News per Miccia corta

26 - 11 - 2008

Gramsci, la leggenda della conversione

 

(la Repubblica,mercoledí 26 novembre 2008)

 

 

 

Ma lo storico Giuseppe Vacca biografo del pensatore la giudica del tutto inattendibile

 

Monsignor De Magistris rilancia la testimonianza di una suora che assistette al trapasso

 

 

MARCO POLITI

 

 


Cittá  del Vaticano

Gramsci si convertí in extremis? La Radio vaticana sembra darlo per certo. Sul sito dell'emittente campeggia il titolo. «Mons. De Magistris rivela: Gramsci si convertí al cristianesimo prima di morire». Lo scoop, che agli studiosi non risulta per niente e anzi fu oggetto di smentite giá  una trentina di anni fa, si materializza nella piú innocente delle conferenze stampa.

Si parla di «santini» e alla presentazione del primo Catalogo internazionale, che ne raccoglie piú di duemila in 512 pagine, mons. Luigi De Magistris, veterano della Curia vaticana, confida en passant: «Il mio conterraneo Gramsci teneva nella sua stanza alla clinica Quisisana l'immaginetta di santa Teresina del Bambin Gesú». Poi in crescendo il prelato, sardo anche lui, rivela: «Le suore della clinica avevano l'usanza di portare a Natale la statuina del Bambino Gesú perché i malati la potessero baciare».

E che succede? Le suore, per discrezione, non entrano nella stanza del sovversivo comunista Gramsci, ma lui viene a sapere della singolare processione e chiede: «Perché non me l'avete portata?». Continua a raccontare De Magistris: «Gli portarono allora l'immagine di Gesú Bambino e Gramsci la bació». Ma non è finita. Il prelato chiude con un colpo di cannone: «Gramsci è morto con i sacramenti. E' tornato alla fede della sua infanzia».

A Repubblica De Magistris indica la sua pista, l'unica cosa nuova e inedita nella vicenda. Sarebbe stata una suora sarda della clinica Quisisana - Pinna di cognome - ad aver rivelato ogni cosa al fratello mons. Giovanni Maria Pinna, diventato segretario del Tribunale della Segnatura apostolica (una sorte di Corte di Cassazione vaticana). E mons. Pinna lo confidó a De Magistris.

Unico neo. Della suora si sono perse le tracce, probabilmente è deceduta, e mons. Pinna è morto anche lui. De Magistris ha sentito la storia una trentina di anni fa. Cosí ci dice personalmente. Poi, peró, si schermisce: «Non voglio sia fatto il mio nome. E' sufficiente raccontare la vicenda». Forse dice cosí perché cinque anni fa il vescovo De Magistris perse la porpora per un'altra «storia». Trapeló sulla stampa che lui e un altro monsignore spagnolo erano stati gli unici due consultori della Congregazione per le Cause dei santi a sollevare dubbi sull'accelerata causa di beatificazione del fondatore dell'Opus Dei. Una causa - com'è noto - palesemente raccomandata da Giovanni Paolo II, in cui furono anche messi da parte testimoni scomodi.

De Magistris, che è stato personalitá  di rilievo in Vaticano, non diventó porporato né con Wojtyla né con papa Ratzinger. Commenta secco il filosofo Giuseppe Vacca, ex parlamentare Pci e presidente dell'Istituto Gramsci: «I documenti editi e inediti sulle ultime ore e sulla morte di Antonio Gramsci sono tanti e da nessuno di questi emerge la tesi della sua conversione». Non sarebbe uno scandalo, soggiunge Vacca, ma «il fatto non trova alcun riscontro documentato».

Il direttore del Gramsci ricorda che una trentina di anni fa circoló giá  il racconto di un'anziana suora, ma senza alcun seguito. Nel 1977 ne parló su una rivista il padre gesuita Della Vedova, provocando smentite da parte di studiosi gramsciani sul Paese Sera e in altre sedi. Neanche la polizia segreta fascista, che sorveglió da vicino il leader del Pci fino alla sua morte nell'aprile del 1937, segnaló mai alcunché. D'altronde perché la rivelazione non avvenne nel dopoguerra, quando sarebbe stata un'arma eccellente nelle mani del Vaticano contro i comunisti? All'Osservatore Romano stanno meditando se riprendere la storia. Giudicano peró «attendibile» la personalitá  di De Magistris.

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