News per Miccia corta

30 - 05 - 2007

La breve storia dei NAP

(AGI) - Roma, 30 mag. - Un gruppo di militanti "impazienti" della sinistra extraparlamentare degli anni Settanta destinato ad andare "allo sbaraglio, con lo Stato che giocava con loro come con il topo, che avrebbero fatto male alla loro causa e perduto se stessi". Cosi' Adriano Sofri sul Foglio ha ricordato la vicenda dei Nuclei armati proletari (Nap), raccontando in dettaglio il suo colloquio con l'ex responsabile dell'Ufficio affari riservati del Viminale, Federico Umberto D'Amato, in cui il "piu' noto e influente titolare dei servizi italiani del dopoguerra mi propose la provocazione spettacolosa di prendere parte a un mazzetto di omicidi", destinati a porre fine all'attivita' del gruppo terroristico, che tra i suoi membri aveva anche alcuni ex esponenti di Lotta continua.

Sofri ricorda la scia di sangue in cui si consumo' la "breve stagione dei Nap, autori di azioni sanguinose e manovrati e trucidati senza scampo". Soltanto alcuni mesi fa "Gnosis", la rivista del Sisde, il servizio segreto civile, pubblicava una attenta ricostruzione delle vicende dei Nap: "'Noi non abbiamo scelta - scriveva il periodico riportando un volantino del gruppo terroristico -: o ribellarsi e lottare o morire lentamente nei carceri, nei ghetti, nei manicomi dove ci costringe la societa' borghese'" e poi l'osservazione: "Questo 'fondo' disperato sembra caratterizzare tutta la breve e violenta esperienza dei Nap che, in proporzione alla quantita' di militanti effettivi, sono molto probabilmente il gruppo armato con il maggiore numero di morti. Nella storia del gruppo ricorrono, se non una vena autolesionista, una sorta di tragica disinvoltura nel praticare la lotta armata unita a una visione pessimista, un ribellismo disperato contro una societa' sostanzialmente percepita come immodificabile".

Un identikit per molti versi coincidente con quello indicato da Sofri. L'elenco delle uccisioni comincia nell'ottobre '74 con "il giovane Sergio Romeo e Luca Mantini" uccisi "in una rapina fiorentina seguita, se non promossa - scrive Sofri -, dalle forze dell'ordine e lasciata svolgere fino all'uccisione dei suoi autori".

Quindi, l'11 marzo 1975 a Napoli muore Giuseppe Vitaliano Principe, mentre prepara un ordigno dimostrativo di fronte a un carcere. Stessa sorte nel maggio successivo tocca a Giovanni Taras, che tentava un'altra azione al manicomio giudiziario di Aversa. "L'uso dell'esplosivo, maneggiato con un'imperizia che in piu' occasioni si rivela fatale - scrive Gnosis - e' del resto una prerogativa dei Nap che li distingue nettamente dalle Brigate rosse".

Nel luglio e' poi la volta di di Anna Maria Mantini, sorella di Luca, sorpresa dalle forze dell'ordine al rientro nel suo appartamento. In un editoriale Luigi Pintor scriveva: "Sulla morte di Anna Maria Mantini si possono scrivere tante cose. Si puo' ricordare la condizione operaia e di poverta' della sua famiglia, provare a immaginare l'itinerario culturale suo e del fratello ucciso, vedere questa morte violenta come una tragedia personale in piu', in un mondo arido e ostile. Si possono ripetere considerazioni di maniera su questi nuclei sparsi di rivolta, sul miscuglio di disperazione, ingenuita' e anche crudelta' che vi fa da sfondo, sull'uso politico torbido che ne fa il potere. Si puo' smontare pezzo per pezzo la misera versione di polizia: non c'era un conflitto a fuoco, non c'era il clima di uno scontro di strada, c'era una ragazza con un armamentario da piccola cronaca, c'era una operazione di polizia che poteva semmai giovare a indagini meno superficiali di quelle che conosciamo. Anche per uccidere ci vuole, ecco, un altro stile".

Il 14 dicembre 1976, nell'agguato dei Nap al vicequestore dell'Antiterrorismo Alfonso Noce, rimane ucciso un agente della scorta, Prisco Palumbo, e sul terreno, ucciso si disse da "fuoco amico", resta anche il nappista Martino Zicchitella, colpito alle spalle. L'1 luglio 1977 una pattuglia di carabinieri individua tre militanti dei Nap sulla scalinata della chiesa di San Pietro in Vincoli, a Roma. Due Maria Pia Vianale e Franca Salerno, ferite, vengono arrestate; l'altro, Antonio Lo Muscio, ferito, viene poi ucciso nel conflitto a fuoco. Questo tragico episodio chiude, di fatto, all'esterno del carcere, la storia dei Nap.

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