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“Indulto ai golpisti”, tempesta sulla chiesa cilena

I vescovi chiedono il perdono per i militari di Pinochet. Partiti in rivolta    La Conferenza episcopale interviene nel nome di “convivenza e bene comune” 

I vescovi chiedono il perdono per i militari di Pinochet. Partiti in rivolta    La Conferenza episcopale interviene nel nome di “convivenza e bene comune” 

Forse non credevano, il cardinale di Santiago, Francisco Errazuriz, e il presidente della Conferenza episcopale cilena, Alejandro Goic, di sollevare tante proteste proponendo l´indulto per i militari accusati di violazione dei diritti umani. Con l´occasione del Bicentenario dell´indipendenza i vescovi cileni hanno presentato un documento di 5 pagine al presidente Sebastian Piñera nel quale «per migliorare la convivenza e il bene comune» chiedono un provvedimento di indulto «per persone attualmente private della loro libertà», compresi quei militari in prigione per crimini commessi sotto la dittatura di Pinochet.
I presuli non chiedono l´indulto i militari per tutti ma – scrivono – «serve una riflessione che deve saper distinguere – ad esempio – il grado di responsabilità che ciascuno a veramente avuto, il grado di autonomia con cui ha potuto agire all´epoca dei fatti e i gesti di umanità avuti, nonché il pentimento dimostrato per i delitti commessi».
L´iniziativa della Chiesa ha scatenato una pioggia di critiche e non solo nelle organizzazioni dei familiari delle persone assassinate o fatte sparire sotto la dittatura ma perfino nell´Udi, uno dei due partiti della destra. «La richiesta di indulto non è la strada corretta – ha detto un deputato conservatore – Se la Chiesa vuole aiutare detenuti malati o anziani esistono i benefici carcerari».
Molto più secca la reazione nei partiti della Concertacion, la coalizione di centro-sinistra che dopo l´elezione di Piñera, 8 mesi fa, sta all´opposizione. Per la Democrazia Cristiana il tema non può neppure essere messo in discussione anche per i Trattati internazionali sottoscritti dal Cile. «Sfortunatamente per i vescovi – ha detto il capo del gruppo parlamentare Dc – la questione nel nostro paese è già risolta: i crimini di violazione dei diritti umani non possono essere prescritti e non possono neppure essere oggetto di indulto, dunque in questo caso non c´è proprio nulla da discutere». Nettamente contraria alla proposta dei vescovi anche l´associazione dei familiari dei desaparecidos. Alicia Lira, la presidente, ha partecipato ad una manifestazione di protesta davanti al Palazzo della Moneda, la residenza del presidente. I familiari delle vittime contestano anche il regime di detenzione dei militari sotto accusa. «Quei criminali – ha commentato Alicia Lira – non stanno neppure compiendo le condanne come dovrebbero, sembra che stanno in un albergo piuttosto che in un carcere». Alicia Lira, come tanti altri, perse il marito, Felipe Rivera, durante la dittatura. Una notte del 1986 i militari lo trascinarono via dalla loro casa. Il cadavere comparve il giorno successivo buttato per terra nella piazza di un quartiere periferico della capitale.
Mentre in Cile cresce la polemica sui militari a Roma prosegue il processo contro Alfonso Podlech, ex procuratore militare di Temuco, accusato della scomparsa di un di origine italiana, Roberto Venturelli. Ieri Podlech è stato ascoltato in aula ed ha negato le accuse dei testimoni a suo carico ma il giudice ha respinto la richiesta di concedergli gli arresti domiciliari. Il dibattimento è stato aggiornato al 6 ottobre.

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