(la Repubblica, VENERDÌ, 04 APRILE 2008, Pagina I – Milano)
Dopo lo sgombero dei rom dalla Bovisasca, mentre si depositano le polveri della cronaca e la ruggine delle polemiche, con l´autorevole traino della Curia, arriva il tempo della riflessione.
E magari della ricerca di soluzioni diverse dal nascondere quella polvere – e quelle persone – sotto il tappeto. Anche perché forse non la politica, ma gli operatori economici sanno benissimo che la forte richiesta di manodopera per le nuove costruzioni che Expo 2015 richiede, di necessità andrà a pescare proprio in quella forza lavoro costituita dagli immigrati, rom compresi. Quei manovali costano poco, protestano ancor meno, ricattabili e ricattati come sono. Tre euro l´ora per lavorare su ponteggi, e magari precipitarvi. Nella città che cresce e tenta di rinnovarsi, queste persone rappresentano solo uno spicchio del corpo sociale, ma anche un piccolo granello può inceppare la macchina. Una “città di città” non può permettersi di chiudere gli occhi di fronte alla realtà, pena trovarsi di fronte, poco dopo, gli stessi problemi aggravati. Ed è quello che succede da tempo con la politica delle ruspe. Uno sgombero al giorno nell´ultimo anno, com´è stato rivendicato, ha prodotto solo un cinico e inutile gioco dell´oca, sofferenza per le famiglie rom smembrate e insofferenza per i cittadini usati, altrettanto cinicamente, come schermo e pretesto. Queste nuove figure di paria sociali non possono essere semplicemente depennate, debbono trovare un posto. Ha detto bene la Curia: qui sono chiamati in causa i diritti umani. Non solo le politiche sociali, o meglio la loro miopia e assenza. Non sono in gioco solo ragionevoli risposte di accoglienza e misure minime di umanità. È in causa un´idea di comunità e un progetto di città, che evidentemente ancora non esiste, appetiti immobiliari a parte.
SERGIO SEGIO
0 comments