Pisa, una Rebeldia per evitare lo sgombero

Gli attivisti si preparano a resistere. Al centrosinistra

Domani rischia di chiudersi a Pisa una delle esperienze più originali della ormai non breve storia del movimento dei centri sociali in Italia. Alle 9 in via Battisti è previsto l’arrivo dell’ufficiale giudiziario che verrà  a notificare lo sgombero del Progetto Rebeldia, accompagnato probabilmente (secondo quanto riferiscono insistenti voci diffuse) da un grande schieramento di forze dell’ordine per riuscire a portare a termine l’operazione.

Gli attivisti si preparano a resistere. Al centrosinistra

Domani rischia di chiudersi a Pisa una delle esperienze più originali della ormai non breve storia del movimento dei centri sociali in Italia. Alle 9 in via Battisti è previsto l’arrivo dell’ufficiale giudiziario che verrà  a notificare lo sgombero del Progetto Rebeldia, accompagnato probabilmente (secondo quanto riferiscono insistenti voci diffuse) da un grande schieramento di forze dell’ordine per riuscire a portare a termine l’operazione. È sicuro infatti che a difendere Rebeldia ci saranno tantissime persone e non solo attivisti, perché sulle rive dell’Arno Rebeldia è molto amata, anche se come sempre non da tutti.
Il Progetto Rebeldia è un cartello di 31 gruppi e associazioni, sezioni locali di organizzazioni nazionali (tra gli altri Greenpeace, Emergency, Lipu e Un Ponte Per), gruppi sportivi, circoli culturali che ormai dal marzo del 2006 gestiscono questo spazio in modo assembleare, pur mantenendo ognuno la propria piena autonomia. La storia di Rebeldia inizia il 30 maggio del 2003 quando venne occupata la ex sede dell’Asnu (l’azienda pisana della Nettezza Urbana) da un gruppo di allora Disobbedienti appena reduci dalla gloriosa stagione del Trainstopping contro il coinvolgimento dell’Italia nella Seconda Guerra del Golfo. L’occupazione dell’ex Asnu è durata poco, neanche due mesi, ma Rebeldia è continuata a vivere tra occupazioni temporanee e concessioni di spazi altrettanto temporanei fino ad arrivare nel marzo del 2006 nei locali di via Battisti concessi dal Comune di centrosinistra con la clausola che si sarebbe trattata di una sistemazione temporanea, accompagnata però dalla promessa di trovarne al più presto una definitiva.
Nel gennaio 2007 (neanche un anno dopo essere entrati nei nuovi locali), però, i gruppi del Progetto Rebeldia ricevono dalla proprietà l’ingiunzione di lasciare al più presto gli spazi. Intorno alla stazione ferroviaria, infatti, il Comune ha intenzione di dar vita al Progetto Sesta Porta, un megaintervento di “riqualificazione” urbanistica dell’area (per cui è previsto un investimento di 30 milioni di euro) i cui cardini saranno la costruzione di un parco urbano intorno alle antiche mura medievali e lo spostamento di una stazione degli autobus negli spazi attualmente occupati da Rebeldia. Gli attivisti non ci stanno e tra manifestazioni (nel giugno 2008 e nel giugno 2009, ciascuna con la partecipazione di circa tremila persone, parecchie in una città di neanche centomila abitanti). Le numerosissime simpatie raccolte da Rebeldia non hanno però fermato i piani del sindaco Marco Filippeschi (che guida una giunta Pd-Idv-Psi, ma che è stato uno dei primi sindaci d’Italia a firmare un “patto per la sicurezza” con Maroni) che ha ignorato tutte le proposte di Rebeldia per un’altra sede ed ha lasciato come unica alternativa ai locali di via Battisti il trasferimento in una palazzina di uffici di proprietà delle Fs (che riceverebbero un lautissimo affitto di 60mila euro l’anno) accanto ai binari della Stazione Centrale, dove ci sono solo piccole stanze in cui sarebbe chiaramente impossibile costruire una parete di arrampicata o avere uno spazio per concerti e feste, ma sarebbe anche difficile trovare abbastanza posto per organizzare una cena conviviale, un dibattito, la presentazione di un libro o la proiezione di un film. Nel frattempo il Progetto Sesta Porta è cambiato parecchio, ad esempio il parco urbano intorno alle mura è sparito dal progetto definitivo, senza però che si sia riusciti a trovare spazio per Rebeldia.
Così alla fine del luglio 2010 vi è stato un processo di sfratto che si è chiuso con l’ingiunzione che decreta di lasciare entro il 30 ottobre i locali di via Battisti. Il Progetto Rebeldia ha allora proposto di trasferire le sue attività proprio nei locali dell’ex Asnu (là dove tutto era iniziato con l’occupazione del 2003), che continua in gran parte ad essere inutilizzato. Nell’estate dell’anno scorso, in pieno periodo elettorale per l’elezione a rettore dell’Università, tutti e tre i candidati-rettore ansiosi di accattivarsi i voti degli studenti e soprattutto dei tanti professori universitari schierati con Rebeldia s’erano dichiarati favorevoli all’idea ma, una volta eletto Massimo Augello, sono bastate poche settimane al neo-rettore per rimangiarsi i buoni propositi. Dal 30 ottobre gli attivisti sono stati costretti a presidiare dal primo mattino i cancelli, visti anche i tentativi della Sviluppo Pisa (la società creata ad hoc per la Sesta Porta dal Comune di Pisa) di entrare con le ruspe a fare piazza pulita senza aspettare l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario.
Costui è arrivato a Rebeldia solo il 28 dicembre, accolto al grido di battaglia «noi lo sgombero ce lo mangiamo a colazione» da uno squisito cheese-cake opera dei cuochi ribelli di CiboLibero KC con sopra scritta la parola «sfratto» e da centinaia di persone accorse per manifestare la propria solidarietà. L’Ufficiale Giudiziario ha visitato i locali, ha visto le tonnellate di materiale e di attrezzature, non è riuscito a nascondere la propria ammirazione per la quantità e la qualità delle attività che si svolgono a Rebeldia, ma ha ancora deciso di concedere tempo solo fino al 15 gennaio (poco più di 15 giorni che, come ha detto un avvocato, «in una normale procedura di sfratto sono quello che si concede a chi ha già impacchettato tutto ed aspetta solo il camion per portar via le cose»).
Sui giornali locali intanto infuria una campagna di diffamazione bipartisan contro Rebeldia che spesso sfiora i confini dell’oltraggio al senso del ridicolo. Ad esempio, sia Il Tirreno che La Nazione danno larghissimo spazio a una pagina Facebook contro Rebeldia creata da alcuni giovani del Pdl che, nonostante la pubblicità, non è ancora riuscita ad avere neanche 200 aderenti, mentre non accennano neanche al fatto che su Facebook la pagina dei sostenitori di Rebeldia ha più di seimila amici.
Gli attivisti di Rebeldia, comunque, non hanno comunque nessuna intenzione di lasciarsi scoraggiare, anche perché ogni giorno che passa continuano a fioccare le prese di posizione a suo favore. Domani davanti di cancelli di via Battisti sapremo in che forma continuerà una delle esperienze più innovative e pluraliste dei centri sociali italiani.

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