News per Miccia corta

22 - 01 - 2009

Walchiria, Marisa e le altre: la Resistenza delle donne

 

(Unita.it)

 

di Gabriella Gallozzi


Persino Al Jazeera l'ha raccontata. Un bel documentario sulla resistenza italiana dando voce alle donne, trasmesso per il mondo arabo qualche anno fa. E da noi? Ci si ricorda giusto per le feste comandate. E il punto ├Ę sempre quello, ieri come oggi: ┬źIl maschilismo... Altroch├ę se c'era. Seppure noi rischiavamo la vita come i nostri compagni, dovevamo sempre dimostrare di essere pi├║ capaci degli uomini┬╗. Oggi Walchiria Terradura, medaglia d'argento al valor militare, ha 85 anni e ancora il piglio della combattente. Gli occhi verdi si accendono di una luce ancora pi├║ viva quando segue il filo della memoria. Ricordi di partigiana, di ┬źragazza col fucile┬╗ che durante la resistenza sui monti del Burano ha comandato una squadra di sette uomini (Il Settebello) che faceva parte della brigata Garibaldi-Pesaro. ┬źQuando mi hanno scelto a capo della squadra - racconta - Gildo, uno dei compagni, per solennizzare l'avvenimento, mi regal├│ una pistola dicendo: "Ti avrei dovuto offrire dei fiori, ma vista la situazione... A primavera coglier├│ per te i pi├║ belli"┬Ł┬╗.

Walchiria non ├Ę che una delle protagoniste, come tante altre partigiane, staffette e contadine, di questa pagina di storia, la resistenza, che, nonostante la ┬źsordina┬╗ della storiografia ufficiale, oggi ├Ę noto: non si sarebbe potuta compiere senza l'intervento delle donne. E i numeri parlano chiaro: 35.000 partigiane nelle formazioni combattenti, 20.000 staffette, 70.000 organizzate in gruppi di difesa. 638 le donne fucilate o cadute in combattimento, 1750 le ferite, 4633 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, 1890 le deportate in Germania. Cifre che ┬źraccontano┬╗ per difetto. Perch├ę come spiega la stessa Terradura, ┬źquella delle donne ├Ę stata una partecipazione diffusa, spontanea. La contadina che ci dava un piatto di minestra, o ci faceva nascondere in casa rischiava la vita proprio come noi┬╗.

Eppure questa ├Ę stata una memoria taciuta a lungo. ┬źE quante sono ancora oggi le donne della resistenza rimaste nell'ombra?┬╗, commenta Teresa Vergalli, classe 1927, della provincia di Reggio Emilia e autrice del libro Storie di una staffetta partigiana ┬źA parte i nomi celebri di coloro che dopo la guerra hanno incrociato la strada della politica, tante partigiane sono state zitte. In certi casi sono stati gli stessi mariti che non avevano piacere se ne parlasse. C'era addirittura una sorta di vergogna, soprattutto per quelle poverette che sono state torturate....┬╗. Invece dell'indignazione contro i torturatori la ┬źvergogna┬╗. Alle donne, infatti, scrive Teresa, nome di battaglia Annuska, ┬źvenivano riservate cose terribili. Di cui i particolari li abbiamo saputi a guerra finita┬╗. Tanto che lei teneva sempre con s├Ę una piccola pistola ┬źcon la quale mi illudevo mi sarei potuta tirare un colpo alla testa nel momento mi avessero catturata o torturata┬╗. La paura di essere prese era costante. Eppure per molte la scelta di stare contro il nazifascismo era ┬źnaturale┬╗. Come racconta Luciana Baglioni Romoli, partigiana romana ┬źbambina┬╗. Il suo primo atto di ┬źribellione┬╗ fu alle elementari quando la sua maestra, ┬źligia alle leggi razziali┬╗, leg├│ per le treccine ad una finestra della classe una ragazzina ebrea. Per Luciana fui istintivo ┬źscagliarsi contro l'insegnante┬╗ e guidare la ┬źrivolta┬╗. Il risultato fu l'espulsione da scuola e da l├ş, negli anni successivi, il suo sostegno alla resistenza romana: ┬źin bicicletta - racconta - a portare messaggi o a buttare i chiodi a tre punte per le strade per far scoppiare le ruote dei nazisti┬╗.

Un po' come ├Ę accaduto alla pi├║ ┬źnota┬╗ Marisa Rodano, che scelse la strada del Pci: ┬źNon sono discesa da una tradizione familiare - racconta -, anzi mio padre aveva fatto la marcia su Roma. Ho cominciato all'universit├í┬á, dopo aver visto cacciare due studenti colpevoli di essere ebrei. Con alcuni compagni abbiamo costituito un piccolo gruppo, nel 1943 sono stata arrestata per la pubblicazione di un foglio comunista, si chiamava Pugno Chiuso, era il primo numero e sarebbe rimasto l'unico. Il 25 luglio sono uscita dal carcere e di l├ş a poco sono entrata nella Resistenza┬╗. Sono tanti i ricordi delle donne. E pieni di coraggio. ┬źNell'aprile 1945 ero incinta, il mio compagno era appena stato ammazzato dai fascisti - racconta Lina Fibbi, tra le fondatrici dei Gruppi di Difesa delle donne, sindacalista e poi parlamentare del Pci. ┬źLongo mi incaric├│ di smistare a Milano l'ordine di insurrezione generale del Cln. Io andai: in bicicletta, con il pancione e con una grande paura┬╗. Ma erano scelte. Come conclude Teresa Vergalli: ┬źOra si guarda con una certa comprensione ai ragazzi di Sal├│, perch├ę anche loro sarebbero stati in buona fede. Ma anche noi partigiani eravamo ragazzi, e stavamo dalla parte giusta! Quella della pace. Ed ├Ę una differenza che non bisogna mai dimenticare┬╗.

La storia delle partigiane l'ha raccontata da cineasta anche Liliana Cavani, classe 1933: il suo viaggio nella liberazione al femminile l'ha comppiuto nel "╦ť64 con Le donne della resistenza, straordinario documentario realizzato per la Rai. ┬źLe donne nella resistenza hanno avuto un ruolo fondamentale - racconta Cavani -, erano contadine, operaie, borghesi che sceglievano la lotta in piena coscienza: non solo contro il fascismo e gli occupanti nazisti, ma anche per rivendicare il diritto alla loro partecipazione attiva nella societ├í┬á che si sarebbe costruita┬╗.

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