Luca Cafiero – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Tue, 15 Mar 2016 09:17:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Luca Cafiero. Un «principe» per la sinistra https://www.micciacorta.it/2016/03/luca-cafiero-un-principe-la-sinistra/ https://www.micciacorta.it/2016/03/luca-cafiero-un-principe-la-sinistra/#comments Tue, 15 Mar 2016 09:17:53 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=21493 L'addio a Luca Cafiero. Il servizio d'ordine nel movimento studentesco, la rivista pensata (e mai nata) dieci anni prima de "il manifesto". Gli anni del distacco dalla militanza per l'impegno accademico. Il ritratto di un amico che ci ha lasciato

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movimento studentesco

Per tanti, dopo il ’68 e nei primi anni ’70, Luca Cafiero è stato il duro ma autorevolissimo responsabile del servizio d’ordine del fortissimo Movimento Studentesco milanese , i famosi «katanga», come venne allora ironicamente definito il «corpo» incaricato di difendere i militanti dalle aggressioni, in quegli anni continue, dei fascisti, e di sorvegliare i cortei per evitare provocazioni. Comincio ricordando proprio questo «pezzo» della biografia di Luca perché mi è sempre sembrato un paradosso. Perché quella funzione gli aveva cucito addosso un personaggio che non poteva essere più lontano dalla sua reale personalità: perché pochi compagni ho incontrato altrettanto gentili, sensibili, generosi e anche raffinati come era Luca. (Del resto il suo vice nella direzione dei famosi Katanga era un altro che risulta difficile pensare addetto a quella funzione: Gino Strada, fondatore di Emergency). Luca, noi del primo gruppetto che poi ha fatto Il Manifesto, lo abbiamo conosciuto e frequentato già molto prima del ’68, quando, a Milano, nei primissimi anni ’60, cominciò a svilupparsi una riflessione critica sulla politica del Pci cui tutti allora eravamo iscritti. Non una corrente, per carità, non avremmo neppure osato pensare ad una simile ipotesi, ma certo un comune orientamento, in parte influenzato da quello che sarebbe poi diventato l’ingraismo, molto dal profiquo approfondimento di Gramsci che avevamo intrapreso. Tanto è vero che dieci anni prima dell’uscita de Il Manifesto si era immaginata una rivista che avrebbe dovuto avere come titolo «Il Principe». Quella rivista non si fece mai, ma a Milano il gruppo che ne discuteva era formato da Rossana Rossanda, Lucio Magri, Michelangelo Notarianni, Aniello Coppola (poi direttore di Paese sera, allora distaccato alla redazione milanese dell’Unità) e, per l’appunto Luca Cafiero, in quel tempo all’inizio della sua carriera accademica, studioso di Hume e dei filosofi libertini del ’700 inglese. Noi, interloquivamo da Roma. Luca non fu con noi nell’avventura de Il Manifesto, che inizialmente fu molto romano, anche fra i più giovani studenti sessantottini che alla nostra impresa si avvicinarono subito. A Milano il movimento prese un’altra strada, a lungo protagonista il Movimento Studentesco che poi, più tardi, quando cominciarono a prendere il sopravvento vere e proprie formazioni politiche, confluì in parte in Avanguardia Operaia (con Mario Capanna), in parte in quella che fu una diretta filiazione dei gruppi studenteschi, l’Mls (il Movimento dei lavoratori per il socialismo). È questa organizzazione che a fine anni ’70 decise di confluire nel Pdup, di cui Luca divenne vicesegretario. Nei travagliatissimi tentativi di unificazione che conobbe negli anni ’70 la nuova sinistra, e le tantissime separazioni che in molti casi ne seguirono, l’incontro con l’Mls fu un’eccezione: fu davvero un grande successo, subito ci mischiammo senza attriti, nella redazione del giornale e nell’organizzazione del partito, grazie anche al rapporto di stima e amicizia che si stabilì, senza alcuna incrinatura, con Lucio Magri. Fu merito di tutti, certo. Ma il ruolo che ebbe Luca fu decisivo, per via della sua intelligenza e lealtà. Noi «manifestini» del Pdup l’abbiamo tutti molto amato , ne siamo diventati, in tanti di noi, amici stretti. Allo scioglimento del Pci, in cui eravamo tutti confluiti nel 1984, Luca non ha seguito quelli di noi che sono passati per l’esperienza di Rifondazione comunista. Né di alcun altro tentativo politico. Si era chiuso nella sua attività accademica, erede, alla Statale di Milano, della cattedra di storia di filosofia del suo maestro Mario Dal Pra. Ironico come sempre, e però ormai maledettamente scettico. È stato nuovamente con noi, qui a Roma, nonostante la malattia lo facesse soffrire non poco, quando, l’anno scorso, furono presentati alla Camera dei Deputati i due volumi con i discorsi parlamentari di Lucio. Per via del suo distacco degli ultimi tempi per molti dei compagni più giovani il suo nome dice poco. Per noi dice molto e ora che è mancato proviamo un grande rimpianto. Grazie Luca.

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Ciao Luca, ragazzo del lungo ’68 italiano https://www.micciacorta.it/2016/03/21490/ https://www.micciacorta.it/2016/03/21490/#respond Tue, 15 Mar 2016 09:04:46 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=21490 L'addio a Luca Cafiero. Il movimento studentesco, la cultura antifascista della Resistenza, le lotte operaie. In questo formidabile mix ragionava, agiva e sognava la sinistra che vogliamo ricordare

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Parlare di Luca Cafiero, con gli occhi velati dalla commozione, significa affondare le mani in un periodo storico con cui ancora nessuno, a distanza di tanto tempo, può dire di avere fatto i conti in modo compiuto. Mi riferisco al lungo ’68 italiano, che durò almeno fino alla prima metà degli anni Settanta in ragione di una singolarità che lo distinse da tutte le altre esperienze di un movimento che ebbe dimensione mondiale. Un movimento antisistemico paragonabile, per estensione geografica, concentrazione temporale e impatto socioculturale solo con quello del 1848, secondo studiosi come Arrighi, Hopkins e Wallerstein. La singolare durata del ’68 italiano fu dovuta all’incontro tra due figure sociali: lo studente della nuova scuola di massa, partorita dalle lotte espansive del welfare state condotte dal movimento operaio e democratico e l’operaio della catena di montaggio, scaturito dalle innovazioni tecnologiche e dai giganteschi processi migratori Sud-Nord. Ma la vita di Luca Cafiero non è solo il ’68. C’è un prima e un dopo, che aiuta a capire quella singolarità e l’evoluzione di una generazione e di quella cultura comunista che seppe innovarsi grazie all’incontro con i movimenti. Cafiero, nato a Napoli, approda a Milano dopo un’infanzia a Torino e studia al liceo Berchet. Qui dà vita a una cellula della Federazione giovanile comunista italiana, fatto eccezionale in quegli anni, quando il Partito comunista non riusciva a raggiungere il mondo della scuola. Da quel momento Luca inizia un percorso politico e intellettuale che lo porta a incrociare la migliore coscienza critica della sinistra comunista milanese. Sviluppa, assieme ad altri, un disagio nei confronti dell’ortodossia, che si acuisce con l’invasione dei carri armati sovietici in Ungheria. Ebbe occasione in quel periodo, e fu l’unica, di incontrare, assieme ad altri studenti, Palmiro Togliatti, che però liquidò sbrigativamente le perplessità di quei giovani sui fatti d’Ungheria. Quel disagio irrisolto lavorò nella mente di Luca aprendola alla nuova avventura che maturò con il movimento studentesco, del quale divenne animatore e dirigente fin dai suoi prodromi, abbandonando il Pci. Il movimento studentesco milanese non nacque su un terreno vergine di culture ed esperienze politiche. A differenza di altri percorsi formativi – come quello di Mario Capanna che segnarono il suo ruolo fondamentale nella nascita del movimento – la storia personale e politica di Luca Cafiero e di Turi Toscano muoveva criticamente dall’interno di quella del movimento operaio politico italiano, dalle sue principali anime. Senza restarne prigionieri. Fu questo background culturale che permise al movimento studentesco milanese di legarsi alla cultura resistenziale, all’obbiettivo della «democrazia progressiva», all’antifascismo come una costante ben viva per la sinistra; di stabilire un rapporto critico ma mai contrappositivo nei confronti del movimento sindacale italiano; di cogliere appieno la grande novità dei consigli di fabbrica, con cui per la prima volta la democrazia varcava i muri dei luoghi di lavoro, e più tardi di respingere ogni compiacenza verso la lotta armata e persino di intuire le potenzialità di una unione federale europea. Lo stesso «stalinismo» – un cliché cui fummo condannati più per certe esteriorità, che non per effettive convinzioni – venne rivisitato come parte della complessa storia del movimento comunista internazionale, nella quale privilegiavamo la svolta contro le teorie del socialfascismo, sancita dalla relazione di Dimitrov al congresso del Comintern del ’35, che aprì la strada ai Fronti Popolari e a una funzione di guida nella lotta al nazifascismo. La splendida «Stalingrado» degli StormySix fu uno dei frutti, sul piano artistico, di quelle discussioni. La unificazione con il Pdup da parte del Movimento Lavoratori per il Socialismo, che nacque nel 1976, fu opera della direzione di Luca Cafiero divenutone segretario dopo la prematura scomparsa di Toscano. Non avvenne senza contrasti e divisioni, ma neppure fu una conversione improvvisa. Si fondava su quella continuità di pensiero e azione. Partì da una convergenza elettorale e poi si trasformò in unità vera e profonda, senza rivendicazioni di primarie. Qualcosa potrebbe insegnare ancora adesso. Seguì la successiva confluenza nel Pci, che con l’ultimo Berlinguer pareva potere assumere ruolo e politiche ben diversi, traditi dalla svolta della Bolognina, cui rispose la nascita di Rifondazione Comunista. A quel punto Luca Cafiero preferì, senza interrompere mai un sodalizio intellettuale e politico con Lucio Magri, tornare a dedicarsi prevalentemente all’insegnamento e agli studi filosofici. Continuando a ripensare in modo antiretorico e realistico al significato di quella straordinaria esperienza che insieme abbiamo vissuto. «Se siamo riusciti a realizzare qualcosa – ci ha detto nell’ultimo appunto lasciatoci – non lo dobbiamo solo né tanto al fatto che eravamo allora ragazze e ragazzi di buoni sentimenti e di buona volontà, ma perché abbiamo, nonostante ingenuità ed errori, praticato una buona politica, di valori, di progettualità alte e ambiziose, e soprattutto di analisi critiche riteneva lo studio e il sapere una componente essenziale per ogni progetto di cambiamento». E tu Luca, ci hai condotto per mano lungo questa strada. La commemorazione funebre di Luca Cafiero verrà tenuta martedì 15 marzo alle 11 nel piazzale antistante la Camera del Lavoro di Milano in corso di Porta Vittoria 43

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