Guerra alla guerra. A Genova la vittoria dei camalli, la Liguria chiude i porti

La Bahri Yanbu accolto all’alba con razzi e lacrimogeni. Poi la prefettura dà ragione ai lavoratori: il materiale «border line» viene trasferito fuori dal porto

Hanno vinto i camalli, ha vinto la «guerra alla guerra». Lo sciopero e il presidio indetti a Genova contro la Bahri Yanbu è riuscito: la nave cargo saudita arrivata ieri mattina non verrà caricata con i generatori elettrici che sarebbero serviti per la guerra in Yemen. E il blocco da oggi si estende a tutti i porti liguri per evitare che il carico avvenga nel porto militare di La Spezia, lontano dai riflettori accesi meritoriamente da lavoratori e Cgil nel capoluogo.

SOTTO UNA FORTE PIOGGIA alle 4 e 30 la nave è stata accolta dagli striscioni e dai fumogeni del Collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) che hanno anche tentato di salire sul cargo. Poi i lavoratori della Compagnia unica dei camalli hanno impedito le operazioni di carico nell’area di attracco della nave partendo con un presidio al varco portuale Etiopia, in lungomare Canepa.

Lo sciopero deciso domenica dalla Filt Cgil era mirato: riguardava tutti gli operatori di mare e di terra che avrebbero dovuto lavorare sulla Bahri Yanbu, il cargo della compagnia marittima dell’Arabia Saudita che trasporta materiale bellico diretto a Gedda e da lì al conflitto civile in Yemen.

La mobilitazione partita già la scorsa settimana sotto la scia del boicottaggio avvenuto al porto francese di Le Havre aveva visto saldare le posizioni dei camalli con quelle delle ong laiche come Arci, Amnesty, Libera, Opal per il disarmo e cattoliche Acli, Salesiani del Don Bosco, comunità di San Benedetto. Tutti uniti dallo striscione: «Porti chiusi alla guerra, porti aperti ai migranti».

Sotto accusa c’erano i generatori della Defence Tecnel di Roma, materiale militare che invece l’agente a Genova della Bahri sosteneva essere «civile». La scoperta dei generatori «border line» aveva portato anche la Cgil – dopo il collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) – alla mobilitazione totale anche sotto la spinta della affollata assemblea pubblica di venerdì.

IL SUGGELLO ALLA VITTORIA dei lavoratori è arrivata dalla riunione tenuta in prefettura con i rappresentanti sindacali, i vertici dell’Autorità portuale e i dirigenti del Gmt, il terminal. Niente carico e generatori spostati in un’area protetta del Centro smistamento merci (Csm). Quando verso mezzogiorno la polizia ha scortato gli operatori che spostavano i grossi generatori il blocco è stato tolto fra la felicità di tutti. «Avevamo proposto noi di portare fuori la merce contestata e ci hanno ascoltato», commenta Luigi Cianci della Cooperativa unica dei camalli e delegato Filt Cgil. «A parte il comportamento vergognoso di Cisl e Uil, questa volta c’era tanta voglia nei lavoratori di fare qualcosa, di cominciare ad agire, di scrollarsi di dosso l’apatia», spiega Richi del Calp.

NEL PRIMO POMERIGGIO però iniziava a farsi concreta la possibilità che il generatore potesse essere spostato al porto di Spezia dove secondo indiscrezioni potrebbero arrivare nelle prossime ore, via treno, anche gli 8 cannoni Caesar che sono stati all’origine del blocco al porto di Le Havre.

Per evitare che il problema di Genova si ripresenti perfino peggiorato a La Spezia la Filt Cgil assieme alla Cgil Liguria hanno indetto uno sciopero preventivo per tutti i porti della regione. «Abbiamo deciso di dichiarare lo sciopero dei lavoratori addetti a tutti i servizi e alle operazioni portuali, di mare e di terra, che riguardano gli scali liguri dove avvenga l’eventuale attracco della nave Bahri Yanbu – spiega Laura Andrei, segretaria regionale della Filt Cgil – perché non si proceda con l’imbarco di materiale bellico impiegato in operazioni definite dalle Nazioni Unite “crimini di guerra”. Anche all’arsenale di Spezia riusciremmo a bloccare il carico».

FILT E CGIL LIGURIA «auspicano che anche l’Italia, come gli altri stati europei, decida finalmente di dare un segnale forte contro la più grave catastrofe umanitaria del mondo».

A conferma del livello di intatta civiltà di buona parte di Genova arriva il commento del presidente di Federlogistica ed ex presidente dell’autorità portuale Luigi Merlo: «Credo che la decisione dei camalli e della comunità dei lavoratori portuali vada rispettata perché fa parte della loro storia e identità. È vero che c’è il libero scambio delle merci – ha completato Merlo – ma c’è anche la scelta individuale, importante, etica e morale, che credo debba essere rispettata e faccia pienamente parte della storia del porto di Genova».

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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