolete dopo 30 anni, ma dimenticarsele non aiuta punto a capire cos'è successo. Ognuno che indica i cattivi (i suoi ex-compagni), senza neppur curarsi di farlo sui media mainstream (dire borghesi è demodé), tanto ognuno si sente detentore di verità, oggi come 30 anni fa. Ora i dissociati non sono più dissociati, i pentiti non sono più pentiti, gli irriducibili non sono più irriducibili. Roba vecchia. E come la mettiamo con gli esuli? Ancora roba vecchia, meglio lasciarla in soffitta che sennò ci ricorda com'eravamo?
Scusa l'acidità (ho provato a mettermi il cilicio, ma qualcosa non va, saranno i peli?), ma ti pare davvero che il carcere sia li per una “riabilitazione e rieducazione del soggetto”? Credere a una tale ipocrisia è piuttosto avventato, in Italia come dovunque. Salvo per chi si inginocchia, forse. O no? La galera è per far 'pagare' e basta, e mai come nel caso Battisti la cosa è stata detta in modo più chiaro ed esplicito.

Replay: a Battisti han dato dell'assassino, infingardo, traditore, disertore, vigliacco ecc., tra i tanti, anche ex-PAC ed ex-PL. Se quest'ultimi han cambiato idea, tanto meglio.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar luna
0
 
 
Se hai letto bene ciò che ho scritto, scrivo di ipotetica “presunta riabilitazione” dando quindi per ovvio e scontato che non si tratta di tale e anche se si trattasse di tale non ne vedrei in ogni caso la necessità .E’ evidente che il nostro sistema carcerario non è né riabilitativo né rieducativo.
Il mio commento, da semplice lettrice, si basava invece sul fatto che, come ritengo assurda la persecuzione verso Battisti, alla stessa maniera ritengo obsolete certe espressioni e certe classificazioni che nell’attuale non servono più. Da semplice lettrice, trovo che sia molto più interessante leggere e discutere appunto sul senso di certe persecuzioni e accanimenti ancora oggi a tanti anni di distanza, che non su discussioni e vecchi rancori. Il senso del mio commento era semplicemente questo, da semplice lettrice e del tutto imparziale.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar d.m.
0
 
 
Luna, sì, è chiaro che secondo la filosofia del diritto il tempo trascorso dai fatti attenua la necessità di punire, poiché lo strappo sociale non è più attuale; e questa è la base del principio di prescrizione, che va dall'impossibil ità di condannare al massimo della pena in prossimità dei termini di prescrizione sino a impedire il procedimento giudiziario quando sono superati, ed anche ad impedire l'esecuzione di una pena quando la sua prescrizione è raggiunta. La finalità riabiltativa della pena non fa che rinforzare il principio, poiché non ha senso rieducare qualcuno che, nei molti anni trascorsi dai fatti, non ha commesso altri reati e si è reintegrato socialmente, riabilitandosi da solo. E' anche l'argomento citato dai consiglieri di Lula citando Lugi Ferrajoli.
Solo che è tutto teorico. Il caso Battisti mostra quanto sia possibile -e devastante- presentare al pubblico dei 'fatti' come se fossero successi adesso, suscitando allarme sociale e pretese punitive che arrivano rapidamente al linciaggio.
Ma guarda anche come: Battisti 'non si è pentito', 'non ha chiesto scusa', 'ride in faccia alle sue vittime', ci sono chilometri di espressioni così, che rimandano a quelle categorie certo obsolete ma culturalmente interiorizzate. Categorie dell'emergenza, che continuano a vivere nella pratica penale (non sei pentito né dissociato, ti facciamo il culo). L'eccezione in Italia non è mai finita, le leggi speciali non sono 'scadute' come avrebbero dovuto in quanto finalizzate a regolare un'eccezione, ma sono integrate nel diritto ordinario. E il tutto viene venduto come un ordinamento che è sempre stato perfettamente democratico.
Come potrai capire 'il senso di certe persecuzioni e accanimenti a tanti anni di distanza' fingendo che certe categorie non esistano? Non c'è solo il penale, ma anche il discorso pubblico. Quando un Arrigo Cavallina dice che Battisti dovrebbe spingere la carrozzella di Torregiani (e non giù da un burrone), o un Segio da' del disertore a un esule, esprimono proprio quelle categorizzazion i che si riducono a indicare chi è buono (se stessi, di solito) e chi non lo è (l'altro, che non è o non fa come dovrebbe).
T'inganni, se credi che se le categorizzazion i che non sono enunciate esplicitamente non sono più attuali. è probabilmente pure peggio, quando sono sottostanti, poiché è più lungo svelarle e criticarle.
Neppure storicamente sono state superate, perché non è stata superata l'epoca di cui rappresentano lo strascico.
Battisti è stato pubblicamente classificato come 'criminale puro', cioè comune, assassino per interesse o indole personale, poiché la categoria 'criminale politico' è oggi obsoleta, e quindi non vale neppure per il passato (!!). E non si tratta neppure di ridurre quella storia contemporanea italiana alla sociologia dei percorsi di vita, ma molto peggio: di permettere che chiunque, a cominciare dal più ignorante, possa raccontarla come una storia criminale, al più arredata con questo o quel colore politico.
Non mi pare proprio che questi siano vecchi rancori.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar admin
0
 
 

1) Come è evidente a chiunque – ma evidentemente non a d.m., che più che semplicemente disinformato appare un fazioso distorsore dei dati di realtà – l’intervento di Segio “Lettera di un dissociato a un disertore” è una replica a un’intervista di Persichetti (concessa non a un periodico rivoluzionario ma alla stampa mainstream, cfr. La Stampa del 25 settembre 2002), nella quale quest’ultimo attaccava Segio, con termini e argomenti insultanti e calunniosi. Replica che appunto è successiva agli attacchi di Persichetti, essendo del 1 ottobre 2002. Cfr. http://www.micciacorta.com/i-libri/articoli-e-scri tti--di-sergio- segio/1144-lettera-di-un- dissociato-a-un -disertore.html
2) Come pure risulta evidente e letterale a tutti tranne che a d.m. anche l’intervento di Segio “Distillatori di veleno” è una replica agli attacchi nei suoi riguardi contenuti in un’intervista di Scalzone pubblicata non su “Potere operaio” ma ne “Il Giornale” del 18 gennaio 2007. La replica di Segio è del giorno successivo: Vedi http://www.micciacorta.com/i-libri/articoli-e-scri tti--di-sergio- segio/1145-distillatori-d i-veleno.html.
3) Le critiche rivolte da ex militanti dei Pac a Battisti sono successive e in risposta a una lettera scritta a Battisti ai giornali brasiliani nella quale fa i nomi di quattro suoi ex compagni definendoli “ex pentiti” e additandoli quali responsabili degli omicidi a lui “ingiustamente attribuiti”. Cfr, ad esempio, l’articolo “Battisti: innocente, ecco i nomi di chi ha ucciso http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/31/Battisti_innocente_ecco_nomi_chi_co_9_090131017.shtml. I quattro da lui chiamati in causa nei giorni successivi gli replicano di non essere mai stati dei collaboratori di giustizia, o “pentiti” che dir si voglia, e definendo “infamia” le calunnie di Battisti nei loro confronti. Cfr. ad esempio, http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/104220
Peraltro, nello stesso periodo Battisti rivelò ai giornali di essere riuscito a uscire dalla Francia e a arrivare in Brasile grazie all’aiuto dei servizi segreti francesi: come si vede, un comportamento da perfetto rivoluzionario. Le sue rivelazioni, del tutto prevedibilmente, hanno provocato serie difficoltà agli altri rifugiati italiani che continuano a vivere oltralpe, dato che l’episodio inevitabilmente provocò il fastidio e la minor tolleranza da parte delle autorità francesi.

Insomma, per d.m. è lecito insultare e attaccare se a farlo sono i Battisti, i Persichetti e gli Scalzone, mentre non è lecito replicare e difendersi dalle loro calunnie e attacchi; dimostrando – lui sì – di divedere tra “buoni” e “cattivi”, tra meritevoli di considerazione e rispetto e altri da insultare impunemente.
4) Non si capisce perché d.m. contesti qui affermazioni di Bignami o Cavallina, che nulla c’entrano con questo sito e le cui posizioni sono notoriamente (a tutti tranne che a d.m.) diverse da quelle di Segio.
5) Recentemente, rispondendo a una nota su Facebook sulla vicenda Battisti, Segio ha scritto: « Ora io, avendolo a lungo provato, non credo che il carcere possieda alcuna virtù taumaturgica o riabilitativa, ma che, all'opposto, per lo più mobiliti e addirittura premi il peggio (la falsità, l’ipocrisia, il servilismo, la violenza, ecc.) delle persone e che, quando proprio non ci riesce, le spezzi. Le quali persone se cambiano in meglio da detenute normalmente avviene nonostante il carcere, non già grazie a esso. Il mio pensiero al riguardo è rimasto lo stesso dei tanti (non estremisti, ma della sinistra riformista di questo paese) che ancora negli anni Ottanta auspicavano di “liberarsi della necessità del carcere”, riducendolo al minimo, se non proprio abolendolo. O, in tempo ancora più recenti, del cardinal Martini che sostiene essere il carcere legittimato solo come misura strettamente temporanea per interrompere una violenza in corso (letteralmente: «Il cristiano non potrà mai giustificare il carcere, se non come momento di arresto di una grande violenza»), auspicando si arrivi ad alternative alla pena, non solo a pene alternative. Questo per dire che non auguro la galera a nessuno, dunque neppure a Battisti al quale pure va tutta la mia antipatia, non solo per il suo atteggiamento irresponsabile e falsante rispetto al passato, ma anche per la sua personalità: quella che nel suo primo libro gli ha fatto dedicare numerose pagine velenose e infami nei confronti dei compagni che - a rischio della propria vita e libertà – appena poco tempo prima lo avevano liberato, armi alla mano, dal carcere di Frosinone.
Sin qui siamo però alle personali esperienze e idiosincrasie, con l’ombra di quei rancori polverosi ma persistenti e reciproci che affliggono la parte più radicale della mia generazione (io, per la verità, spero di essermene liberato, avendo, per così dire concesso al riguardo un’amnistia unilaterale, il che però non implica la rinunzia alla memoria) e che immagino risultino decisamente fastidiosi e respingenti per tutti gli altri. Riguardo all’oggi, penso però che non possa sfuggire a nessuno la sapiente e organizzata campagna mediatica “mostrizzante” che è stata messa in campo e il cui obiettivo non è certo il (solo) Battisti, bensì – io credo – quella riflessione libera, onesta, trasparente e pacata sugli anni Settanta italiani (e necessariamente sul contesto internazionale nel quadro della Guerra fredda). Penso insomma che il rientro in Italia di Battisti per scontare l’ergastolo (e anche l’esistenza di questa inumana pena è uno dei motivi delle ritrosie brasiliane, ma nessuno ne ha minimamente accennato in questi giorni – giacché anche di questo, dell’abolizione dell’ergastolo, evidentemente si vuole impedire di parlare in Italia) non sia la premessa ma la pietra tombale per quella riflessione. Del resto, mi pare indicativo che questa non si sia mai fatta e non si sia voluta fare in particolare nell’ultimo decennio. Aver scaricata ogni colpa e ogni infamia su chi (di sinistra) ha preso le armi negli anni Settanta serve ed è servito anche e principalmente ad (auto)assolvere la classe politica del compromesso storico, gli apparati statali inquinati e stragisti, le interferenze internazionali e le conseguenti sovranità limitate, ecc. ecc., ecc.
Questo è il dato di fronte al quale, si pensi e si auguri il peggio per Battisti e per tutti gli altri, non si possono davvero continuare a chiudere gli occhi. Si spendesse - ad esempio – sulla questione dello stragismo o perlomeno dell’effettiva abolizione del segreto di stato un centesimo delle pressioni interne e internazionali, delle massicce e continuative campagne stampa, della mobilitazione delle opinioni pubbliche, delle iniziative partitiche e parlamentari, degli interventi delle associazioni delle vittime, delle indignazioni a 360 gradi che abbiamo visto operare attorno al caso Battisti si farebbe, qui sì, finalmente verità e giustizia rispetto a impunità invece divenute sacre e intangibili».
6) Del resto, forse non a d.m. data la faziosità e disinformazione, ma è pubblicamente nota l’intensa e continuativa attività di Segio (e di altri) negli ultimi trent’anni a favore prima della soluzione politica per gli anni Settanta e contro le leggi di emergenza e poi per l’amnistia e l’indulto per tutti i detenuti. Guadagnandosi con ciò la concreta, attiva e perenne ostilità dei magistrati che maggiormente avevano a suo tempo promosso il pentitismo e utilizzato le leggi eccezionali. Cfr., ad esempio, l’ultimo libro di Armando Spataro qui recensito da Cecco Bellosi: http://www.micciacorta.com/component/content/article/10-anni-70-italia/867-no-non-ne-vale va-la-pena-una- recensione-poiu -che-critica-al le-memorie-di-a rmando-spataro.html
7) Per concludere, non abbiamo tempo e voglia di addentrarci o ritornare su polemiche e rancori che hanno fatto il loro tempo, come giustamente osserva Luna, e che reputiamo non abbiano veramente più alcun interesse per nessuno (tranne appunto per i calunniatori di professione, vecchi e nuovi, che ricavano evidentemente da ciò i propri elementi di identità e di legittimazione). Questo sito è stato creato per altri scopi ed esigenze, informative e di ragionamento, non di sterili asti polemici. Di conseguenza, per parte nostra non risponderemo più a questo genere di commenti. Nel contempo, consigliamo a d.m. di smettere di frequentare e commentare questo sito. Ne troverà sicuramente altri più confacenti alla sua visione falsata e falsante delle cose.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar d.m.
0
 
 
Wow, devo aver messo il piede nella ciotola del grasso. Mi si consentirà una replica all'atto d'accusa in 7 punti. Poi giudichi il colto pubblico l'inclita guarnigione.

1) (i numeri sono di admin): Promozione sul campo, da simpatico disinformato a 'fazioso distorsore dei dati di realtà'! Non ho trovato la galeotta intervista a Persichetti (anche su questo sito, c'è solo la risposta) ma pazienza. Assumiamo senz'altro che uno abbia risposto agli insulti dell'altro. Uno scambio d'insulti, allora. Deprimente. Distinguere che Segio replicava e si difendeva da un attacco non cambia molto, gli insulti restan reciproci; uno contro quegli zozzoni dei dissociati, l'altro contro quei disertori degli esuli.

2) Ho trovato invece (non qui) l'intervista di Scalzone sul Giornale, che concerne Segio per un solo passaggio (dice: "E non è come i Sergio Segio o i Franceschini che riescono a continuare a rovesciare il risentimento contro chi scappando avrebbe disertato. Al tempo stesso accusano noi disertori di non rovesciare anatemi che definiscano abbietto quello che è avvenuto negli anni Settanta." Per fortuna che Scalzone non scrive, altrimenti addio). Ancora uno scambio d'insulti. Ve li tirate tra di voi, perché dite che per me sarebbe lecito insultare se a farlo sono quelli? Quel che vedo, è che rimanete tutti nella migliore tradizione della sinistra, ogni occasione di spaccatura è buona. E se è vero che vi ho risollevato vecchi rancori trovando questi vecchi titoli sul sito, forse non sono abbastanza vecchi da essere sopiti.

3) Forse è meglio cercare le fonti, invece che le loro interpretazioni di stampa. Nella lettera di Battisti, citata ma non letta (si trova per esempio qui http://www.vermelho.org.br/noticia.php?id_noticia=47153&id_secao=1) Battisti dice che gli autori sono quei quattro SECONDO LE AUTORITA' ITALIANE ("quando sabemos pela autoridade da Itália, que os autores são as seguintes pessoas: Memeo, Fatone, Masala e Grimaldi.) Sono quelli delle note sentenze PAC, no? Dice poi che sono collaboratori di giustizia, e ne ha in ritorno dell'infame. Altro edificante scambio di cortesie.
Quanto alla dichiarazione sui servizi segreti francesi, Battisti ne dovrà senz'altro rendere conto a chi sinceramente l'ha sostenuto. Questo è fuori discussione, siete d'accordo con Scalzone e Persichetti. Lo stesso per altre puttanate come quella su Marina Petrella. Mi pare ci debba essere però tempo e luogo per ogni cosa. E il contesto attuale, e già da qualche anno, è che Battisti è in carcere, sottoposto a procedura d'estradizione per scontare un ergastolo, oggetto di mostrificazione e di una campagna politico mediatica senza precedenti. Tempo e luogo per dirgli e chiedergli il dovuto non è senza ombra di dubbio questo contesto. Gli si da' pubblicamente dell'infame (a torto o a ragione), ci si schiera (volenti o nolenti) assieme ai linciatori, non occorre un master in PR per capirlo.

4) Non si capisce perché Bignami e Cavallina siano off-topic. Non erano di Prima Linea? (o dei PAC, o di tutt'e due, francamente per chi non vi conosce è dura). Come accidenti si dovrebbe sapere se c'entrano o no con questo sito, non c'è mica una lista dei redattori. E anche se ci fosse e non li includesse, che cambia? Sono citati solo per le loro dichiarazioni su Battisti, che vanno nello stesso senso--- qui riuscire a fare un distinguo diventa davvero acrobatico. Si sta parlando di articoli, interviste e dichiarazioni diffuse sulla stampa mainstream, che accomuna le voci contro Battisti che ne confermano il profilo di delinquente, di criminale comune. Un profilo che passa per estensione a tutti gli esuli e alla storia degli anni 70.

5) Dite che Segio dice su fesbuk : "non auguro la galera a nessuno, dunque neppure a Battisti al quale pure va tutta la mia antipatia, non solo per il suo atteggiamento irresponsabile e falsante rispetto al passato, ma anche per la sua personalità: quella che nel suo primo libro gli ha fatto dedicare numerose pagine velenose e infami nei confronti dei compagni che - a rischio della propria vita e libertà – appena poco tempo prima lo avevano liberato, armi alla mano, dal carcere di Frosinone." Un argomento degno di Filippo Facci, che continua a pubblicare (sull stampa di destra) estratti dai romanzi di Battisti, dicendo avete visto, ha confessato, ha scritto tutto! Da ridacchiare e zappare oltre, se non fosse per la campagna descritta nell'articolo qui sopra. Ma scambiare un romanzo per una cronaca, dài! L'unico libro in cui Battisti parla in prima persona ed esplicitamente della propria esperienza e della militanza nei PAC, è "Ma cavale". Gli altri erano e restano romanzi, a cominciare dal primo citato da Segio. Sono io che faccio disinformazione? (E comunque l'attitudine di premettere che "Battisti è uno stronzo MA lo difendiamo" sembra davvero condivisa --anche con quelli con cui vi scambiate insulti-- ed è snob come ogni 'turiamoci il naso'. L'articolo sotto il quale stiamo commentando ne è giustamente esente)

6) Sì, su questo punto ammetto di non aver letto le opere complete di Segio. Ma perché mi date del fazioso? Perché ho letto ed apprezzato il pezzo di Bellosi, ma non ho visto ciò che per voi è galatticamente evidente: sarò pure autistico? Non mi è parsa evidente, nell'intensa e continuativa attività, la solidarietà agli esuli. Tra i gruppi di esiliati che ho conosciuto, quello italiano è probabilmente quello che, soffrendo meno danni e rischi nel paese di partenza (torture, morte), è stato il più punito in termini di durata nel tempo, persecuzione giudiziaria, privazione di legalità, isolamento e stigmatizzazion e. Ci sono molti altri esuli che nei loro paesi di partenza vengono definiti terroristi. Vanno sostenuti. E sapete perfettamente, è scritto nell'articolo qui sopra, che il caso Battisti non sarà l'ultimo, Perché anche il prossimo si guadagnerà la 'concreta, attiva e perenne ostilità dei magistrati'. Un medagliere di cui anche Segio, mi par di capire, farebbe volentieri a meno.

7) Qui siamo agli insulti finali e alla condanna, lasciate che mi dichiari innocente della vostra accusa di fare il "calunniatore di professione". Non ci conosciamo, nemmeno indirettamente; come outsider e straniero, che rancore dovrei avere, contro chi, per cosa? Chi è che ho offeso, calunniato o insultato? Quali sono le mie parole colpevoli di oltraggio? E non ho infranto alcuna regola dei vostri commenti, ci state andando giù pesanti. Non sono un membro del club, ignoro evidentemente troppo le vostre storie e polemiche interne e non capisco in che club nemico mi abbiate classificato. Voi, perché, salvo che admin nun usi il plurale majestatis, questo atto d'accusa è redatto col noi collettivo (abbiamo, reputiamo, consigliamo), e rivolto non a me ma alle masse. Mi sentenziate per sterile astio polemico e visione falsata e falsante delle cose, concludendo con quel consiglio-che-n on-si-può-rifiutare. Fa un certo effetto sentirsi trattare con tale rabbia. :-((
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar admin
0
 
 
Appunto, giudicherà chi legge e chi avrà voglia di approfondire; magari non per schierarsi, per prendere parte o partito ma semplicemente per capire l’obiettività delle cose e il loro sviluppo storico.
La faziosità di d.m. è tale che nell’ultimo post dichiara di voler replicare a un «atto di accusa» in sette punti. Come non avesse cominciato lui ad aprire questa sequenza polemica (di cui non avvertivamo nessun bisogno), con accuse e “acidità” varie verso Segio (a cui chissà perché continua a riferirsi al plurale) nel primo commento a questo articolo e poi nei successivi. Siamo sempre alla favola del lupo e dell’agnello o, se si preferisce, del bue e dell’asino. E infatti qui d.m. argomenta – si fa per dire – che distinguere tra chi replica e si difende e chi aggredisce e attacca «non cambia molto» (sic!).
D.m. è talmente prevenuto e pretestuoso da non comprendere che, in alcuni casi e contesti, la qualifica di disertore è tutt’altro che un insulto. E da non comprendere, evidentemente, la letteralità delle cose che ha letto e che cita, dove vi sono molti ragionamenti – certo sempre discutibili – e punti di vista anche accesi ma nessun insulto. Bontà sua, d.m. riconosce in effetti che nell’articolo che ha originato i suoi commenti di insulti non ve ne sono. E non si capisce allora perché si sia scomodato a commentare – insultando – affermando che chi ora ha scritto questo articolo in passato si accompagnava alla compagnia dei linciatori.
Peraltro, dato che a parte l’articolo qui sopra non si sono lette molte prese di posizione (anzi, pressoché nessuna) contro il linciaggio (che ora tocca a Battisti, in passato e tuttora è toccato ad altri, Segio compreso, in futuro toccherà ad altri ancora, poiché lo spirito di vendetta cresce manifestamente giorno per giorno), magari d.m. potrebbe provare a scrivere qualcosa al riguardo anch’egli, e magari firmandola con nome e cognome; o a promuovere – oggi, che costa qualche prezzo a differenza degli anni passati – qualche bella raccolta di firme.
A scusante di d.m. , che si qualifica outsider e straniero, il fatto che forse non sa (ma allora taccia o si informi, prima di giudicare e di– lui sì - sentenziare) che le campagne calunniose contro i dissociati, contro i sospettati di cedimento o di scarsa purezza rivoluzionaria con argomenti simili a quelli che ora lui avanza, nei decenni passati sono costati nelle carceri speciali (che, senza voler fare guerre tra poveri, possiamo assicurare che sono state un po’ più dure della condizione di esilio) morti ammazzati, suicidi e feriti (oltre che secoli di galera). Per lui, outsider e straniero, saranno solo chiacchiere e sentiti dire, per tanti sono stati tragedia vissuta e patita.
Infine, si rassicuri: qui di rabbia non c’è ne è veramente un grammo. E’già stata spesa tutta in altri tempi e per cose decisamente più importanti.
Qui e ora rimane solo il fastidio di dover - ancora! - replicare e riesumare argomenti e sentimenti che, per fortuna, appartengono al secolo scorso.
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
avatar Plinio Marcos Moreira da Rocha
0
 
 
Prezados,

Apresento o documento “Indulto Norambuena Frente a Battisti”, http://pt.scribd.com/doc/58775670/Indulto-Norambu ena-Frente-a-Ba ttisti , onde, através de analogia, apresentadas em espanhol, italiano e portugues, com as decisões do Estado Brasileiro, quando das avaliações da extradição de Cesare Battisti, CONCLUÍMOS que Mauricio Hernández Norambuena, não só permanecerá no Brasil, mas acima de tudo, LIVRE.

Abraços,
Plinio Marcos
Rio de Janeiro / RJ / Brasil

Gentile,

ha presentato il "pardon Norambuena fronte Battisti" di carta, http://pt.scribd.com/doc/58775670/Indulto-Norambu ena-Frente-a-Ba ttisti , dove, per analogia, presentato in spagnolo, italiano e portoghese, con le decisioni dello Stato brasiliano, quando le valutazioni della estradizione di Cesare Battisti, ha concluso che Mauricio Hernández Norambuena, non solo rimanere in Brasile, ma soprattutto, GRATIS.

Grazie,
Plinio Marcos


Queridos,

presentó el documento "Indultos Norambuena Frente Battisti" http://pt.scribd.com/doc/58775670/Indulto-Norambu ena-Frente-a-Ba ttisti , donde, por analogía, presentado en español, italiano y portugués, con las decisiones del Estado brasileño, cuando las evaluaciones de la extradición de Cesare Battisti, llegó a la conclusión de que Mauricio Hernández Norambuena, no sólo permanecer en Brasil, pero sobre todo, libre.

Gracias,
Plinio Marcos
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment
Annulla
Name *
Code   
ChronoComments by Joomla Professional Solutions
Submit Comment