Ulster, un prete dietro la strage del ‘72 nuova bufera sulla Chiesa d’Irlanda

Il religioso, militante dell’Ira, fu trasferito d’intesa con le autorità . Il sacerdote non fu mai indagato. Ora una nuova inchiesta svela le connivenze. La leadership nordirlandese temeva una serie di vendette contro il clero cattolico

Il religioso, militante dell’Ira, fu trasferito d’intesa con le autorità . Il sacerdote non fu mai indagato. Ora una nuova inchiesta svela le connivenze. La leadership nordirlandese temeva una serie di vendette contro il clero cattolico

LONDRA – A 38 anni di distanza, un´inchiesta della polizia dell´Irlanda del Nord svela l´implicazione di un sacerdote cattolico in una strage compiuta dall´Irish Republican Army. E crea nuovo imbarazzo nella Chiesa d´Irlanda, già nella bufera per la vicenda dei preti pedofili, accusata ora insieme al governo britannico di aver fornito copertura al prete.
Erano gli anni in cui i conflitti tra i cattolici e i protestanti in Irlanda del Nord fecero più morti. Il 1972 era cominciato con il Bloody Sunday e continuò con atrocità quotidiane che fecero quasi 500 vittime in un solo anno. Tra queste, nove persone di Claudy, vicino a Londonderry, dove l´Ira fece esplodere tre autobomba nella via principale del paese. I responsabili non furono mai assicurati alla giustizia, come spesso è accaduto per i crimini di quel periodo, quando di fronte alle violenze quotidiane la polizia era sopraffatta dagli eventi. L´Ira da principio smentì di essere all´origine della carneficina, poi ammise che la consueta telefonata che dava una possibilità di evacuare la zona non era riuscita a evitare la strage. Alcuni testimoni indicarono tra gli organizzatori dell´attentato padre James Chesney, parroco della vicina Cullion, religioso dalle notorie simpatie per l´Ira morto nel 1980, e anche le prime indagini della polizia ne attestarono il coinvolgimento. Ma Chesney non venne mai arrestato né interrogato, perché subito dopo l´attentato fu trasferito a Donegal, oltre frontiera, in Irlanda.
Ieri il rapporto della polizia dell´Irlanda del Nord, chiesto dalle associazioni dei parenti delle vittime per far luce sui fatti, ha stabilito che sul prete c´erano fondati sospetti, ma che l´allora ministro degli Interni di Londra, William Whitelaw, si incontrò con il capo della chiesa di Irlanda, cardinale Conway, per organizzare il trasferimento di Chesney. Secondo alcuni commentatori, fu un modo per evitare un ulteriore inasprimento delle violenze, nel timore di una ritorsione su tutti i sacerdoti cattolici da parte delle milizie paramilitari unioniste. In molti, però, hanno sottolineato che la Chiesa cattolica sapeva che Chesney era fortemente coinvolto nelle attività dell´Ira, della quale era non un simpatizzante, ma un leader, e che la scelta di trasferirlo a Donegal era opinabile perché dall´Eire avrebbe potuto mantenere i contatti con l´esercito repubblicano. Dai protagonisti della storia non verranno però spiegazioni: sia Whitelaw, sia Conway sono morti.
Ieri sono state numerose le voci che hanno assimilato il comportamento della Chiesa cattolica con il prete terrorista a quello adottato con i preti pedofili: mettere a tacere, senza punire. L´attuale capo dei cattolici d´Irlanda, il cardinale Sean Brady, ha risposto dai microfoni della Bbc che la Chiesa ha sempre condannato le violenze dell´Ira e ha parlato di «accuse senza prove» nei confronti di Chesney, sottolineando per altro che, se ci fosse stata un´inchiesta, il sacerdote sarebbe stato perseguibile. Il segretario di Stato nordirlandese Owen Patterson ha chiesto scusa ai familiari delle vittime, ma ha invitato a tenere conto del contesto in cui avvennero i fatti. Non è un buon momento neanche per lui, accusato di aver avviato contatti con i rappresentanti della Nuova Ira, ritenuta dai servizi segreti britannici in procinto di scatenare una nuova ondata di violenza in Irlanda del Nord e in Inghilterra.

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