“Stavano accumulando uranio ma l’America era più avanti”

Lo storico Stürmer: i vertici militari preferirono puntare sullo sviluppo dei caccia
Lo storico Stürmer: i vertici militari preferirono puntare sullo sviluppo dei caccia

BERLINO. «Prigionieri e internati nei campi di sterminio, furono indispensabili alla produzione militare nazista. Ma la ricerca sulla bomba fu condotta piuttosto a tavolino da scienziati, e nel laboratorio in Norvegia poi distrutto dai Lancaster. Uranio però fu immagazzinato, pare, in diversi luoghi». Lo dice il professor Michael Stürmer, uno dei massimi storici tedeschi viventi.
Radiazioni in un lager militare? Quanto era importante il lavoro forzato dei deportati per la ricerca atomica nazista?
«Intanto anche l’impianto in Norvegia, il più importante, era insufficiente per produrre testate atomiche utilizzabili in guerra. Dopo il 1945 chi lavorava in quei programmi ne parlò pochissimo e malvolentieri. Piuttosto si occuparono di distruggere prove. Come Carl Friedrich von Weizsaecker, uno dei grandi protagonisti dei progetti, che si spacciò per angelo della pace».
Le radiazioni a Gusen cosa possono voler dire?
«I nazisti non arrivarono mai a una bomba utilizzabile e lanciabile. Ma in molti luoghi sotterranei come in certe fabbriche c’era anche radioattività naturale. I nazisti estraevano l’uranio ad Aue, dove poi nella Ddr lo estrassero i russi. I nazisti sapevano che l’uranio serviva e doveva essere arricchito e forse condussero in segreto esperimenti o lavori di ricerca anche in impianti militari, o forse poi lo nascosero là, magari per poi vendersi meglio agli alleati offrendo il loro sapere a guerra perduta ».
Quanto erano pericolosi i piani atomici nazisti?
«Piani di armamento nucleare non furono mai presi troppo sul serio dai vertici militari e dallo Heereswaffenamt, l’ufficio per la produzione mi-litare, perché richiedevano troppo tempo. Von Weizsaecker registrò nel 1941 un brevetto di progetto (sulla carta) di bomba al plutonio. Il ministro degli Armamenti Speer lo giudicò un lavoro scientifico, non di grande rilevanza militare. Molti professori lavorarono al progetto della bomba, e credevano di poter arrivare a costruirla, Weizsaecker ne parlò di persona con Hitler, giunse a dirgli “signor Hitler, si comporti bene con noi o non avrà la bomba”. Ma non avevano a disposizione l’enorme quantità di energia necessaria per produrre la bomba. Energia e risorse furono usate per i razzi V1 e V2 o il caccia a reazione Me 262, poi reso inutile da Hitler che lo volle come bombardiere».
Tra produzione dei razzi e ricerca atomica c’erano contatti?
«Non mi risulta. I nazisti pensavano a bombardieri come vettori della bomba, ma non riuscirono mai a sviluppare un aereo adatto. I ricercatori tedeschi non arrivarono mai così vicini alla bomba, contro gli americani che erano a ben altro livello non avevano chances».
Quanto contò l’uso dei deportati nell’industria militare nazista?
«Sicuramente quei prigionieri e quei deportati utilizzati nell’industria bellica furono del tutto insostituibili. Parliamo non di milioni, ma comunque di centinaia e centinaia di migliaia di persone».
E non bastò a vincere?
«Ma no, ricognitori e bombardieri alleati erano fin troppo efficienti, localizzarono e colpirono anche impianti segreti».
E gli scienziati atomici lavorarono tranquilli dopo la guerra: nessun processo, nessuna sanzione?
«No, perché con la guerra fredda sia gli occidentali sia i sovietici “incassarono” subito quegli scienziati, a cominciare da von Braun, e migliaia di scienziati se li prese Stalin. La ricerca tedesca nelle tecnologie militari era avanzatissima, più della sua messa in pratica. Questo per Washington e Mosca contò molto di più di procedimenti penali che magari sarebbero stati auspicabili. Non fu nell’interesse dei vincitori».

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