Kerry riconosce le Farc

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Colombia. Svolta nei colloqui all’Avana alla presenza del segretario di stato Usa

L’AVANA Storico successo politico per la guerriglia colombiana delle Farc. Lunedì, decidendo di riunirsi all’Avana con il leader guerrigliero Timoshenko, alias Iván Márquez, il segretario di Stato americano John Kerry ha di fatto riconosciuto le Forze armate rivoluzionarie della Colombia come un’organizzazione politica che conduce una lotta armata. È questo un obiettivo che le Farc perseguivano da anni e che senza dubbio rafforza le speranze di una prossima conclusione delle trattative di pace in corso all’Avana da più di tre anni col governo di Bogotà. Kerry, all’Avana come parte della delegazione del presidente Obama, ha dimostrato che la «nuova politica» della Casa bianca verso Cuba, che alcuni analisti definiscono come di soft power in contrapposizione a quella del big stick a lungo applicata al continente latinoamericano, si estende anche alla Colombia.

Prima di riunirsi col leader guerrigliero, Kerry aveva avuto un incontro separato con la delegazione governativa della Colombia: ad entrambe le delegazioni ha chiesto di aumentare gli sforzi per risolvere gli ultimi e difficili temi in discussione, «includendo un cessate il fuoco bilaterale con la supervisione dell’Onu, un calendario per il disarmo e garanzie di sicurezza per tutti gli attori politici legittimi», in modo da mettere fine al più lungo conflitto armato dell’America latina. Per Humberto De la Calle, capo del team governativo colombiano, l’incontro con Kerry è stato «molto produttivo» avendo affrontato «temi assai concreti». Come l’annuncio degli Stati uniti di impegnarsi «in relazione alla sicurezza dei guerriglieri che abbandonino le armi». Tema questo definito da De la Calle «critico» nell’ambito delle conversazioni in corso con le Farc. Gli Usa, poi, collaboreranno con la Norvegia allo sminamento delle zone della Colombia ora sotto controllo delle guerriglia.

Timoshenko dopo la riunione con Kerry ha dichiarato che le Farc apprezzano l’appoggio degli Stati Uniti alle trattative in corso per il peso che l’Amministrazione ha presso il governo del presidente Santos. In particolare, ha chiesto agli Usa di impegnarsi a far frenare la violenza dei gruppi paramilitari e a contribuire a porre in marcia un accordo sulle «coltivazioni illecite» con progetti alternativi che portino benefici ai contadini colombiani. Palesando la soddisfazione del successo politico ottenuto, Timoshenko ha affermato che «in una data non lontana daremo al paese e al mondo la buona novella che è giunta la pace in Colombia».

Entrambe le parti hanno già raggiunto importanti accordi per distribuire terre ai contadini poveri, sulla trasformazione della guerriglia in un partito politico, nella lotta contro il narcotraffico, sul problema della giustizia, lo sminamento della ricerca dei «desaparecidos». Progressi però non sufficienti a rispettare il calendario concordato che prevedeva per oggi la firma degli accordi di pace. Restano in discussione alcuni temi come il meccanismo referendario per l’approvazione degli accordi una volta raggiunti e la dislocazione delle forze della guerriglia prima della consegna delle armi.

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