Vallanzasca, gangster con un’etica del male

Esce il film di Placido che non piace alla Lega

Esce il film di Placido che non piace alla Lega

Vallanzasca – gli angeli del male, il nuovo film di Michele Placido sui lati oscuri del nostro passato nazionale (prodotto dalla Rai, concentratissima, recentemente, sui lati dark della storia patria), è stato accompagnato da polemiche fin dal suo approdo, fuori concorso, alla Mostra di Venezia.
In quella occasione, la maggior parte dei «media unificati» reiterarono proclami contro l’arrivo, in carne ed ossa del più «charmant» dei fuorilegge, allora in semilibertà. Si fabbricò una reazione scandalizzata forse per dimostrare che possono sentenziare sulla libertà di movimento di chi ha scontato la propria pena non più i giudici ma le associazioni delle «famiglie delle vittime», di cui si è nel frattempo amorevolmente coltivato un poco democratico sentimento, la vendetta, a giudicare dalla lettera indignata che sottoscrissero.
Lo «scandalo preventivo» di allora è proseguito nelle settimane che hanno preceduta l’uscita nazionale nelle sale italiane, soprattutto per iniziativa della Lega nord che chiede oggi il boicottaggio di un film che ha il grave torto di dare il ruolo di protagonista a un rapinatore (pure del nord); di farne un eroe attraente e forse di proporre un’alternativa iconica a altri modelli di «criminale glamour» vogliosi di esclusiva.
Il regista Placido, visibilmente commosso dal fatto di suscitare le stesse reazione censorie che colpirono nell’America dei primi anni trenta Howard Hawks e Scarface, ha ironizzato proprio sul fatto che per il Carroccio i banditi cinematografici possono solo essere «immigrati, islamici e terroni» da dipingere come i «nemici del popolo» in un film realista-socialista vidimato da Zdanov. Risposta di Davide Cavallotto, deputato leghista: «Se se la prende tanto, Placido, abbiamo toccato nel segno. Evidentemente, sa di non aver dato una rappresentazione realistica dei fatti». Lasciando alle procure (soprattutto di Milano) e non ai cineasti il compito di «dare rappresentazioni realistiche dei fatti», Placido risponde con un film serio e senza pregiudizi alle accuse di simpatizzare per «Renatino», il gangster «nato per rubare» che piaceva alle donne e non dispiaceva neppure a Radio popolare che lo intervistò durante la latitanza, in quegli anni 70 di scontri nelle piazze (di cui il film non parla). Placido come ex poliziotto passato a sinistra sa maneggiare bene la materia (meglio del ’68) e mette in scena un film che non sfigurerà all’estero e neppure in prima visione tv.
«Non assolvo Vallanzasca, ma aveva una sua etica del male», ha detto il regista (nella conferenza stampa del Lido) che racconta il romanzo criminale sul filo del cinema classico, quello concentrato sul bandito romantico, attorniato anche in questo caso da «mezzi uomini», colpevoli di molti dei delitti attribuiti dai tribunali a Vallanzasca. Il film è tutto nella recitazione superlativa degli attori, a cominciare da Kim Rossi Stuart (co-sceneggiatore con Placido), un Vallanzasca beffardo, fragile e spinto dal «suo lato oscuro», interpretazione magnifica su dialoghi mai sopra le righe. Lo stesso vale per Filippo Timi, gregario strafatto, amico d’infanzia del bel René, capace di sparare in un piede al compagno mentre gioca con il mitra, e poi assassino a ripetizione di agenti, passanti, funzionari di banca.
Bravissimo anche Francesco Sciacca, sensuale Turatello, prima rivale poi amico di Vallanzasca che esce a testa alta dal film e dalla prigione. Non ama le armi, e ha non solo un’etica del male ma anche una del bene, un po’ come un personaggio di «Bonnie & Clyde» (altro antidoto all’incantesimo ipocrita che acceca il pubblico dallo scoprire «come stanno veramente le cose»). Vallanzasca faceva rapine a ripetizione come se fosse spinto da una vocazione, e se sarà costretto a trucidare l’amico delatore lo farà dopo avergli fornito preventivamente un coltello.
Insomma, Vallanzasca/Kim Rossi Stuart è una simpatica canaglia e il film lo insegue nella più tradizionale delle pellicole d’azione, crash di auto, assalti a furgoni, claustrofobia del carcere, amori interrotti (con l’intensa Valeria Solarino), fuga… le evasioni non si contano e neppure le esternazioni spettacolari, arroganti. Insomma, niente di scandaloso per il nostro Al Capone, se non che Placido azzarda in un’Italia molto suscettibile sui malfattori che: «la nostra è una rilettura onesta. Non dimentichiamo che, in questo paese delle stragi mafiose e del terrorismo, in parlamento c’è chi ha fatto peggio di lui…». Apriti cielo. Qualcuno si scandalizzerà per il trattamento riservato a Vallanzasca dai questurini? Vediamo il prigioniero massacrato di botte dai poliziotti, e se lo dice Placido, ex poliziotto, è ricordo «in prima persona singolare maschile». Già, perché l’Italia invece di chiedere imbarazzanti estradizioni, non firma la convenzione internazionale contro le torture di Stato?

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