«Il Corano come il Mein Kampf» Assolto il razzista Geert Wilders

Assolto con formula piena dall’accusa di incitamento all’odio razziale e alla discriminazione religiosa: Geert Wilders, la star ascendente dell’estrema destra olandese, è stato prosciolto ieri da un tribunale di Amsterdam. Scoppi di gioia fra i suoi fan in attesa. La giustizia olandese l’aveva incriminato nel gennaio 2009 sostenendo che «attaccando i simboli della religione islamica, insultava anche i fedeli dell’Islam».

Assolto con formula piena dall’accusa di incitamento all’odio razziale e alla discriminazione religiosa: Geert Wilders, la star ascendente dell’estrema destra olandese, è stato prosciolto ieri da un tribunale di Amsterdam. Scoppi di gioia fra i suoi fan in attesa. La giustizia olandese l’aveva incriminato nel gennaio 2009 sostenendo che «attaccando i simboli della religione islamica, insultava anche i fedeli dell’Islam».

Ma ieri il giudice Marcel van Oosten ha detto che no: «la corte ritiene che quelle dichiarazioni siano accettabili nel contesto di un pubblico dibattito» e che per quanto possano suonare come «forti e denigratorie» non sono «illegali» e restano all’interno «della libertà d’espressione».La libertà d’espressione praticata e rivendicata (anche ieri) da Wilders è benzina sul fuoco di un paese un tempo famoso per la sua tolleranza e il suo mix etnico ma che è andato spofondando nel terrore dello «scontro di civiltà» (Pim Fortuyn ucciso nel 2002, Theo van Gogh nel 2004).
Wilders ha 48 anni, una fluente capigliatura biondo-platino che gli è valsa il soprannome di «Mozart», viene da una famiglia cattolica del Limburgo ma senza essere religioso, ha cominciato la sua carriera politica facendosi eleggere nel ’97 al consiglio comunale di Utrecht per il Partito liberale olandese (VVD) e al parlamento l’anno successivo; dal 2002 è fondatore e leader carismatico del suo Partito della libertà, con cui conquistò 9 seggi nelle elezioni del 2006 per balzare a 24 nel 2010, terzo partito nazionale essenziale per il governo democristian-liberale guidato dal premier Mark Rutte, governo di cui non fa parte ma che appoggia dall’esterno; nel 2007 la stampa parlamentare olandese lo proclamò «politico dell’anno» e per certo è il più amato o più odiato però il più popolare.
La «libertà d’espressione» che gli è valsa l’assoluzione include: la descrizione dell’Islam come «fascista»; la comparazione del Corano al Mein Kampf di Hitler e quindi la richiesta della sua messa al bando; la campagna contro l’entrata della Turchia nella Ue (per questo lasciò il VVD); il discorso pronunciato l’11 settembre 2010 al Ground Zero di New York contro la costruzione di un centro culturale islamico in quanto le tradizioni di tolleranza di New York contrastavano con «le forze della Jihad»; le campagne in parlamento (poi divenute legge) contro il burqa e per limitare l’immigrazione; la campagne pubbliche contro «lo tsunami dell’immigrazione islamica», contro «la minaccia dell’Islam», contro «l’islamizzazione delle nostre società» che è «un enorme problema e una minaccia alla nostra libertà»; infine un corto di 17 minuti che destò scandalo e proteste: Fitna (conflitto) in cui giustappone il Corano con l’11 settembre e altre nefandezze islamiche.
Un populista, un demagogo di estrema destra, si direbbe. Su altri capitolo che non siano l’Islam Wilders rivendica la «tradizione libertaria olandese», afferma di «non essere razzista», di volere solo il dibattito e non la violenza: «i miei alleati non sono i Le Pen e gli Haider, noi non ci uniremo mai con i fascisti e i Mussolini d’Italia, ho paura di essere accostato con i gruppi di destra». In effetti non è mai stato accusato di anti-semitismo ed è un grande ammiratore di Israele; sostiene i diritti dei gay. «Credo che siamo stati troppo tolleranti con gli intolleranti e che dovremmo imparare a diventare intolleranti con gli intolleranti».

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