xenofobia – Micciacorta https://www.micciacorta.it Sito dedicato a chi aveva vent'anni nel '77. E che ora ne ha diciotto Sat, 06 Apr 2019 07:31:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.4.4 Roma, oggi antifascisti in piazza a Torre Maura contro Casapound https://www.micciacorta.it/2019/04/roma-oggi-antifascisti-in-piazza-a-torre-maura-contro-casapound/ https://www.micciacorta.it/2019/04/roma-oggi-antifascisti-in-piazza-a-torre-maura-contro-casapound/#respond Sat, 06 Apr 2019 07:31:06 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=25338 ROMA. A Torre Maura, dopo che gli ultimi Rom sono stati portati via dalla struttura di accoglienza assediata dagli abitanti in rivolta da martedì sera, è tornata la calma. Ma il degrado è rimasto, come e forse più di prima. Forza Nuova ieri sera con una fiaccolata ha tentato l’ultimo spot prima di lasciare il […]

L'articolo Roma, oggi antifascisti in piazza a Torre Maura contro Casapound sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

ROMA. A Torre Maura, dopo che gli ultimi Rom sono stati portati via dalla struttura di accoglienza assediata dagli abitanti in rivolta da martedì sera, è tornata la calma. Ma il degrado è rimasto, come e forse più di prima. Forza Nuova ieri sera con una fiaccolata ha tentato l’ultimo spot prima di lasciare il quartiere al suo destino e spostare la protesta elettorale a Casalotti, periferia nord di Roma dove controllano il territorio molto più che a Torre Maura e dove alcune delle famiglie Rom sono state trasferite. Stessa strategia quella di CasaPound che questa mattina alle 10 tornerà nel quartiere con un corteo che parte da via Piovanelli, a pochi metri dalla contromanifestazione organizzata dall’Anpi alla quale hanno aderito anche la Cgil, Libera e l’Arci. Le organizzazioni antifasciste hanno dato appuntamento a Piazzale delle Paradisee per un sit-in antirazzista – un tantino fuori tempo massimo, a dire il vero, evidentemente per difficoltà nei rapporti con il territorio e con gli abitanti in rivolta di Torre Maura. Il sit-in è stato indetto con lo slogan «Non me sta bene che no», coniato da una delle frasi pronunciate dal 15enne Simone quando ha affrontato in perfetta solitudine, senza ideologie e con coraggio i neofascisti che per giorni hanno presidiato la struttura dove erano state segregate le famiglie Rom. «Dopo tre giorni di follia a Torre Maura, la Cgil insieme ad altre realtà, che vanno da Libera all’Arci, ha deciso di manifestare in concomitanza con CasaPound, per affermare che il problema del quartiere non sono 70 persone ma l’assenza di servizi e di lavoro», ha spiegato Michele Azzola, segretario generale della Cgil Roma e Lazio. Il Pd romano ha fatto appello al Questore affinché non autorizzi il corteo neofascista: «Chi calpesta ogni giorno la Costituzione e i valori di Roma antifascista non può continuare a marciare sulle ferite della nostra città». Al sit-in antirazzista hanno aderito numerose organizzazioni e partiti. «Ci saremo – annuncia Simone Sapienza, segretario di Radicali Roma – anche per ricordare la delibera popolare Accogliamoci, con cui, prima ancora dello scandalo di Mafia Capitale, avevamo proposto, insieme a tante realtà che saranno presenti in piazza, una riforma totale dell’accoglienza e un piano preciso di superamento dei campi etnici e delle baraccopoli a Roma». * Fonte: Eleonora Martini, IL MANIFESTO

L'articolo Roma, oggi antifascisti in piazza a Torre Maura contro Casapound sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2019/04/roma-oggi-antifascisti-in-piazza-a-torre-maura-contro-casapound/feed/ 0
Le ferite della sinistra e la nube nera che sale https://www.micciacorta.it/2018/09/le-ferite-della-sinistra-e-la-nube-nera-che-sale/ https://www.micciacorta.it/2018/09/le-ferite-della-sinistra-e-la-nube-nera-che-sale/#respond Fri, 28 Sep 2018 07:38:18 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=24850 Sinistra. Fare paura per rispondere alle paure. Il ministro di polizia alimenta l’onda nera. Va respinta trovando nuove idee e parole lontane dal gergo di una sinistra esplosa

L'articolo Le ferite della sinistra e la nube nera che sale sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

Giorno dopo giorno vediamo gonfiarsi la nube nera che in parte ha già occupato, la nostra esangue democrazia. Ha il volto rozzo di un ministro di polizia e una voce potente che dice di essere vox populi. Divora e dissolve ogni giorno un pezzo del nostro patrimonio civile: l’universalismo dei diritti, il principio di reciprocità e il rispetto per l’altro, il primato della legge e la certezza del diritto, la memoria storica dei nostri orrori e dei nostri peccati travolta dall’urlo roco “prima gli italiani”… Ha divorato anche, in 100 giorni, il proprio partner di governo, riducendone ai minimi termini l’audience, colonizzandone il linguaggio, ridimensionandone l’agenda. Oggi il governo gialloverde, il governo Conte, è per i più il governo Salvini, che vede crescere nei sondaggi il proprio capitale elettorale perché dimostra di saper occupare tutta la scena e soprattutto di essere “forte” (dunque credibile). La Forza è tornata a essere risorsa politica principale. Non la Ragione. Non la Giustizia. Nemmeno l’Onestà. Nessuna delle classiche virtù repubblicane. Ma la semplice, nuda, ostentata Forza (la risorsa primordiale di ogni comando), messa al servizio della Paura. Della capacità di far paura come risposta alle paure diffuse nel “popolo”: non ai loro bisogni, non ai loro diritti lesionati, ma a quelle paure su cui Salvini galleggia, e intende galleggiare a lungo. Diciamocelo pure. A Matteo Salvini di risolvere il problema delle migrazioni, di ridurre l’insicurezza dei cittadini, di levare dalla strada le figure che a quell’insicurezza danno corpo, non gliene può fregare di meno. Anzi, lavora per diffonderla e aggravarla. Il decreto che porta il suo nome va esattamente in questa direzione: le parti più oscene del suo dispositivo (la riduzione ai minimi termini dei permessi umanitari, lo smantellamento di fatto degli Sprar, il taglio della spesa per “integrare”) renderanno meno controllabile e più “inquietante” quella massa di poveri tra i poveri, come appunto inquietante è tutto ciò che non è pienamente riconoscibile e integrabile in procedure condivise. Ne spingeranno una parte nell’ombra e nel “mondo di sotto”. Garantiranno manodopera a poco prezzo per la criminalità più o meno organizzata. E permetteranno alle sue camicie verdi di continuare a capitalizzare su quel magma informe e sul disagio che ne consegue (la profezia che si auto-adempie). La sentiamo venire quell’onda nera. E ne siamo spaventati, perché sappiamo che è già stato e per questo è possibile. Siamo già caduti: noi, l’Europa… Basta leggere l’incipit della quarta di copertina dell’ultimo libro di Antonio Scurati "M. Il figlio del secolo"– «Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un’Italia sfinita, stanca della “casta” politica, dei moderati, del buonsenso» -, per sentire un brivido nella schiena. Parla della resistibile ascesa di Benito Mussolini al potere. Sappiamo cosa significa – lo vediamo in cronaca -, ma non sappiamo come resistere. Le nostre parole suonano stracche. Parlano a noi, se va bene. Ma non alla massa che lo segue come la tribù segue lo sciamano che ne esorcizza i terrori. Quella segue le “sue” parole, che non ammettono repliche perché sono vuote di senso ma hanno un suono profondo (hanno l’opacità della pietra), non esprimono ragionamenti ma sentimenti, umori, rancori di quanti si sentono “traditi” e per questo non credono più a nessun altro linguaggio che non sia quello della vendetta, del cinismo e del ripudio dei propri stessi antichi valori (le tre maledizioni che James Hillmann associa alle risposte perverse a un tradimento subito). Riportarli al “lume della ragione” – organizzare una qualche Resistenza – vorrebbe dire in primo luogo tentare di curare quella ferita. Risarcire e riparare. Dovrebbe essere questa la strada per erodere quel seguito limaccioso su cui prospera il fascino indiscreto del Demagogo. Ma per far questo occorrerebbe un nuovo linguaggio, lontano dal gergo stantio di una sinistra esplosa. E soprattutto una nuova forma di pensiero: un pensiero non omologato, non ripetitivo del recente passato, non conforme ai dogmi del pensiero unico fino a ieri dominante. Anche questo dobbiamo dircelo con chiarezza: l’opposizione che oggi viene “dall’alto”, l’opposizione dei columnist dei principali giornali, l’opposizione di Repubblica, del Corriere, de La Stampa, così come quella di Bankitalia, della burocrazia ministeriale, dei banchieri e dei finanzieri è benzina sul fuoco populista. Non è richiamando i vincoli di bilancio e le tavole di calcolo di Bruxelles. Il “rigore dei numeri” e della matematica in contrapposizione al “linguaggio magico” degli altri (così ieri su La Stampa). Difendendo la privatizzazione financo dei ponti crollati o la legge Fornero nella sua (crudele) integrità. Ed erigendo a eroi i commissari europei messi a guardia della loro austerità, che si prosciugheranno quei bacini dell’ira. Non è difendendo l’ Europa così com’è che si eviterà il contagio. È, al contrario, lavorando con umiltà e senza velleità di primogeniture alla costruzione di un fronte ampio trans-nazionale, europeo, di forze determinate a combattere l’austerità e l’avarizia matematica in nome di un reale programma di redistribuzione della ricchezza e di restituzione dei diritti ai lavoratori e ai cittadini, riconoscendo e denunciando i “tradimenti” consumati e le assenze più o meno colpevoli. C’è chi ci sta lavorando. Auguriamoci che lo faccia assumendo un pensiero largo, senza recinti né bandierine. * Fonte: Marco Revelli, IL MANIFESTO

L'articolo Le ferite della sinistra e la nube nera che sale sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2018/09/le-ferite-della-sinistra-e-la-nube-nera-che-sale/feed/ 0
A Ventimiglia in diecimila contro il razzismo di Stato https://www.micciacorta.it/2018/07/a-ventimiglia-in-diecimila-contro-il-razzismo-di-stato/ https://www.micciacorta.it/2018/07/a-ventimiglia-in-diecimila-contro-il-razzismo-di-stato/#respond Sun, 15 Jul 2018 06:47:57 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=24670 Migranti. Silano in piazza, centri sociali, Non una di meno, volontari e delegazioni da Francia e Spagna

L'articolo A Ventimiglia in diecimila contro il razzismo di Stato sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

VENTIMIGLIA. «Ventimiglia città aperta»: dietro a questo striscione hanno sfilato, ieri, oltre diecimila persone. Centri sociali, «Non una di meno», anarchici, associazioni, la comunità di San Benedetto al Porto, gruppi di volontariato sono arrivati da ogni parte d’Italia, dalla Francia e della Spagna, per chiedere la libertà di movimento per tutte e tutti, per denunciare le violenze dell’Europa nella gestione dei confini interni ed esterni, per dare una risposta diretta alla xenofobia e ai razzismi. Ma la manifestazione di ieri, non è stato solo questo. In piazza si è passati dall’importanza di resistere, all’esigenza di trovare e concretizzare un nuovo protagonismo congiunto di soggettività diverse, di inaugurare nuovi percorsi di lotta. Il corteo è partito intorno alle 16 da Via Tenda. Qui, circa tre mesi fa, il sindaco Ioculano ha sgomberato il campo informale sotto il cavalcavia dell’autostrada, ultimo atto di una serie di ordinanze contro i migranti. Qui, nel parcheggio davanti al cimitero, ogni sera Kesha Niya e «Un jeste pour tous» distribuiscono cibi ai migranti in transito. Qui, tra il 2016 e il 2017 c’è stata l’importante esperienza di autogestione all’interno della chiesa delle Gianchette. A un centinaio di metri di distanza, superata la ferrovia, c’è lo spazio Eufemia gestito dai volontari del Progetto 20k. Chi tenta il passaggio della frontiera può trovare, tra le mura dell’infopoint, informazioni e supporto legale, ma anche vestiti, una connessione internet per poter parlare con i parenti e la ricarica dei cellulari. Giacomo Mattiello, di Progetto 20k, commenta così la manifestazione: «Abbiamo costruito una piattaforma trasversale che riunisse soggetti internazionali, che facesse emergere le contraddizioni del territorio. Siamo qui per denunciare le politiche migratorie italiane e francesi, come quella di Ioculano sul dare cibi ai migranti». «Per noi – ha continuato Mattiello – la frontiera non è solamente una linea concreta, materiale, ma è qualcosa anche di immateriale che i migranti si portano addosso, in Italia e in Europa». Partire da Via Tenda, dunque, ha avuto il significato simbolico di unire diverse soggettività operanti contro il dispositivo di confine. Hanno partecipato al corteo spezzoni di «Non una di meno» provenienti da diverse città italiane (Genova, Milano, Bologna). La presenza del movimento è indice di consapevolezza politica: quello che vediamo quotidianamente nel Mediterraneo non riguarda solo i migranti, ma anche le rivendicazioni e le pratiche di libertà delle donne. Il collettivo di Genova, che gestisce una giornata dedicata alle donne all’interno di Eufemia, ha spiegato così la partecipazione al corteo: «Noi crediamo che ogni persona debba essere libera di autodeterminare le sue scelte, e quindi di muoversi liberamente. Per questo chiediamo il permesso di soggiorno europeo». Nella costruzione del corteo è stato importantissimo il ruolo del centro sociale La talpa e l’orologio, di Imperia, che così ha commentato la manifestazione: «È stata una grandissima giornata per il territorio. In questi anni la città di Ventimiglia e il ponente ligure hanno manifestato sempre grande solidarietà. Oggi è stata la giornata dell’orgoglio dei solidali e la continuazione di un percorso di lotta contro le frontiere». Molte le voci di chi, da anni, lavora su migrazioni e confini. Giorgio Passerone, dell’Associazione Nuovelle Jungle, ha ricordato come, proprio dal piazzale di partenza della manifestazione, alcuni mesi fa, è partita una carovana che ha collegato Ventimiglia a Calais. «Durante quell’esperienza abbiamo deciso di partecipare al corteo di Ventimiglia. Oggi ci sono manifestazioni di sostegno ad Amburgo, Parigi, Calais». Sandro Mezzadra, docente dell’Università di Bologna che da anni si occupa di confini, ha commentato: «Ventimiglia come città di confine è marginale, è appartata, è anche difficile da raggiungere. Ma è sui confini, è sui margini che si giocano le partite decisive per il futuro degli spazi che abitiamo, siano essi spazi nazionali, continentali come l’Europa, sia spazi metropolitani, come le nostre città». «Intorno alla proposta del Progetto 20k – ha continuato Mezzadra – si è aggregata una coalizione di forze estremamente variegata. È una manifestazione importante per Ventimiglia perché interviene su una giuntura fondamentale tra i confini interni ed esterni dell’Unione Europea. “Interni” in senso formale, ossia il confine tra Francia e Italia che da mesi viene riportato a una condizione pre-Shengen, fatto che riguarda tutti, non solo i migranti». «Esterni – conclude Mezzadra – nel senso della forza incomprimibile e il sentimento di libertà che muove centinaia di migliaia di donne e di uomini». Dunque, una manifestazione che continua le lotte degli anni passati, non solo contro i confini e per la libertà di movimento; un appuntamento importante, forse fondamentale, per ripensare e costruire, dal basso e insieme, il futuro degli spazi in Europa e nel Mediterraneo. FONTE: Gabriele Proglio, IL MANIFESTO

L'articolo A Ventimiglia in diecimila contro il razzismo di Stato sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2018/07/a-ventimiglia-in-diecimila-contro-il-razzismo-di-stato/feed/ 0
Contro i muri. Il 14 luglio manifestazione a Ventimiglia per “tornare a respirare” https://www.micciacorta.it/2018/07/contro-i-muri-il-14-luglio-manifestazione-a-ventimiglia-per-tornare-a-respirare/ https://www.micciacorta.it/2018/07/contro-i-muri-il-14-luglio-manifestazione-a-ventimiglia-per-tornare-a-respirare/#respond Wed, 04 Jul 2018 07:22:24 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=24643 È la prima manifestazione attorno a un confine in Italia nel tempo del “governo Salvini”. È una formidabile occasione per cominciare a mettere in campo le forze che, dobbiamo crederlo, rovesceranno quel governo

L'articolo Contro i muri. Il 14 luglio manifestazione a Ventimiglia per “tornare a respirare” sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

14 luglio a Ventimiglia. Ora il Progetto 20K chiama a una grande manifestazione a Ventimiglia, il 14 luglio (data di qualche rilievo simbolico, non solo in Francia). È la prima manifestazione attorno a un confine in Italia nel tempo del “governo Salvini”. È una formidabile occasione per cominciare a mettere in campo le forze che, dobbiamo crederlo, rovesceranno quel governo. Ho scritto “cominciare”, ma in realtà la manifestazione di Ventimiglia non è certo un “inizio” in senso assoluto. Si collega in primo luogo alle lotte dei migranti, nei campi e nelle città, nei centri di detenzione e nei magazzini della logistica; si collega alla rabbia per l’omicidio di Soumaila Sacko, ai cortei con lo slogan #primaglisfruttati a Roma e a Reggio Calabria (il 16 e il 23 giugno), ma anche alle città solidali che da Palermo a Napoli, da Barcellona a Berlino chiedono a gran voce l’apertura di porti e frontiere. Si collega più in generale ai movimenti e alle lotte di tutti coloro che rifiutano di vedere rinchiuse le loro vite, i loro sogni e i loro desideri nella prigione della nazione Nel Mediterraneo, insieme a una moltitudine di donne e uomini migranti, naufraga l’Europa. Non è un’affermazione generica, non dimentichiamo che l’Europa – come scriveva Frantz Fanon nel 1961 – “non ha mai smesso di parlare dell’uomo mentre lo massacrava dovunque lo incontrasse, a ogni angolo di strada, a ogni angolo del mondo”. Certo, nel Mediterraneo oggi sembrano inabissarsi le molte storie europee tessute dalle lotte per l’uguaglianza e per la libertà, le storie insorgenti della solidarietà fra gli sfruttati, della democrazia radicale, del socialismo, dell’anarchia e del comunismo. Ma quel mare che gli antichi romani chiamavano “nostro” è anche lo specchio della crisi forse definitiva di uno specifico progetto di integrazione continentale, avviato all’indomani della seconda guerra mondiale e poi sfociato nella nascita dell’Unione Europea nel 1993. C’è forse qualcosa di cui rallegrarsi in questa crisi? Non sembra che il “ritorno della nazione” – non solo in Paesi come l’Italia, l’Austria o l’Ungheria, ma più in generale nella congiuntura globale che stiamo vivendo – sia destinato a mettere in discussione il “neo-liberalismo” che abbiamo criticato nelle politiche dell’Unione Europea. Al contrario, la sovranità rivendicata dalla nazione si mostra tanto feroce contro i poveri e gli estranei quanto spettrale di fronte al capitale finanziario e accondiscendente al cospetto delle retoriche e dei processi che puntano all’intensificazione dello sfruttamento del “capitale umano” di popolazioni impoverite e impaurite da anni di crisi. Il violento disciplinamento che si impone sui corpi e sui movimenti dei migranti è una concreta minaccia contro le rivendicazioni di mobilità, di libertà e di autonomia delle donne e dei precari, dei giovani e di tutti i soggetti che non si conformano alla norma della nazione e alle gerarchie che istituisce. Il fatto che Non Una di Meno, il più importante movimento che l’Italia abbia conosciuto negli ultimi due anni (entro una dimensione transnazionale), si sia immediatamente mobilitata in molte città contro la chiusura dei porti mostra che questa minaccia viene ampiamente percepita. E rappresenta una base materiale fondamentale per le lotte dei prossimi mesi. La militarizzazione del Mediterraneo e il tentativo di approfondire i processi di “esternalizzazione” si pongono in una linea di continuità con il regime di controllo dei confini esterni dell’Unione Europea che ha preso forma sin dai primi anni Novanta dello scorso secolo. Oggi, tuttavia, pattugliamenti e respingimenti sembrano rappresentare l’unica logica nel controllo dei confini, mentre a lungo avevano costituito soltanto un aspetto di un più complesso dispositivo che determinava un processo di inclusione differenziale e gerarchica dei migranti. C’è da dubitare che questa politica di chiusura radicale possa stabilizzarsi sul lungo periodo in un continente che – per ragioni economiche e “demografiche” – non può fare a meno della migrazione. Ventimiglia, da questo punto di vista, è un luogo emblematico di molte dimensioni della crisi che stiamo vivendo. La pressione sul confine italo-francese di migliaia di profughi e migranti approdati nel Sud del Paese ha assunto spesso – sin dalle proteste dei Balzi Rossi nell’estate del 2015 – i caratteri di un’esplicita rivendicazione politica del diritto di mobilità in Europa. A questa pressione il governo francese ha risposto con una politica di assoluta chiusura e spesso con la violenza della gendarmeria. Il governo municipale di Ventimiglia, per parte sua, si è distinto per una serie di ordinanze con l’obiettivo di allontanare i migranti dalla città e di criminalizzare forme elementari di solidarietà. La criminalizzazione della solidarietà ha colpito del resto sui due lati del confine i tanti uomini e le tante donne che hanno prestato soccorso ai migranti, aiutandoli a passare la frontiera attraverso i monti della Val Roja. Un nuovo maquis (come veniva definito in Francia il movimento di resistenza e di liberazione durante la Seconda guerra mondiale) ha preso forma attorno a Ventimiglia, collegandosi alle migliaia di attivisti e attiviste che in questi tre anni si sono battuti in città contro la chiusura del confine e a fianco dei migranti. Ora il Progetto 20K chiama a una grande manifestazione a Ventimiglia, il 14 luglio (data di qualche rilievo simbolico, non solo in Francia). È la prima manifestazione attorno a un confine in Italia nel tempo del “governo Salvini”. È una formidabile occasione per cominciare a mettere in campo le forze che, dobbiamo crederlo, rovesceranno quel governo. Ho scritto “cominciare”, ma in realtà la manifestazione di Ventimiglia non è certo un “inizio” in senso assoluto. Si collega in primo luogo alle lotte dei migranti, nei campi e nelle città, nei centri di detenzione e nei magazzini della logistica; si collega alla rabbia per l’omicidio di Soumaila Sacko, ai cortei con lo slogan #primaglisfruttati a Roma e a Reggio Calabria (il 16 e il 23 giugno), ma anche alle città solidali che da Palermo a Napoli, da Barcellona a Berlino chiedono a gran voce l’apertura di porti e frontiere. Si collega più in generale ai movimenti e alle lotte di tutti coloro che rifiutano di vedere rinchiuse le loro vite, i loro sogni e i loro desideri nella prigione della nazione. I can’t breathe, “non respiro”, sono state le ultime parole di Eric Garner, l’afroamericano assassinato dalla polizia a New York il 17 luglio del 2014. Quelle parole sono diventate uno degli slogan di Black Lives Matter, delle mobilitazioni contro la violenza razzista della polizia negli Stati Uniti. Possono diventare l’urlo collettivo di un movimento di liberazione, in Italia e in Europa. Per passare dalla resistenza e dalla solidarietà all’affermazione di un altro modo di cooperare, di lottare e di vivere insieme. A partire dal 14 luglio, a Ventimiglia. FONTE: Sandro Mezzadra, IL MANIFESTO

L'articolo Contro i muri. Il 14 luglio manifestazione a Ventimiglia per “tornare a respirare” sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2018/07/contro-i-muri-il-14-luglio-manifestazione-a-ventimiglia-per-tornare-a-respirare/feed/ 0
«Prima gli sfruttati», ventimila manifestano a Roma contro Salvini e il governo https://www.micciacorta.it/2018/06/prima-gli-sfruttati-ventimila-manifestano-a-roma-contro-salvini-e-il-governo/ https://www.micciacorta.it/2018/06/prima-gli-sfruttati-ventimila-manifestano-a-roma-contro-salvini-e-il-governo/#respond Sun, 17 Jun 2018 08:19:55 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=24610 Corteo Usb per la «giustizia sociale». Abo Soumahoro: «La pacchia è finita per Salvini». Ricordato Soumaila Sacko ucciso in Calabria

L'articolo «Prima gli sfruttati», ventimila manifestano a Roma contro Salvini e il governo sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

In piazza, tra gli altri, Potere al Popolo, Eurostop, Rifondazione Comunista. A Padova manifestazione Adl Cobas. ROMA. In ventimila hanno partecipato alla manifestazione indetta a Roma dall’Unione Sindacale di Base (Usb) dedicata a Soumaila Sacko, il bracciante maliano e sindacalista Usb ucciso nella piana di Gioia Tauro mentre raccoglieva delle lamiere per costruirsi una baracca nel campo di San Ferdinando. «Prima gli sfruttati» era lo slogan, stampato sullo striscione d’apertura disegnato da Zerocalcare, è la citazione rovesciata della parola d’ordine razzista «prima gli italiani» usato come passepartout della politica pentaleghista al governo. In negativo, lo sfruttamento restituisce un’unità che va oltre le appartenenze nazionali. Contiene l’elemento unificante in cui possono riconoscersi italiani e stranieri che rivendicano tutele e diritti per tutti: la solidarietà internazionalista e la condivisione della stessa condizione sociale. È il controcanto alla contrapposizione artificiale tra immigrati e autoctoni, intensificata dalla propaganda e dagli urlatori da social media. È un buon segno perché chiarisce l’equivoco di fondo grazie al quale il potere mantiene intatte le diseguaglianze e le accresce. IL RAGIONAMENTO è sofisticato, considerata la polarizzazione del dibattito esistente, manel corteo di ieri era onnipresente. È stato sottolineato nei comizi finali in piazza San Giovanni e negli slogan urlati nei megafoni da uomini statuari e orgogliosi arrivati dal Mali o dalla Costa d’Avorio che lavorano a 1,5 euro al giorno nelle campagne pugliesi o calabresi. Parole ripetute come un mantra che mette i brividi: «No razzismo»; «Tocca uno, tocca tutti», «Schiavi mai». In mano, insieme a folte bandiere Usb, questi lavoratori reggevano cartelli con queste scritte: «Reddito di base incondizionato», «No lavoro gratuito», «No Jobs Act, No Fornero». Emidia Papi, sindacalista Usb ha ricordato che il problema dello sfruttamento in agricoltura riguarda anche i lavoratori italiani e il caso di Paola Clemente, morta di fatica nei campi di Andria. «Il problema della grande distribuzione, che fissa prezzi sempre più bassi per i prodotti è alla base dello sfruttamento». UN’ONDA DI ENTUSIASMO è stata prodotta dall’intervento di Aboubakar Soumahoro, dirigente Usb, in piazza San Giovanni. Concreto e colto, acuminato e combattivo, il sindacalista italo-ivoriano di 38 anni ha declinato con eloquenza le linee di un pensiero politico che supera i confini delle identità politiche acquisite, ma che ancora si esita a declinare in una politica comune. Il concetto ricorrente nel ragionamento è stato la «giustizia sociale», un appello alla solidarietà contro la guerra tra poveri. «La solidarietà non è buonismo – ha detto Abo – ma è uno strumento di costruzione che mette insieme ciò che stanno dividendo: bianchi contro neri, etero contro gay e lesbiche. Un bracciante deve invece camminare gomito a gomito con un rider, i precari e tutti gli invisibili». Il riferimento è all’elaborazione critica dell’eredità subita del «colonialismo» e dello «schiavismo», ma non contrapposta all’identità sessuale. Questo è un ragionamento sulla composizione sociale di una forza lavoro che intreccia molteplici identità e non contrappone, come avviene anche a «sinistra», diritti civili e diritti sociali. IL RIFERIMENTO al «meticciato» nei discorsi in piazza, è un veicolo di una politica intesa come coalizione tra istanze molteplici: «Noi riteniamo che non esiste giustizia sociale senza anti-sessismo, anti-razzismo e anti-fascismo – ha aggiunto Abo – La solidarietà è la carne viva della nostra società e guarda ai bisogni comuni e connette le istanze materiali: come uguale lavoro e uguale salario. Noi partiamo da qui». Soumahoro ha inoltre decostruito l’imbroglio linguistico di chi usa la grammatica dei diritti per contrapporre gli oppressi. E ha denunciato il «linguaggio barbaro e incendiario di chi ritiene che si può parlare di diritti senza argomentarli con la giustizia sociale». «Altro che taxi del mare – ha aggiunto – siamo di fronte alla banalizzazione dei concetti della solidarietà». «Non possiamo solo difenderci, noi dobbiamo andare all’attacco. Diciamo a Salvini che la pacchia è finita per lui, noi vogliamo giustizia». INSIEME AL CORTEO «contro il razzismo istituzionale di Salvini & Co.», indetto a Padova da Adl Cobas con associazioni, sindacati (Cub Poste e Cobas Scuola), centri sociali (Pedro) e partiti (Coalizione civica), quello di ieri a Roma è stato «il biglietto da visita» per l’autunno di un’opposizione embrionale. In attesa di sviluppi, si spera larghi, la tragedia di un sindacalista maliano ha mobilitato realtà in lotta nella logistica, nelle campagne e per il diritto alla casa. Sono i soggetti oggi nel mirino del «contratto di governo» fuori e dentro i confini. «Sono 20 anni che ci stanno abituando alla guerra tra poveri: ora dicono che se fermano un barcone avremo una casa e il lavoro. È una falsità ignobile, la respingiamo» sostiene Giorgio Cremaschi (Eurostop). «Con la Flat Tax il governo toglierà soldi dalle tasche dei lavoratori – ha aggiunto Viola Carofalo (Potere al Popolo) – Il problema non sono i migranti o gli occupati di casa. Ci vuole lavoro sicuro e redistribuzione delle ricchezze». «Il razzismo e la xenofobia di Salvini è un prezzo che non dobbiamo pagare, rischiamo di essere ricordati per avere abbandonato centinaia di migliaia di persone» sostiene Eleonora Forenza (europarlamentare di Rifondazione). FONTE: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

L'articolo «Prima gli sfruttati», ventimila manifestano a Roma contro Salvini e il governo sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2018/06/prima-gli-sfruttati-ventimila-manifestano-a-roma-contro-salvini-e-il-governo/feed/ 0
DiEM25. Primarie aperte, scegliamo il candidato presidente per l’Europa https://www.micciacorta.it/2018/06/diem25-primarie-aperte-scegliamo-il-candidato-presidente-per-leuropa/ https://www.micciacorta.it/2018/06/diem25-primarie-aperte-scegliamo-il-candidato-presidente-per-leuropa/#respond Wed, 13 Jun 2018 08:12:13 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=24591 La lista transnazionale lanciata con il movimento europeo DiEM25, nasce come sforzo di unione tra le forze progressiste

L'articolo DiEM25. Primarie aperte, scegliamo il candidato presidente per l’Europa sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

Primavera europea. Pensiamo si debba arrivare alle elezioni europee del 2019 con una visione chiara, un programma e un candidato comune alla Presidenza della Commissione Da un lato un governo a trazione leghista che abbandona 600 migranti in mare e propone una flat tax a vantaggio dei più ricchi. Dall’altro l’opposizione screditata di Pd e Forza Italia. Un governo cattivo, un’opposizione pessima. La tenaglia in cui si trova la politica italiana è rappresentativa della falsa scelta più generale che ci troviamo ad affrontare in tutta Europa: Macron e Orbán, Merkel e Salvini. Da un lato un establishment in bancarotta morale e finanziaria e dall’altro una marea crescente di nazionalismi xenofobi la cui crescita è causata proprio del fallimento delle élite continentali e delle politiche di austerità. Contro entrambi, abbiamo urgente bisogno di una nuova proposta politica capace di rappresentare un punto di riferimento italiano ed europeo. “Primavera Europea”, la lista transnazionale che abbiamo lanciato con il movimento europeo DiEM25, nasce come sforzo di unione tra le forze progressiste europee che si prefiggono questo compito storico. Crediamo che questa unione sia possibile ed efficace se centrata su azioni comuni e su un’agenda politica credibile, coerente e aperta al contributo di tutti. È per questo che abbiamo appena approvato la versione beta di un programma politico rivoluzionario che sarà presentato a tutti i cittadini europei e a tutti i partiti e movimenti interessati attraverso una fase di consultazione che si estenderà fino ad agosto. Frutto della collaborazione di importanti intellettuali mondiali e di oltre 3.000 contributi fatti arrivare da singoli cittadini, il programma presenta una serie di politiche concrete attuabili già domani – a Trattati europei vigenti – in grado di cambiare radicalmente volto all’Unione europea. Fra queste un piano di investimenti ecologici e di riconversione industriale del tenore di cinquecento miliardi di euro annui, un piano europeo anti-povertà, il rafforzamento dell’autonomia municipale, un dividendo universale di base – coperto attraverso la tassazione delle multinazionali – e un’innovativa politica migratoria comune. Lo sappiamo, i Trattati europei attuali sono i principali nemici dell’Europa che abbiamo in mente. Anche per questo proponiamo una strategia di disobbedienza costruttiva che disattenda le regole più inique – così come i sindaci italiani stanno disobbedendo alla politica xenofoba di chiusura dei porti italiani. Ma oltre a entrare nel merito di come i Trattati debbano essere modificati e la disobbedienza organizzata – cosa essenziale – dobbiamo saper presentare proposte di rottura attuabili fin da subito. Perché la crisi sociale non aspetta i tempi di una revisione costituzionale. Una lezione, questa, che Renzi avrebbe fatto bene ad imparare. Pensiamo si debba arrivare alle elezioni europee del 2019 con una visione chiara, un programma e un candidato comune alla Presidenza della Commissione europea. Per combinare apertura, unità e coerenza, abbiamo deciso di rinnovare il nostro appello a livello europeo e nazionale a tutte le forze di sinistra, ecologiste, ai movimenti sociali e a tutte le forze progressiste per creare una lista comune paneuropea sulla base di un’Agenda politica condivisa. Come parte del nostro rinnovato appello, proponiamo che l’Agenda comune e le figure da candidare alla Presidenza della Commissione Europea vengano scelte attraverso un processo aperto e democratico – delle vere e proprie primarie continentali. Proponiamo di fare votare tutti gli iscritti di tutti i movimenti che parteciperanno e che questa votazione sia aperta anche a tutti i cittadini che vorranno unirsi attraverso un meccanismo semplice, capace di combinare la partecipazione alle assemblee territoriali alla partecipazione online. In caso di disaccordo su aspetti specifici dell’Agenda, proponiamo che tutte le forze politiche partecipanti accettino di risolverli rimettendo le decisioni al voto dei cittadini. Oggi, da Milano, in un grande evento serale allo spazio Macao, dalle ore 21 lanceremo pubblicamente queste proposte insieme a tanti protagonisti della politica europea e italiana. Pensiamo sia il momento di fidarci del nostro popolo e rimettere la scelta nelle mani di un grande processo di partecipazione. Un processo aperto che ci impegniamo a portare avanti indipendentemente da quali delle forze politiche decideranno di rispondere positivamente. Abbiamo il dovere storico di accendere un faro in questi tempi oscuri. È il momento di farlo, insieme. E di farlo con coerenza, fermezza e credibilità. FONTE: Janis Varoufakis, IL MANIFESTO photo: By El Desperttador (youtube) [CC BY 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], via Wikimedia Commons

L'articolo DiEM25. Primarie aperte, scegliamo il candidato presidente per l’Europa sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2018/06/diem25-primarie-aperte-scegliamo-il-candidato-presidente-per-leuropa/feed/ 0
Il capitolo nero di Horst Mahler, tra i fondatori della Raf oggi neonazi https://www.micciacorta.it/2017/12/23986/ https://www.micciacorta.it/2017/12/23986/#respond Sun, 24 Dec 2017 09:38:37 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23986 Germania. Avvocato e tra i fondatori della Raf, Mahler oggi ha 81 anni. È di nuovo in carcere, estradato dall’Ungheria: è accusato di antisemitismo dopo il suo avvicinamento ai neonazi dell’Npd

L'articolo Il capitolo nero di Horst Mahler, tra i fondatori della Raf oggi neonazi sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

BERLINO. A 81 anni fa sempre notizia. Horst Mahler, rinchiuso nel carcere del Brandeburgo, sfoglia il fascicolo personale aggiornato dalla Procura di Cottbus. INCARNA LA STORIA TEDESCA, prima e dopo il crollo del muro di Berlino. È il paradosso vivente della «rivoluzione armata» e dell’eterno ritorno del Reich. Lo specchio della Germania che nell’arco di mezzo secolo riflette l’utopia del terrorismo e il fantasma del nazismo. Horst Mahler uomo di legge e imputato, militante e ideologo, geniale e imprevedibile. Un tedesco letteralmente eccezionale. L’ultima accusa a suo carico è «propaganda antisemita», diffusa dalla cella attraverso un opuscolo che riecheggia Hitler. Secondo lui, prova che «lo Stato punta alla soluzione biologica». Il finale della paradossale, schizofrenica, incredibile parabola politica e umana. Dalla fondazione della Rote Armee Fraktion negli anni ’70 a martire vivente dell’ultra-destra in versione Npd. Senza mai rinnegare nulla. OGGI HORST MAHLER soffre di diabete con cuore e reni compromessi, sconta la pena di dieci anni sentenziata nel 2009 per aver incitato i tedeschi a «combattere gli ebrei». Rilasciato l’anno scorso su una gamba sola, è fuggito in Ungheria. Ma da ottobre, di nuovo, è detenuto. Nato a Haynau (ora Chojnów in Polonia) il 23 gennaio 1936, è il terzo dei quattro figli del dentista Willy, convinto nazista, suicidatosi nel 1949. Mahler era fuggito con la famiglia all’arrivo dell’Armata Rossa. Fin dall’inizio, l’esistenza di Horst Mahler oscilla fra lo «spirito del tempo» e l’ostinata volontà di poterlo cambiare. E lui si dimostrerà sempre tetragono nelle convinzioni «rivoluzionarie» con le armi del popolo: all’epoca della Raf, come riarmando il negazionismo antisemita a favore del sovranismo della destra più nostalgica. Studia Giurisprudenza a Berlino da borsista della Studienstiftung des deutschen Volkes, nel 1956 entra nella Spd e poi cerca inutilmente di diventare giornalista. Nel 1964 Mahler apre lo studio legale a Berlino Ovest: assistenza alla piccola e media impresa. Difende il broker Karl-Heinz Wemhoff e così diventa il primo avvocato tedesco a vincere una causa alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. A 34 ANNI, MAHLER partecipa alla fondazione della Rote Armee Fraktion. Imbraccia le armi, rapina banche, si addestra in Giordania. Lo arrestano l’8 ottobre 1970: processato e condannato a 14 anni. In tribunale è difeso da Otto Schily (destinato a diventare ministro dell’interno nel 1998) che gli regala l’opera omnia di Hegel. Nel 1975 la Raf rapisce Peter Lorenz, candidato Cdu alle elezioni federali di Berlino Ovest: il nome di Mahler compare nell’elenco dei “prigionieri politici” da rilasciare, ma lui si presenta in televisione orgoglioso di rifiutare l’eventuale scambio con l’ostaggio. Mahler ottiene la libertà nel 1980: ha scontato due terzi della pena e conta sull’avvocato Gerhard Schröder, futuro cancelliere Spd. Nel 1987 viene riabilitato anche alla professione forense. Sembra una vicenda simile a tante altre nella galassia europea del «partito armato». E NELLA GERMANIA DIVISA in due assume ulteriore valore simbolico. Tuttavia, l’avvocato Mahler regala l’ennesimo colpo di scena. A Stoccarda, pronuncia il 1 dicembre 1997 un discorso in perfetta sintonia con i neonazisti. Invita la «Germania occupata» a liberarsi dalla schiavitù dei debiti post-unificazione e a riprendere «l’orgoglioso cammino dell’identità nazionale». Così fra il 2000 e il 2003 Mahler è associato al Npd, tanto che lo rappresenta legalmente davanti alla Corte costituzionale, impegnata nel tentativo di mettere fuorilegge l’organizzazione neo-nazista. Non basta. Horst fonda la «Lega per la riabilitazione dei perseguitati a causa della contestazione dell’Olocausto» (vietata dal 2008) e assume intransigenti posizioni antisemite, farneticando esplicitamente di Quarto Reich. Gli viene ritirato il passaporto, colleziona una raffica di condanne, finché nel 2009 rientra in cella: l’istigazione all’odio razziale assomma 12 anni di pena. E le autorità provvedono anche a ritirargli la licenza da avvocato. TRA NOVEMBRE 2012 e marzo 2013 Mahler compila in carcere oltre 200 pagine intitolate «La fine del vagabondaggio”: catalogato come antisemita, fa scattare il sequestro del pc e drastici controlli sui suoi contatti con l’esterno. Nell’estate 2015 ottiene la sospensione della pena: un’infezione culminata in sepsi impone l’amputazione della gamba. Dopo le cure in ospedale, ottiene la libertà sulla parola: revocata nel 2016 dalla Corte d’appello del Brandeburgo, secondo cui possiede una «consolidata struttura personale criminale». Il 15 maggio scorso Mahler fa sapere via internet di essere stato arrestato in Ungheria. La notizia è confermata dal procuratore generale di Monaco, già allertato dalla richiesta di asilo politico a Orbàn, depositata 72 ore prima. «HO CHIESTO AL CAPO della nazione ungherese, di concedermi la protezione. Rimetto il mio destino alla fiducia nel senso della libertà degli ungheresi e del loro governo» rivela Mahler con firma manoscritta il 12 maggio. Fine della fuga dalla Germania, cominciata ad aprile. E schiaffo in faccia del leader di Budapest, «amico» fino a un certo punto: l’ambasciata ungherese a Berlino sottolinea che il governo Orbàn non sa nulla della domanda di accoglienza e «suggerisce» a Mahler (via Facebook) di ritirarla, subito. In parallelo i diplomatici chiudono formalmente il caso, ricordando che «la Germania è uno stato costituzionale dell’Ue, proprio come l’Ungheria. La richiesta al nostro primo ministro per ciò è priva di fondamento». MAHLER, che contava sulla «generosità di un Paese sovrano ricettivo», raccoglie la Realpolitik di un premier altrettanto xenofobo, eppure indisponibile ad aprire una crisi con la cancelliera Angela Merkel. È estradato, riveste i panni del detenuto in Brandeburgo, torna a meditare sul suo corposo fascicolo penale e assiste allo storico ingresso dei 94 deputati Afd nel nuovo Bundestag. Per di più si ritrova legalmente accerchiato perfino sul fronte «familiare»: il 22 maggio il Tribunale di Monaco ha aperto il processo per sedizione contro l’ex fidanzata Sylvia Stolz, 54 anni, ex avvocata che nel 2015 era finita in prigione per 20 mesi dopo aver più volte pubblicamente negato l’Olocausto. L’ennesimo capitolo nero nella storia di Horst Mahler, 81 anni. FONTE: Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi, IL MANIFESTO

L'articolo Il capitolo nero di Horst Mahler, tra i fondatori della Raf oggi neonazi sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2017/12/23986/feed/ 0
La destra estrema cresciuta all’ombra del «berlusconismo» https://www.micciacorta.it/2017/11/23870/ https://www.micciacorta.it/2017/11/23870/#respond Fri, 10 Nov 2017 14:22:53 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23870 L’alleanza tra Casa Pound e Salvini e la rottura. Ma «prima gli italiani» resta uno stendardo comune

L'articolo La destra estrema cresciuta all’ombra del «berlusconismo» sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
casa pound

Relazioni pericolose. All’indomani del voto «Il Tempo» ha aperto con un titolo che proclamava «la marcia su Ostia» Il «caso Ostia» non rappresenta solo l’inquietante prospettiva che in un territorio segnato dall’abbandono da parte della politica, e dalla contemporanea presenza di una sorta di welfare malavitoso, l’estrema destra possa fare significativamente breccia. C’è un altro indizio importante che è arrivato dal voto del litorale romano e che non riguarda tanto la condizione di marginalità sociale che si vive nelle periferie e le conseguenze che tutto ciò può avere in termini di rappresentanza locale, quanto piuttosto l’esito politico più generale che può produrre. I POCO MENO DI 6000 VOTI che Casa Pound ha raccolto domenica scorsa, molti dei quali arrivati dalle case popolari di Nuova Ostia e di Acilia, potrebbero infatti risultare decisivi nel ballottaggio che il 19 novembre vedrà contrapposte la candidata del M5S Giuliana Di Pillo e quella del centrodestra, in quota Fratelli d’Italia, Monica Picca, distanziate al primo turno di soli 2309 consensi. Del resto, al di là delle schermaglie che hanno accompagnato la vigilia delle elezioni nel X municipio della capitale, con i «fascisti del terzo millennio» impegnati a sfidare in particolare la lista che si rifà a Giorgia Meloni, proprio per una rischiosa, in termini di consensi, contiguità ideologica, su temi quali immigrazione, rom e «preferenza nazionale», «destra» e «estrema destra» hanno agitato slogan e argomenti del tutto sovrapponibili. COSÌ NON STUPISCE che all’indomani dell’esito del voto, il quotidiano di destra della capitale, Il Tempo, abbia aperto con un titolo che riproducendo la grafica dei manifesti dei neofascisti, proclamava «la marcia su Ostia». E con una lunga lettera del leader di Cpi sul litorale, Luca Marsella – che ricordava anche le precedenti affermazioni elettorali degli estremisti, da Bolzano a Lucca passando per Todi – in provincia di Brescia, a Trenzano il sindaco 39enne Andrea Bianchi, eletto nel 2013 con il centrodestra ha appena aderito a Casa Pound. Uno sviluppo che può essere considerato come un elemento preoccupante a se stante o come parte di una ulteriore deriva più complessiva in atto nel paese. Di cui l’estrema destra rischia di essere solo la componente più visibile. Ma potenzialmente decisiva. CRESCIUTA NEGLI ANNI dell’egemonia culturale e politica del «centro-destra» guidato da Silvio Berlusconi, della cui prolungata affermazione si è giovata sia sul piano dei ripetuti tentativi di legittimazione storica che nello «sdoganamento» di un armamentario propagandistico aggressivo – dal revisionismo pop sul Ventennio mussoliniano fino all’imprenditorialità politica della xenofobia e del risentimento -, l’ultima stagione dell’estrema destra italiana si è in gran parte sviluppata all’ombra del «berlusconismo». Di cui ha finito per costituire, nella prospettiva di una «destra plurale» che è riuscita a trasformare le proprie apparenti contraddizioni nelle diverse facce di una medesima proposta di società, una sorta di avanguardia giovanile e sociale. Uno scenario già emerso nel recente passato, ma cui la crisi economica da un lato e la ritrovata unità della destra politica dall’altro, offrono una rinnovata attualità. Nel caso specifico di Casa Pound, si è perso il conto della partecipazione di esponenti governativi della coalizione berlusconiana – seguiti a dire il vero fino ad oggi anche da diversi nomi della sinistra e del giornalismo indipendente – che hanno varcato il portone del palazzo di via Napoleone III, occupato dal 2003, per partecipare alle iniziative dei «fascisti del terzo millennio». SUL PIANO PIÙ SQUISITAMENTE politico, nel 2005 gli ideatori dello «squadrismo mediatico» sostennero, al pari di tutto il centrodestra, la Lista Storace alle regionali del Lazio e in seguito entrarono a far parte del Movimento Sociale Fiamma Tricolore che nel 2006 appoggiava Berlusconi. Con il passare del tempo è però con la Lega, dopo la virata sovranista e filo Le Pen di Matteo Salvini, che Casa Pound stringerà una salda per quanto effimera alleanza. Nel 2014 i neofascisti sostengono la campagna elettorale europea, risultata vincente, del leghista Mario Borghezio. L’anno successivo, il numero 2 di Cpi, Simone Di Stefano, è sul palco di piazza del Popolo a Roma insieme a Salvini e Meloni al termine della manifestazione dei sovranisti contro Renzi e parla della nascita «di un nuovo fronte politico». «Condividiamo ogni singola parola del progetto di Salvini – presentato come l’unico vero leader della destra – e in particolare i tre capisaldi: no euro; stop immigrazione; prima gli italiani», dichiara Di Stefano. OGGI, DOPO LO STRAPPO intervenuto in seguito con la Lega, lo stesso esponente di Cpi, in occasione della chiusura della campagna elettorale ad Acilia, ha attaccato Salvini chiedendosi «gli avete visto mai un tricolore in mano? No, perché la Lega è rimasta quella di un tempo…». Questo, malgrado i leghisti si siano in realtà spinti sempre più in là in direzione dell’estrema destra – tra l’altro eleggendo nel Municipio 8 di Milano Stefano Pavesi, del gruppo di Lealtà e Azione, nato come emanazione dei neonazisti Hammerskin. Perciò, al di là delle querelle sulle bandiere, anche se non è ancora e forse non sarà mai la base per una coalizione elettorale, perlomeno in modo esplicito, è possibile che quel «prima gli italiani» sia già uno stendardo sufficientemente solido, e comune, per far confluire dalla stessa parte consensi raccolti in modo diverso. A cominciare da Ostia. FONTE: Guido Caldiron, IL MANIFESTO

L'articolo La destra estrema cresciuta all’ombra del «berlusconismo» sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2017/11/23870/feed/ 0
Contro il razzismo, manifestazione nazionale oggi a Roma https://www.micciacorta.it/2017/10/23829/ https://www.micciacorta.it/2017/10/23829/#respond Sat, 21 Oct 2017 07:18:02 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23829 Il corteo sarà aperto dallo striscione «Contro il razzismo, per la giustizia e l’uguaglianza», portato da giovani rifugiati e da richiedenti asilo

L'articolo Contro il razzismo, manifestazione nazionale oggi a Roma sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

Sono già centinaia le adesioni alla manifestazione nazionale contro il razzismo che si terrà il 21 ottobre a Roma. E altre adesioni continuano ad arrivare da associazioni, organizzazioni non governative, forze sociali e politiche. Il punto di incontro è Piazza della Repubblica da cui il corteo prenderà il via alle 14.30 verso Piazza Vittorio Emanuele, attraversando Viale Einaudi, Piazza dei Cinquecento, Via Cavour, Piazza dell’Esquilino, Via Liberiana, Piazza S. Maria Maggiore, Via Merulana, Viale Manzoni e Via Emanuele Filiberto. Il corteo sarà aperto dallo striscione «Contro il razzismo, per la giustizia e l’uguaglianza», portato da giovani rifugiati e da richiedenti asilo, seguito dallo striscione di #italiani senza cittadinanza. Arrivati a Piazza Vittorio, i manifestanti saranno accolti da interventi dal palco, dalla musica e dalle testimonianze di giovani di origine straniere. Prima della manifestazione, al mattino, nel campo sportivo XXV Aprile a Pietralata si svolgerà un torneo di calcio tra squadre multietniche, formate da ragazzi residenti negli Sprar e ragazzi italiani. A dare il calcio di inizio saranno l’Atletico San Lorenzo e la Rfc Lions di Caserta. A sostegno della manifestazione, la lettera di personalità come Don Raffaele Nogaro, don Luigi Ciotti, Andrea Camilleri, Toni Servillo, Carlo Petrini, Enrico Ianniello, Luciana Castellina, Moni Ovadia, Giuseppe Massafra. Per informazioni sulla manifestazione, è possibile visitare la pagina Facebook. Le realtà che vogliono aderire possono inviare una mail a: 21ottobrecontroilrazzismo@gmail.com FONTE: IL MANIFESTO

L'articolo Contro il razzismo, manifestazione nazionale oggi a Roma sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2017/10/23829/feed/ 0
Defend Europe? «Gioventù identitaria» all’assalto dei migranti https://www.micciacorta.it/2017/07/23525/ https://www.micciacorta.it/2017/07/23525/#respond Fri, 14 Jul 2017 07:51:33 +0000 https://www.micciacorta.it/?p=23525 Estrema destra. L’organizzazione ha noleggiato una nave per «fermare i barconi al largo della Libia»

L'articolo Defend Europe? «Gioventù identitaria» all’assalto dei migranti sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>

Nel quadro dell’azione delle destre contro l’assistenza e la solidarietà verso chi fugge da fame e guerre, si stanno anche animando articolazioni pericolose come Gioventù identitaria, una sorta di coordinamento europeo nato in Francia nel 2003, con sezioni in Austria, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Repubblica Ceca e Slovenia, che punta ad armare navigli per respingere nel Mediterraneo i barconi dei migranti attraverso una criminale azione diretta. Il progetto ha assunto il nome di «Defend Europe» e si ripropone di comprare o affittare navi per poi andare a ostacolare le operazioni di soccorso sulle rotte della migrazione che approdano in Europa, in Italia soprattutto. A tale scopo hanno lanciato una raccolta fondi che ha raggranellato in poco tempo oltre 64 mila euro, in buona parte attraverso PayPal, che ha subito congelato il conto dichiarando di non accettare versamenti a favore di «organizzazioni che predicano l’odio, la violenza o intolleranza razziale». A maggio sono però riusciti ad impedire con una loro imbarcazione, messa di traverso nel porto di Catania, l’uscita per i soccorsi della nave francese Aquarius della Ong Sos Mediterraneé. Ora è la volta di un altro tentativo con una nuova nave di 40 metri, la C-Star, affittata a Gibuti e, proprio in queste ore, diretta nel porto di Catania per imbarcare neofascisti italiani, francesi e tedeschi e successivamente spostarsi a largo della Libia per ostacolare i soccorsi. Quelli di Generazione identitaria si definiscono «Patrioti», parlano di «amore per le proprie culture» e si scagliano contro chi alimenta «violenza e razzismo verso le nostre identità, con il chiaro intento di distruggerle». Le loro parole d’ordine sono: «terra, etnia e tradizione» e i loro nemici «tutti coloro che hanno deciso di supportare l’immigrazione di massa»: il mondo sindacale, la Chiesa Cattolica e l’antagonismo antifascista. Il simbolo adottato è quello che a suo tempo veniva inciso sugli scudi degli opliti spartani, la lambda, una sorta di triangolo verso l’alto che indicava il nome arcaico di Sparta. Con il termine «Remigrazione», Generazione identitaria propone, tra l’altro, l’abolizione di qualsiasi tipologia di Ius Soli, il congelamento di tutti i processi di naturalizzazione, l’abolizione di qualsiasi tipo di ricongiungimento familiare, pene detentive per datori di lavoro che assumano immigrati non regolari, il divieto di costruzione di mosche e minareti e «lotta senza quartiere al razzismo anti-italiani». Lorenzo Fiato, il loro segretario italiano, nello scorso mese di giugno, in una sorta di tour informativo, ha presentato il progetto di Defend Europe toccando città come Catania, Olbia, Brescia, Modena e, come ultima tappa Bolzano, dove ha tenuto una pubblica assemblea insieme alla Lega. Neanche tanto nascosta la natura neofascista del gruppo. In un’intervista al blog «EreteicaMente» animato, tra gli altri, da Mario Merlino (ricordate? il provocatore di Avanguardia nazionale infiltratosi tra gli anarchici nel 1969), Generazione identitaria non ha disdegnato di indicare tra i propri principali riferimenti Julius Evola, il padre del neonazismo italiano. FONTE: Saverio Ferrari, Marinella Mandelli, IL MANIFESTO

L'articolo Defend Europe? «Gioventù identitaria» all’assalto dei migranti sembra essere il primo su Micciacorta.

]]>
https://www.micciacorta.it/2017/07/23525/feed/ 0