Scontri al Brennero nella marcia anti-muro “I profughi siano liberi”

Tensione al confine con l’Austria fra polizia e centri sociali: “No alle barriere, torneremo a sfidare l’esercito”

BRENNERO Il “compagno” dall’accento veneziano urla al megafono: «Non vogliamo un’Europa blindata, uomini liberi, profughi liberi». Poi tre volte, come da rito: «Adelante companeros, hasta la victoria». Al «siempre» i “senza frontiere” sono già in marcia contro la polizia austriaca schierata a difesa del suo confine, qui a Brenner. Sono trecento gli antagonisti da scontro dei mille saliti a 1.370 metri d’altezza per saggiare al Passo del Brennero la volontà restrittiva – verso i migranti – del governo austriaco.

Le quattro e venti, ieri pomeriggio. I manifestanti hanno superato senza ostacoli polizia e finanza italiana, sono già duecento metri in territorio d’Austria. In assetto da sfondamento. Il responsabile del reparto mobile urla, in un italiano incerto: «Signori, l’autorità austriaca ha sciolto il corteo». Nessuno se ne cura. Si va all’impatto, che è più un contatto morbido che comunque la “polizei” (diciannove agenti in prima fila, cento sparsi tra i molti outlet da difendere di un paese abbandonato da quando non è più dogana) non aveva messo in preventivo. I trecento sfondano al centro con le prime linee vestite dello striscione “Con i nostri corpi abbattiamo le frontiere”. I poliziotti tengono scudi e manganelli alti, non li usano. Quando l’avanguardia ribelle con una seconda spinta si avvicina pericolosamente ai blindati, uno degli agenti tira fuori la bomboletta urticante. Spara sugli occhi italiani. Lo seguono altri tre. I “no borders” urlano, arretrano. La polizia avanza qualche metro e si ferma. Non ha ordini di picchiare, di fermare “sì”. Gli attivisti si riprendono, ora a dieci metri di distanza. Dalle retrovie partono pietre, bottiglie di birra. Una colpisce una ragazza sulla faccia: «Fermi, fermi». I manifestanti più adulti prendono a pugni due ribelli che continuano a tirare bengala. Pochi metri più in là scatta la seconda parte del piano: una dozzina di “senza frontiere” corre a bloccare due treni locali. Scavalca il guardrail, porta tendine canadesi azzurre sui binari, accende fumogeni. Anche lì i poliziotti, però, recuperano in fretta il campo e allontanano gli invasori. Il traffico dei treni passeggeri viene fermato per 10 minuti, un merci è bloccato più a lungo.

I “no borders”, gran parte dei quali reduci da Idomeni, dove a cavallo delle feste pasquali hanno portato viveri e sostegno ai profughi bloccati tra Grecia e Macedonia, iniziano a piantare sul fango liberato dalla neve bandiere di accoglienza ai rifugiati. Alcuni vessilli hanno scritte di odio per Salvini, che in serata ricambierà. Sulla statale di Brenner, ai piedi dei poliziotti, con un rullo da vernice i ragazzi scrivono “Welcome refugees”, intorno, a corredo, giubbotti di salvataggio arancioni per ricordare il mare- tomba da cui quei profughi provengono. Nel giorno che precede la partenza del piano Merkel- Erdogan (pochi rifugiati certi possono arrivare in Europa, molti migranti clandestini devono tornare in Turchia) nella più delicata frontiera austriaca, il Brennero, si scopre che il Trattato di Schengen non vale più. I manifestanti che difendono i profughi non possono liberamente circolare, le merci su rotaia insieme ai clienti degli outlet in Ferrari invece sì.

Alla stazione (italiana) del Brennero i “no borders” erano arrivati dal Nord-Est (Trento, Vicenza, Venezia, Padova), ma anche da Ancona, Napoli, dalla Sicilia. Si era aggiunto qualche attivista del Tirolo austriaco, due famiglie tedesche con prole in carrozzella. Tra pochi giorni, e comunque entro maggio come annunciato dal ministro della Difesa Hans Peter Doskozil, in quel tratto di confine arriverà l’esercito e in tutto il confine austriaco (quello in comune con l’Italia sono 430 chilometri) ci sarà un controllo serrato su statali, autostrade, ferrovie. Il governatore del Tirolo Gunther Platter ribadisce: “E’ necessaria una sensibile riduzione del movimento dei migranti verso l’Europa”.

A sera al Brennero si contano venti contusi, cinque agenti. E quindici identificati (dalla polizia austriaca) con un quarantenne di Asti fermato per resistenza. I “senza frontiera” erano arrivati al valico con nove pullman, venti auto e il treno regionale da Bolzano. Un giovane marchigiano si era calato uno scolapasta a casco e aveva urlato: «Non è l’Europa che vogliamo, mantiene libera la circolazione dei prodotti e respinge i fratelli reduci dalla guerra». Giura al microfono: «Quando qui arriverà l’esercito a fermare i profughi, noi torneremo».

 

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