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10 Maggio 2012
I timori degli inquirenti: nuove azioni in Italia prima della rivendicazione. Negli investigatori la consapevolezza che i nuovi terroristi si sono preparati con cura
In procura sperano di essere smentiti quanto prima, magari dall´arrivo dell´attesa rivendicazione, ma c´è un timore che circola tra gli inquirenti in queste ore: quello di altri attentati già programmati. Nuove gambizzazioni dopo quella di Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare. Bersagli imprevedibili, proprio come il manager genovese, da colpire in altre città italiane per poi rivendicare le azioni tutte insieme.Uno scenario inquietante ma che viene seriamente perso in considerazione in queste ore di in cui le indagini non possono ancora imboccare una sola pista abbandonando le altre.
I magistrati, e con loro poliziotti della Digos e carabinieri del Ros, sono convinti che l´ipotesi terroristica sia quella più realistica ma negli interrogatori cui sono stati sottoposti anche ieri colleghi di Adinolfi e manager di Ansaldo vengono approfondite anche questioni aziendali per scoprire se in Italia o all´estero qualche progetto o consulenza milionaria possa aver provocato la reazione di imprese escluse dal business.
Ma la certezza sulla natura terroristica dell´agguato può arrivare solo da una rivendicazione.
«Noi la stiamo ancora aspettando - ha spiegato ieri il procuratore capo Michele Di Lecce - . E proprio a Genova, in passato, una rivendicazione spedita a due diversi destinatari il giorno stesso dell´attentato arrivò nove giorni dopo. Insomma, potrebbe essere un banale problema di consegna della posta».
Oppure potrebbe essere una scelta strategica diversa.
A Genova, così come anche a Roma negli uffici dei servizi segreti, la parola d´ordine è quella di non indagare secondo vecchi schemi. Perché se terroristi sono, non è detto che siano discendenti delle formazioni brigatiste o comunque gruppi di impronta marxista e operaista.
La possibilità che sia invece opera di appartenenti a quella galassia impalpabile ma feroce che si riconosce nei beffardi ma durissimi cominciati del Fai (Federazione Anarchia Informale) obbliga ad una maggior apertura mentale gli inquirenti. Quindi anche ad aspettarsi forme di rivendicazione insolite, per tempistica e forma. Oppure a teorizzare anche apparentamenti tra ambienti dell´ecoterrorismo e dell´eversione politica. Anche se nessuno lo dice esplicitamente per evitare di criminalizzare un intero movimento, c´è una forte attenzione all´area estrema del popolo No Tav della Valsusa. Ma qualunque sia la loro origine, negli investigatori c´è la consapevolezza che, seppur diversi dai loro padri, i nuovi terroristi si sono preparati con cura e attenzione.
Ieri il procuratore capo Di Lecce ha ammesso che il percorso tra il luogo dell´agguato e il parcheggio di fronte al liceo Cassini non è coperto da telecamere in grado di fornire immagini chiare, a dimostrazione di un piano di fuga studiato nei dettagli. Per questa ragione, ipotizzando una fuga in treno, vengono esaminati i video del sistema di sorveglianza della stazione Brignole. Quanto alla ricerca di impronte sullo scooter (rubato a febbraio), sempre il procuratore capo ha spiegato che i rilevamenti sono in corso, che probabilmente verranno individuate delle impronte ma che di lì a dire che possano appartenere agli attentatori è tutto da vedere. Sempre sullo scooter si cercano anche tracce biologiche come sudore o capelli.
































Segreto di Stato. Presentazione dell'edizione aggiornata del libro di Giovanni Fasanella, Giovanni Pellegrino, Claudio Sestieri.
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