25 aprile. Destra e governo Meloni odiano e cancellano la Liberazione

L’idea della Liberazione piace poco alla destra. Preferisce una generica libertà. Nella sua lettura faziosa l’Italia ha subito una violenza in cui si mischia di tutto. Bombe americane, occupazione tedesca, eccidi dei comunisti jugoslavi e appena un pizzico di fascismo

L’idea della Liberazione piace poco alla destra. Preferisce una generica libertà. Gli italiani sono tutti ugualmente vittime in patria e all’estero

 

«Il 25 aprile ci troveremo con migliaia di giovani» per «parlare di libertà e orgoglio e non contro qualcuno». Salvini l’ha dichiarato soltanto il mese scorso. Lo aveva già detto nove anni fa che non si riconosce nei valori dell’antifascismo. Ma nella «Libertà con la elle maiuscola che non è riconducibile a una sola parte politica». Anche il ministro Lollobrigida dice che il concetto di “anti” «non mi ha mai convinto» e il fascismo ha un valore storico, «quello di aver governato l’Italia per un periodo come altri in epoche diverse».

Tajani da presidente del parlamento europeo ha dichiarato  che fino alla guerra Mussolini «ha fatto delle cose positive». Poi fa la lista: «Strade, ponti, edifici, impianti sportivi, ha bonificato tante parti della nostra Italia…». La Russa che colleziona ciarpame del ventennio e gioca a non dirsi mai antifascista ha dichiarato che Mussolini è stato un grande statista fino al 1938. La marcia su Roma, l’omicidio Matteotti, le leggi razziali fascistissime, i crimini in Spagna e nelle colonie sono ignorati completamente. Ma all’origine dello sdoganamento c’è Berlusconi che nel ’96 lo usa per sminuire Prodi e afferma che «Mussolini è stato un protagonista di vent’anni di storia nel bene e soprattutto nel male». Mentre il suo avversario è una «comparsa». Qualche anno più tardi dichiara che «Mussolini non ha mai ammazzato nessuno» e che «mandava la gente a fare vacanza al confino».

Contestualmente non mancano quelli che vorrebbero ripristinare la celebrazione del 4 novembre “Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate” come festività vera e propria. E declassare 1 maggio, 2 giugno e anche il 25 aprile a celebrazioni minori da ricordare nella domenica più vicina.

Ma su tutte queste esternazioni apparentemente sbrindellate c’è la lettera esemplare di Giorgia Meloni dello scorso 25 aprile. In tre righe sintetizza che rappresenta «la fine della Seconda guerra mondiale, dell’occupazione nazista, del Ventennio fascista, delle persecuzioni anti ebraiche, dei bombardamenti e di molti altri lutti e privazioni», ma immediatamente sostiene che subito dopo continuò una «sanguinosa guerra civile» e che i «nostri connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia» subirono «eccidi e il dramma dell’esodo».

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Nella lettura faziosa della destra l’Italia ha subito una violenza in cui si mischia di tutto. Bombe americane, occupazione tedesca, eccidi dei comunisti jugoslavi e appena un pizzico di fascismo. A quest’ultimo dedica due righe in più. Ma non di condanna. I fascisti sono quelli che hanno «combattuto tra gli sconfitti e quella maggioranza di italiani che aveva avuto verso il fascismo un atteggiamento “passivo”». E proprio i “passivi” e i “fascisti” hanno il merito di «traghettare milioni di italiani nella nuova repubblica parlamentare, dando forma alla destra democratica».

Riassumo: l’idea della Liberazione piace poco alla destra. Preferisce una generica libertà. Gli italiani sono tutti ugualmente vittime in patria e all’estero. Vittime delle bombe americane, dell’occupazione tedesca e dei comunisti jugoslavi. Nemmeno i fascisti sono criminali. No. Sono semplicemente “sconfitti”. E con quale conseguenza? Nessuna.

È significativo che in tutta la lettera di Meloni non si usi mai la parola verità e una sola volta la parola giustizia (per indicare il ministero). Perché alla vicenda della Liberazione quel che manca è proprio la verità e la giustizia. Molti di quegli «sconfitti» sono criminali. Oltre mille hanno commesso reati raccapriccianti fuori dai confini nazionali per i quali non furono nemmeno processati. Hanno bombardato civili in Spagna, incendiato villaggi in Jugoslavia, affamato i greci, bruciato la popolazione con le armi chimiche in Etiopia, comandato stragi e deportazioni ovunque. Qualche criminale fascista più anziano è andato a annaffiare le rose in giardino e altri hanno fatto carriera. Dopo il ’45 da questa parte della cortina di ferro contava più essere anticomunisti che antifascisti. E i fascisti erano certamente anticomunisti fidati.

«La Costituzione è un pezzo di carta», ma è anche «il testamento di centomila morti» diceva Calamandrei. Perché è nata «nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati».

Per vivere fino in fondo il significato della Liberazione dobbiamo tornare alle battaglie combattute dagli antifascisti. Dire chiaramente che i fascisti furono criminali e aggiungere che la «sanguinosa guerra» che «si protrasse» come scrive la Meloni fu quella dei neofascisti che prepararono i colpi di Stato nel ’64 e nel ’70, che aderirono alla P2, che fecero le stragi dal 12 dicembre del ’69 al 2 agosto del 1980.

Invece di togliere la celebrazione del 25 aprile, sarebbe il caso che tra tante giornate dedicate alle varie memorie ce ne fosse almeno una che ricordi i crimini fascisti. Prima e dopo il 25 aprile 1945. E allora meno male che c’è l’iniziativa de il manifesto a Milano, alla quale aderisco con passione.

* Fonte/autore: Ascanio Celestini, il manifesto

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