“GLI INNAMORATI SONO TUTTI UGUALI: QUESTA È VERA DEMOCRAZIA”

PASSIONI FEMMINILI PARLAMI D’AMORE/7. Patrizia Cavalli, poetessa, racconta i sentimenti. Dai rapporti con le donne ai piaceri della vita. Ricchi, poveri, colti o ignoranti: ci somigliamo sempre Mentre gli amori sono diversi e da alcuni non guariamo mai 

PASSIONI FEMMINILI PARLAMI D’AMORE/7. Patrizia Cavalli, poetessa, racconta i sentimenti. Dai rapporti con le donne ai piaceri della vita. Ricchi, poveri, colti o ignoranti: ci somigliamo sempre Mentre gli amori sono diversi e da alcuni non guariamo mai 
Patrizia Cavalli sceglie una sedia angusta a fianco di una abatjour, spalle al muro. Si direbbe che stia bene solo nella scomodità. Ma non è vero, perché subito si lamenta della sua casa che sembra un treno, 220 metri quadri dietro Campo de’ Fiori e chilometri da percorrere per raggiungere l’unico bagno. Ci sta dal 1972, studentessa di filosofia. Arrivava da Todi e già era una conquistatrice, era bella ed era spietata, erano in tre e due li mandò via presto. Campagna di occupazione. Sono trascorsi quarant’anni e lei dorme nella stanza di allora, il bagno è quattro carrozze più in là.
«Sono molto conservatrice – ammette , tendo a restare dove mi trovo, fosse pure una galera ». Dice di sentirsi un po’ ottusa e torpida come il cielo di oggi mentre mostra i suoi vini, le sue finestre con vista di cupole e di strade da cui sale l’afflizione del chiasso: «Ecco, l’amore è un po’ come questa casa, scomoda, difficile, per niente funzionale. Stanze quasi tutte uguali, con un tavolo, qualche sedia, una poltrona, un divano per sdraiarsi e ovunque l’inerzia padronale degli oggetti. Ma certe sere, un po’ ebbra, con tutte le mie belle luci accese guardo questa casa, la guardo e mi commuove». Biblica: alza gli
occhi e guarda.
Tutto qui?
«L’amore, che è la cosa più naturale al mondo, è anche la più cerebrale. E infatti lo riconosci solo quando entra nel tuo pensiero e ci resta. Un’inesausta immaginazione ragionante senza alcun esito pratico ai fini del piacere, e da cui però non ci si può sottrarre. Ricorda Dante? Amor che nella mente mi ragiona… E’ per questo che è necessario fare l’amore. Gli unici momenti in cui si smette di pensare a chi si ama è quando si è tra le sue braccia. Un gran riposo, anche fisico. Persi in quel vasto paesaggio che è il corpo amato, ci dimentichiamo delle nostre singolarità corporee, belle o brutte che siano».
Il contrario di ciò a cui assistiamo: il trionfo della pornografia, anche di quella casalinga e avanti con l’età, i genitali maschili e femminili depilati, il sesso ammiccante da ogni pubblicità, il buco della serratura e non solo offerto al lettore in ogni intervista di attori, cantanti, soubrette, calciatori e politici. Se non vivisezioniamo ogni centimetro quadrato del partner non riusciamo a goderne?
«Credo sia una forma di esibizionismo elementare, infantile. Il rozzo narcisismo di chi non vuole perdere tempo, sintomo
di precoce impotenza immaginativa. Un paesaggio minimo. Se almeno ci fosse il piacere! Ma non c’è, ne vedo anzi la distruzione sistematica. È soprattutto questo che me la rende odiosa».
Abbiamo perso il senso del pudore?
«Se il suo plurale include tutti, le ricordo che la pornografia è un’attività soprattutto maschile».
È misandria la sua?
«No, è antropologia. Gli uomini hanno un organo che si presta in se stesso a far spettacolo, le donne no. A loro non si addice la parzialità e il crudo libertinaggio compulsivo. Sono un insieme delicato e molto consapevole. Ma qui devo citare Moravia, non resisto: “L’uomo è cacciatore
e la donna ha molti orgasmi”. Affermazione sublime e definitiva. Chiusa la faccenda. Se non fosse che resto sempre a bocca aperta quando per strada vedo certi uomini brutti, con pance enormi, disfatti, che al passaggio di una donna bella si girano a guardarle il culo e poi con sufficienza buttano là: “Beh, questa quasi quasi me la farei”, come se dipendesse solo da loro. Basta avere il fucile e un po’ di mira, essere amabili o desiderabili è superfluo».
Voi, invece, siete ottocentesche: pudiche sulle cose del sesso e impudiche sulle cose del sentimento?
«Questa distinzione in amore non vale. Qui siamo tutti uguali. Ricchi, poveri, ignoranti o colti, gli innamorati si somigliano tutti. E’ stupefacente, no? E, in più, l’amore produce amicizia. Chi ha un amore infelice trova sempre qualcuno che l’ascolta. Si entra in una zona comune che genera uguaglianza. E’ la democrazia. Cambia solo il modo della rappresentazione. Non tutti hanno le stesse capacità linguistiche per descriverlo o raccontarlo. Chi non ci riesce è molto grato a chi lo fa per lui. Metà delle mie poesie sono un’indagine sugli attributi di questa divinità
democratica, di come si rivela e ci si offre e di come ci abbandona».
Venendo qui pensavo all’introduzione di Goffredo Parise ai
Sillabari:
«La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore». E’ vero?
«Sì, è così. O almeno sembra. Ma gli amori, a differenza degli innamorati, non
sono tutti uguali. Lo sa bene Stendhal. Ce ne sono alcuni per i quali siamo già predisposti, come per certe malattie. Sono i più dolorosi e guarirne è difficilissimo. Io, da parte mia, vorrei solo gli amori regalati: li ricevi senza merito e li perdi senza colpa».
Lei ha molto amato?
«Moltissimo, se la misura è il tempo, il dolore e l’energia che ho speso ricevendo in cambio pensieri vivi e svariati piaceri. Ma ora non sono innamorata, e quando l’amore non c’è, fosse pure finito l’altro ieri, è come stare in Alaska cercando di ricordare l’Africa. Fuori da quella temperatura c’è solo un ricordo astratto, una sapienza
postuma».
Ha mai amato un uomo?
«Amo molto i miei amici. Da adolescente ho avuto anche dei fidanzati, mi piaceva la vicinanza fisica con loro, le carezze, i baci, ma non mi suscitavano grandi emozioni, e insomma non me ne innamoravo. E poi ogni immagine di futura famiglia mi allarmava. Pensavo che una volta sposati, finissero i baci e cominciasse la noia. E ancora adesso lo penso. La convivenza distrugge ogni forma di attrazione erotica, resta l’affetto, ma il sesso diventa un atto improprio, quasi incestuoso. Nella certezza non c’è bisogno di fare l’amore ».
Come ha scoperto la sua inclinazione per le donne?
«Non è stata una scoperta, ma una decisione necessaria al mio orgoglio. Dettata anche, per quanto sembri paradossale, da una certa viltà e conformismo. Intorno a me vedevo cose poco incoraggianti: mai avrei voluto essere come quelle mie amiche sempre tremebonde coi loro fidanzati, né potevo accettare la superiorità riconosciuta ai maschi. E neanche volevo perder tempo in questo genere di lotte e rivalse. Con le donne non ero in competizione, le amavo appassionatamente,
con abbandono e fiducia, senza però veri trasporti carnali. Ma questi amori indefinibili non trovano molta accoglienza, sono visti con sospetto, per cui ho pensato che mi conveniva conformarmi alla regola. Se fossi riuscita a mettere insieme l’amore fisico con quello spirituale, era fatta e tanti saluti».
Come si ama da donna una donna?
«Uomo donna fiore frutto, non c’è differenza. Si combatte e poi ci si arrende. Ci si arrende e poi si combatte. Finché tra un combattimento e una resa non arriva la stanchezza e allora si va in vacanza».
Che cosa le dà sommamente piacere?
«Il silenzio, il mare vuoto, il cibo, il vino e fare l’amore con chi mi piace. Anche per tre minuti, ma non li puoi comprare come fai con il vino buono».
Ha mai desiderato un figlio?
«Non mi è mai venuto in mente. Non ho questo istinto naturale. Ho sempre fatto di tutto per contrastare la natura e visto che prima o poi vincerà lei, finché sono in vita non voglio ubbidire. E poi, forse sarò pazza, ma continuo a sentire che l’infanzia sono io, e un figlio sarebbe un rivale. Mi piacciono alcuni bambini, quelli nordici, seri e compunti, non quelli italiani, protagonisti assoluti, con le madri che li baciano in bocca per farli star buoni».
Qual è il suo rapporto con le parole?
«Ho per le parole un amore fanatico e superstizioso, fatto di ammirazione, rispetto e fiducia, diciamo insomma che le prendo molto sul serio».
E ne è corrisposta?
«Esse mi ricambiano accorrendo con prodigalità e straordinario tempismo, tanto da anticipare spesso i miei desideri. Io con loro non mento, non faccio prepotenze, sono l’innamorata ideale. Magari fosse così anche con gli altri miei amori!».
Mai un momento di svogliatezza?
«A volte capita che se ne stiano tutte lì da una parte, ridotte a sillabe opache. E questo mi fa sentire non il disamore ma la miseria, la mia. Perché quando ciò accade, non è per loro difetto, è in me che viene meno quella misteriosissima qualità vitale chiamata entusiasmo e più propriamente Eros, senza la quale non si può fare proprio niente, neanche bere un caffè».
Qual è il maggiore ostacolo all’amore?
«L’avarizia».
Si può vivere senza amore?
«Secondo le stime, si direbbe di sì. Comunque se l’amore non si mostra, avrà le sue buone ragioni. La verità è che non bisogna desiderare ciò che non c’è».

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