Distillatori di veleno

Segio replica a Scalzone, che lo aveva attaccato sul Giornale: In ogni rivolta sconfitta degna di questo nome, i comandanti dovrebbero abbandonare la nave per ultimi. In quella nostrana è successo troppo spesso l’inverso

 

TERRORISMO: SEGIO, SCONCERTA LA CATTIVA MEMORIA DI SCALZONE =
Roma, 18 gen. – (Adnkronos) – ‘In un giorno particolare, anziche’ eventualmente esprimere gioia o gratitudine per i suoi avvocati Oreste Scalzone preferisce distillare veleno. Vedo infatti (Il Giornale del 18 gennaio) che, dalla sua nuova condizione di ex rifugiato e di persona libera, non rinuncia alla campagna denigratoria contro chi (e in particolare nei miei confronti), a differenza sua, ha scontato decenni di galera a causa di una storia per lungo tratto comune’. Lo sottolinea in una nota Sergio Segio. ‘Se non altro -rileva- viene cosi’ indirettamente smentito chi afferma che in oltre un quarto di secolo Scalzone non sia mutato: in realta’, da rivoluzionario professionale qual era si è progressivamente trasformato in calunniatore di professione’.

‘Ma al di la’ dei suoi ricorrenti insulti, sconcerta la cattiva memoria, o la malafede, di Scalzone quando traccia il confine tra movimento, le pratiche armate e l’omicidio politico, nell’eterno tentativo di dividere i ‘buoni’ dai ‘cattivi’, gli ‘innocenti’ dai ‘colpevoli’ e appunto i feritori dagli omicidi, rivendicando una sua distanza e differenza. Quando invece in quegli anni quelle pratiche erano strettamente intrecciate (basti ricordare i poliziotti uccisi a colpi d’arma da fuoco durante le manifestazioni del 77) e non vi erano -continua- confini che non fossero quelli della valutazione politica contingente e dell’opportunita”.

‘Se non documenti e discussioni dell’epoca, Scalzone dovrebbe almeno rammentare la citazione bretchiana che proprio lui a quei tempi piu’ amava e proponeva di continuo: ‘Che cos’e’ un grimaldello di fronte a un titolo azionario, che cos’e’ la rapina di una banca di fronte alla fondazione di una banca, che cos’e’ l’omicidio di fronte al lavoro…’. Una logica sciagurata che ha prodotto tragedie e che andrebbe semplicemente dichiarata tale, senza con questo necessariamente buttare il bambino con l’acqua sporca, vale a dire -aggiunge Segio- il positivo di quei movimenti e di quegli anni rispetto al negativo della organizzazione della lotta armata e della ‘insurrezione’ o della ‘dittatura proletaria’ (invocata in particolare da Potere operaio), che quei movimenti e quel positivo ha contribuito a soffocare’. (segue)

(Sin/Zn/Adnkronos) 18-GEN-07 13:09

 

TERRORISMO: SEGIO, SCONCERTA LA CATTIVA MEMORIA DI SCALZONE (2) =
(Adnkronos) – A giudizio di Sergio Segio, ‘Scalzone preferisce maramaldeggiare e continuare a proporre la lista dei buoni e dei cattivi: buoni e dignitosi sarebbero quei brigatisti che non hanno voluto usufruire degli istituti ‘premiali’ della legge Gozzini (e anche su questo si dimostra tanto disinformato quanto prevenuto, giacche’ non vi e’ alcuno di loro che non usufruisca di tale legge; peraltro, e contraddittoriamente, sono quegli stessi benefici premiali che ora Scalzone rivendica per il suo amico Persichetti), mentre cattivi e venduti sarebbero i dissociati’.

‘Nonostante tutto questo, sono sinceramente contento che le condanne di Scalzone siano andate in prescrizione. Mi auguro -aggiunge- che lo siano presto anche quelle di tutti gli altri rifugiati, cosi’ come che un provvedimento di soluzione politica possa liberare quanti sono ancora in carcere in Italia dopo quasi trent’anni. Per quelle vicende sono gia’ stati scontati complessivamente 50.000 anni di carcere’.

‘Una misura senza precedenti storici, che pur non consentendo di dimenticare il sangue e i lutti, dovrebbe poter consentire di voltare per davvero pagina. Permettendo non solo ai ‘generali’ ma anche ai semplici ‘soldati’ di tornare a casa. In ogni rivolta sconfitta degna di questo nome, i comandanti dovrebbero abbandonare la nave per ultimi. In quella nostrana -conclude Segio- e’ successo troppo spesso l’inverso’.

(Sin/Zn/Adnkronos) 18-GEN-07 13:14

 

 

SCALZONE: SEGIO, NON CALUNNI CHI HA SCONTATO ANNI DI GALERA
(ANSA) – ROMA, 18 gen – ‘Scalzone dalla sua nuova condizione di ex rifugiato e di persona libera continua a distillare veleno e non rinuncia alla campagna denigratoria contro chi (e in particolare nei miei confronti), a differenza sua, ha scontato decenni di galera a causa di una storia per lungo tratto comune’. Lo dichiara, l’ex leader di Prima Linea, Sergio Segio, accusato da Scalzone di aver beneficiato della dissociazione premiale.
L’ex esponente di Potere Operaio, ‘da rivoluzionario professionale qual era – secondo Segio – si e’ progressivamente trasformato in calunniatore di professione’. ‘Sconcerta la sua cattiva memoria, o malafede – aggiunge – quando traccia il confine tra movimento, le pratiche armate e l’omicidio politico, nell’eterno tentativo di dividere i ‘buoni’ dai ‘cattivi’, gli ‘innocenti dai colpevoli’ e appunto i feritori dagli omicidi, rivendicando una sua distanza e differenza’. (SEGUE).

AU 18-GEN-07 13:28 NNNN

 

SCALZONE: SEGIO, NON CALUNNI CHI HA SCONTATO ANNI DI GALERA (2)
(ANSA) – ROMA, 18 gen – ‘Se non ricorda i documenti e le discussioni dell’epoca – prosegue Segio – Scalzone dovrebbe almeno rammentare la citazione bretchiana che proprio lui a quei tempi piu’ amava e proponeva di continuo: ‘Che cos’e’ un grimaldello di fronte a un titolo azionario, che cos’e’ la rapina di una banca di fronte alla fondazione di una banca, che cos’e’ l’omicidio di fronte al lavoro ‘. ‘Una logica sciagurata, che ha prodotto tragedie e che andrebbe semplicemente dichiarata tale’. ‘Ma Scalzone – aggiunge ancora Segio – preferisce maramaldeggiare e continuare a proporre la lista dei buoni e dei cattivi: buoni e dignitosi sarebbero quei brigatisti che non hanno voluto usufruire degli istituti ‘premiali’ della legge Gozzini (e anche su questo si dimostra tanto disinformato quanto prevenuto, giacche’ non vi e’ alcuno di loro che non usufruisca di tale legge; peraltro, e contraddittoriamente, sono quegli stessi benefici premiali che ora Scalzone rivendica per il suo amico Persichetti), mentre cattivi e venduti sarebbero i dissociati’.
‘Nonostante tutto questo, sono sinceramente contento che le condanne di Scalzone siano andate in prescrizione. Mi auguro che lo siano presto anche quelle di tutti gli altri rifugiati, cosi’ come che un provvedimento di soluzione politica possa liberare quanti sono ancora in carcere in Italia dopo quasi trent’anni.
Per quelle vicende sono gia’ stati scontati complessivamente 50.000 anni di carcere. Una misura senza precedenti storici, che pur non consentendo di dimenticare il sangue e i lutti, dovrebbe poter consentire di voltare per davvero pagina. Permettendo non solo ai ‘generali’ ma anche ai semplici ‘soldati’ di tornare a casa. In ogni rivolta sconfitta degna di questo nome, i comandanti dovrebbero abbandonare la nave per ultimi. In quella nostrana e’ successo troppo spesso l’inverso’.

AU 18-GEN-07 13:29 NNNN

 

SCALZONE: SEGIO, SCONCERTA LA SUA CATTIVA MEMORIA =
(AGI) – Roma, 18 gen. – “In un giorno particolare, anziche’ eventualmente esprimere gioia o gratitudine per i suoi avvocati Oreste Scalzone preferisce distillare veleno”. L’ex terrorista di prima Linea, Sergio Segio, da anni impegnato nel volontariato e nel sociale, polemizza a colpi di e-mail con l’ex leader di Potere Operaio, in procinto di tornare in Italia da uomo libero dopo la prescrizione dei reati contestatigli.
“Al di la’ dei suoi ricorrenti insulti – attacca Segio – sconcerta la cattiva memoria, o la malafede, di Scalzone quando traccia il confine tra movimento, le pratiche armate e l’omicidio politico, nell’eterno tentativo di dividere i ‘buoni’ dai ‘cattivi’, gli ‘innocenti dai ‘colpevoli’ e appunto i feritori dagli omicidi, rivendicando una sua distanza e differenza. Quando invece in quegli anni quelle pratiche erano strettamente intrecciate (basti ricordare i poliziotti uccisi a colpi d’arma da fuoco durante le manifestazioni del ’77) e non vi erano confini che non fossero quelli della valutazione politica contingente e dell’opportunita’”.
“Se non documenti e discussioni dell’epoca – prosegue l’ex terrorista -, Scalzone dovrebbe almeno rammentare la citazione bretchiana che proprio lui a quei tempi piu’ amava e proponeva di continuo: ‘Che cos’e’ un grimaldello di fronte a un titolo azionario, che cos’e’ la rapina di una banca di fronte alla fondazione di una banca, che cos’e’ l’omicidio di fronte al lavoro’. Una logica sciagurata, che ha prodotto tragedie e che andrebbe semplicemente dichiarata tale, senza con questo necessariamente buttare il bambino con l’acqua sporca, vale a dire il positivo di quei movimenti e di quegli anni rispetto al negativo della organizzazione della lotta armata e della ‘insurrezione’ o della ‘dittatura proletaria’”.
“Nonostante tutto – conclude Sergio Segio -, sono sinceramente contento che le condanne di Scalzone siano andate in prescrizione. Mi auguro che lo siano presto anche quelle di tutti gli altri rifugiati, cosi’ come che un provvedimento di soluzione politica possa liberare quanti sono ancora in carcere in Italia dopo quasi trent’anni. Per quelle vicende sono gia’ stati scontati complessivamente 50 mila anni di carcere. Una misura senza precedenti storici, che pur non consentendo di dimenticare il sangue e i lutti, dovrebbe poter consentire di voltare per davvero pagina. Permettendo non solo ai ‘generali’ ma anche ai semplici ‘soldati’ di tornare a casa”. (AGI) Bas 181341 GEN 07

 

Apc-SCALZONE/ SEGIO: DA RIVOLUZIONARRIO PROFESSIONALE A CALUNNIATORE
“E’ in malafede quando parla di movimento e lotta armata”

Roma, 18 gen. (APCom) – “Dalla sua nuova condizione di ex rifugiato e di persona libera, Oreste Scalzone non rinuncia alla campagna denigratoria contro chi, a differenza sua, ha scontato decenni di galera a causa di una storia per lungo tratto comune”.
A scriverlo in una lettera aperta è l’ex numero uno di Prima Linea Sergio Segio, che commenta con queste parole il fiume di interviste concesse da Scalzone ai giornali. In questo modo, almeno, “viene indirettamente smentito chi afferma che in oltre un quarto di secolo Scalzone non sia mutato: in realtà, da rivoluzionario professionale qual era, Scalzone – afferma Segio – si è progressivamente trasformato in calunniatore di professione”.

“Al di là dei suoi ricorrenti insulti – scrive l’esponente di Prima Linea – sconcerta la cattiva memoria, o la malafede, di Scalzone quando traccia il confine tra movimento, le pratiche armate e l’omicidio politico, nell’eterno tentativo di dividere i ‘buoni’ dai ‘cattivi’, gli ‘innocenti’ dai ‘colpevoli’ e appunto i feritori dagli omicidi, rivendicando una sua distanza e differenza. Quando invece in quegli anni quelle pratiche erano strettamente intrecciate (basti ricordare i poliziotti uccisi a colpi d’arma da fuoco durante le manifestazioni del 77) e non vi erano confini che non fossero quelli della valutazione politica contingente e dell’opportunità.

“Se non documenti e discussioni dell’epoca – prosegue Segio – Scalzone dovrebbe almeno rammentare la citazione brechtiana che proprio lui a quei tempi più amava e proponeva di continuo: “Che cos’è un grimaldello di fronte a un titolo azionario, che cos’è la rapina di una banca di fronte alla fondazione di una banca, che cos’è l’omicidio di fronte al lavoro…'”.

“Una logica sciagurata che ha prodotto tragedie e che andrebbe semplicemente dichiarata tale, senza con questo – scrive ancora Segio – necessariamente buttare il bambino con l’acqua sporca, vale a dire il positivo di quei movimenti e di quegli anni rispetto al negativo della organizzazione della lotta armata e della «insurrezione» o della «dittatura proletaria» (invocata in particolare da Potere operaio), che quei movimenti e quel positivo ha contribuito a soffocare. Ma Scalzone – protesta l’ex estremista – preferisce maramaldeggiare e continuare a proporre la lista dei buoni e dei cattivi: buoni e dignitosi sarebbero quei brigatisti che non hanno voluto usufruire degli istituti “premiali” della legge Gozzini (e anche su questo si dimostra tanto disinformato quanto prevenuto, giacché non vi è alcuno di loro che non usufruisca di tale legge; peraltro, e contraddittoriamente, sono quegli stessi benefici premiali che ora Scalzone rivendica per il suo amico Persichetti), mentre cattivi e venduti sarebbero i dissociati”.

“Nonostante tutto questo – conclude Segio – sono sinceramente contento che le condanne di Scalzone siano andate in prescrizione. Mi auguro che lo siano presto anche quelle di tutti gli altri rifugiati, così come che un provvedimento di soluzione politica possa liberare quanti sono ancora in carcere in Italia dopo quasi trent’anni. Per quelle vicende sono già stati scontati complessivamente 50.000 anni di carcere. Una misura senza precedenti storici, che pur non consentendo di dimenticare il sangue e i lutti, dovrebbe poter consentire di voltare per davvero pagina. Permettendo non solo ai ‘generali’ ma anche ai semplici ‘soldati’ di tornare a casa. In ogni rivolta sconfitta degna di questo nome, i comandanti dovrebbero abbandonare la nave per ultimi. In quella nostrana è successo troppo spesso l’inverso”.

Red/Gic

181419 gen 07

 

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sergio_scalzone 0107

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