storia dei movimenti – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Tue, 19 Apr 2016 09:31:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 La stagione dei movimenti https://www.micciacorta.it/2016/04/21701/ https://www.micciacorta.it/2016/04/21701/#respond Tue, 19 Apr 2016 09:31:19 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=21701 Ritratti. Un ricordo di Attilio Mangano, intellettuale e militante politico, che studiò gli anni 60 e 70 e le loro dinamiche sociali

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'68

Nella notte tra il 9 e il 10 aprile è morto a Milano Attilio Mangano. Siciliano, era nato a Palermo nel 1945, trapiantato a Milano, Mangano fu un intellettuale raffinato e militante politico: dapprima come giovane socialista, poi nel Psiup e infine, con il ’68, in Avanguardia operaia. Sposatosi giovane con Maria Rita, decise di insegnare nei corsi serali, sia per il suo interesse politico per la figura dei lavoratori-studenti che per poter passare più tempo con le due bambine che nascono nei primi anni del matrimonio. Dirigente politico di Avanguardia operaia, prima a livello cittadino e poi nazionale, Mangano curò per molti anni le pagine culturali del Quotidiano dei lavoratori e fu uno dei principali animatori e redattori delle riviste teoriche di quell’area politica: Avanguardia operaia, Unità proletaria, Politica comunista.
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Attilio Mangano
Mangano non è però solo un intellettuale politico e proprio in quegli anni iniziò a occuparsi di storia contemporanea, che resterà una delle sue grandi passioni. Al momento dello scioglimento di Ao entrò a far parte del gruppo dirigente di Democrazia proletaria dove rimase fino al 1981 quando la sua cultura fondamentalmente «movimentista» venne in contrasto con l’opzione partitica dominante nella piccola formazione, l’unica, di una minima rilevanza, rimasta alla sinistra del Pci nel deserto successivo alla sconfitta delle grandi illusioni di trasformazione e al drammatico esito della lotta armata. La sua uscita da Dp, insieme all’amico e maestro Stefano Merli, lo trasformò dopo tanti anni di militanza partitica in un «cane sciolto», forse ancora più libero di portare avanti le sue riflessioni sulla sinistra e sulla sua storia. Non stiamo, però, parlando della scomparsa solo di un dirigente politico e intellettuale della stagione dei movimenti. La sua cultura, il suo amore per la storia contemporanea, la sua curiosità intellettuale fanno di Mangano una figura estremamente rara nel panorama intellettuale della sinistra italiana. Attilio fu, infatti, uno dei pochi intellettuali che caparbiamente si mise a riflettere, quasi subito, sulla storia della stagione dei movimenti, sulle culture che ne furono il lievito, sulle dinamiche politiche – ma anche sociali – che attraversarono quegli anni. Insomma cercò di fare storia di quella stagione, con il distacco necessario a uno studioso e senza spacciare la propria autobiografia come la storia di quegli anni. I suoi libri sulle culture e le riviste della stagione dei movimenti furono le prime riflessioni, di notevole spessore, provenienti da qualcuno che non fosse un giornalista a caccia di colore e banalità per un anniversario, un vecchio leader reduce, narcisisticamente alla ricerca di un elisir per un’infinita giovinezza, oppure un magistrato. Mangano studiava, rifletteva, si interrogava, mentre gran parte degli intellettuali che quei movimenti avevano accompagnato o quei giovani storici, formatisi culturalmente e professionalmente proprio nelle temperie di quei movimenti, preferivano occuparsi di altro, sicuramente meno ingombrante e forse anche più utile per le carriere. Proprio per questa scelta e per la sua inesauribile curiosità Mangano fu una presenza «obbligata» per chiunque decidesse di fare storia dei movimenti degli anni Sessanta e Settanta: non era possibile occuparsi di quei temi, alla fine degli anni Ottanta, senza incontrare Attilio: non solo per la qualità dei suoi lavori, ma per carica umana con la quale ti veniva a cercare, ovunque tu fossi. Personalmente è così che l’ho conosciuto: mi cercò e mi trovò dopo un mio articolo sul ’68, apparso sul manifesto alla fine degli anni 80. Lo stesso fu per molti altri giovani e meno giovani studiosi, nell’esperienza della rivista Per il 68, in quella de La balena bianca o, infine, negli ultimi anni dell’impegno per la collana editoriale «Antimoderati», con la pubblicazione di brevi libretti su «scrittori e pensatori irregolari, espulsi o quasi dallo spazio pubblico intellettuale italiano».

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