Articoli su Sergio Segio – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Tue, 29 Sep 2015 12:41:51 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Sabina Rossa e Sergio Segio, anticorpi della non violenza? https://www.micciacorta.it/2015/09/sabina-rossa-e-sergio-segio-anticorpi-della-non-violenza-2/ https://www.micciacorta.it/2015/09/sabina-rossa-e-sergio-segio-anticorpi-della-non-violenza-2/#respond Tue, 29 Sep 2015 12:41:51 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20528 ho trovato molto interessanti le riflessioni di Sergio Segio e di Sabina Rossa sull’attentato al dirigente dell’Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi

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Ho visto ieri la trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora”. Non ne sono rimasta sconvolta come qualche politico (i soliti) ripreso dai giornali. Al contrario, ho trovato molto interessanti le riflessioni di Sergio Segio e di Sabina Rossa sull’attentato al dirigente dell’Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi. Di più: da giornalista dico che quella di ieri è stata una puntata eccezionale, per la tempestività con cui è stata realizzata e per la qualità degli ospiti.

Si parlava di terrorismo, e in studio c’erano un ex terrorista e la figlia di una vittima del terrorismo. Due persone che però non vivono con lo sguardo rivolto al passato ma fortemente centrato sul presente e sul futuro. Sabina Rossa è deputata del Pd, Sergio Segio, che ha da tempo rinnegato la lotta armata, lavora nel sociale, con il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti.

Di che cosa hanno parlato? Di cose che conoscono. Dell’atto in sé, del linguaggio del volantino di rivendicazione. E di come contrastare una possibile, nuova, deriva terroristica. Annunziata faceva le domande, loro rispondevano. A una di esse, circa l’uso dell’esercito a tutela degli obiettivi sensibili, Segio si è detto contrario. Sabina Rossa ha risposto testualmente “Ho dei dubbi” (sull’utilità dell’uso dell’esercito).

Lo scandalo, credo, è nato dal fatto che l’ex di Prima linea e la figlia dell’uomo ucciso dalle Brigate Rosse si siano trovati, sostanzialmente, d’accordo. E non solo sulla questione dell’esercito: entrambi hanno detto che un Paese che non sa fare i conti con il proprio passato (Piazza Fontana, G8 di Genova), difficilmente può riuscire a fronteggiare la crisi presente.

Ho trovato in Sabina Rossa una persona straordinaria: conosco i genovesi e il loro connaturato riserbo, immagino quanto debba esserle costata (nonostante il personale percorso che già l’ha portata a incontrare e a cercare di capire l’origine del gesto degli assassini di suo padre) la convivenza sia pur temporanea sul teleschermo con l’ex terrorista, ma mai nelle sue parole o nell’espressione del suo volto ho letto o visto meno che rispetto dell’opinione altrui, oltre che profonda, buona educazione. E lo stesso, devo dire, vale per Segio, certo più imbarazzato di lei a condividere la ribalta televisiva: più volte ha preposto ai suoi interventi la locuzione “non vorrei sembrare irriguardoso”, o qualcosa del genere, anche se non stava per dire nulla di offensivo, anzi, generalmente concordava con quanto detto da Rossa.

Immagino che lui stesso paventasse come “irriguardosa” la sua presenza lì, accanto a quella donna che una mano assassina aveva privato, ancora bambina, del diritto a crescere accanto a suo padre, eppure così forte da non temere il confronto con chi, un tempo, stava dall’altra parte, a imbracciare altre armi che provocavano altri lutti.

Entrambi insieme, oggi, sul fronte della ragionevolezza. A dispetto di chi li vorrebbe per sempre nemici e che agli “anticorpi della nonviolenza” auspicati da Sabina Rossa preferiscono forse i venti di guerra.

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CENSURATO SEGIO: SCRIVEVA CONTRO LE MAFIE, L’ASSOCIAZIONE DELLE VITTIME NON GRADIVA https://www.micciacorta.it/2015/09/censurato-segio-scriveva-contro-le-mafie-lassociazione-delle-vittime-non-gradiva/ https://www.micciacorta.it/2015/09/censurato-segio-scriveva-contro-le-mafie-lassociazione-delle-vittime-non-gradiva/#respond Tue, 29 Sep 2015 12:31:18 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20526 Resta in semilibertà ma non potrà più scrivere di mafia e droga

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TORINO – Sergio Segio e Susanna Ronconi, l’ ex “comandante Sirio” di Prima Linea e la sua compagna, potranno continuare a godere della semilibertà ma non dovranno più firmare articoli per Narcomafie, il mensile del Gruppo Abele che si occupa di traffico di droga, mafia ed emarginazione. Lo ha stabilito ieri il tribunale di sorveglianza di Torino al termine di un procedimento nel corso del quale la procura generale aveva proposto la revoca della semilibertà ai due ex terroristi, responsabili di aver oltrepassato le mansioni lavorative loro assegnate facendo i giornalisti anziché gli addetti alla segreteria del Gruppo Abele. L’ ordinanza dei giudici ha “graziato” i due coniugi: Segio e Ronconi sono riusciti a evitare il ritorno in carcere, ma d’ ora in avanti dovranno attenersi scrupolosamente ai compiti previsti dalla magistratura. La procedura per il ritiro del beneficio alla coppia (Susanna Ronconi ha ottenuto la semilibertà nel novembre ‘ 91, il marito nel dicembre ‘ 92) era stata avviata in seguito a una lettera di Maurizio Puddu, un ex assessore torinese della Dc “gambizzato” dalle Br che oggi presiede l’ Associazione Vittime del Terrorismo, a Pietro Fornace, presidente del tribunale di sorveglianza piemontese. La missiva, spedita mentre alcuni giornali alimentavano la polemica per la decisione di don Luigi Ciotti di affidare a Segio il coordinamento di Narcomafie, puntava il dito contro la nuova “attività politica” dei due ex “piellini”. Un’ attività della quale, tra l’ altro, diceva: “Dubito che possa diffondere idee errate e forse nocive”. “Quella lettera – spiega Puddu – mi è stata ispirata dalle vedove di alcune vittime di attentati terroristici (tra le quali la vedova del giudice Emilio Alessandrini, alla cui uccisione partecipò anche Segio, ndr). Ho voluto far presente che l’ attività pubblicistica di questi personaggi aveva un aspetto provocatorio, e poteva ferire la memoria delle vittime. Non siamo contro la concessione dei benefici ai detenuti da reinserire: se la legge li prevede, i magistrati applichino la legge. Ma chi ha già dallo Stato certe facilitazioni non ci venga a presentare il passato come una gloria: che Segio diventasse anche editorialista, francamente, ci ha stupiti. Insomma, non volevamo creare un ‘ ‘ caso’ ‘ , ma chiedere che si tenesse conto anche dei morti, dei feriti, del loro ricordo”.

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Sciopero della fame contro il sovraffollamento nelle carceri: da Segio a Fleres adesioni trasversali all’iniziativa dei Radicali https://www.micciacorta.it/2011/08/sciopero-della-fame-contro-il-sovraffollamento-nelle-carceri-da-segio-a-fleres-adesioni-trasversali-alliniziativa-dei-radicali/ https://www.micciacorta.it/2011/08/sciopero-della-fame-contro-il-sovraffollamento-nelle-carceri-da-segio-a-fleres-adesioni-trasversali-alliniziativa-dei-radicali/#respond Fri, 12 Aug 2011 22:00:00 +0000 http://localhost:8888/?p=5293 carceri_sicilia

Rosario Tortorella, direttore della Casa circondariale di Catania, Piazza Lanza, Antonio Gelardi, direttore della Casa di reclusione di Augusta, e ancora Andrea Orlando, deputato e responsabile giustizia del Pd, Salvo Fleres, senatore di Fds e Garante dei detenuti Regione Sicilia, Furio Colombo deputato del Pd, Sandro Favi, responsabile carceri del Pd, Angelo Bonelli, consigliere regionale e presidente dei Verdi, Raffaele D'Ambrosio, vice presidente del Consiglio regionale del Lazio dell'Udc, Luigi Nieri, consigliere regionale del Lazio di Sel, Sergio Segio, ex brigatista di Prima linea attualmente nel Gruppo Abele e nel consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino, Mauro Acerbo, consigliere regionale in Abruzzo per Rifondazione comunista, Franco Corleone, Garante detenuti Firenze e Coordinatore garanti territoriali.

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Rosario Tortorella, direttore della Casa circondariale di Catania, Piazza Lanza, Antonio Gelardi, direttore della Casa di reclusione di Augusta, e ancora Andrea Orlando, deputato e responsabile giustizia del Pd, Salvo Fleres, senatore di Fds e Garante dei detenuti Regione Sicilia, Furio Colombo deputato del Pd, Sandro Favi, responsabile carceri del Pd, Angelo Bonelli, consigliere regionale e presidente dei Verdi, Raffaele D’Ambrosio, vice presidente del Consiglio regionale del Lazio dell’Udc, Luigi Nieri, consigliere regionale del Lazio di Sel, Sergio Segio, ex brigatista di Prima linea attualmente nel Gruppo Abele e nel consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino, Mauro Acerbo, consigliere regionale in Abruzzo per Rifondazione comunista, Franco Corleone, Garante detenuti Firenze e Coordinatore garanti territoriali.

Questi alcuni dei nomi più rappresentativi dei circa mille sottoscrittori dell’iniziativa indetta dai Radicali Italiani per domani, domenica 14 agosto: una giornata di sciopero della fame e della sete per chiedere la convocazione straordinaria del Parlamento, affinché venga data una risposta al sovraffollamento delle carceri. A renderlo noto è l’associazione Leonardo Sciascia di Messina che ricorda come l’appello sia provenuto proprio da Giorgio Napolitano e che le adesioni all’iniziativa aumentano di ora in ora. “Una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile”, ha commentato il presidente della Repubblica.

“Che disastro – commenta Gelardi, direttore della Casa di reclusione di Augusta – che sfacelo. Diritti di tutti negati. Ci ritroviamo al punto esatto dell’estate 2006, avendo sprecato l’occasione del post indulto per riformare il sistema, bonificare gli istituti, fare del sistema penale un qualcosa di adeguato a un Paese civile”.

Moltissime le adesioni anche tra i detenuti e le loro famiglie, agenti, educatori, psicologi, assistenti sociali, medici, infermieri, personale amministrativo, volontari, cappellani, e da parte di cittadini comuni che continuano a credere nella Costituzione e nello Stato di diritto.

A promuovere l’iniziativa, a partire da Marco Pannella che continua a dare corpo e anima a questa campagna di legalità e libertà, Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, Ornella Favero, presidente di Ristretti Orizzonti, Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, Eugenio Sarno, segretario della Uil-Pa Penitenziari, Leo Beneduci, segretario generale Osapp (Polizia penitenziaria), Francesco Quinti, responsabile nazionale comparto sicurezza Cgil-Fp, Riccardo Arena, conduttore di Radio Carcere su Radio Radicale, Irene Testa, segretaria Associazione Radicale “Il Detenuto Ignoto””, Elisabetta Laganà, presidente Conferenza nazionale volontariato giustizia, Sandro Battisti, responsabile carceri Alleanza per l’Italia.

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Segio attacca: “Un romanzo criminale”. Il regista: “Tolto ogni romanticismo” https://www.micciacorta.it/2010/09/segio-attacca-qun-romanzo-criminaleq-il-regista-qtolto-ogni-romanticismoq/ https://www.micciacorta.it/2010/09/segio-attacca-qun-romanzo-criminaleq-il-regista-qtolto-ogni-romanticismoq/#respond Wed, 01 Sep 2010 09:28:27 +0000 http://localhost:8888/?p=1309 La Repubblica, 13 novembre 2009 L´ultima polemica arriva dall´ex terrorista autore del libro da cui è stato ricavato il film   Segio attacca: un romanzo criminale Il regista: tolto ogni romanticismo  «Il film è stato sottoposto a pressioni, intimidazioni e censure che non sarebbero state tollerate in nessun paese democratico. Perché, ormai, si vuole che sia […]

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La Repubblica, 13 novembre 2009

L´ultima polemica arriva dall´ex terrorista autore del libro da cui è stato ricavato il film 

 Segio attacca: un romanzo criminale Il regista: tolto ogni romanticismo 

«Il film è stato sottoposto a pressioni, intimidazioni e censure che non sarebbero state tollerate in nessun paese democratico. Perché, ormai, si vuole che sia questa la Storia: quella che sostiene una ferocia e un´esclusiva responsabilità delle organizzazioni armate di sinistra». L´ultima accusa a La prima linea arriva dall´ex terrorista Sergio Segio, autore del libro “Miccia corta” dal quale il film è stato liberamente tratto. Oltre alle pressioni che, secondo Segio, sarebbero arrivate dal ministero, dalle associazioni delle vittime, ad indignarlo è l´assenza delle motivazioni e delle aspirazioni dei terroristi, con «il rischio che si tratteggi un Romanzo Criminale, anziché fornire necessari elementi di lettura, comprensione e contestualizzazione su quello che è stato, comunque, un fenomeno dalla radice politica e sociale».

A smentire ogni pressione sono il produttore e gli autori del film. «Non abbiamo mai cercato le associazioni delle vittime, a titolo personale io ho chiamato il figlio di Alessandrini, mi ha detto che la storia lo turbava, non voleva intervenire, e gli ho mandato comunque la sceneggiatura. In tutti gli attacchi polemici si chiedeva al comune di Milano di togliere il patrocinio al film, che non sono stato io a chiedere, ma diventa automatico se hai il finanziamento pubblico», dice il produttore Andrea Occhipinti che ai fondi statali ha rinunciato. E De Maria ricorda «il clima di ostilità e di attacchi continui sulla stampa durante le riprese a Milano. Avrei voluto girare in un´altra atmosfera, ma è comunque il film che volevo».

A chiedere il contatto con le associazioni delle vittime era stato il ministro Bondi , contrario a finanziare una storia di terrorismo. E il contatto c´è stato, racconta lo sceneggiatore Sandro Petraglia: «Un incontro spaventoso in una stanza colma di rancore, dolore, risentimento. Comprensibile, non sapevano nulla del film che volevamo fare, ma ci guardavano come fossimo noi i colpevoli e la domanda era: “perché non fate un film su di noi?”. Lo farei volentieri, abbiamo chiesto a Mario Calabresi i diritti del suo libro, ma non li vuole dare».

Petraglia, che ha scritto il film con Ivan Cotroneo e Fidel Signorile, è dispiaciuto delle reazioni di Segio, «perché il rapporto con lui e la Ronconi è stato molto cordiale e continuo, sono sempre stati informati di quello che volevamo fare, e anche se non volevo lavorare e scrivere con lui per mantenere la giusta distanza, Segio conosceva tutte le battute del film. Quanto al contesto lo abbiamo riassunto nelle prime immagini dei cortei e nel personaggio del compagno che ricorda gli inizi, i cortei, le incursioni, il contatto con gli operai e che si distacca dal momento in cui si cominciano ad usare le armi».

In realtà le accuse di Segio erano attese anche dagli interpreti, che pure si erano confrontati con Segio e Ronconi, Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno sullo schermo. «Ma un conto è parlare con lui della storia, un conto è vedere le immagini. Nel film manca il loro sogno rivoluzionario, non c´è passione né bellezza, è un film crudo, durissimo», dice la Mezzogiorno. Crudo anche nell´interpretazione di Scamarcio, secondo il quale gli ex terroristi «hanno come una camera d´aria che li separa dal mondo reale e dai loro stessi sentimenti. Quando ho incontrato Segio mi è sembrato un uomo ricurvo, imploso, con un forte autocontrollo».  

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Arriva “La Prima linea”, scontro tra Segio e il regista https://www.micciacorta.it/2010/09/arriva-qla-prima-lineaq-scontro-tra-segio-e-il-regista/ https://www.micciacorta.it/2010/09/arriva-qla-prima-lineaq-scontro-tra-segio-e-il-regista/#respond Wed, 01 Sep 2010 09:25:05 +0000 http://localhost:8888/?p=1308 Corriere della Sera, 13 novembre 2009

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Corriere della Sera, 13 novembre 2009

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Saltate il titolo e leggete il libro di Sergio Segio, aiuta a capire gli anni 70 https://www.micciacorta.it/2010/09/saltate-il-titolo-e-leggete-il-libro-di-sergio-segio-aiuta-a-capire-gli-anni-70/ https://www.micciacorta.it/2010/09/saltate-il-titolo-e-leggete-il-libro-di-sergio-segio-aiuta-a-capire-gli-anni-70/#respond Wed, 01 Sep 2010 09:15:56 +0000 http://localhost:8888/?p=1304 Il Foglio, 14 novembre 2006

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Il Foglio, 14 novembre 2006

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Sabina Rossa e Sergio Segio, anticorpi della non violenza? https://www.micciacorta.it/2010/08/vaticano-ciampi-donna-almirante-la-tela-di-segio-e-cusani/ https://www.micciacorta.it/2010/08/vaticano-ciampi-donna-almirante-la-tela-di-segio-e-cusani/#respond Tue, 31 Aug 2010 15:45:14 +0000 http://localhost:8888/?p=1278 Lo scandalo è nato dal fatto che l’ex di Prima linea e la figlia dell’uomo ucciso dalle Brigate Rosse si siano trovati sostanzialmente, d’accordo

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Valeria Gandus, Il Fatto quotidiano | 14 maggio 2012

Ho visto ieri la trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora”. Non ne sono rimasta sconvolta come qualche politico (i soliti) ripreso dai giornali. Al contrario, ho trovato molto interessanti le riflessioni di Sergio Segio e di Sabina Rossa sull’attentato al dirigente dell’Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi. Di più: da giornalista dico che quella di ieri è stata una puntata eccezionale, per la tempestività con cui è stata realizzata e per la qualità degli ospiti.

Si parlava di terrorismo, e in studio c’erano un ex terrorista e la figlia di una vittima del terrorismo. Due persone che però non vivono con lo sguardo rivolto al passato ma fortemente centrato sul presente e sul futuro. Sabina Rossa è deputata del Pd, Sergio Segio, che ha da tempo rinnegato la lotta armata, lavora nel sociale, con il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti.

Di che cosa hanno parlato? Di cose che conoscono. Dell’atto in sé, del linguaggio del volantino di rivendicazione. E di come contrastare una possibile, nuova, deriva terroristica. Annunziata faceva le domande, loro rispondevano. A una di esse, circa l’uso dell’esercito a tutela degli obiettivi sensibili, Segio si è detto contrario. Sabina Rossa ha risposto testualmente “Ho dei dubbi” (sull’utilità dell’uso dell’esercito).

Lo scandalo, credo, è nato dal fatto che l’ex di Prima linea e la figlia dell’uomo ucciso dalle Brigate Rosse si siano trovati, sostanzialmente, d’accordo. E non solo sulla questione dell’esercito: entrambi hanno detto che un Paese che non sa fare i conti con il proprio passato (Piazza Fontana, G8 di Genova), difficilmente può riuscire a fronteggiare la crisi presente.

Ho trovato in Sabina Rossa una persona straordinaria: conosco i genovesi e il loro connaturato riserbo, immagino quanto debba esserle costata (nonostante il personale percorso che già l’ha portata a incontrare e a cercare di capire l’origine del gesto degli assassini di suo padre) la convivenza sia pur temporanea sul teleschermo con l’ex terrorista, ma mai nelle sue parole o nell’espressione del suo volto ho letto o visto meno che rispetto dell’opinione altrui, oltre che profonda, buona educazione. E lo stesso, devo dire, vale per Segio, certo più imbarazzato di lei a condividere la ribalta televisiva: più volte ha preposto ai suoi interventi la locuzione “non vorrei sembrare irriguardoso”, o qualcosa del genere, anche se non stava per dire nulla di offensivo, anzi, generalmente concordava con quanto detto da Rossa.

Immagino che lui stesso paventasse come “irriguardosa” la sua presenza lì, accanto a quella donna che una mano assassina aveva privato, ancora bambina, del diritto a crescere accanto a suo padre, eppure così forte da non temere il confronto con chi, un tempo, stava dall’altra parte, a imbracciare altre armi che provocavano altri lutti.

Entrambi insieme, oggi, sul fronte della ragionevolezza. A dispetto di chi li vorrebbe per sempre nemici e che agli “anticorpi della nonviolenza” auspicati da Sabina Rossa preferiscono forse i venti di guerra.

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“E il piano di Cusani e Segio arriva a Mancino e Violante” https://www.micciacorta.it/2010/07/qe-il-piano-di-cusani-e-segio-arriva-a-mancino-e-violanteq/ https://www.micciacorta.it/2010/07/qe-il-piano-di-cusani-e-segio-arriva-a-mancino-e-violanteq/#respond Thu, 22 Jul 2010 08:54:51 +0000 http://localhost:8888/?p=855 La proposta Cusani-Segio è un primo passo importante. Forse, quello che potrebbe spianare la strada per un atto di clemenza il prossimo 9 luglio

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ROMA – Dopo la brutta pagina di Sassari, il governo è corso ai ripari, ha trovato in due giorni 140 miliardi per l’ edilizia carceraria, ha placato gli animi disperati degli agenti penitenziari, ha deciso di rafforzare gli organici. Atti dovuti, necessari. Ma in fondo piccoli tamponi. L’ intervento del cardinale Camillo Ruini ha prodotto molto di più. Siamo in pieno Giubileo e c’ è una data, all’ orizzonte, che potrebbe segnare una svolta. Il 9 luglio sarà il giorno dedicato ai detenuti. Il programma prevede una visita di Giovanni Paolo II a Regina Coeli. E questo contribuisce ad accendere un dibattito che si dilunga da anni. Sergio Cusani e Sergio Segio, impegnati con il Gruppo Abele di Torino, stanno lavorando ad un progetto che riscuote un consenso inaspettato. Non tanto dalle forze del centrosinistra, ma da quelle di opposizione. Si sono rivolti a due giuristi per mettere a punto una proposta di indulto-amnistia che non si traduce in una semplice scarcerazione dei detenuti con una pena residua di tre anni e uno sconto per quelli condannati per reati lievi. “Siamo d’ accordo con il procuratore D’ Ambrosio”, premette Sergio Segio, “quando dice che un provvedimento di aministia sarebbe solo un palliativo. Dopo un anno ci troveremmo nelle stesse condizioni. Chi esce tornerebbe a commettere gli stesi reati e finirebbe di nuovo dentro”. Segio e Cusani hanno scritto a leader di partito e delle istituzioni. La risposta più importante è arrivata in questi giorni. Tra le varie lettere erano partite quelle a Mancino e a Violante, in cui era allegato un ricco dossier con dati, cifre e la proposta nel suo dettaglio. Il 10 e 17 maggio scorsi sono arrivate le risposte di presidenti del Senato e della Camera. “Ho letto con attenzione la lettera e il testo dell’ appello”, ha scritto il presidente della Camera. “Ho ritenuto opportuno trasmetterne copia all’ onorevole Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Giustizia, perché possa portarli a conoscenza degli altri colleghi della Commissione”. Mancino ha messo in evidenza le difficoltà che presenta l’ approvazione di un’ aministia ed ha aggiunto che su “una questione così aperta il mio ruolo istituzionale non mi consente di prendere una posizione pubblica”. La proposta Segio-Cusani avrebbe secondo i suoi ideatori una funzione anche preventiva e di garanzia nei confronti della società che chiede a gran voce sicurezza. “Per la prima volta”, spiega Segio, “contestualmente al provvedimento di amnistia, ci sarebbe una sorta di collegato, come si usa nella Finanziaria. Si predispone un piano straordinario di intervento sociale sul territorio di assistenza post-penitenziaria. Sia gli Enti locali, già coinvolti per legge, sia le organizzazioni di volontariato verrebbero incaricate di accogliere, seguire e piano piano reinserire i detenuti scarcerati. Ovviamente, non all’ infinito. Non si tratta di puro assistenzialismo. Ma di creare le condizioni affinchè il tossico non si trovi a dormire sotto un ponte e non sappia dove consumare almeno un pasto. Penso ai sieropositivi, agli ammalati di Aids, che sono la grande maggioranza dei detenuti, per i quali c’ è bisogno di una rete di sostegno”. La spesa sarebbe poca cosa: un detenuto in carcere costa 400 mila lire al giorno, in una comunità 80 mila. Se il proggetto passasse, quasi 14 mila condannati lascerebbero il carcere. “Esattamente la cifra”, ricorda Segio, “che eccede, rispetto alla capienza massima dei nostri penitenziari”. Tra le risposte ricevute, quella più sorprendente è sembrata a Cusani e Segio quella di Allenza nazionale. “Fini”, ci ha detto Sergio Segio, “si è mostrato favorevolmente colpito dalla proposta”. Alfredo Mantovano, responsabile giustizia del partito, conferma il giudizio. “La proposta è interessante: ha il pregio di offrire una prospettiva diversa. Il problema delle carceri è naturalmente più ampio: agenti, edilizia penitenziaria, circuiti differenziati. Se non si affronta il discorso in questi termini, cioè termini globali, restiamo contrari ad un’ ipotesi di semplice amnistia”. “Lo sa”, ci informa Ovidio Bompressi, “che in carcere ci sono 40 mila persone ammalate? Sì, 40 mila persone affette da patologie gravi. Infezioni, epatiti, sieropostivi. Oltre ai tossicodipendenti. Sono dati ufficiali. Quando si dice che il mondo penitenziario è una polveriera, si dice bene. Ma il rischio è che tutto esploda all’ improvviso”. La proposta Cusani-Segio è un primo passo importante. Forse, quello che potrebbe spianare la strada per un atto di clemenza il prossimo 9 luglio.

di DANIELE MASTROGIACOMO,  “la Repubblica” del 24 maggio 2000 in allegato

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Terrorismo. “Prima linea”, film delle polemiche. Segio” “Non racconta tutto sugli anni di piombo” https://www.micciacorta.it/2009/11/terrorismo-qprima-lineaq-film-delle-polemiche-segioq-qnon-racconta-tutto-sugli-anni-di-piomboq/ https://www.micciacorta.it/2009/11/terrorismo-qprima-lineaq-film-delle-polemiche-segioq-qnon-racconta-tutto-sugli-anni-di-piomboq/#respond Thu, 12 Nov 2009 23:00:00 +0000 http://localhost:8888/?p=16251 ROMA.  Sergio Segio, ex leader di Prima Linea ha preso le distanze dal film di Renato De Maria, presentato ieri alla stampa e tratto dal suo libro “Miccia corta”, oltre che per motivi politici, per la scelta della produzione di richiedere il finanziamento pubblico. Oggi Segio non ha voluto commentare il film ma le motivazioni […]

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ROMA.  Sergio Segio, ex leader di Prima Linea ha preso le distanze dal film di Renato De Maria, presentato ieri alla stampa e tratto dal suo libro “Miccia corta”, oltre che per motivi politici, per la scelta della produzione di richiedere il finanziamento pubblico.

Oggi Segio non ha voluto commentare il film ma le motivazioni del suo dissenso – dice – sono ampiamente spiegate nella prefazione alla riedizione del libro “Miccia corta” di prossima uscita. Per Segio, dunque, il film è un’opera meritoria: che “omette però un concetto basilare, per raccontare e comprendere davvero gli anni di piombo: noi armati abbiamo avuto torto, tragicamente torto, terribilmente torto, inescusabilmente torto”. “Ma – aggiunge – Loro non avevano ragione. E per loro intendo gli apparati statali compromessi con lo stragismo”.

“Per loro – dice ancora Segio – intendo il sistema capitalistico di intenso sfruttamento e delle stragi sul lavoro (quanti ricordano che gli operai chiamavano la Fiat, evidentemente con qualche ragione, la Feroce?).

Per loro intendo i rappresentanti politici di governo, gli uomini di partito che hanno alimentato la strategia della tensione, che hanno tramato per costruire svolte autoritarie e golpiste in Italia, dalla Rosa dei Venti alla P2″.

“E anche chi non era in quella cabina di regia – dice ancora – ne è stato in molti tratti complice omertoso, per realismo politico e fedeltà al sistema se non per convinzione.

Uomini e apparati che hanno gestito i risvolti sporchi della Guerra fredda e il volto opaco della democrazia italiana”. “Al film ‘La prima linea’ – dice Segio, da anni impegnato nel sociale dopo aver scontato oltre venti anni di carcere – va senz’altro riconosciuta un’iniziale intenzione coraggiosa: per la prima volta, e per giunta in tempi incattiviti e revisionisti come gli attuali, una pellicola prende le mosse da un punto di vista interno alla lotta armata. Come a dire: la storia si può raccontare anche a partire dai vinti e dalla parte del torto”.

“Ma il film – aggiunge l’ex terrorista – risulta alla fine decisamente meno ardito, perché omette le origini, le radici, le culture, i movimenti, insomma i capitoli precedenti la lotta armata, senza i quali la storia diventa incomprensibile”. Per Segio, dunque, il film, “assai liberamente ispirato al mio libro, ne tradisce una caratteristica fondamentale: quella che riassume l’albero genealogico, i riferimenti ideologici, culturali, le famiglie di provenienza, le motivazioni, le aspirazioni, per quanto infine pervertite dalle pratiche.

Con il rischio che si tratteggi un Romanzo criminale, anziché fornire necessari elementi di lettura, comprensione e contestualizzazione su quello che è stato, comunque, un fenomeno dalla radice politica e sociale”.

“Quando, nel 2006, il regista Renato De Maria mi contattò per propormi di costruire un film a partire da ‘Miccia corta’ – racconta – il sentimento prevalente fu quello della preoccupazione: mi rendevo conto benissimo di quanti attacchi personali e polemiche astiose ciò avrebbe provocato. D’altro canto, il ritmo cinematografico è quello che ritenevo e ritengo maggiormente adatto a raccontare la vicenda che sta al centro del libro e, più in generale, la storia degli anni Settanta, bruciati veloci. Come una miccia corta, appunto”. “Ciò che non avevo del tutto previsto, nella mia ritrovata e un po’ ingenua fiducia nella democrazia – prosegue Segio – era che il film avrebbe dato luogo, oltre che a un mio linciaggio quotidiano a mezzo stampa, a una vera e propria operazione censoria, con ricorrenti tentativi di impedirne la realizzazione”.

“La minacciosa procedura disposta dal ministro dei Beni culturali, che ha accompagnato lo sviluppo del progetto filmico, non ha in effetti precedenti in nessun paese, quanto meno in quelli a regime democratico”. “Si sono insomma imposte condizioni e paletti affinché il film venisse scritto e girato a comando, con la libertà artistica legata al guinzaglio e minacciata di rappresaglia economica, con un meccanismo degno dei tempi di McCarthy”. “Giudicheranno gli spettatori del film se e quanto gli effetti di queste continue pressioni e degli infiniti vincoli sono rintracciabili nel prodotto finale”. “Ormai – conclude l’ex leader di Prima Linea – si vuole sia questa la Storia, l’unica storia da raccontare di quegli anni: quella che sostiene una ferocia e un’esclusiva responsabilità delle organizzazioni armate di sinistra. Così che tutti continuino a guardare il dito, dimenticandosi della luna, vale a dire degli armadi della vergogna e della insanguinata realpolitik delle istituzioni e dei governi della Prima Repubblica”. 

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