I timori: rischio di incidenti con i neofascisti italiani. Il prefetto: il diktat non lo abbiamo dato noi. Gli “hotspurs” sono tradizionalmente vicini alla comunità ebraica londinese
I timori: rischio di incidenti con i neofascisti italiani. Il prefetto: il diktat non lo abbiamo dato noi. Gli “hotspurs” sono tradizionalmente vicini alla comunità ebraica londinese
MILANO – L´annuncio è sul sito del Tottenham, quasi nascosto, come se ci fosse un civile pudore nel fornirlo, o un naturale imbarazzo. Lo si trova nella sezione che ospita i consigli di viaggio ai tifosi degli «Spurs» a Milano, mercoledì 20 ottobre, per Inter-Tottenham di Champions League. Tra una raccomandazione a visitare la «beautiful Duomo Cathedral», l´invito a frequentare i luoghi dello shopping milanese e l´avvertimento sui bagni all´interno dello stadio di San Siro che sono «pochi e distanti tra loro, come del resto i punti di ristoro», a un tratto si precisa: «Bandiere e stendardi con scritte appropriate saranno i benvenuti, ma le autorità di polizia ci hanno avvisato che non sarà consentito l´ingresso allo stadio di bandiere con la Stella di David, che potrebbero essere sequestrate. Per cortesia, rispettate questa richiesta». Lo faranno, ma senza capire bene il perché, dato che per i tifosi del Tottenham le bandiere con la Stella di David sono la norma, e da quasi centotrenta anni. Il Tottenham è da sempre la squadra del quartiere a nordest di Londra, l´East End, la zona della metropoli dove arrivarono i primi immigrati ebrei e dove tuttora risiede la maggior parte degli ebrei londinesi. Il club è fin dalla fondazione (1882) identificato con la minoranza ebraica di Londra, di origini ebraiche è il suo attuale presidente David Levy e i tifosi degli Spurs, in giro per l´Inghilterra, vengono chiamati «Yids», da Yiddish, la lingua di numerose comunità ebraiche nel mondo. Per questo, fin dal 1882, per i tifosi del Tottenham e per quelli del resto dell´Inghilterra la Stella è una cosa normalissima.
Non lo è in Italia, e non a Milano, se si viene a giocare una partita di calcio contro l´Inter. Perché l´avvertimento al Tottenham pare sia partito dalla Digos milanese, giorni fa, sulla scorta di un precedente che risale al 14 marzo 2006, quando si giocò Inter-Ajax di Champions League. Quella sera alcuni tifosi dell´Ajax (il club di Amsterdam a forte connotazione ebraica) si avvicinarono a un bar dalle parti della curva Nord che ospita gli ultrà dell´Inter e l´esposizione di alcuni simboli ebraici provocò la reazione degli interisti, anche se non si verificarono incidenti seri. È noto infatti che la curva nerazzurra ospiti da anni personaggi legati all´estrema destra, anche se raramente all´interno degli stadi hanno dato libero sfogo a intemperanze di natura politica: non si va oltre, ormai, qualche striscione vergato con caratteri simil-runici o all´inno di Mameli cantato con maschia fierezza, e quel canto sottintende di sicuro altre cose, che però non vengono alla luce. Così, per evitare che la Stella di David venisse scambiata da qualche idiota per chissà quale provocazione, qualcuno da Milano ha formulato l´avvertimento ai tifosi del Tottenham. Solo che la cosa alla fine ha fatto rumore: è la prima volta che un´avvertenza di questo tipo si verifica nella storia del calcio. Nel frattempo la Prefettura di Milano ha smentito di aver emesso avvisi, al pari della questura e del Ministero dell´Interno. Ma qualcuno al Tottenham certe cose le ha dette, ed è anche per questo che all´Uefa, il massimo organismo del calcio europeo, sono piuttosto seccati per la situazione, soprattutto in un periodo in cui l´Italia è sotto particolare osservazione. L´Inter si dichiara all´oscuro della vicenda, anzi teme che la storia possa avere effetti negativi sull´immagine del club. Il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, osserva: «È una decisione che crea solo confusione. Si finisce per paragonare la bandiera con la Stella di David a quelle dei simboli vietati per legge. Mi sembra strano che non si possa esporre un vessillo che richiama un paese democratico».
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