Vittorio Agnoletto – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Thu, 21 Jul 2016 08:21:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.4 Le voci di piazza Alimonda https://www.micciacorta.it/2016/07/22278/ https://www.micciacorta.it/2016/07/22278/#respond Thu, 21 Jul 2016 08:21:15 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=22278 2001-2016. A Genova il ricordo di Carlo Giuliani. Con le parole di Don Gallo. Agnoletto: «Indecente che nell'anniversario del G8 il governo abbia affossato la legge sulla tortura»

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GENOVA «Una pioggia di lacrimogeni in via Tolemaide ha spezzato in due il corteo. Io mi assumo la mia responsabilità davanti a tutto il Paese: quella di piazza Alimonda è stata un’imboscata». La voce di Don Gallo, registrata dalla trasmissione Porta a Porta la sera di quel 20 luglio 2001 risuona in piazza Alimonda poco prima delle 17.25, ora in cui come ogni anno un lungo applauso e i pugni al cielo ricordano l’attimo in cui la vita di un ragazzo di 23 anni venne spazzata via da un colpo di pistola sparatogli in faccia da un carabiniere. Sembra quasi di vederlo il prete di strada, panama in testa e sigaro in bocca, quando in quella stessa piazza, ancora cinque anni fa nel decennale del G8, arringava come sua abitudine la folla invitando il movimento a riorganizzarsi. Anche Heidi Giuliani lo ricorda dal palco: «Non lo nomino – dice – perché è qui con noi e lui ricorderebbe con noi quei ragazzi che non hanno ucciso nessuno né ferito nessuno e sono ancora in carcere». In piazza Alimonda ci sono alcuni giovani attirati forse anche dalla presenza dei fumettisti Alessio Spataro e Zerocalcare. Gli altri sono facce note. Tra loro, con un velo di malinconia, si autodefiniscono «reduci» di un movimento imponente quanto fragile, azzerato nello spazio di una notte e mai più rinato, nonostante quelle istanze siano oggi più che mai attuali. «Abbiamo il dovere politico e morale di cercare di ricostruirlo – dice l’ex portavoce del Genova Social Forum Vittorio Agnoletto – sapendo che non basta un movimento nazionale , come ci ha insegnato la Grecia che si è scontrata con i grandi poteri finanziari globali e ha perso». Agnoletto ha anche bollato come «indecente e inaccettabile» il fatto che nell’anniversario del G8 «il governo cancelli la discussione sulla legge sulla tortura ignorando quanto è avvenuto alla Diaz e a Bolzaneto e facendo sì che l’Italia resti l’unico Paese europeo senza un legge che punisca questi abusi». «Questa decisione – commenta Antonio Bruno, consigliere comunale e portavoce dell’ormai disciolto Comitato Verità e Giustizia per Genova – significa che una parte consistente del Parlamento pensa sia lecito per le forze repressive dello Stato torturare senza che venga previsto un reato specifico come in tutti gli stati democratici». Ancora una volta qualcuno con un pennarello blu ha modificato la toponomastica ufficiale della piazza trasformandola in «piazza Carlo Giuliani». Il ceppo è lì al centro dell’aiuola: qualcuno depone dei fiori, altri posizionano un grande cartello: «Le nostre idee non moriranno mai». Sulla cancellata della chiesa ci sono gli striscioni “storici” che vengono conservati e strotolati di anno in anno. Anche il palco e la musica sono sempre gli stessi, simboli famigliari che servono a dare forza al rito collettivo della memoria. Tra i volti ci sono quelli inevitabilmente invecchiati di tanti leader di quel movimento e quelli dei giovani che sono diventanti adulti e ora portano in piazza i loro bambini. I grandi numeri non ci sono più da tempo in piazza Alimonda, ma ogni anno c’è chi vuole continuare ad esserci. «Siamo qui perché almeno la verità vogliamo che venga fuori – dice Giuliano Giuliani – vogliamo che chi avrebbe l’obbligo di lavorare per la verità si decidesse a farlo. Certo, per i processi ci vogliono magistrati che siano persone degne, come Enrico Zucca, Francesco Cardona, Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati che hanno insistito per arrivare alla verità su Diaz e Bolzaneto. A noi sono toccati invece individui un po’ farlocchi che oltretutto, essendo l’omicidio di Carlo il primo fatto grave del G8, lo hanno archiviato per togliersi dall’impiccio». Il sindacato di polizia Coisp come ogni hanno ha cercato di ottenere un po’ di visibilità, prima provando a prendersi piazza Alimonda, prontamente stoppato dal diniego della Questura, poi organizzando un convegno dove aveva invitato nientemeno che Mario Placanica che però, alla fine, visto lo stato mentale in cui si trova (ancora tre mesi fa su Facebook aveva annunciato di volersi suicidare perché abbandonato da tutti) ha dato forfait. Risultato? Una sala semivuota e un cospicuo – come da tradizione – impiego di forze di polizia per tenere lontani eventuali contestatori che li hanno però saggiamente ignorati. SEGUI SUL MANIFESTO

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«Ma con Sala No», a Milano va costruita una lista di sinistra https://www.micciacorta.it/2016/02/ma-con-sala-no-a-milano-va-costruita-una-lista-di-sinistra/ https://www.micciacorta.it/2016/02/ma-con-sala-no-a-milano-va-costruita-una-lista-di-sinistra/#respond Fri, 12 Feb 2016 08:19:05 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=21333 Tornano i vecchi protagonisti degli anni 80/90?, gli eredi delle stesse filiere di potere a cavallo tra politica ed affari sia a sinistra, sia al centro, sia a destra

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sala

Rivolgiamo questo nostro ragionamento sia a quanti fino al 7 febbraio, seguendo le proprie convinzioni, hanno partecipato alle primarie votando per Balzani, Maiorino o Iannetta sia a quanti con altrettanta convinzione pur collocandosi nell’ambito della sinistra non vi hanno partecipato, sia a quanti sono orientati per il movimento 5 Stelle. A tutti chiediamo di guardare prioritariamente al bene e al futuro della nostra città: Milano. Se ci poniamo in questa prospettiva, siamo certi che, pur partendo da storie politiche diverse, giungeremmo ad una convinzione che ci accomuna sul significato che la vittoria di Sala assumerebbe al di là della sua persona, per la storia della città. Sarebbe una ferita profonda, un ritorno indietro rispetto al sogno aperto dal voto del 2011 e conquistato con un moto formidabile di speranza e di partecipazione. Riprenderebbero fiato (possiamo non vederne le avvisaglie nel ricomparire fra i sostenitori del dott. Sala accanto a molte persone ovviamente per bene, di vecchi protagonisti degli anni 80/90?) gli eredi delle stesse filiere di potere a cavallo tra politica ed affari sia a sinistra, sia al centro, sia a destra. Riterrebbero di poter tornare a scorrazzare i comitati d’affari trasversali attraverso il consociativismo politico, l’assalto al territorio, l’appropriazione dei beni comuni in mani ristrette nella forma delle cosiddette privatizzazioni. Assisteremmo, in forme nuove, non a caso sperimentate nei grandi eventi e nei Lavori Expo, ad un ritorno a pratiche nelle quali le linee di demarcazione tra politica, partiti, affari e istituzioni, diventano labili e si intrecciano soffocando democrazia, rispetto delle regole e diritti. Pratiche nelle quali non c’è posto — se non a parole — per diritti, giustizia sociale, casa lavoro, cultura per tutti, ambiente, perché quel che conta sono solo le grandi opere, gli appalti, i denari e coloro che ne hanno molti. Tutti lo ricordiamo: nel 2011 votammo non solo una persona e nemmeno una coalizione. Votammo per liberare definitivamente la città da anni di mala amministrazione, dalle pratiche malsane dei disvalori dei governi di centro destra. Siamo convinti che tale aspirazione fosse allora e lo sia ancor più oggi, anche nel voto 5 Stelle. Perché dovremmo oggi arretrare? Nel 2011 qualunque fosse stato il vincitore delle primarie avrebbe rappresentato un passo avanti, ed avrebbe avuto l’appoggio di tutti. Ma oggi? La nostra convinzione è che moltissimi degli elettori che voterebbero volentieri un candidato che prosegua, migliorando, il sogno della liberazione del 2011 non voteranno mai per Sala sindaco. L’aver votato alle primarie, con sincera generosità per tentare di far vincere un altro candidato ed evitare il rischio di avere come riferimento l’ex direttore generale della giunta Moratti, non può essere una condanna senza appello. La lealtà non può essere quella tutto formale di un impegno a votare comunque anche per chi non raccoglie la tua fiducia, piuttosto che una lealtà reale alta, nobile e positiva di fare la scelta migliore per la tua città, i tuoi concittadini, il bene comune. All’indomani del 7 febbraio questo è il punto. Saprà la politica, tutti ed ognuno con il proprio grado di responsabilità, fare una proposta forte, generosa, disinteressata? La sentenza non è poi così ardua e non spetta ai posteri, la scelta spetta a noi, oggi, sinistra e 5 stelle. Il sentire diffuso «Ma con Sala No» non resti una testimonianza ininfluente. Per una volta si può essere ambiziosi e cercare di vincere. La scelta è semplice: se vi è il pericolo di tornare indietro, di tempi bui, allora si mettano insieme quelli che non lo vogliono. Sia la Milano liberata da difendere, al di sopra di ogni altra questione e si operi per questo. Si dirà: è tardi. Noi rispondiamo non è mai troppo tardi per una causa così importante e così giusta.

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