La protesta per il senegalese pestato
La protesta per il senegalese pestato

Parla Liana Nesta, legale che difende Magnane Niane, ambulante preso a pugni dai finanzieri a Napoli: “Chiediamo con forza che venga istituito il permesso soggiorno umanitario per le vittime di reato"
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Senegalese picchiato in caserma, l’avvocato: “Denunceremo i responsabili”

La protesta per il senegalese pestato

La protesta per il senegalese pestato


Parla Liana Nesta, legale che difende Magnane Niane, ambulante preso a pugni dai finanzieri a Napoli: “Chiediamo con forza che venga istituito il permesso soggiorno umanitario per le vittime di reato”

La protesta per il senegalese pestato

La protesta per il senegalese pestato


Parla Liana Nesta, legale che difende Magnane Niane, ambulante preso a pugni dai finanzieri a Napoli: “Chiediamo con forza che venga istituito il permesso soggiorno umanitario per le vittime di reato”

Napoli – Il 6 giugno, il senegalese Magnane Niane è stato trattenuto nella caserma della Finanza di Gianturco a Napoli e picchiato da 15 finanzieri. A spiegare cosa bisogna fare per evitare gli abusi delle forze dell’ordine è l’avvocato Liana Nesta, da 25 anni in prima linea nella difesa dei migranti, presidente dell’Arci Thomas Sankara.

Nesta, lei è l’avvocato di riferimento della Comunità Senegalese a Napoli e in Campania e ora di Magnane Niane, può raccontarci come è arrivato in caserma?
Magnane è un uomo senegalese incensurato di 47 anni ed è in Italia da 9 anni, ha lavorato molti anni con un commerciante italiano che vende prodotti cinesi e ora vende orologi cinesi e fazzolettini ai semafori, ma non ha mai commerciato prodotti contraffatti. Quando è arrivata la guardia di finanza per effettuare una retata degli ambulanti, M. era sulla porta di un bar che si affaccia su piazza Mancini, nei presi di piazza Garibaldi dove ci sono le bancarelle degli ambulanti. Nonostante in piazza a vendere ci fossero magrebini e italiani e M. non fosse tra gli ambulanti, i finanzieri hanno fermato tutte le persone con la pelle nera che erano scappate nel bar, tra cui il mio assistito. In quella situazione M. ha ricevuto un primo schiaffo da un finanziere.

Cosa è accaduto in caserma?
Magnane ci ha raccontato di essere l’ultimo della fila di una ventina di senegalesi ammanettati;  giunto nello spazio antistante alla caserma il cellulare che aveva in tasca gli è squillato e lui ha provato a prenderlo e a rispondere, ma lo stesso finanziere che gli aveva dato lo schiaffo fuori al bar gli ha fatto cadere telefono con un colpo e l’ha buttato a terra. Circa 15 finanzieri hanno iniziato a riempirlo di pugni e calci. Tanto che lui ci ha raccontato che la sua testa era “come un pallone”. Il finanziere che ha dato il via alla violenza lo ha infine preso per il collo. A questo punto Magnane mosso dalla necessità di autodifendersi dal soffocamento ha reagito mordendo il braccio del finanziere. M. è stato trascinato in caserma e lasciato due ore dolorante e pieno di tagli ed ecchimosi a chiedere aiuto. Neanche gli hanno permesso di andare in bagno. Un altro senegalese fermato dai finanzieri è riuscito a chiamare dal suo cellulare chiedendo aiuto, ed ecco che Pierre Preira, collaboratore della Federconsumatori si è recato fuori della caserma. Ed allora e solo allora dalla caserma hanno chiamato l’ambulanza che ha portato M. all’ospedale Loreto Mare.

Eppure i finanzieri hanno dichiarato che M. si è procurato le ferite da solo.
Dire così è la prassi, ma la posizione e il tipo di ferite non possono essere il prodotto di autolesionismo. Così come non è un caso che ad essere fermati sono i senegalesi, privi di tutele legali, e non gli ambulanti italiani o i magrebini che spesso hanno un permesso di soggiorno come rifugiati. Quando io sono arrivata in ospedale i medici non avevano ancora fatto entrare l’interprete, Omar Ndjaye, portavoce della comunità senegalese, avevano realizzato radiografie al cranio e al torace e un’ecografia all’addome ma non avevano refertato le ferite esterne e M. non aveva ancora ricevuto un antidolorifico. Date le condizioni in cui si trovava, la prassi avrebbe voluto che M. restasse in osservazione 48 ore, ma dal Loreto Mare gli hanno fatto una siringa di antidolorifico e lo hanno dimesso per mancanza di posti letto con la prescrizione di 10 giorni di riposo assoluto e l’uso di antidolorifici. Nonostante ciò M. è stato ricondotto barcollante in caserma dove ha trascorso la notte seduto e ammanettato e senza medicine.

Come si è svolta l’udienza?
La mattina dopo in tribunale M., con l’aiuto di un’interprete, ha confermato di aver morso l’agente per legittima difesa ed ha riconosciuto il finanziere che gli ha messo il braccio alla gola. M. è stato rilasciato, e il processo rinviato al 14 gennaio 2015; i reati contestati sono ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale, inoltre M. ha ricevuto il nullaosta per l’espulsione, sebbene pare che sia in attesa del risultato della procedura per il permesso di soggiorno della sanatoria del 2012. D’altro canto domani mattina preparerò la denuncia per violenze, percosse e falso in atti di ufficio contro il finanziere riconosciuto da Niane e gli altri 4 identificati dal verbale come responsabili del pestaggio e gli altri che si sono resi colpevoli della violenza e che speriamo di poter identificare. Inoltre denunceremo anche la dirigenza della caserma che si è resa colpevole di omissione dell’opportuna vigilanza e controllo sui sottoposti, oltre che di falso in atti d’ufficio. Infatti, nonostante Niane mi avesse nominato suo avvocato di fiducia dalla caserma della finanza hanno dichiarato che non erano riusciti a raggiungermi telefonicamente ed hanno tentato di nominare un avvocato d’ufficio. Eppure io ero reperibile sia sul telefono del mio ufficio sia sul mio cellulare.  Ma non sono riusciti a boicottarmi: faccio questo lavoro da 25 anni e mi sono presa cura del mio assistito.

La comunità senegalese è insorta, come legge questo segno?
Molto positivamente. Al grido di “Siamo tutti autolesionisti!” la comunità dei senegalesi e molti napoletani hanno sfilato per le strade di Napoli sabato scorso. Prima della Bossi Fini ho avuto modo di identificare soggetti che si sono resi colpevoli di violenze ai danni di migranti e di farli condannare, ma nell’ultimo periodo anche se le persone sono state vittime di violenza- in alcuni casi  sono arrivati migranti gonfi di botte nel mio ufficio, picchiati da poliziotti o vigili- hanno scelto di  non denunciare temendo di essere espulse dall’Italia.

Cosa si può e si deve fare?
Con Arci Thomas Sankara, Legal Team, Garibaldi 101, Senegalesi Napoli e tante altre associazioni che mettono al centro dell’attenzione i migranti chiediamo con forza che venga istituito il permesso soggiorno umanitario per le vittime di reato comparandole alle vittime di tratta e di sfruttamento garantite dall’Art. 18. Solo tutelando le vittime, queste non avranno paura di denunciare i reati subiti e la legge fungerà da deterrente per episodi come quello avvenuto a Niane. Il 2 giugno è diventata esecutiva in Italia la direttiva 12-13 del 2009 del Consiglio d’Europa che stabilisce i diritti minimi dei migranti che devono essere reali e non virtuali. Primi tra tutti il rispetto della dignità umana e la tutela legale, dunque ad esempio la facoltà di avvalersi immediatamente di un’interprete e di un avvocato. Ma c’è ancora tantissimo da fare a livello italiano perché la normativa in tema di migrazione attiene ad ogni singolo paese. Pare che grazie alla campagna “Lasciateci entrare” stia per partire una commissione di inchiesta sui Cie, ma sono solo voci di corridoio, intanto incrociamo le dita. (AdG, Napoli Città Sociale)

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