«Stalag XB», stile asciutto e disegno pittorico per raccontare il diario personale dalla prigionia di Gioacchino Virga, militare siciliano internato nei campi di concentramento di Polonia e Germania nell’estate del 44. L’autore, Marco Ficarra, lo ha realizzato attraverso le lettere e il carteggio alla famiglia
«Stalag XB», stile asciutto e disegno pittorico per raccontare il diario personale dalla prigionia di Gioacchino Virga, militare siciliano internato nei campi di concentramento di Polonia e Germania nell’estate del 44. L’autore, Marco Ficarra, lo ha realizzato attraverso le lettere e il carteggio alla famiglia
Piatti prelibati: polpette di cavolfiore fritto, risotto al sugo con carne, frittata di melanzane, pasta al forno al sugo con besciamella, torrone, giugiulena, mustazzoli, cannoli, biancomangiare con noccioline abbrustolite e biscotti con vermut. Non è un ricettario, sono gli appunti presi su alcuni foglietti di carta da Gioacchino Virga, militare siciliano internato nei campi di concentramento di Polonia e Germania, numero di matricola 82958. Sono i suoi desideri, la sua «ragione di sopravvivenza», non un semplice cibo per sfamarsi, cosa che sarebbe stata necessaria viste le pessime condizioni in cui versavano lui e i suoi compagni, ma «lui non aveva fame di cibo qualsiasi: desiderava qualcosa di speciale, voleva il cibo di casa sua».
Le lettere e il carteggio alla famiglia del militare Virga sono finite sepolte con una sua zia lo scorso anno, quel che rimane è «un personale diario della prigionia. Un testamento di desideri da ricordare tutte le volte che sentiamo parlare di fame, guerra, campi di concentramento e filo spinato» spiega l’autore di questa storia a fumetti, Marco Ficarra, nella postfazione di Stalag XB edito da BeccoGiallo. Stile asciutto e disegno pittorico per rievocare una storia drammatica in maniera delicata, evitando di mostrarla nella sua crudezza, tanto che l’autore non ha trovato le immagini adatte per raccontare la morte. La storia di Virga, e di tutti i militari internati, è una storia poco raccontata, scomoda sia a destra che a sinistra ancora oggi a distanza di 65 anni. Ficarra, fumettista e nipote di Gioacchino Virga di cui ricorda tanti racconti da bambino seguiti poi da un lungo silenzio fino al giorno in cui il padre gli consegnò la corrispondenza e le pagine del taccuino, prova a fare una ricostruzione di quel pezzo di storia per anni rimossa e forse anche poco compresa. Ancora oggi spesso nell’immaginario collettivo quei militari sono ricordati come gli imboscati dell’8 settembre ’43.
Una pagina di storia tratteggiata attraverso episodi personali che scrisse lo stesso Gioacchino. Tutto inizia quando ai militari venne chiesto di aderire alla repubblica sociale italiana con la promessa che a chi avesse accettato sarebbe stato dato cibo a sazietà. Virga, nominato sottotenente nell’ottobre del ’42 quando diciannovenne si trova a Modena alla règia accademia di fanteria e cavalleria, lo ritroviamo esattamente un anno dopo, nell’ottobre del ’43, dopo la firma dell’armistizio l’8 settembre, deportato in un campo in Polonia per aver rifiutato. Nell’aprile del ’44 è nel campo Stalag XB a Sandbostel in Germania, e mentre ai francesi scaricano pacchi della croce rossa Virga guarda sconsolato e dice «a noi nulla, per loro non siamo prigionieri di guerra, siamo traditori». Tanti traditori che, aggiunge un compagno di prigionia «fanno comodo al fuhrer da far sgobbare.» Le razioni di cibo diminuiscono ogni giorno di più e Virga e i suoi compagni avvertono il rischio che ad una nuova richiesta di adesione alla RSI si faccia il pieno anche solo per questo.
«Per i militari italiani fu inventata una definizione speciale che attribuiva loro lo status di internati militari e che escludeva per loro il trattamento previsto dalla convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra. Per questo i prigionieri italiani furono costretti a lavorare dalle 12 alle 14 ore al giorno nelle miniere, nei campi e soprattutto nelle fabbriche di armi» spiega Ficarra nel fumetto. Fra i tanti compagni di Gioacchino Virga c’erano anche il fotografo Vittorio Vialli, che clandestinamente immortalò tutta la prigionia lasciando numerosi scatti rubati sulla vita nel lager, Alessandro Natta, poi dirigente del Pci e lo scrittore Giovannino Guareschi. Nel libro un breve flashback all’estate del ’43 mostra i giorni della licenza di Virga al mare nella sua Palermo, i tentativi del padre di convincerlo a farsi aiutare da un medico militare a non ripartire e lui che si ostina a non abbandonare il reparto, il viaggio per raggiungere la Grecia con alcune tappe per salutare i parenti a Roma, Perugia, Venezia. L’annuncio alla radio delle dimissioni di Mussolini e la nomina di Badoglio. La notizia dell’armistizio e l’euforia che la guerra fosse finita mentre invece vennero tutti stipati su un treno con destinazione ignota, s’illusero fosse l’Italia, ma ben presto capirono si trattasse della Germania. In viaggio per settimane, meta i campi di concentramento.
Nell’estate del ’44 nello Stalag XB a Sandbostel, in Germania. La dura vita nelle baracche, la fame. Nel gennaio ’45 a Norimberga, Stalag XIIID: freddo, cibo sempre più scarso e le bombe che piovevano dal cielo mentre gli italiani erano costretti a scavare fra le macerie. La guerra sta per finire, Gioacchino pensa al ritorno a casa, ritorno che non farà mai. Morirà di freddo e di stenti il 14 marzo ’45. All’indomani dell’8 settembre insieme a lui furono arrestati circa 1.007.000 militari italiani, 769.000 furono deportati nei campi di cui 45.600 morirono, come racconta Ficarra in alcune note. «Il rifiuto ostinato di Gioacchino, insieme a tanti altri internati, ha costituito un’importante forma di Resistenza italiana sottraendo alle forze nazifasciste centinaia di migliaia di uomini» continua l’autore. I luoghi raccontati dal fumetto, uscito alcuni mesi fa, sono stati visitati dall’autore in un viaggio molto speciale iniziato non a caso lo scorso 25 aprile.
Le pagine hanno cominciato a rivivere, la spinta è stata quella di andare a vedere dove era morto Gioacchino, un’occasione per riallacciare un legame, un contatto ideale abbandonato nel ’45. Dopo il libro il fumettista ha sentito la necessità di ripercorrere quei luoghi per approfondire la ricerca con altri linguaggi «per un attimo ho calpestato lo stesso terreno di Gioacchino, un’emozione molto forte» dice. Fra le tappe più importanti lo Stalag XB che ha visto transitare molti militari italiani. Marco Ficarra ha intrapreso il viaggio con altri, tutti personalmente coinvolti da questa vicenda. Silvana e Bruno Vialli, figli depositari di più di 400 foto scattate clandestinamente dal padre Vittorio durante la prigionia, Mario Cusimano, fotografo e parente di Virga, Gisella Gaspari, regista che presto ne realizzerà un documentario. Per saperne di più sul viaggio e i progetti in corso l’indirizzo web è www.8settembre1943.info.
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