Scade in questi giorni il bando per un concorso scolastico promosso dal ministero dell’istruzione e del merito sul Giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo. È l’ennesima iniziativa governativa su questo tema, profumatamente finanziata con soldi pubblici e gestita dalle associazioni degli esuli, i cui dirigenti sono purtroppo tutti legati all’estrema destra
Scade in questi giorni il bando per un concorso scolastico promosso dal ministero dell’istruzione e del merito sul Giorno del ricordo delle foibe e dell’esodo. È l’ennesima iniziativa governativa su questo tema, profumatamente finanziata con soldi pubblici e gestita dalle associazioni degli esuli, i cui dirigenti sono purtroppo tutti legati all’estrema destra. Spicca tra i referenti tale Lorenzo Salimbeni, ex attivista di Forza Nuova, che ora ricopre importanti incarichi governativi attorno a questo tema.
Il concorso si propone di «promuovere l’educazione europea e la cittadinanza attiva», «nel nuovo contesto di pace e rispetto dell’Europa adriatica», premiando le migliori ricerche scolastiche sull’argomento, in particolare, quest’anno, sulla storia della città istriana di Pola. Per facilitare il lavoro, al bando si allega un lungo «Inquadramento storico» da cui trarre ispirazione. E qui viene il bello. Perché, come è logico aspettarsi dati i precedenti, si tratta di una ricostruzione del tutto parziale e distorta, piena di affermazioni inesatte, ampiamente smentite dagli storici. Si comincia con i soliti riferimenti all’Impero romano, che farebbero dell’Istria una regione italianissima, come se ogni località che è stata romana debba oggi essere italiana. Si prosegue con un Impero asburgico che avrebbe favorito gli slavi contro gli italiani, che però hanno sempre amministrato la regione pur essendo in minoranza. E si arriva finalmente al 1918, quando «Pola e tutta l’Istria si riunirono finalmente all’Italia», di cui però (un dettaglio che pare non turbare gli autori del testo) non avevano mai fatto parte in precedenza. Nel «rispetto dell’Europa adriatica» non sarebbe stato utile menzionare che la conseguenza di tale «riunificazione» fu, per la maggioranza della popolazione della regione, quella slava, un’oppressione durata vent’anni? Pola è la città in cui Mussolini fece nel 1920 il suo più noto discorso antislavo, parlando una popolazione «inferiore e barbara» a cui serviva «il bastone» e non «lo zuccherino». Ma di tutto questo non c’è traccia nel testo del ministero, perché, il regime fascista non viene nemmeno nominato. In compenso nel 1941 la Jugoslavia avrebbe tradito l’alleanza con l’Italia e la Germania: affermazione falsa, ma strumentale a giustificarne l’invasione (peraltro come se non essere alleati dei nazisti fosse un torto…).
Ovviamente anche della seconda guerra mondiale e dei crimini commessi dall’esercito italiano e poi da quello tedesco in quest’area non si parla minimamente, per lasciare due pagine piene a ciò che accade dopo l’8 settembre 1943: le «stragi delle foibe» e poi l’«incubo di una nuova occupazione straniera» (cioè il passaggio di potere alla popolazione istriana maggioritaria, quella croata) nel 1945. E qui si sprecano i dettagli macabri sulla «vera e propria pulizia etnica» (un concetto respinto da tutti gli storici), sulle responsabilità jugoslave per la strage di Vergarolla del 18 agosto 1946 (su cui non esiste alcuna prova certa), sul «treno della vergogna» pieno di esuli che sarebbe stato fermato a Bologna nel 1947 da manifestanti comunisti (una storia che si è rivelata una fake news). Si chiude in bellezza con il riconoscimento da parte dei presidenti delle rispettive repubbliche, Italia e Croazia, delle «reciproche sofferenze».
Ma quali reciproche sofferenze, viene da chiedersi a questo punto, se i croati non hanno fatto altro che torturare gli italiani per più di cento anno di fila, da Francesco Giuseppe a Tito? Ma quale «riconoscimento», se Pola e tutta l’Istria sono ancora in mano a quegli spietati assassini?
D’altronde i «percorsi scolastici» proposti a questo punto del bando parlano chiaro, ribadendo il punto di vista puramente italiano, il vittimismo nazionalista e la totale cancellazione delle «sofferenze» jugoslave e croate. Si va dall’antica «civiltà» italiana di quelle terre al «divide et impera» asburgico alle «violenze del comunismo titino». Niente è previsto sulle identità miste della regione, sul fascismo di frontiera, sull’invasione italiana della Jugoslavia, sui crimini fascisti o nazisti. Niente di tutto ciò sarebbe mai successo, secondo il nostro ministero: la ricerca si deve focalizzare solo su una parte minoritaria di popolazione (quella «puramente» italiana) e su alcune brevissime vicende storiche (foibe e esodo) ignorando il senso profondo di quella vicenda: la cancellazione di una regione mista a causa delle violenze scatenate dal nazionalismo fascista.
Tutto ciò è perfettamente in linea con le nuove linee guida dello stesso ministero, che impongono un punto di vista puramente nazionale e chiedono ai docenti di concentrarsi sulla narrazione ignorando le fonti. Così questo governo intende «promuovere l’educazione europea»? L’effetto è certamente quello di mantenere i giovani nell’ignoranza attorno a questa pagina di storia, impedirgli di comprendere i fenomeni di violenza, dimenticare del tutto il passato fascista del nostro paese e suscitare nuovo odio verso popolazioni che hanno già subito un secolo fa la brutalità del nazionalismo italiano.
* Fonte/autore: Eric Gobetti, il manifesto








