Una vita in Prima Linea

copertina-unavitaSergio Segio

Una Vita in Prima Linea

Editore: Rizzoli, novembre 2006
Collana: SAGGI
Prezzo: 18.50 €
Pagine: 396
Formato libro: 22 x 14
Tipologia: CARTONATO

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Descrizione :

“Ho sempre creduto che l’amore e il comunismo si debbano intendere e sposare, salvo scordarmene a tratti, annebbiato dalla foga e dalle durezze della battaglia.”

IL SUO NOME DI BATTAGLIA: Comandante Sirio. Il suo mito: Simon Wiesenthal.Sergio Segio inizia la sua militanza politica in Lotta Continua nei primi anni Settanta, fuori dalle fabbriche di Sesto San Giovanni, “la Stalingrado d’Italia”. Come molti giovani, perde presto la fiducia in una sinistra parlamentare che ritiene imbelle e collusa con i poteri forti. E si volge alla lotta armata. Nel 1974 è tra i fondatori del percorso che, due anni dopo, assumerà la sigla di Prima Linea, destinata a diventare una delle principali organizzazioni terroristiche italiane, a cui aderirà anche Marco Donat Cattin, figlio di un esponente di spicco della Democrazia Cristiana. Segio sostiene l’ultimo esame di Filosofia alla Statale mentre è già attivamente ricercato. Non abbandona le armi nemmeno quando il gruppo si scioglie, ma si vota alla “liberazione di compagni e compagne” detenuti. Viene arrestato a Milano, il 15 gennaio 1983: stava preparando un assalto al carcere speciale di Fossombrone. Sarà l’ultimo militante di Prima Linea a uscire dopo aver espiato 22 anni di pena. Accanto alla sua vicenda personale si incidono a fuoco, in queste pagine, eventi come l’omicidio Calabresi, il sequestro Moro, la strage di piazza Fontana. Perché, si chiede Segio, questi passaggi decisivi della storia nazionale sono stati raccontati perlopiù attraverso i verdetti dei giudici? E perché si parla quasi solo delle Brigate Rosse? Una vita in Prima Linea si propone di riempire un buco nero della memoria, rievocando l’esperienza delle organizzazioni di lotta che con lo stalinismo intrattennero relazioni aspramente polemiche. La sua testimonianza, lucida e precisa, rivive la stagione del terrorismo dal banco degli imputati, riconoscendo apertamente errori e responsabilità, senza ipocrisie né giustificazioni: “Per dovere, per fedeltà, per rispetto”.

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