Il 30 giugno chiude la storica libreria nel cuore di Trastevere. Strangolata dal mercato e da un affitto arrivato a 14 mila euro al mese. Ha ospitato Yehoshua, McEwan, Carmelo Bene, Moni Ovadia, Mario Martone. Lunedì 27 mobilitazione di digiornalisti e scrittori per difendere un pezzo dellà«altra Roma» che sparisce
Il 30 giugno chiude la storica libreria nel cuore di Trastevere. Strangolata dal mercato e da un affitto arrivato a 14 mila euro al mese. Ha ospitato Yehoshua, McEwan, Carmelo Bene, Moni Ovadia, Mario Martone. Lunedì 27 mobilitazione di digiornalisti e scrittori per difendere un pezzo dellà«altra Roma» che sparisce
A mettere la parola fine a una bella storia iniziata sedici anni fa, sono le grosse scatole di libri impilati nello spazio dell’ingresso. Su ogni scatolone è incollato un cartello con la scritta “resa”, nel senso di restituzione. Ma, in questo caso, anche dell’amara necessità di arrendersi. Sugli scaffali e sui banconi, altri cartelli offrono sconti sostanziosi. Mobili e arredi sono già stati venduti, stesso destino per il pianoforte a coda. Il trenta giugno, Bibli, libreria e molto altro, dal 1995 in via dei Fienaroli 24, a Trastevere, chiuderà i battenti. Le titolari, Agnese Andreoli e Gabriella Maggiulli, hanno perso la causa con la proprietaria dei muri, che aveva chiesto un aumento dell’affitto a quattordicimila euro mensili. Cifra insostenibile per una piccola impresa con dodici dipendenti, che, tra una decina di giorni, si ritroveranno a casa e senza lavoro.
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Di una nuova collocazione, un grande locale di proprietà del Comune, in via San Francesco da Sales, sempre a Trastevere, accanto alla Casa delle Donne, si era cominciato parlare con la giunta Veltroni nel 2007, quando il contenzioso era iniziato. Bibli avrebbe pagato al Campidoglio un affitto secondo le quotazioni di mercato, accollandosi tutte le spese di una ristrutturazione radicale, necessaria vista la fatiscenza degli ambienti. La giunta Alemanno ha ribadito la sua disponibilità, ma tutto continua a rimanere in sospeso. Verrebbe da chiedersi, con la freddezza della logica, perché la pubblica amministrazione dovrebbe favorire un’impresa privata quale, di fatto, Bibli è. La risposta non può arrivare dalla logica, ma da ciò che la libreria di Agnese, Gabriella e del loro staff, ha rappresentato in questi anni non solo per Roma e i romani, ma anche e in misura importante per tanti turisti italiani e stranieri arrivati qui leggendone la segnalazione sulle guide di viaggio. Chiunque abbia oltrepassato la soglia di via dei Fienaroli, sa bene che oltre quella soglia, in mezzo ai libri, ai tavolini del piccolo patio e del bar con ristorazione, tra le file di sedie schierate per le presentazioni letterarie e i concerti di musica, nelle chiacchiere con i commessi e con le due titolari, si spalancava un piccolo mondo fatto di habitués e di nuovi arrivati, cui Bibli offriva ospitalità, accoglienza e, soprattutto, cultura declinata con impegno o leggerezza, a seconda delle circostanze. Sempre e comunque, sana cultura.
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La malinconia, meglio sarebbe chiamarla tristezza, che accompagna questi ultimi giorni, si specchia nella rabbia e nell’incredulità dei clienti, meglio sarebbe chiamarli amici. Rabbia e incredulità espresse sulla bacheca di Facebook e con le firme in calce a un appello sulla mail info@bibli.it. Rabbia e incredulità colte nelle risposte della gente quando chiedi «sa che Bibli chiude?». Una signora alza gli occhi dalle pagine di un libro, e sintetizza: «Un disastro». A un tavolo del patio, pipa in bocca, computer e libri aperti, Fabrizio Sabelli, antropologo, sbuffa in alto una nuvola di fumo e tarda un attimo a rispondere, quasi non trovasse le parole: «Sono anni che vengo qui a scrivere e a pensare. Avere un punto di riferimento è fondamentale. Per me quel punto di riferimento era Bibli». A una delle ragazze del bar ordina un tè verde, prima di rituffarsi nelle pagine e dentro lo schermo del computer. Anche per Margherita, seduta a un altro tavolino con un’amica, la «libreria e molto altro» era una piacevole abitudine, il luogo scelto per la sua festa di laurea. «Non ho mai concepito Bibli come un indirizzo dove comprare semplicemente libri. Questo era, e spero continui ad essere, un centro di incontro, una collettività di persone unite da interessi, curiosità, idee, voglia di arricchire le proprie conoscenze». Le fanno eco due studentesse universitarie: «Sai quant’era bello venire qui a studiare e a scoprire i libri!».
Occhiali in testa, una copia del manifesto sottobraccio, un distinto signore sfiora i toni dell’invettiva contro una società che sta facendo a pezzi la cultura, se ne disinteressa, la penalizza sotto ogni profilo, quello economico compreso. Dalla sala grande arrivano le note, forse le ultime, almeno per adesso, del pianoforte a coda. Marcello Appignani, musicista di colonne sonore ad uso di cinema e televisione, sta concludendo il suo concerto, cui il pubblico riserva un sincero applauso finale. Segue l’acquisto dei cd, che con disinvolta eleganza Marcello estrae da una valigetta. Facce e accenti stranieri circolano numerosi. Di certo, i turisti non comprendono il significato degli scatoloni impilati e il perché degli sconti. Vanno di sala in sala, se ne escono in esclamazioni entusiaste quando scoprono il bar e il dehors, tregua e riparo al caldo di una Roma ormai estiva. Gabriella Maggiulli ci viene incontro, troviamo un posto dove sedere. «Bibli è come un abbraccio». Gabriella inizia così un discorso che sovrappone la fragilità delle emozioni alla certezza ferma di aver scelto e svolto fino in fondo assai più di un lavoro. «In sedici anni di attività, Agnese ed io non ci siamo mai messe in tasca nulla. Eravamo felici di aver creato, giorno dopo giorno, una comunità sempre più allargata, di svolgere un ruolo culturale e sociale. Di dare, e non ha poca importanza, un’occupazione, regolare sotto ogni aspetto, a dodici persone. Da queste e da altre ragioni è maturata la scelta di rivolgerci al Comune per chiedere di trovare un nuovo posto a Bibli. Pensiamo di meritarcelo».
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Se lo merita con certezza, Bibli. Realtà che ha sempre avuto un occhio di riguardo e molta attenzione nei confronti dei piccoli editori, mettendo a loro disposizione uno spazio in cui potessero dare risalto a titoli e novità. Ha dato voce a giovani scrittori, poeti, musicisti, artisti. Ha ospitato incontri con nomi eccellenti quali Abraham Yehoshua, Ian McEwan, Carmelo Bene, Moni Ovadia, Ettore Scola, Mario Martone. Ha dedicato una sezione della libreria alla letteratura per i bambini, e organizzato incontri domenicali (ingresso e merenda gratuiti) di lettura, gioco e animazione rivolti ai più piccoli. Dalla piccola cucina, sono usciti quotidianamente sapori e profumi, ancor più gradevoli la domenica mattina, dedicata a un brunch lontanissimo da tentazioni e ostentazioni modaiole. Che ne sarà di Bibli, Gabriella? «Ci sono momenti in cui penso che il nostro cammino non possa continuare. Ma poi mi sforzo di pensare che no, non è così. E rimango aggrappata, con Agnese e tutti gli altri, a un filo di speranza». La forza di quel filo può crescere, se lunedì 27 giugno, dalle 19 alle 22, davanti a Santa Maria in Trastevere, saranno in molti a ritrovarsi, per difendere un altro pezzo della Roma bella che rischia di sparire nel nulla profondo dell’indifferenza.
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