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La civiltà dei feticci

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Quando gli oggetti di adorazione diventano creazioni artistiche. La dimensione della visualità ora preponderante è indagata e non bollata. Dal vello d´oro degli Argonauti ai film, un saggio di Massimo Fusillo riflette sul valore simbolico delle "cose" tra letteratura e nuovi linguaggi. Tutte le storie di Dickens sono ricche di "installazioni" con suppellettili 

Ci sono due maniere per mettersi in rapporto con le cose che popolano il nostro mondo quotidiano. La prima è quella espressa nel primo Novecento dal comico tedesco Karl Valentin: «Gli oggetti sono perfidi. Tutte le difficoltà nascono dal fatto che li si deve affrontare per adoperarli. Una volta usciti dal loro stato di quiete, essi si vendicano perfidamente».
Tale atteggiamento è il lontano erede di una tradizione che, prima delle rivolte degli oggetti descritte da Poe e disegnate da Grandville, riguarda i cicli figurativi delle Tentazioni di Sant´Antonio illustrati da Bruegel, Huys o Bosch. Ebbene, come spiegò uno storico dell´arte quale Jurgis Baltrusaitis, queste bizzarre varianti delle sacre rappresentazioni risalgono in realtà alla civiltà cinese, e hanno il loro archetipo nei tormenti di un martire buddista.
Diventate creature viventi e nemiche, le cose aggrediscono chi tenta di resistere loro. Soltanto un pio orientale o un anacoreta cristiano potranno arginare l´insurrezione. Ma lasciamo la parola a un grande poeta, Rilke: «Là dove c´è uno che raccoglie se stesso, un solitario (...) ecco che quegli provoca la contraddizione, lo scherno, l´odio delle suppellettili degenerate (...) Allora esse si riuniscono fra loro per turbarlo, spaventarlo, confonderlo, e sanno di riuscire a farlo. Allora cominciano, ammiccando l´una all´altra, la tentazione, che cresce poi nello smisurato e trascina tutti gli esseri e Dio stesso contro quell´uno che forse resiste: il santo».
Ci sono due maniere, dicevamo, per mettersi in rapporto con le cose. Se la prima si svolge nel segno dell´antagonismo, sacro o profano, la seconda è al contrario caratterizzata da una passione irresistibile. Proprio sulle infinite forme di un simile amore, si concentra uno studio di Massimo Fusillo, Feticci (il Mulino, pagg. 205, euro 20, con 31 illustrazioni a colori). Come spiega il sottotitolo, la questione investe Letteratura, cinema, arti visive, ma sempre per un unico scopo: esaminare quell´antico fenomeno che porta le cose, investite di valori simbolici ed emotivi, a trasformarsi in feticci, ossia in oggetti di adorazione (come quelli scoperti con l´esperienza colonialista in Africa). L´idea portante del volume consiste nel radicale ribaltamento di senso relativo a tale termine. Quella proposta da Fusillo, insomma, corrisponde a una vera e propria rivoluzione culturale, in linea con alcune fra le più recenti tendenze di ricerca estetica. Di solito, infatti, il concetto di feticcio, elaborato dall´antropologia e dalla psicanalisi, riceve «connotazioni negativi di inautenticità». Tutto il contrario con questo acuto saggio, basato sulla convinzione che esista un nesso privilegiato tra creatività artistica e feticismo. E sull´idea che la dimensione della "visualità" (distinta dalla visione) sempre più preponderante nel nostro tempo vada indagata come fattore culturale e non bollata con la semplice etichetta di "tirannia delle immagini".
Fin qui la parte strettamente teorica del testo, che ha tra i suoi pregi quello di svelare alcune direttrici di ricerca ancora poco note oltre la cerchia degli specialisti. È il caso dei cosiddetti Thing Theory, Object Studies o Rubbish Theory ("teoria delle cose", "studi sugli oggetti", "teoria del pattume"), emersi nell´ultimo decennio come pratiche interdisciplinari che interessano etnografi, archeologi, storici, storici dell´arte, filosofi e critici letterari (nell´ottobre scorso l´Università di Salerno ha dedicato un intero convegno all´argomento). Questo nuovo campo della cultura materiale si interroga su «come gli uomini costruiscono le cose, e come viceversa le cose costruiscono gli uomini». Intellettuali quali Bruno Latour, Alfred Gell, Tim Ingold, Graham Harman, Web Keane, Daniel Miller e W. J. T. Mitchell e Appadurai (che ha parlato di "feticismo metodologico"), indagano cioè quel fenomeno per cui gli oggetti giungono a illuminare il loro contesto umano e sociale.
Ma torniamo a Fusillo, il cui lavoro consiste essenzialmente nel ricostruire la storia e la tipologia dell´oggetto feticcio, spaziando dall´epoca ellenistica (con un magnifico capitolo sulle Argonautiche di Apollonio Rodio), fino agli ultimi esempi narrativi, cinematografici e artistici (magistrale l´analisi di Underworld di Don DeLillo). Dopo una densa introduzione sui rapporti del feticcio con la merce (da Marx a Benjamin) e il desiderio (da Binet a Freud), già il primo capitolo ci scaraventa in una serie di vicissitudini che vertono su oggetti "inestimabili". Vediamo allora scorrere il vello d´oro inseguito da Giasone e la palla d´oro che la dea Afrodite promette a suo figlio Eros, il ventaglio in Goldoni e Oscar Wilde, il bicchiere inciso nelle Affinità elettive di Goethe, le "installazioni" di suppellettili che gremiscono i romanzi di Dickens, su su fino alla sputacchiera nei Figli della mezzanotte di Salman Rushdie, al Museo dell´innocenza (puro inno all´oggetto memoriale) progettato da Pamuk, o all´oggetto porno in Palahniuk. L´elenco degli scrittori esaminati, però, sarebbe troppo lungo. Piuttosto, meritano d´essere segnalati artisti folli come Raymond Isidore, autore di una cattedrale di detriti, o personaggi estremi come i fratelli Colyer (ripresi in un racconto di Doctorow), morti nel 1947 di "disposofobia", una sindrome consistente nell´accumulo compulsivo di oggetti, che li portò a spegnersi in una casa stracolma di ciarpame, rottami e rifiuti.
Resterebbe da dire delle minuziose perlustrazioni artistiche (con Louise Bourgeois e Pistoletto), e cinematografiche (da Elia Kazan a Joseph von Sternberg). A tale proposito si sarebbe potuta citare la leggendaria palla di vetro in Quarto potere di Orson Welles. Ma il libro vive anche della sfida a proseguire il cammino tracciato da Fusillo, in modo da integrare la già ricchissima messe dei suoi documenti. Feticci, amuleti, talismani: la caccia è aperta.

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