Dalle lotte al «No sociale»: in 50 mila a Roma contro il referendum di Renzi

Movimenti. Protestano contro il «silenzio mediatico»: sono volti e storie rimosse da settimane di dibattiti televisivi sul referendum del 4 dicembre. Dai No Tav ai No grandi navi

Si è chiusa domenica sera con un concerto in piazza del popolo a Roma la campagna per il «No» al referendum costituzionale del 4 dicembre più invisibile nei dibattiti televisivi che la storia politica italiana ricordi. Per gli organizzatori sono state cinquantamila le persone che hanno riempito la piazza, senza avere bisogno di photoshop, gazebo, fotografie scattate da angolature impensabili. Hanno sfilato in un pomeriggio festivo, lungo un percorso anch’esso atipico per i cortei nella Capitale, aggirando il centro, percorrendo il Muro Torto che attraversa Villa Borghese e arriva al Lungo Tevere. Tutto è stato fatto per nascondere agli occhi di una città deserta, e a quelli di un paese obnubilato dalla propaganda governativa per il «Sì», una campagna che dura almeno da ottobre con le prime manifestazione degli studenti il 7 ottobre e lo sciopero generale dei sindacati di base il 21 (con corteo il 22, sempre a Roma). Quello che è stato definito dai promotori del corteo «silenzio mediatico» non è riuscito ad allontanare i manifestanti da Roma. Le perquisizioni degli autobus diretti verso la Capitale o le voci infondate su scontri o disordini non li hanno fatti desistere. In un percorso lungo chilometri, insieme alle principali sigle dei movimenti sociali (dai No Tav ai No Triv, alla casa), molte reti di movimento, associazioni, studenti per il «No» hanno sfilato anche famiglie, cittadini e bambini.

«ERANO ANNI che non si vedevano in questa piazza persone in lotta, dalla ValSusa alla Laguna di Venezia, dai territori contro le trivelle – ha detto dal palco Marta del Comitato No Grandi Navi – Siamo convinti che si possa portare una ventata di cambiamento dopo il 4 dicembre. Un percorso per buttare in aria il partito stato del Pd e dei suoi alleati».

IL CORTEO «C’È CHI DICE NO» ha rappresentato, visibilmente, la smentita dell’immagine dell’«accozzaglia» usata da Renzi per diffamare l’opposizione alla sua riforma costituzionale. In questo caso il «No» è sociale ed è sostenuto da quelli che, veramente, conducono le lotte contro le politiche del governo: contro la riforma della scuola, ad esempio, o quella del lavoro. «Questi volti, queste storie in Tv nessuno li ha visti in questi mesi di dibattiti – sostiene Stefano, un altro portavoce della manifestazione – fa comodo distrarsi con i relitti della politica di questo paese e far tacere chi vive con 500 euro al mese o lavora con i voucher». «Renzi ci fa sbellicare dalle risate quando sostiene che questa costituzione gli impedisce di fare le sue “riforme” – ha aggiunto Lorenzo – il Jobs act, il Salva banche, lo Sblocca italia sono alcuni degli esempi di quanto possano essere devastanti le riforme di chi ora vuole ancora più potere».

DAL PALCO della manifestazione sono intervenuti anche il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l’attivista No Tav, già candidata alle Europee per la Lista Tsipras Nicoletta Dosio, oggi sottoposta ai domiciliari. «La mia evasione è felice perché è appoggiata dal popolo No Tav, la solidarietà che mi viene da tante parti è grande insieme a me lottano in molti con grande determinazione – ha detto Dosio – Il mio “No” viene da lontano. A difesa di una costituzione che dovrebbe garantire un diritto al lavoro, che la sovranità dovrebbe appartenere al popolo. Lotto per un mondo diverso dove chi lotta non deve essere messo in ginocchio dalle misure preventive».

PIÙ VOLTE, nel corso del percorso che ha lambito anche il ministero dell’Economia protetto da grate alte cinque metri e da un temibile schieramento di camionette e reparti antisommossa, è stato scandito slogan, e l’auspicio: «il nostro NO lo senti nelle strade, il 4 dicembre il tuo governo cade». Il concetto è stato ripreso da De Magistris che ha evocato, dopo una vittoria del «No», «un grande movimento popolare contro le oligarchie dal 5 dicembre. La politica oggi deve mettere al centro le persone, il lavoro e i beni comuni. Napoli è l’unica città italiana che ha rispettato il referendum sull’acqua pubblica e l’ ha sottratta al capitale. Voglio ringraziare le persone che nella mia città si stanno riappropriando dei beni abbandonati e, con l’autogoverno, li stanno restituendo ai cittadini. Ai bugiardi che dicono che la riforma costituzionale elimina i costi della politica, ricordo che quello di Renzi è il primo governo europeo per acquisto delle armi, 64 milioni di euro al giorno».

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