Recensioni e Citazioni – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Tue, 25 Feb 2020 15:30:34 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Miccia corta. Riflessioni al Campus di Torino sul carcere di ieri e su quello di oggi https://www.micciacorta.it/2017/05/miccia-corta-riflessioni-al-campus-torino-sul-carcere-ieri-quello-oggi/ https://www.micciacorta.it/2017/05/miccia-corta-riflessioni-al-campus-torino-sul-carcere-ieri-quello-oggi/#respond Fri, 26 May 2017 08:00:25 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23340 A partire dal libro “Miccia corta”, un confronto tra ex detenuti e un dirigente dell’amministrazione penitenziaria: da ruoli diversi e contrapposti a una visione non distante sulla necessità di ridurre il carcere, nella prospettiva di poterne fare a meno

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Il quarto incontro previsto nell’ambito della rassegna “eVisioni eNarrazioni” ha presentato la nuova edizione ampliata e integrata con un supporto iconografico di foto e giornali dei cd. Anni di piombo del libro scritto da Sergio Segio “Miccia corta. Una storia di prima linea’’, che racconta gli anni in cui l’esponente di Prima Linea assaltò il carcere di Rovigo liberando Susanna Ronconi e altre tre detenute politiche il 3 gennaio 1982. L’evento, tenutosi il  4 maggio 2017,  ha visto la compresenza, non comune nel dibattito pubblico su questi temi, di due punti di vista diversi e contrapposti della vicenda e di quegli anni: da un lato, Sergio Segio e Susanna Ronconi, fondatori e appartenenti a Prima linea, un’organizzazione di lotta politica armata, e dall’altro, Luigi Pagano, ex direttore del carcere di San Vittore e attuale Provveditore regionale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. I relatori hanno cercato di porre in evidenza luci e ombre, criticità della vita carceraria (specie per i detenuti politici), sfumature, ruoli, motivazioni, emozioni e pensieri che costantemente caratterizzarono le loro vite in quegli anni e che è così difficile riuscire a trasmettere a tutti coloro che non li hanno vissuti sulla loro pelle. La scelta della lotta armata di Prima Linea venne abbandonata ufficialmente nel 1983 dagli stessi appartenenti all’organizzazione, che durante i processi decisero autonomamente di scioglierla, consapevoli che quella stagione era ormai arrivata al declino. Segio, che ha citato libri e articoli dell’epoca, testimonia come in quegli anni migliaia di detenuti, in gran parte detenuti politici della lotta armata di sinistra, fossero stati destinati al cosiddetto “carcere speciale’’. Tali istituti erano sottoposti al regime dell’art. 90 dell’Ordinamento Penitenziario che comportava in sostanza la sospensione di tutti i benefici previsti dall’ordinamento stesso. Una situazione che ricorda, per certi aspetti, la situazione odierna dei circa 700 detenuti che sono sottoposti al regime dell’art. 41 bis. Un confronto che è stato ripreso nel dibattito da Susanna Ronconi che ha ricordato come la spinta che portò i detenuti politici ad abbandonare il loro atteggiamento di radicale conflitto con le istituzioni venne favorita anche da posizioni meno dure da parte dello Stato. Due fenomeni sono stati evidenziati nell’intervento di Segio ed entrambi gravitano attorno alla presenza della violenza nel carcere di quegli anni. Violenza perpetrata dagli agenti di polizia penitenziaria (e il ricordo passa attraverso la “Squadretta dell’Ave Maria’’, modo gergale che stava a indicare la squadra dei poliziotti torturatori). Violenza perpetrata dai militanti contro altri militanti, all’interno del carcere, perché i conflitti sorgevano anche tra le organizzazioni, o gli appartenenti alle stesse, e non sempre le autorità carcerarie potevano (o volevano?) porre in atto le adeguate precauzioni per evitarli. Quando la violenza diventa la normalità prende il sopravvento il processo di disumanizzazione, l’altro non è percepito come umano e questo permette di agire con violenza. Ancora Segio, raccontando come fosse stato organizzato un gruppo di magistrati antiterrorismo, ha fatto riferimento al cosiddetto “diritto penale del nemico’’ e alla concezione del diritto che talvolta sfocia in una tendenza latente e quanto mai pericolosa nel contesto giudiziario, a perseguire, ancor più che il reato commesso, specifiche categorie di soggetti, “nemici’’, appunto. Segio ha ricordato inoltre il repartino bunker delle Molinette riservato ai detenuti con problemi sanitari, non meno terrificante del carcere. Nel ripercorrere diversi aneddoti di quei tempi, attraverso la lettura di passi di articoli e libri offerti alla platea, Segio ha ricordato con stima anche alcuni magistrati di sorveglianza, tra cui in particolare Alessandro Margara, per breve tempo anche a capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nel suo intervento Luigi Pagano ha invece ricordato i suoi primi anni di operatore penitenziario in cui venne “gettato” in prima linea (è proprio il caso di dirlo …) in istituti penitenziari in cui le rivolte, le evasioni e gli atti di violenza erano all’ordine del giorno non solo nell’ambito della detenzione politica, ma anche in quello della criminalità organizzata (gustoso l’aneddoto in cui il giovane vicedirettore del carcere viene snobbato da Raffaele Cutolo, celebre fondatore della Nuova Camorra Organizzata, in quanto non abbastanza in alto nella gerarchia penitenziaria: “sa, io sono l’equivalente di un direttore generale e non posso mica mettermi a parlare con uno come lei …”). Passando all’oggi, dove Segio e Ronconi sono impegnati sulle problematiche penitenziarie in vario modo, anche con l’associazione Nessuno tocchi Caino e in precedenza con il Gruppo Abele, il discorso non ha mancato di porre uno sguardo attento e critico a ciò che è diventato il carcere, alle difficoltà della detenzione, a come la prigione conduca spesso ad un processo di deresponsabilizzazione e alle difficoltà che conseguono per il successivo reinserimento in società; reinserimento che purtroppo non avviene per tutti con le stesse opportunità, il che è quanto mai lontano dalle previsioni dell’Ordinamento penitenziario e della Costituzione.

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Quando la memoria non fa sconti https://www.micciacorta.it/2017/05/la-memoria-non-sconti/ https://www.micciacorta.it/2017/05/la-memoria-non-sconti/#respond Mon, 22 May 2017 17:08:51 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23333 Leggendo la nuova edizione di Miccia corta. Non si può che ascoltare ed entrare in punta di piedi, assieme all’autore, in una lunga marcia di riflessione

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E’ una memoria che non fa e non si fa sconti, quella che ci viene restituita  da Sergio Segio  in  Miccia Corta, non chiede e non vuole giustificazione, ma al contrario apre una finestra su un passato troppo velocemente e volutamente espunto dalla storia, ricordando meticolosamente e con precisione i fatti che determinarono quel  decennio, senza nessuno scarto di responsabilità,  ma analizzando lucidamente  i fatti e gli antefatti. Percorrendo la narrazione come se fosse un sentiero di montagna, appaiono le immagini della memoria, mai scolorite ma ancora vivide, dei compagni ammazzati dalle forze dell'ordine o dai fasci, li ritroviamo a uno a uno e di ognuno ricordiamo il nome, incontriamo le lacrime versate, i pugni chiusi alzati al cielo nel nostro dolore collettivo, ritroviamo il bisogno di rivoluzione di migliaia di giovani, i grandi ideali, le battaglie,  il sentimento, quello con la S maiuscola. Passo dopo passo, andando avanti, incappiamo nelle macerie dei nostri sogni, la dura sconfitta,  la repressione feroce dello stato, il dissolvimento in mille rivoli diversi di un movimento come mai più ce ne sarebbero stati. E’ un sentiero tutto in salita,  veloce, crudo nella sua emozionalità, che picchia sulle corde sensibili dei ricordi. Poi il cammino si fa molto più stretto,  apre la visuale sulle lande desolate e solitarie della carcerazione, della condanna non solo fisica ma anche della parola, dell’espressione. Non si può che ascoltare ed entrare in punta di piedi, assieme all’autore,  in una lunga marcia di riflessione. Questo testo è una memoria importante, anche se sicuramente farà storcere il naso a molti, ma pace per loro, perchè non si può condannare all’ergastolo anche la memoria, soprattutto se tale memoria è tutto fuorché l’esaltazione o l’apologia della violenza. E' una lettura che non chiude un capitolo, ma al contrario ne apre altri e non si può finire il libro senza porsi una sfilza di domande: sulle migliaia di arresti compiuti in quegli anni, sull’uso indiscriminato di pentiti/pseudopentiti/ecc, ma soprattutto sulla pratica della tortura e le carceri speciali. In uno stato, che ancora oggi non riesce a varare una Legge degna di essere chiamata tale sulla tortura, ma produce solo pastrocchi di difficile applicabilità, la prima domanda che sorge spontanea è proprio questa: quando e come questo stato aprirà i suoi armadi e tirerà finalmente fuori gli scheletri? Cos’è successo in quegli anni bui di carceri speciali e interrogatori “informali” condotti senza testimoni in luoghi spesso “appartati”? Chi controllava il controllore? Chi comandava quelle mani  che spararono alla schiena di compagni disarmati nelle manifestazioni? Domande che ancora oggi a 40 anni di distanza vogliono risposta. Un grande lavoro in questo libro, che ci lascia dentro domande ricordi e sentimenti, corredato di imperdibili foto e articoli d’epoca, riapre un capitolo di storia per troppo tempo nascosto e dimenticato. Un grande libro.        

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Miccia corta, la recensione di MilanoX https://www.micciacorta.it/2017/05/23330/ https://www.micciacorta.it/2017/05/23330/#respond Mon, 22 May 2017 12:52:17 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23330 Un testo importante per capire la storia di quegli anni, dalla speranza di dare fuoco alla prateria alla lucida disillusione

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Sergio Segio “Miccia Corta. Una storia di Prima linea” (Milieu, 2017) “Miccia Corta”, ristampato e aggiornato da Milieu, è un memoir di uno dei fondatori di Prima Linea, organizzazione armata attiva dalla metà degli anni settanta fino ai primi anni ottanta, di cui l’autore fu il principale dirigente e comandante militare. Impressiona la lucidità del racconto, che si apre rievocando le prime azioni violente, compiute nel milanese nei primi anni settanta nel contesto di un sindacalismo duro e senza sconti, fino alla decisione della lotta armata, un salto in avanti che per la vita dell’autore, ma anche per quella di altri – sia compagni d’armi che vittime della violenza – fu cruciale. Nella prima parte del racconto Sergio Segio ci cala nel clima dei suoi anni giovanili, vissuti con l’inquietudine di un possibile colpo di stato – erano gli anni della strategia della tensione, di bombe nelle piazze e sui vagoni, di violenze poliziesche, dello squadrismo foraggiato dalla massoneria filoatlantica – per poi fare un salto in avanti, fino al 1981, dieci anni dopo l’incipit. In quell’anno, fallito l’assalto al cielo, sganciatosi da Prima Linea, assieme a altri ex compagni in clandestinità appartenenti a altre organizzazioni, pianifica e realizza un’eclatante evasione di quattro prigioniere dal carcere di Rovigo. La scrittura di Segio, potente ma non retorica, ci rende partecipi dei suoi dubbi e delle speranze di liberare gli altri militanti politici incarcerati, nel momento in cui gli era ben chiaro che la strategia armata era fallita e di essere in un “cul de sac” da cui era impossibile uscire senza perdere anche la propria dignità e identità. Un testo importante per capire la storia di quegli anni, dalla speranza di dare fuoco alla prateria alla lucida disillusione, un classico da cui è stato tratto anche un film (“La prima linea” di Renato de Maria, 2010) da cui l’autore ha preso le distanze. La nuova edizione è ricca di documenti, contiene scatti d’epoca e una raccolta delle copertine di riviste militanti degli anni settanta: Potere operaio, Lotta Continua, Rosso, Abc, Senza tregua e altre. https://www.ibs.it/miccia-corta-storia-di-prima-libro-sergio-segio/e/9788898600656

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Memoria https://www.micciacorta.it/2015/09/memoria-2/ https://www.micciacorta.it/2015/09/memoria-2/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:49:51 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20499 L'ex leader di Prima Linea racconta l'assalto al carcere di Rovigo per liberare la sua donna, anche lei terrorista, Susanna Ronconi. A un certo punto se n'esce con la storia di Pertini e dei "partigiani afghani"

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“SIAMO PREOCCUPATI PER QUELLO CHE ACCADE NELL’AFGHANISTAN. MA COME, NOI CHE SIAMO STATI PARTIGIANI, CHE ABBIAMO LOTTATO CONTRO I NAZISTI E CONTRO I FASCISTI PER LA LIBERTA’ , DOVREMMO RIMANERE INDIFFERENTI DI FRONTE ALLA LOTTA CHE STANNO SOSTENENDO I PARTIGIANI AFGHANI CONTRO IL DOMINATORE STRANIERO? LA NOSTRA SOLIDARIETA’ QUINDI AI PARTIGIANI AFGHANI”. (Sandro Pertini, presidente della Repubblica, messaggio di fine anno 1981)

Viaggio in treno e leggo un libro.

PAUSA PUBBLICITARIA: “Miccia corta”, Sergio Segio, Derive Approdi

L’ex leader di Prima Linea racconta l’assalto al carcere di Rovigo per liberare la sua donna, anche lei terrorista, Susanna Ronconi. A un certo punto se n’esce con la storia di Pertini e dei “partigiani afghani”. Appena davanti a un computer controllo, eccola lì, l’intera frase. Sono passati 25 anni. Nessuno se la ricordava, a parte Segio. La memoria è un nemico, ti fa convivere con il passato, tuo e degli altri. Per sconfiggerla ci vuole coraggio. Per assumersi ogni responsabilità. Per non spacciare coerenza giocando con le parole.

Ci sono cose che mi ricorderò, di “Miccia corta”: la convinzione che il terrorismo cominci con l’omicidio Calabresi, la citazione di John Mallory, il rivoluzionario irlandese, del film di Leone”Giù la testa”: “Quando ho cominciato a usare la dinamite credevo in tante cose. Poi ho finito per credere solo alla dinamite”, quella da Ingeborg Bachman: “La medaglia oggi viene conferita per la diserzione dalle bandiere, per il valore di fronte all’amico, per il tradimento di segreti obbrobriosi e l’inosservanza di tutti gli ordini”.

E questa considerazione di Segio mentre, nell’82, trasporta faticosamente borsoni carichi di armi: “Se prima o poi inventassero valigie con le rotelle per noi sarebbe la pacchia”.

Ecco: chi voleva la rivoluzione ha avuto un trolley. E ci ha messo dentro il passato, Pertini incluso.

(29 marzo 2007)

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Se cinquecento secoli di carcere vi sembrano ancora troppo pochi https://www.micciacorta.it/2015/09/se-cinquecento-secoli-di-carcere-vi-sembrano-ancora-troppo-pochi/ https://www.micciacorta.it/2015/09/se-cinquecento-secoli-di-carcere-vi-sembrano-ancora-troppo-pochi/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:41:58 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20496 Sergio Segio scrive a Stefano Cappellini che su "Il Riformista" aveva recensito il libro "Miccia Corta"

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Leggi lo scambio di opinioni tra Sergio Segio e il giornalista de “Il Riformista” Stefano Cappellini, che aveva recensito sul quotidiano il libro “Miccia corta”

miccia corta – il riformista 08 03 05

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Gli anni Settanta gettati alle spalle https://www.micciacorta.it/2015/09/gli-anni-settanta-gettati-alle-spalle/ https://www.micciacorta.it/2015/09/gli-anni-settanta-gettati-alle-spalle/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:29:45 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20493 «Miccia corta» di Sergio Segio, ovvero il racconto dell'azione che portò alla liberazione di alcune detenute politiche di «Prima Linea» raccontata da uno dei protagonisti dell'assalto al carcere di Rovigo

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Pochi giorni dopo la strage di via Fani e il sequestro Moro, Rossana Rossanda scrisse un famoso articolo, quello nel quale parlava di «album di famiglia» a proposito dei rapitori del presidente della Dc. Non intendeva solo dire che i sequestratori di Moro venivano effettivamente dalla sinistra, allora un’eresia per buona pare della miope sinistra, ma anche che nella loro fraseologia si avvertiva un’eco precisa che rinviava al Pci, o almeno al Pci dei decenni precedenti. Parlava delle Brigate rosse e aveva ragione. Avrebbe avuto invece torto qualora si fosse trattato di altre formazioni armate, e in particolare di Prima linea. Quest’ultima, infatti, era a tutti gli effetti espressione, sia pur armata, di quel caotico movimento insurrezionale del quale il vertice brigatista diffidava profondamente e con il quale le Br non si identificarono mai. Con il Pci, fosse pure quello di Pietro Secchia, non aveva nulla a che spartire. Del principale gruppo armato italiano dopo le Br, appunto Prima linea, si è quasi persa la memoria. Mentre proliferavano le narrazioni autobiografiche degli ex brigatisti i militanti di Prima linea sono rimasti in silenzio. Con Miccia corta (Derive e approdi, pp. 244, € 15.00), Sergio Segio, uno dei principali dirigenti dell’organizzazione e l’ultimo ad aver finito di scontare la sua pena, rompe quel mutismo. Il suo libro sarà presentato, con la lettura di alcuni passi, sabato prossimo a Milano, alle 18, presso il Boccascenacafè, Palazzo Litta, Corso Magenta 24.

Miccia corta non vuole essere una storia di Prima linea, si propone anzi esplicitamente di raccontare un solo episodio, l’attacco al carcere di Rovigo che, il 3 gennaio `82, portò alla liberazione di quattro terroriste tra cui Susanna Ronconi, compagna di Segio e fondatrice di Prima linea dopo aver militato nelle Br. Avrebbe dovuto trattarsi di un’operazione incruenta. Si concluse invece con la morte di un passante, il falegname di 64 anni Angelo Furlan, ucciso dalla bomba usata per far saltare il muro di cinta del carcere. Forse Segio ha scelto di raccontare proprio quell’episodio perché gli pesa ancor più delle altre l’uccisione di Furlan, morto non solo «per caso» ma anche quando i reduci di Prima linea avevano già capito che la battaglia era persa, sparavano solo per liberare i detenuti senza più voler uccidere nessuno. Ma forse lo ha scelto anche perché quella vicenda crepuscolare, quasi l’ultimo atto di una lotta armata battuta, gli permette di raccontare le origini di Prima linea con gli occhi di chi ha già alle spalle la sconfitta, i ripensamenti, i dubbi, di chi ha già visto l’esplosione della mattanza nelle carceri, così opposta ai sogni e ai miti degli inizi, il moltiplicarsi dei pentimenti e delle denunce. Segio non racconta la storia di Prima linea. La riassume a partire da una rotta che è politica e culturale oltre che militare.

Da questo punto di vista l’autore resta fedele all’imperativo di limitare la narrazione all’evasione da Rovigo. Lo sguardo sugli anni `70 è sempre quello di chi è già stato sconfitto e di chi, senza rinnegarla, ha già preso intimamente le distanze dalla propria biografia. E’ già quello del 3 gennaio 1982, quando Segio aveva abbandonato quel che restava di Prima linea per limitare la sua attività al tentativo di far evadere quanti più detenuti politici possibile, in nome di una «coerenza» che è molto più umana ed esistenziale che politca e progettuale.

Nonostante la conclamata scelta iniziale, Segio non riesce però a evitare di raccontare le vicende che a quell’esito avevano portato, e probabilmente non sarebbe stato possibile farlo. Ricapitola la stagione dei gruppi extraparlamentari e delle stragi di stato, la «perdita dell’innocenza» che da piazza Fontana in poi almeno contribuì a spingere molti verso la scelta delle armi. Riassume la stagione dello spontaneismo armato di sinistra e poi della nascita e della crescita di Prima linea. Allude quindi frequentemente alle differenze tra le organizzazioni armate «di movimento» e le Br. Prima di tutto la determinazione nel non considerare la lotta armata come irreversibile per vederla invece come una necessità momentanea, passibile di ripensamenti a seconda delle esigenze imposte dal ciclo di lotte sociale: un’impostazione che per Segio spiega la dissociazione collettivamente adottata da quasi tutta Prima linea. Poi il tentativo di non staccare l’organizzazione armata dalle lotte diffuse, e di restare nonostante tutto all’interno del movimento di massa. Infine l’idiosincrasia per il moralismo rigido e il «professionismo» tipico delle Brigate rosse.

E’ la distanza tra un’organizzazione che si voleva, ed era, erede della tradizione comunista, davvero tutta interna a quell’«album di famiglia» di cui parlava Rossana Rossanda, e un’altra che al comunismo, per come si è dato nella realtà storica, faceva riferimento a parole ma di fatto era già oltre quella vicenda e quella tradizione, ed era dunque espressione, sia pur deviata, del movimento degli anni `70. Solo che quella differenza e quello scarto, che sono poi propri di tutta la vicenda dei `70, dell’intero movimento insurrezionale di allora e non solo di quello armato, Segio li richiama continuamente senza mai soffermarvisi davvero. La differenza tra Brigate rosse e Prima linea, dunque la specificità di quest’ultima, è spesso enunciata, mai definita, illustrata anche dal punto di vista dei comportamenti, mai raccontata davvero. Miccia corta è un prologo, l’anticipazione di quella «storia corale e collettiva di Prima linea» che Segio spera, e lo dice chiaramente, possa un giorno essere scritta.

E’ un auspicio condivisibile. Sarebbe un testo utile per ripristinare la verità storica di quegli anni, falsata da un’immagine mediatica che ha ridotto quell’intera fase a uno scontro tra lo stato e le Brigate rosse con tutt’alpiù per contorno una guerra civile strisciante tra opposti estremismi. Ma il libro di Segio capita in un momento particolare, dopo il diluvio mediatico messo in moto dalle rivelazioni di Achille Lollo da Rio de Janeiro. E’ dunque opportuno chiedersi a cosa possa e debba servire una ricostruzione storica onesta dello scontro che si verificò in Italia allora. La pacificazione di cui molto s’è straparlato negli ultimi giorni c’entra pochissimo. Segio cita un’affermazione di Susan Sontag dalla quale è difficile dissentire: «Fare pace significa dimenticare. la riconciliazione richiede che la memoria sia limitata». Le reazioni alla nota intervista di Lollo confermano le parole di Susan Sontag. La pacificazione poggia su amnesia e rimozione, non sul ricordo che, al contrario, rinfocola e riattizza odi e inimicizie. Neppure si può più sperare che liberare la storia degli anni `70 dalla falsificazione che la ha ridotta a insensata esplosione di violenza possa rivelarsi utile per la ripresa di un conflitto sociale che langue per motivi ben più strutturali e radicati.

Il sospetto che a essere interessati dalla faccenda siano sopratuttto ultracinquantenni motivati da un qualche coinvolgimento personale a vario titolo è legittimo. E tuttavia uscire dagli anni `70 risulta puntualmente impossibile. Gli spettri di allora continuano da oltre vent’anni a essere evocati, per essere impugnati nelle maniere più improprie e spesso torbide. Restituire a quella storia la sua realtà, riportarla nei suoi confini senza deformazioni interessate e senza abbandonarsi ai voli fantasiosi delle dietrologie, ridare al movimento quel che fu suo – la continuità con la tradizione comunista incarnata da molte organizzazioni tra cui le Br, ma anche le fratture, le discontinuità, le anticipazioni, la scoperta di istanze nuove e diverse da quelle «operaie e proletarie» – è forse necessario non solo e non tanto per liberare gli anni `70 dalle menzogne, ma per liberare la lotta politica di questo paese, tutti noi e in particolare la sinistra, dagli anni `70 stessi. Per poterli infine catalogare nel registro del passato e dimenticare. Per poterli superare.

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Vagli a spiegare che c’entra il Genoa https://www.micciacorta.it/2015/09/vagli-a-spiegare-che-centra-il-genoa/ https://www.micciacorta.it/2015/09/vagli-a-spiegare-che-centra-il-genoa/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:22:13 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20491 A colmare la mia ignoranza su questa storia anni settanta ecco arrivare "Miccia Corta-Una Storia di Prima Linea" il racconto di Sergio sull'evasione

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Vagli a spiegare che c’entra il Genoa, o meglio una maglietta da stadio..Già, non posso mica dirgli che per un  attimo ho dubitato che Prima Linea fosse stato un  gruppo di eversione di stampo neofascista…Chissà cosa penserebbe uno dei suoi padri solo del fatto che su un  disegno di Jacovitti ho fatto scrivere una bella frase dove Prima Linea risulta casualmente (…) in rosso..Chissà cosa penserà Sergio Segio, comandante Sirio, fondatore del gruppo di lotta armata che ha avuto più processi delle Brigate Rosse, un vinto tra i vinti, ma di quei vinti che hanno avuto anche la sfiga di sopravvivere, il che per una società forcaiola come la nostra rimane un ulteriore “colpa”…

A colmare la mia ignoranza su questa storia anni settanta ecco arrivare “Miccia Corta-Una Storia di Prima Linea” il racconto di Sergio sull’evasione, organizzata da lui e altri militanti di P.L., di alcune  compagne dal carcere di Rovigo,tra cui la donna di Segio, Susanna Ronconi. Era una domenica, precisamente il tre gennaio 1982,io ero a Bologna a seguire il Genoa che pareggiò uno a uno con reti di Briaschi e Mancini e mi ricordo bene come fosse la partita del ritorno di Roberto con noi. Bene, nel momento in cui a Bologna finiva il primo tempo, a Rovigo iniziava una delle fughe più spettacolari che si siano viste  nel panorama europeo. Chiaramente non vado oltre sebbene consigli alla minoranza consapevole un’attenta lettura, piuttosto mi preme affermare come questa operazione “quasi un canto del cigno” di P.L. (si scioglierà a Torino mesi dopo) chiuda un’ epoca di valori quali amore, fratellanza, responsabilità e solidarietà racchiusi in un agire comunitario che di lì a poco verrà sostituito da processi cannibalistici all’interno dei carceri di tutta Italia ( vedi i Comitati di Salute Pubblica descritti in “Andare ai resti” da E.Quadrelli). Sono storie che pochi sanno, storie nella Storia, una Storia che non merita la esse maiuscola, in quanto ancora palesemente incompleta, ancora  volutamente viziata, non detta. Stiamo ancora aspettando che ci parlino di Gladio (anche quella civile ancora in forza con altro nome), delle schifezze della P e del patto atlantico, storie di stragi senza colpevoli alla sbarra, anche se tutti ormai sappiamo dove guardare. All’interno di ciò, va rivista quindi la posizione di un’intera generazione,(la meglio o la peggio gioventù?) nelle cui fila decine di migliaia di individui si sono resi protagonisti di un movimento sfociato nella lotta armata, ma che nella lotta armata ha trovato l’unica dimensione politica possibile, prima di dissolversi nel carcere o nell’eroina. Senza contare poi la Responsabilità; qui Segio, ma anche Cusani, potrebbero insegnare tanto magari a chi ancora adesso invoca una campagna persecutoria contro i rifugiati all’estero, senza ricordare (ammettere) come all’epoca stazionavano nelle sinistra extraparlamentare prima di leccare  il didietro del signor B…

Aldilà della storia di eversione vissuta da Sergio e dai suoi compagni, mi preme sottolineare come alla fine sia l’Uomo che ne esca , bene o male, da anni di battaglie e di cattività. Ed è ciò, legato ai motivi del coinvolgimento, che mi piace osservare e ricordare, perchè in fondo si tratta sempre e comunque di Dignità Umana..di chi, sbagliando o no, ci ha sempre messo la faccia..e non è poco.
Paolo Panalpa

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‘MICCIA CORTA’, SEGIO RACCONTA ASSALTO CARCERE ROVIGO https://www.micciacorta.it/2015/09/miccia-corta-segio-racconta-assalto-carcere-rovigo/ https://www.micciacorta.it/2015/09/miccia-corta-segio-racconta-assalto-carcere-rovigo/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:16:54 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20489 Il racconto dell' assalto al carcere femminile di Rovigo, il 3 gennaio 1982, intersecato alle riflessioni ed ai ricordi di un' epoca, quella degli anni di piombo, vissuta realmente in ''prima linea''

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ESCE LIBRO SCRITTO DA UNO DEI FONDATORI DI PRIMA LINEA (ANSA) – ROMA, 25 FEB – Il racconto dell’ assalto al carcere femminile di Rovigo, il 3 gennaio 1982, intersecato alle riflessioni ed ai ricordi di un’ epoca, quella degli anni di piombo, vissuta realmente in ”prima linea”, tra tentativi di attacco allo Stato, detenzioni, dissociazioni e battaglie – che durano ancora oggi – per una soluzione politica del terrorismo, ”perche’ la storia di quegli anni permane come un buco nero, un’ occasione di riconciliazione mancata”. E’ quanto propone questo ‘Miccia corta, una storia di Prima linea’, libro scritto da Sergio Segio, tra i fondatori di Pl, pubblicato per Derive Approdi.
La miccia corta e’ quella che Segio ed i suoi compagni, Albert, Roccia, il Riccio, Olmo, Bruno, Eva e Martino, prepararono, in quella fredda domenica di gennaio di 23 anni fa, per innescare l’ esplosivo destinato ad aprire una breccia nel muro di cinta del carcere di Rovigo, in modo da far evadere la compagna dell’ autore del libro, Susanna Ronconi ed altre tre detenute politiche, Marina Premoli, Federica Meroni e Loredana Biancamano. Dodici secondi era il tempo fissato tra l’ accensione della miccia e l’ esplosione della dinamite. Dodici secondi che, racconta Segio, ”possono essere brevissimi o eterni. Dipende da quale parte si sta. O da quale lato del muro.
Lasciare piu’ tempo tra l’ accensione e l’ esplosione aumenterebbe i rischi per eventuali passanti e per le stesse guardie del muro di cinta”. Ed e’ proprio quello che succede: l’ azione riesce, le quattro detenute evadono, ma sulla strada rimane ucciso un passante, Angelo Furlan, falegname di 64 anni, colpito da una scheggia mentre portava a spasso il suo cane.
”Una morte non voluta la definisce l’ ex terrorista che ci colpi’ subito profondamente”. In proposito, Segio ricorda poi con commozione quanto avvenne tre anni dopo, nell’ ottobre del 1985, quando, ”ormai da tempo arrestati, ci trovavamo tutti nella gabbia del tribunale. Durante una pausa, mentre i giudici si erano ritirati, al gabbione si avvicinarono Maria Teresa Furlan, figlia di Angelo e suo marito, Angelo Bordin.
Spontaneamente e con un velo agli occhi ci stringemmo a lungo le mani con forza, senza bisogno di parole. Il loro fu un gesto di grande generosita’ e forza morale. Lo e li ricordero’ sempre con immensa gratitudine”.
Quella raccontata dal libro, premette l’ autore, ”non e’ intesa come ‘la’ storia di Prima linea”; la scelta ”e’ stata un’ altra: quella di dar conto di un episodio, l’ assalto al carcere di Rovigo, per le particolari valenze che esso a quel tempo ha avuto, sia sul piano della mia vicenda personale, sia, piu’ in generale, su quello di un momento fortemente rappresentativo del culmine e della fine di una storia e, in un certo senso, di un’ epoca, quella della lotta armata”. E come sarebbe finita quella storia, Segio lo sapeva gia’ allora. ”La sconfitta politica osserva e’ ormai certa, il sogno si e’ sgretolato, impastato nel sangue nostro e in quello delle nostre vittime, nella ferocia delle prigioni di Stato e nell’ orrore di quelle del popolo. Ma assaltando questo carcere cominciamo a riprenderci la liberta’ delle nostre compagne”.
La rievocazione di quel 3 gennaio e’ cosi’ intervallata da flashback che delineano il contesto nella quale quell’ assalto e’ maturato, la storia personale di Segio, la sua esperienza in Lotta continua prima e in Prima Linea poi. E quella di tanti suoi compagni di strada. ”Ricordo scrive i compagni morti in piazza e quelli uccisi per strada o sotto casa. Una lista interminabile, una contabilita’ infinita che nessuno ha piu’ tenuto e che e’ stata pian piano espunta dalla memoria collettiva”. Scorrono cosi’ tanti nomi, da Pino Pinelli a Giuseppe Tavecchio, da Claudio Varalli ad Alceste Campanile, da Vincenzo Caporale a Giorgiana Masi.
Il libro si conclude con una serie di lettere ”a mo’ di postfazione”. Una, scritta da Susanna Ronconi nel novembre del 1982, dal carcere dove era nuovamente finita, racconta il giorno in cui le venne riferito della morte della madre. ”Questa scrive Ronconi e’ una morte senza messe e sepolture, con lei ho perso tutti gli appuntamenti. Mi chiedo perche’ non piango, ora che sono arrivata al fondo e mi sono detta quasi una verita’. E’ come se la certezza che questo dissidio sara’ l’ espiazione mi concedesse una cupa, assoluta calma”. (ANSA) NE 25-FEB-05

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Prima linea: la pace vale più della giustizia https://www.micciacorta.it/2015/09/prima-linea-la-pace-vale-piu-della-giustizia/ https://www.micciacorta.it/2015/09/prima-linea-la-pace-vale-piu-della-giustizia/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:12:45 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20486 La recensione di "Vita" del libro "Miccia corta" di Sergio Segio sulla storia di Prima Linea e l'assolto al carcere di Rovigo

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Una recensione del libro “Miccia corta” di Sergio Segio sulla rivista del non profit “Vita”

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miccia – vita 24 06 05

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La “ miccia corta ” di Sergio Segio https://www.micciacorta.it/2015/09/la-miccia-corta-di-sergio-segio/ https://www.micciacorta.it/2015/09/la-miccia-corta-di-sergio-segio/#respond Mon, 28 Sep 2015 13:06:56 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=20484 È il 3 gennaio del 1982 e sono passate da poco le 15,30 quando una potente carica di esplosivo, ben venti chili, distrugge le mura di cinta del carcere femminile di Rovigo.

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“Spariamo, spariamo. Poi smettiamo. Il boato è forte, quanto istantaneo. C’è un fumo così denso da sembrare notte, un pulviscolo infernale. Corro verso il recinto di passeggio e sparo una breve raffica. Ed ecco spuntare Susanna. Arriva di corsa”. È il 3 gennaio del 1982 e sono passate da poco le 15,30 quando una potente carica di esplosivo, ben venti chili, distrugge le mura di cinta del carcere femminile di Rovigo. Susanna Ronconi è stata liberata e con lei altre due detenute, Federica Meroni e Loredana Biancamano. A dare fuoco alla miccia è il comandante Sirio, appartenente al gruppo terroristico di sinistra Prima Linea così come le sue compagne appena evase. “Doveva essere un’azione motivata dall’amore e solidarietà verso i nostri compagni…si risolse invece in un nuovo lutto” dice il comandante Sirio, Sergio Segio, ventitre anni dopo. Perché in quell’azione trovò la morte un passante di sessantaquattro anni, Angelo Furlan, iscritto da sempre al PCI, colpevole solo di aver portato a spasso quel pomeriggio il suo cane nei pressi del penitenziario. Per questa azione e per altre Segio ha scontato ventidue anni di carcere e adesso, a pena conclusa, si occupa di volontariato sui problemi di carcere, esclusione e tossicodipendenze, mentre nel 2003 gli è stato conferito il premio internazionale all’impegno sociale “Rosario Livatino”. Di questa giornata, mai raccontata se non nelle aule di tribunale, ma anche delle lotte e dei movimenti degli anni Settanta, parla in “Miccia Corta, una storia di Prima Linea” (ed. Derive e Approdi), firmato dallo stesso Segio.

Un diario scritto, dice l’autore in un’intervista al Corriere del Veneto, supplemento locale del Corriere della Sera, “...per dare un piccolo contributo a comporre la memoria di quegli anni che non sia - come purtroppo mi pare invece si tenda generalmente a fare - una “balcanizzazione dei ricordi”, dove la memoria viene usata come clava, assolutizzandone alcuni frammenti, per coltivare all’infinito uno spirito di rancore o, dall’altro lato, per mantenere un atteggiamento di reticenza e autoassoluzione. Ho voluto farlo partendo dalla fine, da quell’episodio del 3 gennaio 1982 a Rovigo per la sua valenza emblematica di esito di un’epoca, dove sempre più evidente era divenuto il dissidio fra le passioni originarie, tese a una maggiore giustizia sociale, e le nostre pratiche, dove l’uso delle armi, all’opposto, produceva solo dolore ed ingiustizia”.

Da questo libro nasce anche un sito internet, www.micciacorta.it che, a partire da ciò che racconta il volume, intende diventare occasione di dibattito e di confronto, arrivando a delineare frammenti di memorie utili al superamento. Il sito raccoglie le recensioni al libro, estratti dal libro stesso e novità sugli eventi legati ad esso ma anche commenti e notizie sugli avvenimenti più recenti riguardo al terrorismo nazionale ed internazionale. Nella sezione dedicata ad “altre storie e vissuti” Segio invita ad inviare storie e racconti autobiografici che siano riconducibili ai contenuti del sito ed alla sua stessa esperienza. Per ora ce ne sono tre: “Storie di Potere operaio” di Cecco Bellosi, “Io non dimentico” di un ex militante delle Formazioni Comuniste Combattenti - Prima Linea (FCC-PL) e “Diario minimo di un altro tempo” di Susanna Ronconi, la stessa compagna di Sergio Segio liberata a Rovigo.

Dice l’autore nell’introduzione al volume: ”La storia di Prima Linea sinora non era mai stata scritta. I fatti forse allora erano troppo vicini. Ora sono probabilmente divenuti troppo lontani. Ma non dispero che questo Miccia Corta possa innescare finalmente un prossimo lavoro più ampio e collettivo. È un valore aggiunto che mi auguro di consegnare a queste pagine”. E continua: ” Espunta quella storia di deviazioni istituzionali da ogni possibile memoria, passati indenni tutti i suoi responsabili, attivi e passivi, si è malamente girata la pagina di quegli anni e di quello scorcio di Novecento. Ora è rimasto solo il dolore di quanti sono stati colpiti, dei loro famigliari. Ma anche di quelli dei militanti uccisi o a lungo incarcerati. Ed è rimasto l’eterno accanimento nei confronti dei vinti ”. E di quegli anni Settanta, in verità neanche così troppo lontani dalla memoria collettiva, che hanno portato un grandissimo numero di persone (solo in Italia si contano ventimila inquisiti per fatti relativi al terrorismo per un totale di oltre cinquantamila anni di galera già scontati) ad intraprendere la strada della clandestinità e della lotta armata ricorda : ”Ci siamo allora induriti, senza riuscire a mantenere la capacità di tenerezza. In un’anestesia morale progressiva, che ha avuto ragione delle nostre ragioni. La logica delle armi ci ha preso non solo la mano ma anche il cuore e la testa”.

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