Molti qui accusano “The Beast”, un militante protestante che spadroneggia a Est. La crisi economica dell’Ulster riaccende la rivalità tra le due comunità
Molti qui accusano “The Beast”, un militante protestante che spadroneggia a Est. La crisi economica dell’Ulster riaccende la rivalità tra le due comunità
BELFAST – Mattoni e residui di bombe incendiarie dinanzi all´uscio di casa, macchie di bombe di vernice sui muri e una lastra di compensato al posto della finestra del salone. Thomas McNulty scuote la testa mentre mostra i segni di due notti di guerriglia. «Ne ho subiti di attacchi, ma stavolta mi è sembrato di essere tornato indietro di dieci anni». Pensionato, 76 anni, vive da venti a Short Strand, l´enclave nazionalista di tremila cattolici circondata da 100mila protestanti a Belfast Est. La sua abitazione si affaccia su Strand Walk, una stretta stradina divisa dalla parallela Newtownards Road da una delle cosiddette «linee della pace». Furono innalzate nella città nei primi Anni Settanta, nel pieno dei Troubles, la fase più acuta di scontri tra i cattolici repubblicani che combattevano per la creazione di un´unica nazione irlandese e i gruppi paramilitari unionisti o «lealisti» sostenitori della Gran Bretagna.
Quella di Strand Walk altro non è che un muro di lamiera blu alto due metri e mezzo. Ma lunedì notte, quando centinaia di uomini incappucciati hanno lanciato molotov e petardi dall´altro lato della strada, né questa barriera, né le grate di metallo alle finestre o le tegole ignifughe sui tetti sono bastate a proteggere le dimore di McNulty e dei vicini. Le violenze sono riesplose la notte successiva, quando gruppi di lealisti e repubblicani si sono scontrati qualche centinaio di metri più a Sud e un fotografo è rimasto ferito a una gamba da un colpo d´arma da fuoco. Mercoledì notte e ieri la polizia e gli stessi residenti sono riusciti a contenere gli scontri. «I delegati delle due comunità stanno negoziando una tregua tra le due fazioni perché questi episodi non siano il preludio di una calda estate», spiega il giovanissimo sindaco di Belfast, Niall O´ Donnghaile, cresciuto proprio a Short Strand.
L´atmosfera nel quartiere però resta tesa e dieci anni dopo la tregua dichiarata nel Nord Irlanda c´è chi, invece che abbattere i muri, vorrebbe innalzarne di nuovi e più alti. «Lo so che è paradossale, ma non mi sento sicuro. Non posso neppure lasciare i miei nipoti a giocare in cortile. Capita che giovani mezzi ubriachi lancino palle da golf o bombe di vernice contro le nostre case. Ma le scorse notti abbiamo vissuto un incubo», racconta desolato un addetto alla sicurezza residente al numero 9 di Vulcan Gardens. «Stavolta si è trattato di un attacco ben orchestrato dall´Uvf», aggiunge riferendosi ai paramilitari unionisti della Forza dei volontari dell´Ulster.
A dargli ragione sono fonti interne allo stesso movimento lealista: «È tutta opera della Beast in the East, la Bestia dell´Est». Così chiamano un militante quarantenne dell´Uvf che negli ultimi mesi «ha creato un suo impero personale a Belfast Est» approfittando della crisi economica e del vuoto di potere creatosi nel movimento dopo la morte del leader del Partito unionista progressista David Ervine e il ritiro dalla politica del suo successore Dawn Purvis. «Queste aree stanno soffrendo gravi privazioni. I giovani escono dalle scuole senza trovare un´occupazione e c´è un profondo senso di rabbia. È un terreno fertile per i guerrafondai», sostiene l´analista Nick Garbutt. A Newtownards Road definiscono la “Bestia” un «cane sciolto che crede di essere intoccabile». Sembra sia stato lui ad avere commissionato i due nuovi murales di paramilitari incappucciati e armati di mitra che un mese fa sono stati dipinti all´angolo con Dee Street. «Negli ultimi anni le due comunità si sono impegnate per ricoprire immagini simili con tributi al Titanic o a George Best. Questi nuovi murales sono un ritorno al passato», commenta amaro un passante. «Non promettono né pace né riconciliazione».
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