Ugo Mattei – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Tue, 22 Aug 2017 17:11:02 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.2 Rispondere alla crisi, tra gratuità, cooperazione sociale e profitto https://www.micciacorta.it/2017/08/rispondere-alla-crisi-gratuita-cooperazione-sociale-profitto/ https://www.micciacorta.it/2017/08/rispondere-alla-crisi-gratuita-cooperazione-sociale-profitto/#respond Tue, 22 Aug 2017 17:11:02 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23653 SCAFFALE. «Rispondere alla crisi», a cura di Alessandra Quarta e Michele Spanò per ombre corte

L'articolo Rispondere alla crisi, tra gratuità, cooperazione sociale e profitto sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

È ormai opinione condivisa che la categoria della «crisi» sia penetrata a tal punto da diventare uno strumento di controllo e di disciplinamento di stampo ordoliberista. Per rispondere alla crisi si impone l’austerity e si limitano i meccanismi democratici; si smantella il welfare e si rimuovono diritti sociali consolidati. La crisi si presenta dunque come liquefazione della modernità statuale alimentando il vivace dibattito sulla ricerca della «terza via» del comune. Come emerge dalla lettura di Rispondere alla crisi. Comune, cooperazione sociale e diritto (ombre corte, pp. 154, euro 14), lo sviluppo di nuove pratiche di resistenza interroga i caratteri della trasformazione e suggerisce vie d’uscita. Curata da Alessandra Quarta e Michele Spanò, si tratta di una raccolta eterogenea di saggi presentati al convegno di Torino del 2015 che ha dato il titolo al libro. L’interesse di partenza era investigare in che modo, sotto le equivoche etichette di condivisione e collaborazione, diversi attori sociali hanno messo in campo fenomeni più o meno istituzionalizzati per soddisfare bisogni e garantire servizi: «una gamma ricca di esperienze di mutualizzazione all’incrocio tra gratuità e profitto, pubblico e privato, locale e globale». I DIECI SAGGI pubblicati offrono una prospettiva molto ricca sulla cosiddetta sharing economy nelle sue diverse sfaccettature. Si va dalla piattaforme di condivisione online al co-housing, agli spazi di coworking. Come sottolineano i due curatori, «questo modello di produzione e di scambio non esprime il desiderio di un riconoscimento da parte del pubblico». Si tratterebbe piuttosto di un paradossale «pubblicizzarsi di tutto quanto è privato» che impone oggi una «nuova riflessione sull’istituto del contratto e perfino sul negozio» – si veda l’analisi di Quarta sui problemi giuridici posti dal carpolling e dal couchsurfing – in un contesto che Alisa Del Re definisce di crisi del rapporto tradizionale tra cittadinanza e lavoro. Nel sistema post-fordista il lavoro diventa orizzontale, relazionale e richiede un nuovo autocontrollo della sua qualità che investe la responsabilità personale del lavoratore. Dall’altra parte, cresce la ricerca di comunità quotidiana e laboriosa di cui il libro fornisce un profilo aggiornato per quanto riguarda il caso italiano. Giacomo Pisani, per esempio, descrive la sharing economy come un sistema caratterizzato «dall’importanza attribuita all’accesso piuttosto che alla proprietà, attraverso la condivisione di beni che altrimenti resterebbero sotto-utilizzati». NEL COWORKING, in particolare, si coniuga l’innovazione e l’intraprendenza del lavoro autonomo con le possibilità di collaborazione al di fuori delle gerarchie aziendali. Ne consegue un nuovo modello imprenditoriale in cui gli asset appartengono ai soggetti coinvolti – e non a un imprenditore esterno che dirige la produzione – e nelle piattaforme digitali la distinzione tra produttori e consumatori sfuma nei contorni. Secondo l’autore, tale condivisione struttura un modo di vivere orientato al mutualismo e alla cooperazione che vive dentro il sistema di mercato forzandone le regole del gioco, offrendo nuovi sistema di welfare, oltre che di produzione. Certo, come è da tempo oggetto di discussione, esistono note piattaforme nelle mani di grosse corporation, per le quali sono state coniate le definizioni di on-demand economy e di gig-economy, che veicolano dinamiche di auto-sfruttamento/capitalismo estrattivo. Come sottolinea nella postfazione Ugo Mattei, il libro non elude il problema, ma cerca di operare delle distinzioni. Nel 2015 la sharing economy nel suo complesso ha prodotto in Italia un giro di affari di 3 miliardi e mezzo che, stando ai dati forniti da Davide Arcidiacono e Ivana Pais, potrebbe oscillare tra i 14,1 e i 25,2 miliardi entro il 2025. IL MERITO di questa pubblicazione è mostrare una realtà già oggi molto complessa e popolata da centinaia di piattaforme italiane dal basso, banche del tempo, cohousing – analizzati da Francesco Chiodelli – gruppi di produttori-consumatori e di condivisione di beni e servizi attraverso la rete. Gli innovatori sociali, descritti da Filippo Barbera e Tania Parisi, vivono nelle grandi città, sono generalmente trentenni e concentrano gli sforzi nel sociale, nella promozione culturale e nel turismo. Siamo quindi di fronte a un sistema dinamico che pone tutta una serie di questioni politiche legate al mutualismo e al municipalismo e alle pratiche di resistenza. Nel suo contributo Antonio Negri lancia la suggestione che «nell’età del lavoro cognitivo» la forza lavoro esprima, a differenza dell’età industriale, un’iniziativa produttiva autonoma che mette il comune davanti al mercato. DI SICURO c’è che stiamo parlando di un settore per molti aspetti innervato nella storia del cooperativismo e in un sistema produttivo ancora molto tradizionale. Le sfide politiche poste dagli autori dal punto di vista economico-giuridico, e nella varietà delle impostazioni proposte, toccano nodi culturali profondi (identità, comunità, forme di vita) e sono dei punti di partenza concreti. FONTE: Roberto Ciccarelli e Alessandro Santagata, IL MANIFESTO

L'articolo Rispondere alla crisi, tra gratuità, cooperazione sociale e profitto sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2017/08/rispondere-alla-crisi-gratuita-cooperazione-sociale-profitto/feed/ 0
La buona ricetta del comune https://www.micciacorta.it/2015/07/la-buona-ricetta-del-comune/ https://www.micciacorta.it/2015/07/la-buona-ricetta-del-comune/#respond Thu, 09 Jul 2015 09:42:30 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=19963 Meeting. Da oggi a Chieri (Torino) il «Festival dei beni comuni». Da Rodotà a Negri, da Veloso a Gil: per tre giorni la cittadina ospiterà incontri e concerti

L'articolo La buona ricetta del comune sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

commonschieri

La cir­co­stanza è casuale: il primo festi­val inter­na­zio­nale dei beni comuni, che comin­cia oggi a Chieri (sulla col­lina di Torino), si svolge pro­prio nel pieno dello scon­tro poli­tico euro­peo sulla Gre­cia. Ma la casua­lità sug­ge­ri­sce un acco­sta­mento non inde­bito: il voto elle­nico di dome­nica scorsa è un nuovo epi­so­dio della stessa sto­ria di cui sono parte i refe­ren­dum ita­liani sui ser­vizi pub­blici locali e sull’acqua. La vit­to­ria dei «sì» nel giu­gno del 2011 rese evi­dente il rifiuto popo­lare delle ricette neo­li­be­ri­ste, e la suc­ces­siva let­tera della Bce all’indirizzo del governo Ber­lu­sconi rese altret­tanto chiaro che i poteri reali della gover­nance sovra­na­zio­nale non erano dispo­sti ad accet­tare quel responso: biso­gnava igno­rare le urne, per­ché l’unica demo­cra­zia pos­si­bile è quella che pri­va­tizza. In que­sti giorni in Europa accade la stessa cosa: la volontà dei greci non può valere, per­ché non è con­forme a quella della trojka. La ras­se­gna chie­rese si carica, dun­que, di grande signi­fi­cato poli­tico: «La pri­ma­vera ita­liana del 2011 ci indicò una strada che non riu­scimmo a per­cor­rere — afferma il giu­ri­sta Ugo Mat­tei, idea­tore e cura­tore della mani­fe­sta­zione -. Dob­biamo fare auto­cri­tica per non essere riu­sciti a costruire ege­mo­nia dopo quel risul­tato: per que­sto oggi in Ita­lia non abbiamo Syriza o Pode­mos. Il festi­val – con­ti­nua Mat­tei – è il ten­ta­tivo di fare tesoro di quell’errore, ripro­po­nendo il valore politico-culturale dei com­mons, ma apren­doci a con­tri­buti di mondi diversi, com­preso quello cat­to­lico: il magi­stero di papa Fran­ce­sco non può essere ignorato». Fino a dome­nica un fitto pro­gramma di incon­tri e dibat­titi per ragio­nare in astratto, ma anche per esa­mi­nare le strade già bat­tute in con­creto, come il pro­getto per l’area dell’ex coto­ni­fi­cio Tabasso nella cit­ta­dina che ospita l’evento, alla ricerca di modi effi­caci per sot­trarre all’appropriazione esclu­siva di sog­getti pub­blici e pri­vati quelle «cose che espri­mono uti­lità fun­zio­nali all’esercizio dei diritti fon­da­men­tali e al libero svi­luppo delle per­sone» (secondo la defi­ni­zione di beni comuni che diede la com­mis­sione Rodotà). Nume­rosi anche gli spet­ta­coli, con appun­ta­menti di musica, tea­tro, cinema. Il clou è senz’altro domani alle 21 (in Piazza Dante, a paga­mento) con il con­certo di Cae­tano Veloso e Gil­berto Gil, per la prima ita­liana del loro tour insieme. Il via oggi alle 18.30 con un dia­logo fra Sal­va­tore Set­tis e Gustavo Zagre­bel­sky, nei pros­simi giorni toc­cherà, fra gli altri, a San­dro Mez­za­dra, Toni Negri, Judith Revel, Pierre Dar­dot, Van­dana Shiva, Ste­fano Rodotà, Carlo Frec­cero, Michela Mur­gia, Davide Fer­ra­rio e Marco Pao­lini. Tra i temi affron­tati: i com­mons digi­tali, la difesa del ter­ri­to­rio, le espe­rienze (nazio­nali e inter­na­zio­nali) di riu­ti­lizzo degli spazi abban­do­nati, l’arte e la scienza come beni comuni (il pro­gramma com­pleto sul sito festi?val?be?ni?co?muni?.it). A fare da sfondo all’intera ras­se­gna è lo sforzo di rian­no­dare un’alleanza fra la cul­tura giu­ri­dica e i movi­menti sociali, fra diritto e lotte, attra­verso la quale creare stru­menti (quelle «isti­tu­zioni del comune» teo­riz­zate da Negri) per sot­trarre ai governi il con­trollo totale della poli­tica. Quello fu il senso dei refe­ren­dum del 2011 e poi del giu­di­zio della Corte costi­tu­zio­nale dell’anno dopo, che rista­bilì il vin­colo refe­ren­da­rio con­tro le norme, impo­ste dalla let­tera della Bce, che lo ave­vano imme­dia­ta­mente disat­teso, impo­nendo nuo­va­mente le pri­va­tiz­za­zioni dei ser­vizi pub­blici locali. Alla vigi­lia di un festi­val carico di pen­siero cri­tico, la cui rea­liz­za­zione è in capo al comune di Chieri di cui Mat­tei è vice­sin­daco, non pote­vano man­care i malu­mori e le pole­mi­che, anche molto aspre. Dalla destra, ma anche dal Par­tito demo­cra­tico (socio di mag­gio­ranza nell’amministrazione locale): inac­cet­ta­bili gli inviti al «cat­tivo mae­stro» Negri e alla redat­trice di que­sto gior­nale Geral­dina Colotti, che ha scon­tato 27 anni di car­cere per la sua appar­te­nenza alle Bri­gate Rosse. Dopo giorni di ten­sione, i respon­sa­bili dell’iniziativa sono riu­sciti a «sal­vare» la pre­senza di Negri, ma non quella di Colotti: vista la sua assenza for­zata, però, l’organizzazione ha deciso di can­cel­lare l’intero panel di discus­sione sulle poli­ti­che dei beni comuni in Ame­rica latina al quale la gior­na­li­sta avrebbe dovuto por­tare il pro­prio con­tri­buto. Il mes­sag­gio agli avver­sari del festi­val è chiaro: «o tutti, o nes­suno». Per Mat­tei si è trat­tato di pole­mi­che stru­men­tali: «Hanno creato la paura del ter­ro­ri­sta con il solito mec­ca­ni­smo che i potenti usano quando si cerca di fare qual­cosa di signi­fi­ca­tivo: è quello che vediamo ormai da anni anche a ogni mani­fe­sta­zione di piazza». Nulla di cui stu­pirsi, purtroppo.

L'articolo La buona ricetta del comune sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2015/07/la-buona-ricetta-del-comune/feed/ 0
Toni Negri al Festival, un caso a Chieri Il vicesindaco: chi mi critica è bigotto https://www.micciacorta.it/2015/07/toni-negri-al-festival-un-caso-a-chieri-il-vicesindaco-chi-mi-critica-e-bigotto/ https://www.micciacorta.it/2015/07/toni-negri-al-festival-un-caso-a-chieri-il-vicesindaco-chi-mi-critica-e-bigotto/#respond Thu, 02 Jul 2015 07:46:32 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=19911 Il festival - alla sua prima edizione - è organizzato dal professor Ugo Mattei, vicesindaco di Chieri in una giunta guidata dal Pd, e vuole essere un focus “su ogni forma di vivere e produrre in comune”

L'articolo Toni Negri al Festival, un caso a Chieri Il vicesindaco: chi mi critica è bigotto sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
toni

 L’area dell’ex Tabasso che ospita il Festival dei Beni Comuni di Chieri
 Non è ancora cominciato il Festival dei Beni Comuni a Chieri che già scoppiano le polemiche. È bastato che l’ufficio stampa ieri sera rendesse noto l’elenco completo degli ospiti: quello di Toni Negri, che ha espiato una condanna a 12 anni come teorico del terrorismo, ha fatto sobbalzare sulla sedia più di un esponente politico e non solo. Rachele Sacco di Forza Italia scrive su Facebook: «Sempre meglio con il Vice Sindaco Ugo Mattei, continua a non smentirsi: dice di essere molto orgoglioso e onorato che Toni Negri partecipi al Festival dei Beni Comuni a Chieri. Io dico invece: siamo sicuri che sia un esempio da sostenere per la nostra “mite e moderata” Città di Chieri?».
Rinforza la polemica il senatore Pd Stefano Esposito, membro della Commissione parlamentare Antimafia, che parla di «uno schiaffo e un insulto ad un territorio che ha pagato un prezzo altissimo di sangue a quella stagione di follia di cui il signor Negri è stato uno dei peggiori interpreti». Toni Negri è atteso alla tavola rotonda del 10 luglio dedicata al tema dei beni comuni come terreno di conflitto sociale. «Rimango stupefatto, per non dire altro, che figure come Zagrebelski, Rodotà e Settis (altri ospiti del festival, ndr) non trovino nulla da dire nel veder affiancato il loro nome a quello di Toni Negri», aggiunge Esposito. Il festival - alla sua prima edizione - è organizzato dal professor Ugo Mattei, vicesindaco di Chieri in una giunta guidata dal Pd, e vuole essere un focus “su ogni forma di vivere e produrre in comune”. «E chi meglio di Toni Negri può parlare di beni comuni?», sbotta Mattei. «Certo Esposito non lo sa ma il professor Toni Negri è uno dei massimi esperti mondiali di beni comuni, ha scritto un saggio con Hardt Michael pubblicato da Rizzoli, fondamentale su questo tema». Se sulla preparazione Mattei non ammette discussioni, considera inopportune anche le critiche al personaggio: «Questi bigottoni della piccola borghesia non devono dimenticare che Negri ha pagato fino in fondo la sua pena».

L'articolo Toni Negri al Festival, un caso a Chieri Il vicesindaco: chi mi critica è bigotto sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2015/07/toni-negri-al-festival-un-caso-a-chieri-il-vicesindaco-chi-mi-critica-e-bigotto/feed/ 0
Le ragioni della condivisione https://www.micciacorta.it/2015/06/le-ragioni-della-condivisione/ https://www.micciacorta.it/2015/06/le-ragioni-della-condivisione/#respond Fri, 05 Jun 2015 08:26:49 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=19753 Condannate come esperienze arcaiche, le pratiche sociali «benicomuniste» sfuggono alla forme della politica moderna senza rinunciare alla scommessa di poter produrre nuove e innovative istituzioni. Un intervento sul festival internazionale dedicato a questo tema che si terrà a luglio in Piemonte

L'articolo Le ragioni della condivisione sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

Far rie­mer­gere il «comune» dalla dop­pia dam­na­tio memo­riae della sto­ria è ope­ra­zione cul­tu­rale e poli­tica di grande rile­vanza e forte poten­ziale tra­sfor­ma­tivo. I com­mons sono stati schiac­ciati all’epoca delle enclo­su­rese dell’accumulazione pri­mi­tiva dalla grande tena­glia della moder­nità giu­ri­dica e poli­tica. La sto­ria, scritta dai vin­ci­tori, li ha resi oggetto di dileg­gio, tac­cian­doli di nostal­gia, di oscu­ran­ti­smo di inca­pa­cità di inno­va­zione. La stessa locu­zione «luogo comune» indica bana­lità e ripe­ti­ti­vità. Il comu­ni­smo mai rea­liz­zato ma solo pro­messo dall’esperienza socia­li­sta di Stato ha dato il colpo di gra­zia al pre­sti­gio del comune. Il sag­gio «La tra­ge­dia dei beni comuni» del bio­logo Gar­rett Har­din non ha fatto che radi­care sem­pre più l’idea, pre­sente fin dai tempi delle cri­ti­che di Ari­sto­tele a Pla­tone, secondo la quale ciò che è gestito in comune non può che essere gestito male. La grande crisi eco­lo­gica in cui il mondo è caduto ha ridato dignità ai beni comuni anche in Occi­dente e ha messo al cen­tro della scena un grande pro­getto di rico­stru­zione di isti­tu­zioni capaci di costruire dal basso un mondo che sia dav­vero un «luogo comune».

Comu­nità ibride

La par­tita aperta ora è quella di met­tere a sistema la tan­tis­sime espe­rienze di comu­nità che si rico­no­scono con­sa­pe­vol­mente o meno nel cam­mino «beni­co­mu­ni­sta». Sono oggi in campo pra­ti­che col­let­tive assai nume­rose che pur nella loro grande diver­sità attuano in tutto o in parte una visione di comu­nità aperta capace di sod­di­sfare biso­gni reali di con­di­vi­sione, socia­liz­za­zione e spi­ri­tua­lità. Le comu­nità in lotta per i beni comuni sono carat­te­riz­zate da alcuni tratti. Esse non sono coe­renti né col prin­ci­pio di ter­ri­to­ria­lità (una forte espe­rienza poli­tica ter­ri­to­riale si ha tut­ta­via in Val Susa) né sono mera­mente comu­nità di pro­du­zione spe­cia­li­stica, come le cor­po­ra­zioni medie­vali. Esse sono ibride nella strut­tura, spesso gene­ra­li­ste negli inte­ressi, e quasi sem­pre al loro interno i com­piti sono distri­buiti in modo inter­scam­bia­bile. Cia­scuna di esse appro­fon­di­sce cono­scenze e vanta com­pe­tenze tec­ni­che tra­du­ci­bili in piat­ta­forme poli­ti­che. Chi soli­da­rizza coi migranti pro­duce una poli­tica estera; chi lotta con­tro le «grandi opere» svi­luppa una poli­tica dei lavori pub­blici e dei tra­sporti; chi pra­tica lo scam­bio soli­dale svi­luppa una visione di poli­tica com­mer­ciale; chi occupa tea­tri ela­bora una poli­tica per i beni culturali.

La pra­tica del consenso

Varia il tasso di poli­ti­ciz­za­zione e di sog­get­ti­vità con­sa­pe­vole, non­ché il rap­porto con le isti­tu­zioni costi­tuite. Tut­ta­via que­ste comu­nità con­di­vi­dono e nego­ziano con­ti­nua­mente i pro­pri fini attra­verso pra­ti­che di demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva pro­fon­da­mente egua­li­ta­rie. La demo­cra­zia diretta e par­te­ci­pata che esse svi­lup­pano, a dif­fe­renza dei diversi modelli di rap­pre­sen­tanza, non con­di­vide il feti­ci­smo della mag­gio­ranza né il culto della meri­to­cra­zia, intesa come pro­cesso vir­tuoso di sele­zione del lea­der più cari­sma­tico. Le pra­ti­che poli­ti­che «beni­co­mu­ni­ste» mirano al con­senso una­nime o quasi una­nime nelle scelte fon­da­men­tali che sono sem­pre genui­na­mente col­let­tive, ma lasciano al con­tempo spa­zio a ogni sog­get­ti­vità e sen­si­bi­lità, tal­volta anche idio­sin­cra­tica, di inter­pre­tare in auto­no­mia il senso pro­fondo con­di­viso dell’esperienza «beni­co­mu­ni­sta». Esse inol­tre assu­mono forme orga­niz­za­tive, for­mali o infor­mali, che valo­riz­zano la pre­senza, lo scam­bio con­ti­nuo, la con­di­vi­sione del pro­getto di vita, sia che esso possa essere effet­ti­va­mente con­dotto assieme (per esem­pio nelle occu­pa­zioni di spazi abi­ta­tivi) che nelle ipo­tesi in cui cia­scun «comu­nardo» man­tenga pro­pri legami ed un pro­prio lavoro. Nella poli­tica di comu­nità poi, a dif­fe­renza che nelle orga­niz­za­zioni buro­cra­ti­che pub­bli­che o pri­vate, i sin­goli non sono con­fusa con lo spe­ci­fico ruolo che svol­gono, ma sono con­si­de­rati per la loro singolarità. Certo, le capa­cità pro­fes­sio­nali spesso sono utili e valo­riz­zate, tut­ta­via mai esse creano nella fisio­lo­gia della comu­nità, con­di­zioni gerar­chi­che, per­ché l’esperienza del comune è il miglior vac­cino con­tro la domi­na­zione. Ovvia­mente la pato­lo­gia può sem­pre insor­gere, ma nor­mal­mente l’esito è la deca­denza e l’irrilevanza poli­tica dell’esperienza comu­ni­ta­ria che si «ammala» di lea­de­ri­smo o di auto-referenzialità. Le espe­rienze di comu­nità in lotta non sono mai chiuse. A dif­fe­renza delle orga­niz­za­zioni poli­ti­che di par­tito che «com­pe­tono» per il potere esse non sono mai ecces­si­va­mente iden­ti­ta­rie per­ché il «beni­co­mu­ni­smo», non è espe­rienza di par­tito, non com­pete con­tro altri gruppi, cer­cando sem­mai di con­ta­mi­narne le pra­ti­che e può vin­cere sol­tanto se dal basso, tutti insieme, si vince. Una parte dello sforzo di quanti fanno comune è dedi­cato pro­prio al col­le­ga­mento con altre realtà di cui con­di­vi­dono gli scopi al fine di soli­da­riz­zare o di met­tere a sistema risorse o espe­rienze. Sem­pre più spesso si svi­lup­pano rap­porti inter­na­zio­nali che pos­sono per­fino pro­durre ecce­zio­nali rico­no­sci­menti di eccel­lenza, come nel caso del Tea­tro Valle pre­miato dalla Euro­pean Cul­tu­ral Foun­da­tion o del Colo­ri­fi­cio di Pisa por­tato ad esem­pio di buona pra­tica di pro­du­zione inclu­siva dal Con­si­glio d’Europa. Ciò che ancora manca è un qua­dro di col­le­ga­mento col­let­tivo isti­tu­zio­na­liz­zato, la costru­zione reale di una «comu­nità di comu­nità» capace di ren­dere effet­ti­va­mente inci­sivo sul piano gene­rale la nuova sog­get­ti­vità poli­tica «benicomunista».

In cerca di egemonia

Occorre dun­que risol­vere il pro­blema della strut­tu­ra­zione poli­tica della «comu­nità di comu­nità». Quando le con­di­zioni sono dav­vero mature, come nella «Bar­cel­lona en comù», si sanno spe­ri­men­tare solu­zioni nuove evi­tando fughe in avanti ma anche immo­bi­li­smo e inca­pa­cità reat­tiva. Pro­ba­bil­mente anche in quest’ambito saranno espe­rienze pilota, par­ziali e prov­vi­so­rie, ad aprire la via. Che ciò sia poli­ti­ca­mente fat­ti­bile è stato dimo­strato dall’esperienza dei refe­ren­dum «beni­co­mu­ni­sti» del giu­gno 2011 che hanno saputo rag­giun­gere una mag­gio­ranza degli ita­liani attra­verso l’azione di atti­vi­sti sparsi su tutto il ter­ri­to­rio e legati fra loro uni­ca­mente da un ideale con­di­viso. Tra­durre que­sto suc­cesso di sin­gle issue poli­tics in una poten­ziale alter­na­tiva poli­tica a tutto tondo è la sfida dei pros­simi anni. Si tratta di una par­tita dif­fi­cile e com­plessa per­ché, pro­prio come la bat­ta­glia sull’acqua pub­blica, essa può vin­cersi sol­tanto con alleanze e parole d’ordine costi­tuenti, che non pos­sono essere deci­frate con gli stru­menti tra­di­zio­nali della teo­ria poli­tica e delle sue sche­ma­ti­che con­trap­po­si­zioni fra destra e sini­stra. Se la visione del comune e le pra­ti­che che sapremo met­tere in campo sapranno con­qui­stare l’egemonia, vivremo nei pros­simi anni una entu­sia­smante fase costi­tuente di segno oppo­sto rispetto al tetro ten­ta­tivo restau­ra­tore che la poli­tica uffi­ciale chiama rifor­mi­smo. Non pos­siamo stu­pirci che con ogni mezzo, assai spesso diso­ne­sto sul piano tanto poli­tico quanto intel­let­tuale, si cer­chi di dele­git­ti­mare un cam­mino con­di­viso, one­sto e corag­gioso, quello del «beni­co­mu­ni­smo», che col­pi­sce la ren­dita in ogni sua forma. Dob­biamo valo­riz­zare le nostre buone pra­ti­che e per eser­ci­tare ege­mo­nia costi­tuente dob­biamo spe­ri­men­tare senza sosta nuovi lin­guaggi e nuove alleanze.

L'articolo Le ragioni della condivisione sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2015/06/le-ragioni-della-condivisione/feed/ 0