Bernardo Leighton – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Wed, 18 Jan 2017 16:45:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.4 L’Italia condanna il Plan Cóndor ma assolve “il torturatore” Troccoli https://www.micciacorta.it/2017/01/litalia-condanna-plan-condor-assolve-torturatore-troccoli/ https://www.micciacorta.it/2017/01/litalia-condanna-plan-condor-assolve-torturatore-troccoli/#respond Wed, 18 Jan 2017 08:43:08 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=22885 Processo Condor. Assolto Jorge Nestor Troccoli, ora cittadino italiano, ma in passato membro dei servizi segreti dell’Uruguay

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Il militare, sopranominato “il torturatore”, è stato tra i primi a riconoscere l’uso della tortura negli interrogatori, ha ammesso di averla praticato sui prigionieri, ma ha precisato di non aver mai ucciso un detenuto. Troccoli, l’unico residente in Italia rimane libero. Mentre i condannati lo sono tutti in contumacia Otto condanne all’ergastolo, 19 assolti e 6 prosciolti per morte degli imputati. Ieri la terza Corte d’assise di Roma ha emesso sentenza al lungo processo Cóndor in rapporto al sequestro e scomparsa di 23 cittadini italiani, avvenuta in diversi paesi dell’America Latina tra il 1973 e il 1978. La Corte, presieduta da Evelina Canale, ha parzialmente accolto in prima istanza le richieste dell’accusa: 27 condanne all’ergastolo e un’assoluzione. Assolto Jorge Nestor Troccoli, ora cittadino italiano, ma in passato membro dei servizi segreti dell’Uruguay, Paese che non ha ottenuto la sua estradizione. Il militare, sopranominato “il torturatore”, è stato tra i primi a riconoscere l’uso della tortura negli interrogatori, ha ammesso di averla praticato sui prigionieri, ma ha precisato di non aver mai ucciso un detenuto. Troccoli, l’unico residente in Italia rimane libero. Mentre i condannati lo sono tutti in contumacia. L’indagine italiana sull’Operación Cóndor, l’internazionale del terrorismo di Stato, iniziò nel 1999, in seguito alla denuncia dei famigliari di 8 cittadini italiani desaparecidos, vittime della repressione in diversi paesi dell’America Latina. Un’indagine molto complessa perché la macchina della repressione era organizzata dai vertici dello Stato, che non solo hanno cancellato ogni traccia, ma hanno perfino fatto sparire le persone. Il processo è nato dalle denunce presentate dai parenti di 42 persone uccise durante la lunga stagione delle dittature militari che ha segnato la storia della regione. Oltre alla annosa dittatura di Alfredo Stroessner in Paraguay (1954-1989), i militari presero il potere in Brasile (1964-1985), Bolivia (1971-1978), Cile (1973-1988), Uruguay (1973-1988) e Argentina (1976-1983), tutti governi che hanno ricevuto assistenza dal Dipartimento di Stato Usa e l’intervento diretto della Cia. Si pensi che quando il generale Jorge Videla prese il potere in Argentina nel 1976, tutta la regione è sotto regimi dittatoriali. La ragione di un processo in Italia si basa nell’impossibilità di avere giustizia nei propri paesi. Nell’ultimo decennio solo l’Argentina ha avuto il coraggio di processare centinaia di repressori, tra cui anche quelli vincolati all’Operación Cóndor. Negli altri paesi della regione, pur con diverse modalità, la richiesta di giustizia è stata sempre rimandata. Proprio per questo, molti famigliari delle vittime vedono ora per la prima volta la possibilità di arrivare ad una condanna dei carnefici dei loro cari. Il Cóndor nasce nel 1974 su iniziativa del generale Manuel Contreras, capo della polizia segreta del generale Augusto Pinochet, poi nel 1975 questa «cooperazione» si formalizza a Montevideo con un accordo tra Pinochet e Videla. L’accordo riguardava tutto il cosiddetto Cono Sud: Argentina, Brasile, Bolivia, Cile, Perù, Paraguay e Uruguay e permetteva annientare ogni forma di opposizione, o presunta tale, consentendo lo sconfinamento di militari e servizi segreti. Un lavoro pulito che non prevedeva problemi di giurisdizione, né lunghe procedure internazionali di estradizione. Tutti seguivano il disegno imparato a Panama nella famigerata Scuola delle Americhe (oggi Western Hemisphere Institute for Security Cooperation), dove i militari sudamericani ancora oggi sono addestrati dall’esercito Usa nella lotta antisovversiva e alle varie tecniche di tortura. Oltre a perseguitare migliaia di oppositori il Cóndor ha compiuto diversi attentati di rilevanza internazionale. A Buenos Aires, nel settembre 1974 una bomba uccide il generale Carlos Prats e sua moglie. Prats ex capo dell’esercito cileno era rimasto fedele fino alla fine al presidente Salvador Allende. A Roma, nell’ottobre 1975 l’ex vicepresidente di Allende, Bernardo Leighton e sua moglie vengono mitragliati mentre rientrano a casa. A Washington, nel settembre 1976 una macchina imbottita di esplosivi uccide l’ex ministro di Affari esteri di Allende, Orlando Letelier, e la sua segretaria. Dopo decenni di attesa molti famigliari sono rimasti con l’amaro in bocca. SEGUI SUL MANIFESTO PER APPROFONDIRE

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Ritorno in nero https://www.micciacorta.it/2016/07/22166/ https://www.micciacorta.it/2016/07/22166/#respond Fri, 08 Jul 2016 09:13:46 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=22166 Sciolta nel giugno del 1976 sulla base della legge Scelba, Avanguardia nazionale rispunta oggi proponendosi di aprire sedi a cercare militanti. Stesso simbolo e stessi dirigenti guidati, oggi come allora, da Mario Merlino, l’agente provocatore infiltrato tra gli anarchici

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Si è formalmente ricostituita Avanguardia nazionale, l’organizzazione neofascista e golpista sciolta d’autorità nel giugno del 1976 dopo una sentenza del Tribunale di Roma che condannò, in base alla legge Scelba, trentuno dei suoi aderenti per ricostituzione del partito fascista. Per la cronaca era ormai da qualche anno che i suoi affiliati si rivedevano con gli stessi simboli, ora per celebrare la morte del boia delle Fosse Ardeatine Eric Priebke, ora per presentare l’autobiografia del suo fondatore Stefano Delle Chiaie (L’Aquila e il Condor), ora in convegni e meeting, sempre dalle parti di Roma. Ad Anzio nel 2014 intervenne anche l’europarlamentare leghista Mario Borghezio. Lo «stratagemma tattico» In verità questa è la terza volta che Avanguardia nazionale si rifonda. L’atto di nascita fu nel 1957, quando un gruppo di giovani guidato da Stefano Delle Chiaie si distaccò da Ordine nuovo per dar vita ai Gruppi di azione rivoluzionaria, che il 25 aprile del 1960 si trasformarono in Avanguardia nazionale giovanile. Il gruppo si differenziò da quello di Pino Rauti per diversi aspetti, tra gli altri, l’estrazione sociale più modesta dei suoi dirigenti e la scarsissima elaborazione teorico-politica, compensata da una spiccata propensione squadrista. Fu proprio per le ripetute violenze, che fruttarono da subito una grandinata di procedimenti giudiziari, che alla fine del 1965 Delle Chiaie decise di scioglierla. Uno «stratagemma tattico», come venne definito negli stessi ambienti dell’organizzazione. Alcuni dei dirigenti rientrarono formalmente nell’Msi. Altri, dal canto loro, continuarono invece a distinguersi nelle aggressioni durante le mobilitazioni studentesche della seconda metà degli anni Sessanta. Un fatto, in particolare di estrema gravità, il 27 aprile del 1966, suscitò forte allarme nell’opinione pubblica, quando, nel corso di una violenta aggressione, uno studente universitario socialista, Paolo Rossi, morì precipitando da un muro spintonato da numerosi fascisti anche di Avanguardia nazionale, come immortalato da diverse fotografie.

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La scelta dell’Odal In Ang, le personalità di maggior rilievo furono, insieme a Delle Chiaie, Sergio Pace (il primo presidente che risultò poi legato a una loggia massonica), i fratelli Bruno e Serafino Di Luia, Adriano Tilgher, Flavio Campo e Saverio Ghiacci. Come organo di stampa venne utilizzato per qualche tempo «Avanguardia – periodico di lotta alla partitocrazia». Sul primo numero del 1° gennaio 1963 venne anche pubblicato lo statuto del gruppo, in cui si stabiliva che al «Capo Nazionale», cioè direttamente a Delle Chiaie, veniva «affidata ogni decisione all’interno dell’organizzazione», compresa la nomina di tutti i dirigenti. Grazie a finanziamenti, anche consistenti, provenienti dal mondo imprenditoriale, il gruppo aprì, sempre in quegli anni, diverse sezioni a Roma, in Via Michele Amari, Via del Pantheon, Via delle Muratte, Via Gallia e al Quadraro, dove si installò il covo principale. Inserita nel partito del golpe Il simbolo scelto fu l’Odal, una lettera dell’alfabeto runico, a forma di rombo con i lati inferiori incrociati, espressione della continuità della stirpe, utilizzata come emblema, durante il secondo conflitto mondiale, anche da una divisione delle Waffen-SS.

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Avanguardia Nazionale, fra il 1960 e il 1966 ebbe contatti con l’Oas, con funzionari del Ministero dell’Interno (in particolare dell’Ufficio Affari Riservati) e degli apparati di sicurezza, come testimoniato da diversi suoi aderenti, partecipando a corsi di guerriglia, di fabbricazione e uso di esplosivi. Di fatto An si trasformò in un’organizzazione segreta dedita ad attività paramilitari, inserita a pieno titolo nella rete in costruzione del partito golpista in Italia. Emblematico un episodio del 1963 quando a Roma, nel corso delle cariche della Polizia contro le manifestazioni della sinistra organizzate per protestare contro l’arrivo di Ciombè, l’assassino di Patrice Lumumba, a fianco dei poliziotti e delle squadre speciali degli agenti in borghese, intervennero i fascisti di Avanguardia nazionale armati con gli stessi manganelli. Alcune decine di attentati, infine, fra il 1962 e il 1967, portarono solo a qualche mite condanna, a dimostrazione della considerazione e della «benevolenza» di cui godeva An. An incarnò un ruolo di punta all’interno dei meccanismi di provocazione messi in atto dalla strategia della tensione. Stefano Delle Chiaie partecipò al convegno, dal 3 al 5 maggio 1965, a Roma all’Hotel Parco dei Principi, promosso dall’Istituto di studi militari Alberto Pollio, legato allo Stato Maggiore della Difesa, in cui si tracciarono le linee di intervento che portarono alla stagione delle stragi. An, in questo contesto, si incaricò in particolare della penetrazione fra i movimenti di opposta collocazione politica. Già dal 1967 avviò un’opera di sistematica infiltrazione sia in ambienti comunisti filo-cinesi che in gruppi anarchici dopo un “viaggio di studi” nell’aprile del 1968 in Grecia, per imparare alcune tecniche già sperimentate in quel paese dai colonnelli protagonisti del colpo di Stato. Nel gennaio del 1970 Delle Chiaie decise la ricostituzione del suo gruppo, meglio, di tornare a rendere pubblica la sua esistenza, mantenendo tuttavia un doppio livello organizzativo. Non più di qualche centinaio gli aderenti. Quando Guido Paglia, già presidente di Avanguardia nazionale, ricostruì nel 1972 in un memoriale per il Sid la struttura interna dell’organizzazione, parlò dell’esistenza di un apparato clandestino con tanto di «commandos terroristici» guidati da Flavio Campo. La “nuova” Avanguardia Nazionale segnò un considerevole successo politico durante la rivolta di Reggio Calabria (estate 1970) nella quale alcuni suoi esponenti, come Felice Genoese Zerbi, assunsero un ruolo di primo piano. Contemporaneamente il gruppo avviò una stretta alleanza con il Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese. Nella stessa estate del 1970, l’autorità giudiziaria spiccò mandato di cattura contro Delle Chiaie nel quadro dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Iniziava in questo modo la lunga latitanza del leader di An che si protrarrà per ben diciassette anni. An, dopo il coinvolgimento nel “golpe Borghese”, in cui gli avanguardisti occuparono effettivamente per qualche ora il Ministero dell’Interno, continuò ad agire sino al 1976, anno in cui sarà sciolta. Le operazioni «killer» La storia di Avanguardia nazionale non si esaurì solo in Italia. Numerose furono, infatti, le «operazioni» che videro i suoi aderenti nella veste di killer per conto delle dittature sudamericane, dei franchisti spagnoli e della Dina, il servizio segreto di Pinochet, che su suggerimento della stessa An adottò come simbolo uno stemma delle SS. Stefano Delle Chiaie operò nel 1974 in Costa Rica contro la guerriglia comunista, altri di An intervennero a più riprese in Spagna contro l’Eta, sia per assassinare loro dirigenti sia per imbastire provocazioni. Stefano Delle Chiaie, Augusto Cauchi, Piero Carmassi, Mario Ricci, Giuseppe Calzona e Carlo Cicuttini, il 9 maggio 1976, parteciparono in Spagna, insieme con altri neofascisti, all’assassinio a colpi di pistola di due giovani democratici a Montejurra nel corso di una manifestazione organizzata dal partito Carlista di Carlos Hugo. Nessuno in Spagna ne rispose anche se un servizio fotografico su El Pais immortalò gli aggressori in azione. I camerati di Pinochet Ma fu il tentato assassinio di Bernardo Leighton (l’ex-vice presidente del Cile) e di sua moglie, a Roma il 6 ottobre 1975 (rimasero entrambi gravemente feriti), che vedrà tutta An, con il contributo di elementi già di Ordine nuovo, impegnarsi a realizzare l’attentato mettendo a disposizione uomini e sedi. Lo stesso Pierluigi Concutelli dirà molti anni dopo al giudice Guido Salvini, il 17 maggio 2002, che l’assassinio era stato «Organizzato da Pinochet. Lo seppi da Delle Chiaie che affermava che Pinochet si stava ‘togliendo i sassolini dalle scarpe’». Nel processo, tenutosi a Roma nel 1987, Delle Chiaie e Concutelli furono assolti per insufficienza di prove. Qualche anno dopo per gli stessi fatti, sempre davanti alla Corte d’Assise di Roma, Michael Townley, un cileno-americano reclutato dalla Dina, venne condannato a quindici anni, dopo aver confessato il suo ruolo di intermediario presso Avanguardia nazionale, spostandosi a Roma nel luglio del 1975 per preparare l’attentato a Bernardo Leighton. In Bolivia delle Chiaie partecipò anche, nel luglio 1980, al cosiddetto «golpe della cocaina», portando al potere Luis Garcia Meza Tejada, con l’aiuto di neonazisti di vari paesi (tra loro anche il criminale di guerra Klaus Barbie) e dei gruppi paramilitari conosciuti come Los novios de la muerte (I fidanzati della morte), che si occuparono di eliminare i piccoli narcotrafficanti per giungere al controllo totale del mercato. Ora vorrebbero tornare. Se lo son detti a Roma lo scorso 25 e 26 giugno. Il simbolo è lo stesso, pure i dirigenti. Tra loro anche Mario Merlino, l’«agente provocatore» che si infiltrò tra gli anarchici. L’intenzione è di aprire sedi. Allo stato sono ancora fuorilegge. Chissà se dalle parti del Ministero dell’Interno se ne ricordano? SEGUI SUL MANIFESTO

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